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Punto, linea, superficie

Contributo all'analisi degli elementi pittorici

Di

Editore: Adelphi (Biblioteca Adelphi ; 16)

4.1
(336)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 215 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8845900509 | Isbn-13: 9788845900501 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Melisenda Calasso

Disponibile anche come: Copertina morbida e spillati

Genere: Art, Architecture & Photography , Non-fiction , Philosophy

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Descrizione del libro
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  • 0

    sottofondo invisibile

    il punto geometrico è un'entità invisibile. deve quindi essere definito come un'entità immateriale. pensato materialmente, il punto equivale a uno zero.
    ma in questo zero si nascondono diverse proprietà, che sono 'umane'. noi ci rappresentiamo questo zero - il punto geometrico - come associ ...continua

    il punto geometrico è un'entità invisibile. deve quindi essere definito come un'entità immateriale. pensato materialmente, il punto equivale a uno zero.
    ma in questo zero si nascondono diverse proprietà, che sono 'umane'. noi ci rappresentiamo questo zero - il punto geometrico - come associato con la massima concisione, cioè con un estremo riserbo, che però parla. in questo modo, nella nostra rappresentazione, il punto geometrico è il più alto e assolutamente l'unico legame tra silenzio e parola.
    e perciò il punto geometrico ha trovato la sua forma materiale, in primo luogo, nella scrittura - esso appartiene al linguaggio e significa silenzio.

    con queste parole un foglio bianco, oppure una tela prende forma l'estremo razionale di kandinsky. egli risente del formalismo russo coevo e rivoluzionario e annuncia in questo scritto teorico la nascita della sua opera come movimento e manifestazione di un'architettura dell'anima. sono i tempi a fare la storia, una rete invisibile di scoperte inquina positivamente l'arte sotto le molteplici forme che il tempo richiede. all'inizio del novecento carvaggio avrebbe dipinto ombre, essenze disarticolate dal centro. questa pittura è punteggiatura, ordine dialogico concentrico, con un tempo che è alla ricerca dell'unisono con l'arte. ma questo punto da dove si dipanano gli archi, deve essere prodotto di movimento per annullare quel punto e farlo cadere in un dinamico salto che abbellisce lo sguardo. questo punto è l'anima che è il battito del polso della profondità, tensione invisibile che esprime forza e direzione.
    quest'espressione pittorica d'abisso sfugge alle inclinazioni, al centro creando un armonia di linee e movimenti che hanno come riferimento il corpo umano, lo scheletro, le estremità delle nostre vertebre.

    la linea geometrica è un'entità invisibile. è la traccia del punto in movimento, dunque un suo prodotto. nasce dal movimento - e precisamente dalla distruzione del punto, della sua quiete estrema, in sé conchiusa. qui si compie il salto dallo statico al dinamico.
    la linea è, quindi, la massima antitesi dell'elemento pittorico originario - il punto. la linea può essere precisamente definita come elemento secondario.

    diventa necessario il tempo, riconoscibile nella linea, la lunghezza è un concetto temporale. le varie lunghezze si possono interpretare sotto la luce della psicanalisi le varie colorazioni diventato segni molteplici del tempo.

    più di ogni altra forma di superficie, il cerchio tende verso la quiete incolore, perché esso è il risultato di due forze che agiscono sempre in modo uniforme e non conosce la violenza dell'angolo. il punto centrale del cerchio è, quindi, la quiete più perfetta del punto non più isolato.

    in questa scienza dell'arte si arriva come nelle migliori intenzioni a quello stato di quiete che la matematica può risolvere ma che, come nella musica, le varie componeti dialogiche devono arrivare ad un punto da dove è possibbile il godimento di quel calcolo.
    kandinsky in questo scritto teorico ci invita ad 'ascoltare' le forme, lancia nei nostri sensi la possibilità di esplorare gli angoli del testo pittorico che alla fine prova a ricalcare, come un rabdomante , il recinto della nostra anima.

    ha scritto il 

  • 4

    E' un interessante contributo al tentativo di rendere più oggettivi gli elementi dell'arte pittorica, un voluto primo passo verso una teoria grammaticale e formale similare a quella che esiste da molti più anni per la musica.
    In alcuni punti però vengono date come oggettive delle affermazio ...continua

    E' un interessante contributo al tentativo di rendere più oggettivi gli elementi dell'arte pittorica, un voluto primo passo verso una teoria grammaticale e formale similare a quella che esiste da molti più anni per la musica.
    In alcuni punti però vengono date come oggettive delle affermazioni che non sono supportate da una analisi scientifica, obbiettivo della futura teoria da lui auspicata, sicuramente ciò è dovuto ad una sua scarsa conoscenza di quello che fosse la scienza all'epoca, ma chi bazzica le moderne scienze cognitiviste potrà trovare degli spunti allettanti che vanno oltre la magica e simpatica sinestesia.

