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Pulp

Una storia del XX secolo

Di

Editore: Feltrinelli (Universale economica; 1364)

3.8
(4311)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 182 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Portoghese , Francese , Tedesco , Basco

Isbn-10: 8807813645 | Isbn-13: 9788807813641 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Luigi Schenoni

Disponibile anche come: Tascabile economico , Altri

Genere: Fiction & Literature , Humor , Mystery & Thrillers

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Descrizione del libro
Depresso, appesantito da una pancia ingombrante, il conto in rosso, i creditori sempre alle porte, tre matrimoni alla spalle, Nick Belane è un detective, "il più dritto detective di Los Angeles". Bukowski gioca con un vecchio stereotipo e vi aggiunge la sua filosofia di lucido beone, il suo esistenzialismo da taverna e un pizzico di cupa, autentica disperazione. I bar, le episodiche considerazioni sul destino, il cinismo, l'ormai sbiadito demone del sesso, il fallimento professioale ed esistenziale, insieme alle mere invenzioni narrative, diventano il "pulp" ('pasticcio') del titolo. Lontano dalle atmosfere tenebrose delle ordinarie follie, un piccolo capolavoro d'ironia, il testamento spirituale di un grande scrittore che non ha mai esitato a immergersi nel degrado della società contemporanea.
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  • 4

    Nick Belane, l'investigatore più dritto di Los Angeles.

    Il signor Bukowski è stato un poeta e scrittore statunitense di origine tedesca, morto nel 1994 dopo 74 anni di vita. Ha prodotto un bel numero di opere: tra romanzi, racconti e poesie, ha raggiunto l ...continua

    Il signor Bukowski è stato un poeta e scrittore statunitense di origine tedesca, morto nel 1994 dopo 74 anni di vita. Ha prodotto un bel numero di opere: tra romanzi, racconti e poesie, ha raggiunto la quota 60 libri e tutto questo per contenere la sua vita tempestosa. Problemi con l’alcol, rapporti problematici con le persone e frequenti rapporti sessuali (trattati senza troppi filtri), questo ci dice della sua vita, anche nel romanzo che sto per commentare.
    Pulp è stata l’ultimissima opera scritta da Charles prima della sua morte, causata da una leucemia fulminante.

    Il titolo completo è “Pulp. Una storia del XX secolo” e trae il titolo dal genere letterario “pulp”, proprio dei Pulp magazine degli anni ’20. Essi erano riviste di prezzo economico e scarsa qualità di fattura [Pulp è la polpa dell’albero dalla quale ottenevano la carta di qualità scadente con la quale erano stampati], contenenti storie violente e copertine sexy o raccapriccianti.
    La trama è molto intrecciata: il protagonista è il 55enne Nick Belane, l’ investigatore più “dritto” di L.A., sbalzato tra un caso e l’altro senza sosta e senza senso apparente. Non conduce uno stile di vita invidiabile, giocatore d’azzardo sfortunato, amante dell’alcol, in sovrappeso e solo come un cane. Più o meno come il suo creatore Charles. I personaggi che intervengono a complicare la sua vita, sono tutti particolari e simbolici. Abbiamo la Signora Morte, un’aliena di nome Jeannie e altri loschi figuri che cercano di mettergli i bastoni tra le ruote nella sua ricerca di un misterioso “Passero Rosso”. Pur essendo un investigatore ormai in “decadenza” fisica e psicologica, riesce sempre a tirarsi fuori con successo da situazioni pericolose, usando la forza e l’ingegno di un vero detective e stupendo anche il lettore con qualche uscita brillante e inaspettata. Schietto e diretto, usa un linguaggio piuttosto crudo e ricco di parolacce. Nell’intricata rete dei vari casi che si intrecciano, lui si barcamena tra un bar, motel e locali vari, nel vano tentativo di sfuggire agli impegni presi, confuso e deciso sul da farsi allo stesso tempo. Nel frattempo c’è anche spazio per fraintendimenti, supposizioni errate, pedinamenti malriusciti e risse, segni di una ricerca di risposte fatta allo sbaraglio sulla base di intuizioni random che fluttuano nella mente di Nick, talvolta senza connessione. Un’avventura con una conclusione a sorpresa ma non troppo: avvicinandosi verso la fine del romanzo, tutte le vicende iniziano ad avere un senso ed ogni personaggio assume la sua posizione definitiva anche all’interno della vita di Nick stesso. Altro non posso aggiungere. :)

