Puttane assassine

Di

Editore: Sellerio (La memoria ; 594)

3.8
(342)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 280 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo , Portoghese , Francese

Isbn-10: 8838919267 | Isbn-13: 9788838919268 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Maria Nicola ; Postfazione: Jorge Herralde

Disponibile anche come: eBook

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Fantascienza & Fantasy

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Descrizione del libro
«Non era Rimbaud era solo un ragazzo indio»: eppure, da ognuno dei personaggi estremi e ordinari insieme dei suoi racconti Bolaño cerca di strappare la poesia dell'esistenza, di fermare un significato meno fuggitivo e provvisorio «del lento naufragio delle nostre vite, del lento naufragio dell'estetica, dell'etica, del Messico e dei nostri sogni del cazzo». Tra le diverse definizioni del talento di questo scrittore prematuramente scomparso e considerato il più importante della sua generazione di latinoamericani, itinerante nella vita come nella narrativa tra il suo continente e l'Europa e l'Africa, la più precisa è data da un critico francese: un fenomeno tra Tarantino e Borges. Nei tredici racconti di questa raccolta (che potrebbero formare un'unica biografia degli incontri verosimili o veri che capitano a un esule in fuga, così come i suoi romanzi si contorcono e si insinuano nei meandri di innumerevoli racconti) Bolaño è contemporaneamente il cronista di una quotidianità assurda, frantumata e inconsapevolmente crudele, e il visionario capace di spingere le situazioni vertiginosamente verso la morte, il sogno, l'attesa di catastrofe, l'allucinazione o il gioco intellettualistico. Di girovagare senza pace tra la crudeltà, il sentimentalismo, le immagini, i desideri e le citazioni del nostro caos giornaliero.
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  • 3

    Bambolina Barracuda

    Il mio primo Bolano. E sono ancora sconcertata.
    Non sono un’amante dei racconti ed è curioso che io abbia deciso di cominciare il mio percorso con lui proprio da qui. Una piccola sfida forse.
    Una racc ...continua

    Il mio primo Bolano. E sono ancora sconcertata.
    Non sono un’amante dei racconti ed è curioso che io abbia deciso di cominciare il mio percorso con lui proprio da qui. Una piccola sfida forse.
    Una raccolta di racconti, strana, a tratti surreale come capita spesso nella letteratura sudamericana. Bolano si scopre piano piano. Prima è soltanto una B. Poi diventa Arturo Belano per tornare ad essere se stesso.
    Un uomo che diventa padre di figli che non sono più figli per nessuno.
    Un racconto senza punti. Fotogrammi di poeti. Un necrofilo ed un fantasma a confronto. Una vacanza di un padre e figlio. Calciatori che credono di giocare meglio sotto l’effetto di un rito woodoo. Una puttana che ha deciso di uccidere il suo cliente.
    Sono gli ingredienti di storie curiosissime, dove la miseria e la solitudine diventano parte integrante dell’esistenza umana, in cui un sovrannaturale a tratti diventa reale.
    E’ un libro da assorbire piano piano. E un Bolano da continuare a leggere, sicuramente.
    https://www.youtube.com/watch?v=f6wLJjDfNYI

    ha scritto il 

  • 3

    Il rimpianto

    Questa non è una stroncatura: per questo avrei bisogno di un’autostima ipertrofica supportata da abortini culturali spacciati per solide conoscenze ( mi mancano entrambe).
    E’ il rimpianto di non capi ...continua

    Questa non è una stroncatura: per questo avrei bisogno di un’autostima ipertrofica supportata da abortini culturali spacciati per solide conoscenze ( mi mancano entrambe).
    E’ il rimpianto di non capirci fino in fondo. Una storia di amore piena di incomprensioni che finisce: il più debole della coppia non riesce a dimenticare il bello vissuto ma non perdona più quello che sembrò un vezzo passeggero, quell’arrovellarsi su forme nuove ma a maglie lasse da cui vedeva sfuggire il dolore cosmico che avrebbe trovato, prima o poi, una modalità di espressione più giusta. Secondo il mebro debole, s'intende.
    La vita è una corsa verso la morte , scrissi a undici anni, diventato ora un pensiero intrusivo.
    E ben venga chi sapeva riempire questo più o meno breve tratto con parole che dessero un senso agli infiniti virtuali punti, che manco Abbott è riuscito ad animare.
    Lui c’era riuscito, altroché, e tra i miei amori era balzato tra i top ten.
    Dopo Puttane assassine, così, è sceso di qualche postazione.
    Senza precipitare in classifica: Silva, detto l'Occhio, non è uno qualsiasi e alla faccia della solitudine, dell’emarginazione, dell’inquietudine esistenziale e dell’ apolidismo alza gli occhi dal suo ombelico e diventa padre per sempre. Silva è ancora un uomo e la sua vita è un melodramma, nonostante lo slalom tra le asperità della forma con cui Bolano l’ ha mimetizzato.
    Occhio non posso che immaginarlo con quella faccia dei miei tempi, quegli occhialini dei miei tempi, quei ricci arruffati dei miei tempi, quei maglioncini striminziti a rombi dei miei tempi, quell’impermeabile stazzonata dei miei tempi, di prima -molto prima- che questi modi diventassero mode da passerella.

    ha scritto il 

  • 4

    Ogni volta mi illumina gli occhi.

