Crea la tua biblioteca Iscriviti

Insieme troveremo i libri migliori

[−]
  • Cerca Conteggio caratteri ISBN valido ISBN non valido Codice a barre valido Codice a barre non valido loading search

Quando il suo sguardo

Di ,

Editore: Eclissi

4.2
(32)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 212 | Formato: Altri

Isbn-10: 8895200330 | Isbn-13: 9788895200330 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Genere: Mystery & Thrillers

Ti piace Quando il suo sguardo?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis
Descrizione del libro
L’incrocio di due sguardi: un gesto quotidiano, casuale, istintivo. Cosa può esserci di pericoloso? 2008, Varese. Una città tranquilla, dove certe cose non accadono. Fabrizio è un ragazzo strano, un ragazzo timido, riservato e taciturno. Fabrizio ha occhi che scandagliano oggetti, esplorano particolari, scrutano volti. Sono occhi buoni, ma nascondono un potere segreto e spaventoso. E alcune persone, a quegli occhi, non sono indifferenti. Lo sanno bene le monache della casa di cura che hanno accolto il ragazzo negli anni dell’infanzia, le quali dovranno venire a patti con il loro passato, non immacolato; e lo sa bene l’organizzazione malavitosa che proprio su quello sguardo ha costruito un remunerativo e ben oliato congegno di morte. Un noir atipico, dove elementi paranormali, inquietanti incursioni horror, tensione e colpi di scena da thriller si fondono, in un ritmo serrato, con sentimenti usuali e quotidiane storie personali, fino al sorprendente epilogo.
Ordina per
  • 0

    Nota dell'autore

    Questa non è una recensione: in veste di co-autore, lascerò che siate voi lettori a giudicare questo romanzo. Per qualsiasi curiosità, domanda, o info, contattatemi pure via MP o, se avete due ...continua

    Questa non è una recensione: in veste di co-autore, lascerò che siate voi lettori a giudicare questo romanzo. Per qualsiasi curiosità, domanda, o info, contattatemi pure via MP o, se avete due minuti, visitate il nostro blog: http://paroladirodman.wordpress.com/ Grazie a tutti coloro che vorranno concederci un po' di fiducia e dedicarci un po' del loro tempo, sottraendolo magari alla lettura di bestseller più quotati. Francesco

    ha scritto il 

  • 5

    Noir paranormale con vocazione horror, qualche sfumatura gialla, suspense da maestri d’oltreoceano, realismo italiano, finale (catartico?) da tragedia greca: un mix di generi ardito, soprattutto se ...continua

    Noir paranormale con vocazione horror, qualche sfumatura gialla, suspense da maestri d’oltreoceano, realismo italiano, finale (catartico?) da tragedia greca: un mix di generi ardito, soprattutto se si pensa che un libro poco classificabile è oggi considerato poco vendibile. Svelare la trama sarebbe delitto, visto che la voglia di sapere come va a finire tiene incollati fino all’ultima pagina. Almeno tre cose, però, si possono e si devono dire. 1. Efficace l’idea di fondo, variazione originale e pregnante del tema del “potere” dello sguardo: sviluppata con coerenza, non solo regge fino alla conclusione, ma proprio nel finale si completa e si arricchisce di significati non banali. 2. La caratterizzazione dei personaggi è il vero valore aggiunto a una narrazione di per sé avvincente. Lontani da facili tipizzazioni e schematismi, a partire da pochi tratti essenziali prendono gradualmente vita attraverso i dialoghi e le azioni, naturalmente, i protagonisti come le comparse, e il lettore si cala nei diversi punti di vista, la cui alternanza è così abilmente orchestrata che a un certo punto, preso nella rete, si rende conto che tra buoni e cattivi non c’è quel confine netto su cui si basano narrazioni “di genere” più rassicuranti. 3. Inconsueta e sperimentale anche la climax di registro: si ride all’inizio, alla fine si piange, passando dal comico, dall’ironia, dal sarcasmo al patetico e al drammatico, bizzarri ingredienti di una ricetta riuscita.

    ha scritto il 

  • 5

    Letto in qualche ora, ha dato molto di più di quanto mi aspettassi. Si può definire solo notevole, anche per aver azzeccato tre o quattro cose al primo colpo: il ritmo, che non ti permette di ...continua

    Letto in qualche ora, ha dato molto di più di quanto mi aspettassi. Si può definire solo notevole, anche per aver azzeccato tre o quattro cose al primo colpo: il ritmo, che non ti permette di fermarti, come una nuotata alla boa e ritorno. L’ambientazione: chiamare le strade con il loro nome è sempre efficace: chi le conosce le vive e ne trae un’emozione in più, chi non le conosce percepisce la realtà mentre legge di qualcosa che ne è appena oltre il confine. Le descrizioni, asciutte e appena indispensabili, che lasciano al lettore lo spazio per l’intuizione; i personaggi, ai quali non riesci ad affezionarti, fino a che non li ricordi tutti. Bravi, davvero. Al confronto tanti, ma taaanti, altri libri son buoni per rivestire i cassetti. Cinque stelline perché chi è bravo va incoraggiato.