    Intanto, ho adorato questo romanzo. Mi piacciono le conversazioni schiette dei personaggi, senza giri di parole e con il linguaggio vero della realtà. Mi piace la sincerità con la quale è stato scritto e mi piace sapere che quello che ho letto è un pezzo di personalità dello scrittore stesso. Nick Belane è Charles Bukowski che si avvicina alla fine della sua vita e ne è consapevole. Appare un vincitore ed un vinto allo stesso tempo, risucchiato dallo scorrere della vita e delle vicende che lui cerca di evitare senza successo. Però alla fine tutti i nodi vengono al pettine e non si può fare altro che guardare in faccia la realtà, inesorabile, come nella vita reale.
    Scorrevole, piacevole, dissacrante, rude e accattivante, questo è, secondo me.
    Per concludere, leggetelo e assaporate l’ultimo romanzo di uno scrittore senza peli sulla lingua, l’ultima opera di una lunga serie alla quale presto mi interesserò anche io.

    “Era in quel momento che capivi di essere diventato vecchio, quando te ne stavi seduto a chiederti dove era finito tutto.”

    ha scritto il 

  • 0

    Caro vecchio Charles! L'anima nera dell'America e della Scrittura! Una dote innata e senza intermediari. Il luogo comune elevato ad arte. Il periodare minimo, brusco, immediato, geniale. Descrizioni c ...continua

    Caro vecchio Charles! L'anima nera dell'America e della Scrittura! Una dote innata e senza intermediari. Il luogo comune elevato ad arte. Il periodare minimo, brusco, immediato, geniale. Descrizioni come riverberi di saette. Il linguaggio comune che entra discretamente prepotente nella letteratura. Lasciate stare la trama, onirica e fittizia. Ma il finale è sorprendente e visionario. Un sigaro, uno scotch e applausi.

    ha scritto il 

  • 4

    Bukowski mi piace sempre. Mi diverte.
    Questo libro è un tantino diverso da tutto gli altri, ma lui c'è sempre dentro. Hank Chinaski diventa Nick Belane e forse ci guadagna pure qualcosa. L'alcool, le ...continua

    Bukowski mi piace sempre. Mi diverte.
    Questo libro è un tantino diverso da tutto gli altri, ma lui c'è sempre dentro. Hank Chinaski diventa Nick Belane e forse ci guadagna pure qualcosa. L'alcool, le donne, il solito umorismo cinico e un po' patetico che lo caratterizzano, danno a questa storia pulp quel tocco "bukowskiano" che mi piace tanto.

    ha scritto il 

  • 2

    Quando si fa troppo il "verso"

    Libro che inizialmente mi ha incuriosito ma dopo poco stancato. Purtroppo non trovo entusiasmante la letteratura caotica, quella scritta un po' di getto, ricca di incomprensioni filo-narrative o comun ...continua

    Libro che inizialmente mi ha incuriosito ma dopo poco stancato. Purtroppo non trovo entusiasmante la letteratura caotica, quella scritta un po' di getto, ricca di incomprensioni filo-narrative o comunque logiche. Per lo più mi ha molto infastidito che l'autore abbia fatto il verso a parte del cinema che ho adorato, quello di Bogart. Abbandonato senza ritegno.

    ha scritto il 

  • 3

    No, no, no! La morte fa paura pure ai più stronzi e bastardi che madre natura ha messo al mondo e lui ne è un esempio. Bukowski in questo libro diventa un coglione a cui hanno regalato una biro per na ...continua