    Come sempre, alla fine, quando chiudo un libro di Bolano, che siano racconti o romanzi, il calore della corsa mi avvolge le gambe, la meraviglia del viaggio mi illumina gli occhi e tra il petto e la p ...continua

    Come sempre, alla fine, quando chiudo un libro di Bolano, che siano racconti o romanzi, il calore della corsa mi avvolge le gambe, la meraviglia del viaggio mi illumina gli occhi e tra il petto e la pancia dilagano le emozioni che la sua scrittura continua a regalarmi.
    Per fortuna abbiamo ancora molta strada da percorrere insieme.

    ha scritto il 

  • 5

    quando leggi i libri di Bolano sembra che siano collegati tutti l'uno con l'altro, eppure la narrazione appare a volte splendidamente sconnessa e visionaria! Solo proseguendo la lettura ne comprendi i ...continua

    quando leggi i libri di Bolano sembra che siano collegati tutti l'uno con l'altro, eppure la narrazione appare a volte splendidamente sconnessa e visionaria! Solo proseguendo la lettura ne comprendi il largo respiro e la logica puntuale

    ha scritto il 

  • 5

    Non posso che dire che Puttane Assassine mi sembra uno dei migliori Bolaño.
    Anche se è sempre difficile giudicare (con Bolaño) mi sembra comunque che questa raccolta di racconti sia una delle sue oper ...continua

    Non posso che dire che Puttane Assassine mi sembra uno dei migliori Bolaño.
    Anche se è sempre difficile giudicare (con Bolaño) mi sembra comunque che questa raccolta di racconti sia una delle sue opere più "dirette" (si fa per dire, dato che Bolaño è sempre Bolaño) pur rimanendo la sua scrittura sempre e decisamente poetica. E con poetica intendo dire che il valore, il piacere e la verità (le tematiche dell'autore, insomma, quello che gli sta più caro) sta nel riflettere, nel tornare indietro, nel rileggere per cogliere il senso profondo di quanto è stato scritto. Che non è, appunto, mai davvero narrativo ma piuttosto - come dicevo - poetico, e quindi vanno messi assieme i puntini, vanno tenuti assieme e bene a mente personaggi, umori, sapori, sogni - che finiscono per tornare e per "suonare assieme" come le rime o i versi di una (lunga) poesia.
    Ma se penso che Puttane Assassine sia tra i migliori è anche perché credo che sia un piccolo sunto di tutto Bolaño: tutto compresso in racconti di pochi pagine, come sempre densi di sogni, paure, uomini soli, persone che vagano nel mondo e nella notte...

    ha scritto il 

  • 4

    Solitudini, un pizzico di follia e il solito, succulento, Bolaño di sempre

    «A quei tempi si diceva che Silva, detto l’Occhio, fosse omosessuale. Voglio dire: nei circoli di esuli cileni correva questa voce, in parte come manifestazione di maldicenza e in parte come un nuovo ...continua

    «A quei tempi si diceva che Silva, detto l’Occhio, fosse omosessuale. Voglio dire: nei circoli di esuli cileni correva questa voce, in parte come manifestazione di maldicenza e in parte come un nuovo pettegolezzo di cui si nutriva la vita piuttosto noiosa degli esuli, gente di sinistra che ragionava, almeno dalla cintura in giù, esattamente come la gente di destra che a quei tempi stava prendendo possesso del Cile.» Brano tratto da “Silva, detto l’Occhio”, primo dei tredici racconti che compongono la raccolta “Puttane assassine”, uscita nel 2001 in lingua spagnola e tre anni dopo in Italia.

    Il filo conduttore dei tredici racconti - ambientati in America Latina, Europa e Africa - è costituito dalla solitudine. C’è la solitudine dell’esule, quella di chi sta ancora cercando il proprio posto nel mondo, quella di chi conserva un segreto sempre più opprimente e persino quella di un fantasma e di uno stilista necrofilo. I racconti, pur inoltrandosi più volte nel terreno del surreale, lasciano pensare che al loro interno Roberto Bolaño ci abbia messo molto della propria autobiografia (ma questa è una vecchia storia): in uno di essi Bolaño compare come Bolaño, in due nei panni di Arturo Belano e in tre come B - già comparso nella precedente raccolta di racconti “Chiamate telefoniche” -; inoltre, ai bolañiani più attenti, non sfuggirà che il Lalo Cura di “Prefigurazione di Lalo Cura” sembra proprio lo stesso Lalo Cura presente in “2666”. Vabbè, poi è ovvio che ci siano anche delle puttane…

    Racconti che mi sono piaciuti di più (in ordine di apparizione): Silva, detto l’Occhio; Giorni del 1978; Puttane assassine; Il ritorno; Buba e Dentista.