    (A pag. 80 grossa boiata nella nota sul segno degli equilibri chimici)

    ha scritto il 

  • 5

    Analisi degli elementi che compongono i quadri dell'artista e la successiva elaborazione e rappresentazione nello spazio del quadro. L'ABC per capire l'artista, molto meglio di qualsiasi testo scolastico.

    ha scritto il 

  • 4

    Kandinskij, che piacevole scoperta.
    Mi sono avvicinata a questo libro con un misto di trepidazione artistica e aria di sufficienza. Già dalla prima pagina i dubbi sono stati fugati, e se non fosse stato per l’imminenza di ben due – ahimè – esami, l’avrei finito in una serata.

    Perché ...continua

    Kandinskij, che piacevole scoperta.
    Mi sono avvicinata a questo libro con un misto di trepidazione artistica e aria di sufficienza. Già dalla prima pagina i dubbi sono stati fugati, e se non fosse stato per l’imminenza di ben due – ahimè – esami, l’avrei finito in una serata.

    Perché è vero che è un libro denso di concetti, che ogni frase bisogna elaborarla e farla propria; ma è anche vero che la prosa di questo saggio è accattivante e mi ha dato la strana sensazione di sentirmi a casa.

    Kandinskij parte dal concetto di punto (“la forma più concisa nel tempo”), l’essere 'primitivo' del significato di una composizione, che nasce quando il pittore – volente o nolente – tocca la tela. Prosegue con il concetto di linea, la traccia lasciata dal punto in movimento, che può essere espressa in maniere differenti: può essere orizzontale, verticale, diagonale, spezzata, curva, mista. La superficie infine è il supporto materiale destinato a ricevere il contenuto dell'opera. Cosa c’è di nuovo, di rivoluzionario (ed è facile adesso, dopo un secolo dalla pubblicazione, parlare di opera superata) in “Punto, linea, superficie”? Non è la precisazione di questi concetti, no. E’ ben altro, è l’avvicinare l’arte visiva a quella uditiva. Kandinskij esamina passo per passo il suo lavoro di pittore e lo paragona a quello del musicista: così i singoli suoni (i punti) possono essere mescolati tra loro, formando la linea, e più questa linea è variata (potendo essere, lo ricordo ancora, orizzontale, verticale, diagonale, spezzata, curva, mista), più cambiano le emozioni che essa stimola. E’ questo quello che ha di speciale l’arte (che sia visiva, uditiva, tattile o che altro), suscita emozioni. E’ perché “L'opera d'arte si rispecchia sulla superficie della coscienza”.

    Kandinskij. Ovvero l’arte come concetto imprescindibile dalla filosofia, e soprattutto dalla fisica interiore.

    ha scritto il 

  • 4

    Kandinsky mi appare sempre più come uno sciamano in grado di donare le conoscenze necessarie per ascoltare punti, linee e superfici suonare, parlare, esprimere sentimenti umani.


    Mi piace credere che sia vero che tutto questo saggio può essere riletto con una chiave psicologica: le analogie ...continua

    Kandinsky mi appare sempre più come uno sciamano in grado di donare le conoscenze necessarie per ascoltare punti, linee e superfici suonare, parlare, esprimere sentimenti umani.

    Mi piace credere che sia vero che tutto questo saggio può essere riletto con una chiave psicologica: le analogie fra i rapporti tra le figure grafiche elementari e lo spazio sono identiche ai rapporti tra persone dotate di diversi caratteri e lo spazio che essi condividono.

    ha scritto il 

  • 3

    Punto, linea e superficie.
    Mi aspettavo forse di apprendere qualcosa in più, da utilizzare nella pratica. In realtà ho poco di cui esser delusa. Kandinsky non voleva scrivere nessuna sorta di "manuale", piuttosto lanciare i primi sassolini dell'arte astratta. E in effetti, quel che credo mi ...continua

    Punto, linea e superficie.
    Mi aspettavo forse di apprendere qualcosa in più, da utilizzare nella pratica. In realtà ho poco di cui esser delusa. Kandinsky non voleva scrivere nessuna sorta di "manuale", piuttosto lanciare i primi sassolini dell'arte astratta. E in effetti, quel che credo mi sia rimasto del libro, è la consapevolezza che ogni segno grafico comunica qualcosa di diverso, a seconda della sua essenza e del suo campo di relazioni. Mi sono piaciuti molto i suoi esempi. Guardando le immagini ho cercato di anticipare quel che avrebbe scritto Kandinsky al riguardo. Ed è successo che gli esempi sono risultati essere una sorta di dimostrazioni. Quindi ancor di più sono convinta che chi s'interessa d'arte e d'architettura, deve ben studiare la composizione di punti, linee e superfici.

    ha scritto il 

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