Q - taniec śmierci

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4.4
(7956)

Language: Polski | Number of Pages: | Format: idBinding_ | In other languages: (other languages) English , Spanish , Italian , German , French , Dutch , Czech

Isbn-10: 8373592695 | Isbn-13: 9788373592698 | Publish date: 

Also available as: Others

Category: Fiction & Literature , History , Political

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Book Description
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  • 5

    "Ciò che deve essere scritto"

    Sono una persona pigra. Erano anni (letteralmente) che volevo leggere questa prima opera dei Wu Ming (allora Luther Blisset), ma lo spessore e il contenuto del libro mi hanno sempre frenato, facendomi ...continue

    Sono una persona pigra. Erano anni (letteralmente) che volevo leggere questa prima opera dei Wu Ming (allora Luther Blisset), ma lo spessore e il contenuto del libro mi hanno sempre frenato, facendomi ripetutamente rimandare l'inizio della lettura...
    Finché la mia ragazza mi ha segnalato questo ottimo (e gratuito) audiolibro: http://www.liberliber.it/online/autori/autori-l/luther-blissett/q-audiolibro/ che ho prontamente scaricato. Ho quindi passato gli ultimi mesi, nei viaggi pendolari tra casa e università, ascoltando l'appassionante narrazione di Q.
    Le aspettative sono state ampiamente ripagate: un racconto totalmente immersivo dal respiro epico, uno spaccato storico e sociale tanto accurato quanto intrigante, uno romanzo infarcito di personaggi memorabili, il tutto condito con un pizzico di noir e azione. Se vogliamo proprio trovare qualche difetto un po' disomogeneo tra le sue parti e forse "ingenuo" nella struttura a tesi, ma, in definitiva, niente meno che un capolavoro.
    Una nota sull'audiolibro. La lettura è fatta molto bene, precisa e quasi sempre ben recitata; purtroppo, a causa del timbro di voce adottato dal lettore, è presente uno spoiler grosso come una casa che disvela anticipatamente e rovina in parte il giallo finale.

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  • 0

    Un Eco più diretto

    Non c'è miglior modo di comprendere il presente e immaginare il futuro che con la conoscenza della storia, ma il punto é: Chi la scrive la storia? Quando la conoscenza, la cultura, la libera interpret ...continue

    Non c'è miglior modo di comprendere il presente e immaginare il futuro che con la conoscenza della storia, ma il punto é: Chi la scrive la storia? Quando la conoscenza, la cultura, la libera interpretazione, tramite la stampa e le rivoluzioni sociali, sono diventate fruibili da gran parte del volgo, rimescolando pericolosamente degli assetti che per millenni  hanno fatto saldamente detenere ad un élite il potere, in quel preciso momento sono nati i Q. I Q sono i protagonisti innominati dei libri di storia, non hanno nome, non hanno coscienza e volontà propria, sono la spina che alimenta e seda le rivoluzioni, armano guerriglieri, corrompono militari e politici, costruiscono quell'enorme, luccicante, posticcio parco di divertimenti che chiamiamo democrazia, che altro non è che un giogo invisibile che ghermisce i popoli sotto il controllo di oscuri tiranni . Tiranni che erano Re, papi e banchieri, che ora sono multinazionali, Lobby e sempre i banchieri, i creatori e i fruitori dei Q. In questo romanzo si narrano, tramite l'esperienza vissuta di un eroe sognatore disilluso dai mille nomi, le vicende della rivoluzione scismatica cristiana che ha avuto vita in Germania e poi in Europa per mezzo degli scritti di Lutero prima e Calvino poi, passando attraverso  Müntzer, Rothmann, Anton Fugger, Reginald Poe, e Carafa alias Paolo IV. Il romanzo è frutto di un accurato studio accademico di un determinante momento storico, forse il più importante e padre di tutte le rivoluzioni che si vedranno avvicendarsi da quel XVI secolo fino XIX secolo. La vera potenza dell'opera sta nel fatto che costruisce una meccanica precisa utilizzata per descrivere quella forza che fa scaturire gli eventi, una forza determinante quanto oscura, che si può applicare liberamente, senza timore di fallare, a tutti i grandi avvenimenti storici che hanno segnato la storia dell'umanità, ovvero il fattore Q. Lasciamo stare che il protagonista sembra avere il dono dell'ubiquità, che si trovi sempre in mezzo ai macelli manco fosse il Dio della sfiga e ne scampi sempre, che procedendo alla lettura del romanzo si percepisca nitido un cambio di mano non propriamente piacevole; non giudichiamo il mezzo, giudichiamo il fine e se ne vengono compresi gli intenti: la denuncia e lo stimolo alla riflessione, non si può che ritenere questo romanzo come forse uno dei più importanti della letteratura italiana. Forse l'intento primo di quest'opera era lo stesso che cercava Umberto Eco nei suoi romanzi, peccando(non per me) di troppa cultura per essere compreso dai più, quei più che alla fine sono solo pigri, e per la loro pigrizia non accettano di vedere la storia sotto altri punti di vista.