    ha scritto il 

  • 0

    Un romanzo strano, intrigante, che riesce a catturarti fin dalle prime pagine, e ti tiene lì, malgrado i molti salti spazio-temporali, malgrado il non detto, malgrado soprattutto non ci sia un ...continua

    Un romanzo strano, intrigante, che riesce a catturarti fin dalle prime pagine, e ti tiene lì, malgrado i molti salti spazio-temporali, malgrado il non detto, malgrado soprattutto non ci sia un protagonista di riferimento. Eppure, allo stesso tempo, non è una storia corale... davvero difficile incasellarlo, definirlo, ma è poi così indispensabile? Si legge in un fiato, frasi brevi, smozzate, adrenaliniche. E, come ho detto, avvince. Un bell'esordio per i due ragazzi varesini.

    ha scritto il 

  • 4

    Opera prima? Applausi

    Ritmo incalzante, originalità della storia, commistione di generi.

    Parole in libertà, le prime che mi vengono in mente, per descrivere questo libro. Eppure, ci ho pensato, sono le più adatte. Con ...continua

    Ritmo incalzante, originalità della storia, commistione di generi.

    Parole in libertà, le prime che mi vengono in mente, per descrivere questo libro. Eppure, ci ho pensato, sono le più adatte. Con ordine: per la velocità delle scene, l’impaginazione priva di titoli e la fluidità della scrittura, la lettura va che è una bellezza, e il ritmo c’è, eccome. Avete presente quelle photo frame digitali dove scorrono le immagini? Io le becco sempre nelle case degli altri. E quegli aggeggi li odio, perché le foto io le devo guardare con calma, con i miei tempi. E decidere su quali fermarmi di più e su quali di meno. In quei cosi lì, invece, si fa appena in tempo a mettere a fuoco i particolari di una foto che questa si dissolve e ne spunta fuori un’altra. E per tutte, il tempo di sequenza è lo stesso, prima di passare alla prossima. Sì, le odio. Perché sì, per le foto ci vuole calma.

    Per un libro del genere, invece… tutto l’opposto. E infatti, qui, le scene cambiano in continuazione. E anche qui, come nelle foto di cui sopra, ti viene da dire: “E no, ma che cavolo, perché siete passati a Milos? Io volevo Elena!” e poi, dopo: “Uff, non voglio Fabrizio, voglio Matilde!”. E così via, in altre riflessioni profonde del genere. La cosa importante, però, è che in questo dinamismo il lettore si appassiona ai personaggi. Se non proprio a tutti, ad alcuni sicuro. Attraverso le loro descrizioni, i loro chiaro-scuri, le loro umanità e disumanità, si dipana una storia interessante. I dettagli, dunque, si mettono a fuoco man mano, in uno stimolante gioco di ricostruzione cui guidano i due Autori: ogni volta senza svelare troppo, né troppo poco. La storia è originale, e, pur offrendo qualche immagine di genere, ha un pregio fondamentale: non sa di già visto, né di scontato. E ce n’è per tutti i gusti: dal noir, al giallo, all’horror, con qualche venatura splatter.

    Quello che sbalordisce, tuttavia, è un’altra cosa, anzi due. 1)è un’opera prima; 2)è scritta a quattro mani. Partiamo da quest’ultimo, sorprendente dato. Scrivere non è certo cosa facile. Personalmente, mi sto impiccando solo per scrivere una misera recensione. E scrivere in coppia, è ancora più complesso. Pare impossibile, se ci si prova, raggiungere in due un’omogeneità di linguaggio, di tecnica, di estro. Tuttavia, questo libro dimostra che, come direbbe qualcuno: si-può-fare! Se si è davvero bravi, ovvio. E questi due Autori sono bravi tanto che l’omogeneità raggiunta è addirittura osmosi, e non si riesce -no davvero- a capire dove inizia la mano dell’uno e dove quella dell’altro.

    Inoltre, è un’opera prima. E ciò sorprende se si considera che il tessuto narrativo non si articola, come visto, in maniera lineare, ma si muove a sequenze veloci, che si incastrano l’una nell’altra come le tessere di un puzzle. Per farlo, ci vuole buona tecnica. Insomma, sarebbe stato molto più agevole seguire un percorso di scrittura lineare, anziché tortuoso come questo. Anzi, a dirla tutta, scrivere così è pure molto più rischioso. Sì, beh, lo ammetto: appena mi sono accorta che il romanzo si articolava in questo modo, mi sono detta: “Beh… insomma. Ma dove si sono andati a cacciare? Non è mica semplice, sarà un casino!”. Inutile dire che questi due mi hanno proprio zittito.