    No, no, no! La morte fa paura pure ai più stronzi e bastardi che madre natura ha messo al mondo e lui ne è un esempio. Bukowski in questo libro diventa un coglione a cui hanno regalato una biro per natale e decide per ciò di diventare scrittore sperimentandosi in capitoli senza flow.
    Sconsiglio questo libro come primo approccio a Bukowski. Tra le righe percepisci fin troppo la depressione dell'autore, come se già si sentisse con le spalle al muro, spacciato.

    ha scritto il 

  • 4

    L'unica ragazza straniera che ho avuto pensava che le parole italiane più divertenti fossero divertente e anodino. E dove l'hai imparata anodino?, le ho chiesto io la prima volta che l'ha detta. All'o ...continua

    L'unica ragazza straniera che ho avuto pensava che le parole italiane più divertenti fossero divertente e anodino. E dove l'hai imparata anodino?, le ho chiesto io la prima volta che l'ha detta. All'ospedale, ha detto lei. Comunque tanto la facevano ridere che mi chiamava anodino, anodino mio di là anodino mio di qua, you are my little sweet anodino. Non è durata molto, non per questo, ma perché non le piacevano i pop corn. Però aveva alcuni pregi, due tette metafisiche per esempio e poi che scopava molto meglio di me e poi che le piaceva l'alt-country, le piacevano i gruppi di fine 80 inizio 90 e a me la cosa andava bene io a quel tempo avevo 32 anni e non erano troppo lontani gli anni in cui suonavo le canzoni degli Uncle Tupelo, di Neil Young, dei primi REM, di merda, le suonavo di merda ma questo non conta. Conta che è morto Leonard Cohen e ne sto soffrendo più di quanto pensassi, ma ho promesso a Elvira di non bere per un mese perché sono stato molto male. Lei non può preoccuparsi, ma sa che potrei morire e la previsione non la convince. Se tu morissi sarebbe un problema, mi ha detto, quindi promettimi di non bere. Ok, ho detto io senza pensarci, poi però ci ho pensato, e così ci ho ripensato. Lei allora ha detto ok, muori.

    ha scritto il 

  • 5

    Poveri "annoi", ha ragione, come sopportare il dolore ingestibile della consapevolezza della morte? (Non) pensandoci nel bar più vicino.
    Tanti commenti negativi perché 1) spesso si disprezza quello ch ...continua

    Poveri "annoi", ha ragione, come sopportare il dolore ingestibile della consapevolezza della morte? (Non) pensandoci nel bar più vicino.
    Tanti commenti negativi perché 1) spesso si disprezza quello che non si capisce 2) stare con la morte sempre presente è pesante e deprimente 3) nel libro manca un po' di piacere, di libido. Povero lui e, sì, noi tutti. Almeno si può cercare un po' d'amore e piacere. Lui non ce la fa o non può. Lo immagino solo e triste... da morire, come il suo personaggio.
    Ma scrive. E scrive da dio. Chi può biasimarlo?
    Prendiamoci un po' in giro, è vero, siamo in una posizione disperante.
    Andrò a bere anche io, nell'attesa di tirare le cuoia.
    E tra l'altro ritengo che il suo pensiero acuto, disilluso e graffiante sia degno di grande stima.

    ha scritto il 

  • 3

    Nick Belane risponde perfettamente allo stereotipo bukoskiano dell'uomo fallito, alcolizzato, reietto della società, oppresso da anni di sregolatezze ed eccessi.
    Ma Nick Belane non è Henry Chinaski. E ...continua

    Nick Belane risponde perfettamente allo stereotipo bukoskiano dell'uomo fallito, alcolizzato, reietto della società, oppresso da anni di sregolatezze ed eccessi.
    Ma Nick Belane non è Henry Chinaski. E si vede.
    In Pulp l'osceno è sbiadito, le sbronze meno colossali, il cinismo un po' meno irriverente, il sesso un pallido ricordo e la disperazione meno poetica e più reale.
    Il surrealismo scalza quella visione concreta, in bianco e nero e senza sconti della vita a cui Bukowski ci aveva abituato.
    Quello che rimane è un storia divertente che mal cela, tuttavia, la profonda tristezza di una fine ormai imminente.
    Una consapevolezza della morte, esorcizzata a colpi di amare risate.

    ha scritto il 

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