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  • 5

    Letto e riletto, in questo libro c'è davvero tutto. Un intrico potente, una tela tessuta in modo magistrale, tematiche ostiche rese comprensibili da uno stile appassionante. E la Storia, che emerge pr ...continue

    Letto e riletto, in questo libro c'è davvero tutto. Un intrico potente, una tela tessuta in modo magistrale, tematiche ostiche rese comprensibili da uno stile appassionante. E la Storia, che emerge prorompente tra una battaglia campale e uno stucco veneziano. Capolavoro.

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  • 2

    Abbandonato! Troppi personaggi, continui salti temporali, nomi impossibili e personaggi che cambiano nome, da non capirci più nulla. Un guazzabuglio, non capisco tutto l'entusiasmo che ho letto nel ...continue

    Abbandonato! Troppi personaggi, continui salti temporali, nomi impossibili e personaggi che cambiano nome, da non capirci più nulla. Un guazzabuglio, non capisco tutto l'entusiasmo che ho letto nelle recensioni. Ho resistito più che ho potuto. É il primo libro che abbandono. Non mi ha lasciato niente.

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  • 0

    - Mamma! ma stai leggendo "Q"???
    -Mamma! lo sai che la prof. Tizia delle superiori ci ha fatto una capa tanta, era il suo libro preferito!
    - Mamma! che poi l'autore manco esiste...
    Eleonora! Lo sai ch ...continue

    - Mamma! ma stai leggendo "Q"???
    -Mamma! lo sai che la prof. Tizia delle superiori ci ha fatto una capa tanta, era il suo libro preferito!
    - Mamma! che poi l'autore manco esiste...
    Eleonora! Lo sai che sono racchiusa nel mio bozzolo caldo e avulso da ogni cosa che non siano i miei sogni e il mio dolore! ci manca solo la tua faccia orripilata al vedere questa copertina di libro....
    Però hai ragione, sto facendo un'altra fatica immane a leggerlo, tra papisti-luterani-anabbattisti-battaglieecittàrasealsuolo-fughe e rinascite...Un continuo andare avanti e tornare indietro nei ricordi e nel tempo.
    Ecco, finalmente sono arrivata a pag.356, il racconto si fa attuale, grazie alla scoperta da parte del protagonista narrante delle...nientepopodimenochè... 'banche', finanziatrici di ogni guerra, di ogni trono conquistato, di ogni impresa e di ogni massacro.
    Vivaddio, posso comprendere costernazione e stupore...

    ...e con le banche spuntano le assicurazioni! Ci sono pagine di buona economia politica e tecnica bancaria, qui, infarinatura necessaria al protagonista prima che si trasferisca nella Venezia dell'epoca...Italia, finalmente!!! 'nsomma, la Venezia del 1500! crocevia di popoli , di religioni e stili di vita, di uomini, usurai e mercanti, delinquenti.
    Da Venezia in poi le lotte di potere si trasferiscono nei palazzi DEL potere, dove questo ha origini e motivazioni, siano essi castelli, vaticani o bordelli.
    Di calle in calle mi è sembrato che l'orizzonte si illuminasse: non più soldati, ribelli e tela grezza, ma broccati e sigilli.
    Il libro. Il libro è sicuramente da leggere, cara la mia Eleonora, nonostante l'antipatia per Tizia che ho provato anch'io a pelle nuda una mattina in piscina. Scopriresti, figliabbella, che un libro non è mai solo tale, che non vi è mai una sola Storia.
    Il filo comune è certo data da "Q" e dal protagonista, sì, del loro vivere assieme e del loro vivere parallelamente, del loro cercarsi nell'odio e del loro trovarsi nella vendetta, un andare avanti ed un tornare indietro in un antico apprendere ed insegnare la vita e il suo scorrere, perché sì, i Piani saltano e no, 'la resa dei conti non è mai come te l'aspetti'.