    Per tutte queste ragioni si perdonano agli Autori le piccole sbavature, che pure ci sono, e un cambiamento di ritmo che si verifica più o meno a partire da pag. 140 e che fa perdere un po’ di quell’innamoramento iniziale, denunciando una piccola mancanza di controllo del testo. Ma, in definitiva, penso che due esordienti così, anzi, due esordienti italiani così, debbano essere letti. Perché la scrittura è di tutti. Anche e soprattutto degli Autori non patinati, anche di quelli che non hanno dietro le spalle super-case editrici che li super-promuovono. Che non ottengono recensioni supermegafantastiche che poi ti chiedi: “Ahò, ma questo qui l’ha letto il libro?”. Perché, sempre più spesso, ‘ste recensioni non si sa dove le vanno a pigliare. Non tutte, per carità. Però alcune sì. Tanto che ti viene proprio il dubbio che si stia parlando di un altro libro, e vai a ricontrollare il titolo. Ma, no! Il titolo è quello. E allora vuoi vedere che sono io che non ci ho capito un fico secco? No, it’s a business. Ecco tutto. E allora, mia nonna direbbe, olio di gomito e tanto lavoro. Che, per i libri (ma pure per la musica, per il cinema e per tutto ciò che sia fuori dai circuiti blasonati) l’olio di gomito è il passa-parola.

    E allora… psss! Passo parola.

    ha scritto il 

  • 5

    Un libro da vivere

    La storia è pazzesca e molto intrecciata ma non si perde mai il filo. La tensione si vive sulla pelle e la curiosità di arrivare alla fine è pari alla voglia di non finirlo. Quello che sembrava il ...continua

    La storia è pazzesca e molto intrecciata ma non si perde mai il filo. La tensione si vive sulla pelle e la curiosità di arrivare alla fine è pari alla voglia di non finirlo. Quello che sembrava il personaggio più cattivo e spietato alla fine si ama, mentre il più indifeso lo si comprende. Traspare la ricerca dei due autori, non c'è argomento che non sia stato studiato e parola soppesata ma anche se ci dovesse essere qualche inesattezza o imprecisione la si perdona, perchè questo è uno di quei libri che si vive fin sotto la pelle.

    ha scritto il 

  • 5

    Premetto che non sono un appassionato di noir/gialli e quindi ho acquistato il libro su consiglio di un amico. Ed è stata una vera sorpresa. Per due motivi: primo perchè non avrei mai immaginato mi ...continua

    Premetto che non sono un appassionato di noir/gialli e quindi ho acquistato il libro su consiglio di un amico. Ed è stata una vera sorpresa. Per due motivi: primo perchè non avrei mai immaginato mi coinvolgesse così tanto; in secondo luogo perché ho scoperto che gli autori sono alla loro opera prima pubblicata e, nonostante questo, dimostrano di saper padroneggiare la tecnica della narrazione e della scrittura. Davvero un libro da gustare.

    ha scritto il 

  • 4

    Letto praticamente in poco più di tre ore e mi è piaciuto. Uno stile narrativo asciutto e incalzante. In genere troppi cambi temporali non li apprezzo, invece in questo romanzo sono stati scritti ...continua

    Letto praticamente in poco più di tre ore e mi è piaciuto. Uno stile narrativo asciutto e incalzante. In genere troppi cambi temporali non li apprezzo, invece in questo romanzo sono stati scritti molto molto bene, tenendomi incollata al libro. Ho trovato piuttosto inquietante l'inserire in un noir questo particolare tocco di "paranormale" che l'ha reso anche horror. Ringrazio un amico anobiano avermi consigliato questo romanzo e soprattutto per la segnalazione che sarebbe stato presentato proprio a Varese.

    ha scritto il 

  • 4

    In una provincia surreale, agghiacciante, contaminata eppure refrattaria alle contaminazioni, dove diverse etnie, diversi credo convivono a si uniscono in sospensione, riuscendo a trovare punti ...continua

    In una provincia surreale, agghiacciante, contaminata eppure refrattaria alle contaminazioni, dove diverse etnie, diversi credo convivono a si uniscono in sospensione, riuscendo a trovare punti d’incontro e di vero amalgama solo nella violenza; in un contesto dove celarsi è la norma, dove la normalità si fa legge, guardare diventa pericoloso, anzi infettante. Guardare è elemento fuori luogo, estraniante e porta a malattie capaci di stravolgere realtà scontate, riportandone alla luce inquietudini latenti. Dietro il noir con intercessioni al pulp, dietro la storia avvincente e originale, dal taglio cinematografico, forse allora si nasconde la critica a tutto un modo d’organizzarsi di una società pronta ad avventarsi sulle proprie vittime: l’avvoltoio sempre in cerca di carcasse umane abituato a esacerbare anziché curare i suoi mali, quelle anomalie che da un lato condanna (e nasconde) e dall’altro è pronta a sfruttare.

    ha scritto il