    Racconti che mi sono piaciuti meno o “mah!, boh!”, “quante pagine mancano alla fine?” (in ordine di: piaciuti meno o “mah!, boh!”, “quante pagine mancano alla fine?”): Fotografie; Incontro con Enrique Lihn e Carnet di Ballo.

    ha scritto il 

  • 5

    mi piace come scrive
    mi piace come pensa
    mi piace l'affabulazione
    mi piace il su che cosa
    mi parte in cerchi concentrici che mi fanno girare la testa come il vino buono.

    e poi sento il genio ...continua

    mi piace come scrive
    mi piace come pensa
    mi piace l'affabulazione
    mi piace il su che cosa
    mi parte in cerchi concentrici che mi fanno girare la testa come il vino buono.

    e poi sento il genio

    ha scritto il 

  • 0

    Quando Bolano descrive l'indio Ramirez (in uno degli ultimi racconti di questa raccolta) ci fa di-sperare nella letteratura,
    in qualcosa di veramente buono/alto
    palesa i suoi limiti
    se ne accorge,
    e m ...continua

    Quando Bolano descrive l'indio Ramirez (in uno degli ultimi racconti di questa raccolta) ci fa di-sperare nella letteratura,
    in qualcosa di veramente buono/alto
    palesa i suoi limiti
    se ne accorge,
    e mentre scrive si sgonfia.
    Le sue parole sono davvero povera cosa nel contesto di aspettative in cui sono inserite.
    (alto e profondo insieme)
    mi si potrà dire che è un “raffinatissimo gioco metalinguistico”… palle!
    la scrittura è quello che è scritto, il resto “sta a zero” come dicono quelli esperti di numeri
    Da questo nasce la simpatia per Bolano, dai suoi limiti,
    e l'acritica adorazione di molti per la sua scrittura ci fa entrare in “simpatia” anche con quei molti.
    (mi viene da pensare a cosa dovevano provare gli uomini di cento anni fa leggendo Pirandello)

    Per spiegare (spiegarmi) Bolano la parola è: postmoderno.
    Non nell'accezione maleinterpretata di “nuovo” modo di vedere il moderno, di reinterpretare/rileggere/revisionare/eccetera, ma proprio nel senso letterale dell'essere “dopo qualcosa” e non ancora (ma perché dovrebbe essere cronologico il vivere) dentro qualcos'altro.
    Mi viene in mente Martin Scorsese, che in un bruttissimo film intitolato “After Hours” rende emblematica la sua condizione di regista che non sa più cosa/come filmare i suoi dis-simili e si arrende definitivamente al clichè.

    dai clichè Bolano ci salva,
    ma in quel postmoderno non ha le spalle abbastanza larghe per stare da solo,
    non ha abbastanza poesia
    (non è Bukowski, per capirsi)
    e siccome con la sua scrittura non riesce a “bastarsi”
    pone questi racconti in bilico.
    chi legge deve farsi stampella
    sostenere la poca solidità del racconto
    legandosi indissolubilmente all'autore
    che però, una volta trasformato il suo lettore in cariatide/telamonte
    (e non è poco)
    non ha le palle lasciarlo solo a sostenere il peso
    (il peso del mondo, il peso di tutto)
    si com-piace
    e ti fa girare la pagina
    (magari di una rivista molto patinata)

    o al limite
    suggerisce un altro finale

    ha scritto il 

  • 0

    leggo
    bolano
    (aggettivo)
    e ogni pagina
    ogni parola
    ogni virgola
    sono i tuoi occhi
    non avuti nel silenzio di una notte ancora lunga a finire
    e già miei da quel prima
    nel riposo istante
    tra l'assente e ...continua

    leggo
    bolano
    (aggettivo)
    e ogni pagina
    ogni parola
    ogni virgola
    sono i tuoi occhi
    non avuti nel silenzio di una notte ancora lunga a finire
    e già miei da quel prima
    nel riposo istante
    tra l'assente e il dopo di una stessa emozione

    rimpianto e rimorso iniziano uguale
    ma fanno un male diverso
    e questo mio
    differito concede
    al vuoto par(o)lare
    solo lo spazio
    che completa le righe
    già vuote
    di te

    ha scritto il 

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