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  • 5

    E' stato strano e bello, contemporaneamente, leggere questo libro all'età di trentacinque anni. Anche a quest'età, che alcuni definiscono adulta, l'ho vissuto come un libro di formazione in aggiunta a ...continue

    E' stato strano e bello, contemporaneamente, leggere questo libro all'età di trentacinque anni. Anche a quest'età, che alcuni definiscono adulta, l'ho vissuto come un libro di formazione in aggiunta a ciò che sono. Probabilmente, se non per i casi assurdi della vita, l'avrei letto per lo meno una quindicina d'anni orsono. Riflettevo su come mi sarei potuto evolvere se avessi letto questo libro quando ero poco più che un adolescente. Al di là della fantasia, è un libro potente in cui mi ci sono riflesso interamente. C'è la sconfitta, pur se mai definitiva, degli oppressi e c'è la fede del protagonista rivoluzionario vissuta come sete di conoscenza, di ribellione e di lotta fino a perdere tutti i connotati che hanno dato gli uomini a quello che hanno definito Dio. La mia fede è la conoscenza.

    said on 

  • 5

    All'inizio ho fatto un po' fatica, soprattutto per i nomi tedeschi, i luoghi, i salti temporali, poi sono partita e non ho fatto più ritorno. L'ho scaricato gratis dal sito degli autori, inoltre consi ...continue

    All'inizio ho fatto un po' fatica, soprattutto per i nomi tedeschi, i luoghi, i salti temporali, poi sono partita e non ho fatto più ritorno. L'ho scaricato gratis dal sito degli autori, inoltre consiglio la versione audio, dal sito liberliber. Letto in modo impeccabile, mi ha fatto compagnia nei viaggi in macchina. Da oggi guarderò i pozzi con altri occhi.

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  • *** This comment contains spoilers! ***

    4

    Lettura tosta ma appagante

    Un romanzo storico atipico, costruito e narrato con una scrittura non sempre brillante, ma capace allo stesso tempo anche di entusiasmare in molti passaggi. E' una lettura tosta e non banale che racco ...continue

    Un romanzo storico atipico, costruito e narrato con una scrittura non sempre brillante, ma capace allo stesso tempo anche di entusiasmare in molti passaggi. E' una lettura tosta e non banale che racconta un periodo storico, quello della riforma luterana e controriforma cattolica, difficile da inquadrare e sicuramente meno conosciuto al grande pubblico italiano. Questo e l'iniziale ambientazione in Germania e Paesi Bassi me ne hanno reso la lettura della prima metà molto lenta e a volte difficile. Nonostante si intuisca che gli autori stanno posizionando tutti i pezzi per quello che sarà l'epilogo delle storie dei protagonisti, l'ambientazione in luoghi a me poco conosciuti e lo sfondo di vicende altrettanto poco conosciute mi avevano lasciato molto perplesso. Solo la curiosità di verificare la vera esistenza di alcuni dei personaggi ricorrenti, mi ha permesso di apprezzare l'immenso lavoro di ricerca storica che è alla base del romanzo. Quando poi la storia si sposta nei territori a me più conosciuti della Repubblica di Venezia ed dell'Italia in generale, allora la lettura è diventata più scorrevole e piacevole, complice anche l'avvicinarsi alla conclusione di molte trame aperte.
    Se il filo conduttore che attraversa il libro è ovviamente la "lotta" a distanza tra i due protagonisti, il vero tema sul quale vogliono riflettere gli autori è l'influenza della religione, nello specifico la cattolica, nelle vicende degli uomini d'europa. La parte storica del romanzo è incentrata proprio sul far luce sul grande fermento che nacque nella prima metà del '500 attorno alla discussione sul ruolo della Chiesa rispetto alla fede in Dio, che sfociò nella riforma luterana e protestante, ma passò prima e dopo attraverso molte altre teorie più o meno radicali.
    Se quindi l'analisi e l'ambientazione storica sono ottime, è invece perfezionabile la narrazione, soprattutto nella prima parte. La scrittura a più mani ha forse richiesto un periodo di "allineamento" e sicuramente nel finale ha trovato una voce più autorevole.

