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Pulp

Una storia del XX secolo

By Charles Bukowski

(1030)

| Mass Market Paperback | 9788807700606

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Book Description

Nick Belane è un detective con tre matrimoni alle spalle, il conto in rosso, i creditori sempre alle porte. Belane riceve telefonate e visite di nuovi clienti. L'affascinante signora Morte vuole che verifichi se un Céline che gira per Los Angeles all Continue

Nick Belane è un detective con tre matrimoni alle spalle, il conto in rosso, i creditori sempre alle porte. Belane riceve telefonate e visite di nuovi clienti. L'affascinante signora Morte vuole che verifichi se un Céline che gira per Los Angeles alla ricerca di prime edizioni di Faulkner sia Céline lo scrittore. Mr. Barton gli affida l'incarico di localizzare un non meglio identificato Passero Rosso. Jack Bass vuole scoprire se la giovane moglie lo tradisce e con chi. Mr. Grover, un impresario di pompe funebri, desidera sbarazzarsi di Jeanni Nitro, un'aliena che gli sta alle costole, non si sa con quali intenzioni. Quattro casi che via via si aggrovigliano l'uno dentro l'altro e mettono a dura prova le qualità del buon Belane.

398 Reviews

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  • 2 people find this helpful

    L'unica ragazza straniera che ho avuto pensava che le parole italiane più divertenti fossero divertente e anodino. E dove l'hai imparata anodino?, le ho chiesto io la prima volta che l'ha detta. All'ospedale, ha detto lei. Comunque tanto la facevano ...(continue)

    L'unica ragazza straniera che ho avuto pensava che le parole italiane più divertenti fossero divertente e anodino. E dove l'hai imparata anodino?, le ho chiesto io la prima volta che l'ha detta. All'ospedale, ha detto lei. Comunque tanto la facevano ridere che mi chiamava anodino, anodino mio di là anodino mio di qua, you are my little sweet anodino. Non è durata molto, non per questo, ma perché non le piacevano i pop corn. Però aveva alcuni pregi, due tette metafisiche per esempio e poi che scopava molto meglio di me e poi che le piaceva l'alt-country, le piacevano i gruppi di fine 80 inizio 90 e a me la cosa andava bene io a quel tempo avevo 32 anni e non erano troppo lontani gli anni in cui suonavo le canzoni degli Uncle Tupelo, di Neil Young, dei primi REM, di merda, le suonavo di merda ma questo non conta. Conta che è morto Leonard Cohen e ne sto soffrendo più di quanto pensassi, ma ho promesso a Elvira di non bere per un mese perché sono stato molto male. Lei non può preoccuparsi, ma sa che potrei morire e la previsione non la convince. Se tu morissi sarebbe un problema, mi ha detto, quindi promettimi di non bere. Ok, ho detto io senza pensarci, poi però ci ho pensato, e così ci ho ripensato. Lei allora ha detto ok, muori.

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    (skate) said on Aug 30, 2014 | 7 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    Poveri "annoi", ha ragione, come sopportare il dolore ingestibile della consapevolezza della morte? (Non) pensandoci nel bar più vicino.
    Tanti commenti negativi perché 1) spesso si disprezza quello che non si capisce 2) stare con la morte sempre pre ...(continue)

    Poveri "annoi", ha ragione, come sopportare il dolore ingestibile della consapevolezza della morte? (Non) pensandoci nel bar più vicino.
    Tanti commenti negativi perché 1) spesso si disprezza quello che non si capisce 2) stare con la morte sempre presente è pesante e deprimente 3) nel libro manca un po' di piacere, di libido. Povero lui e, sì, noi tutti. Almeno si può cercare un po' d'amore e piacere. Lui non ce la fa o non può. Lo immagino solo e triste... da morire, come il suo personaggio.
    Ma scrive. E scrive da dio. Chi può biasimarlo?
    Prendiamoci un po' in giro, è vero, siamo in una posizione disperante.
    Andrò a bere anche io, nell'attesa di tirare le cuoia.
    E tra l'altro ritengo che il suo pensiero acuto, disilluso e graffiante sia degno di grande stima.

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    Psicomama said on Aug 21, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Nick Belane risponde perfettamente allo stereotipo bukoskiano dell'uomo fallito, alcolizzato, reietto della società, oppresso da anni di sregolatezze ed eccessi.
    Ma Nick Belane non è Henry Chinaski. E si vede.
    In Pulp l'osceno è sbiadito, le sbronze ...(continue)

    Nick Belane risponde perfettamente allo stereotipo bukoskiano dell'uomo fallito, alcolizzato, reietto della società, oppresso da anni di sregolatezze ed eccessi.
    Ma Nick Belane non è Henry Chinaski. E si vede.
    In Pulp l'osceno è sbiadito, le sbronze meno colossali, il cinismo un po' meno irriverente, il sesso un pallido ricordo e la disperazione meno poetica e più reale.
    Il surrealismo scalza quella visione concreta, in bianco e nero e senza sconti della vita a cui Bukowski ci aveva abituato.
    Quello che rimane è un storia divertente che mal cela, tuttavia, la profonda tristezza di una fine ormai imminente.
    Una consapevolezza della morte, esorcizzata a colpi di amare risate.

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    Lola said on Aug 4, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Bene ma non benissimo

    Mi aspettavo di meglio, si lascia leggere ed ha spunti interessanti, ma alla fine lascia un senso di incompiutezza... manca qualcosa!

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    Claudio Vanneschi said on Jul 23, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Begli spunti.
    Bella cagata.

    "È che Bukowski lo devi riportare al tempo a cui scriveva".
    È che detesto la gente ubriaca che vuol sempre aver ragione.

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    durk said on May 28, 2014 | Add your feedback

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