    said on 

  • 2

    Mah

    Vedo che questo romanzo ha fatto perdere la testa a molti (nel senso che è piaciutissimo a migliaia di persone). Queste le mie osservazioni su quello che in tanti chiamano "Capolavoro":
    1 - I salti cr ...continue

    Vedo che questo romanzo ha fatto perdere la testa a molti (nel senso che è piaciutissimo a migliaia di persone). Queste le mie osservazioni su quello che in tanti chiamano "Capolavoro":
    1 - I salti cronologici, i cambi di luogo e di narratore non aiutano la lettura e la comprensione della storia (e si va direttamente al punto 2).
    2 - Personalmente ho fatto fatica a capire la storia, più che altro perché, per impostazione narrativa, delle vicende e dei personaggi, allo stesso modo, ho capito poco. Compaiono nomi, compaiono luoghi, si fanno cose: sembra che niente abbia un senso o una forma, che le cose scorrano via senza importanza.
    2.1 - I personaggi sono anonimi, a parte alcuni. Nel senso che di alcuni personaggi il narratore riporta giusto il nome: tizio, caio, sempronio fanno questo e quello. Sono tutti macellai, birrai, tavernieri, contadini, e li chiama come se il lettore li conoscesse da sempre. Poi a un certo punto scompaiono e ciao.
    3 - Ho avuto qualche difficoltà a capire chi dice cosa (e questo punto si collega al secondo, in quanto un problema correlato è la "vaghezza" dei personaggi. Il protagonista racconta e allo stesso tempo riporta i suoi dialoghi, ma poche volte dice "dico/affermo/commento/aggiungo", e le sue frasi si mescolano alle frasi che vengono da tutto il resto del mondo.
    4 - Per esigenze, chiamiamole, "intellettualoidi", la narrazione mi sembra volutamente confusionaria. Senza contare i salti temporali, le lettere del cattivo (un antagonista invisibile che non c'è mai ma fa tutto), i cambi di luoghi randomici ai quali si è già detto sopra. La narrazione, dicevo, mi sembra confusionaria per scopi intellettualoidi perché sarebbe stato troppo semplice raccontare i fatti in ordine cronologico, o almeno aiutare il lettore a capire gli eventi storici, le cause, le conseguenze, i passaggi, le connessioni: no, il protagonista (e il narratore) non ha voglia di stare dietro su queste cose. E' uno spirito libero che passa da studente, a ladro, a soldato, a conquistatore, a imperatore del mondo. A cosa serve la chiarezza? E andiamo al punto 5.
    5 - Troppa volgarità gratuita, usata solo per fare scena. Cazzo, figa, tette, culo, scopare, bastardo, puttana, e via dicendo. Buttati come il sale sull'insalata perché il medioevo/il cinquecento era un'età di gente a cui non fregava niente della cortesia, dell'igiene, dell'educazione, quindi tutte le donne si scoprono il seno e tutti gli uomini vanno in giro col pesce di fuori. Va bene così. (Non dico che sia da togliere la volgarità, ma che sia da usare con un metodo, non perché tanto piace, tanto è il periodo storico giusto, e tanto noi autori siamo controcorrente, quindi usiamola).
    6 - Il tempo verbale narrativo usato è il presente. Questa non è una critica negativa, ma l'uso di questo tempo verbale andrebbe curato molto bene perché non è convenzionale, e in questo libro (a differenza ad esempio di Hunger Games, dove il narratore registra la realtà tramite il presente, dando un senso immediato) il presente è usato per avvenimenti caotici, disordinati del passato. Non riesco a esprimere un parere lucido su questo punto che possa impattare sul giudizio finale.

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