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Quando imparai ad addomesticare i ragni

Di

Editore: Salani

3.9
(29)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 86 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8884512395 | Isbn-13: 9788884512390 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Peroni Alessandro

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Descrizione del libro
"Guastafeste". Così i ragazzi chiamano Rainer. Perché lui è in qualche modo diverso da loro, e ha una famiglia strana. Eppure, nel momento della paura, quando nel buio è in agguato il pericoloso gatto-delle-cantine, o quando sul soffitto compare un ragno enorme, Rainer è sempre presente. E trova sempre una soluzione: ascolta, scaccia il gatto-delle-cantine, ed è perfino capace di addomesticare i ragni. Eppure tutti gli altri lo detestano. Solo una bambina, l'io narrante della storia, cerca di avvicinarglisi, ma è difficile essere sua amica. Età di lettura: da 8 anni.
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  • 5

    WM4 su Quando imparai...

    Peccato per la "d" eufonica di meno, in conto a Salani, ma questo breve romanzo di Jutta Richter è un gioiello da tutti i punti di vista e vorrei parlarne anche se è uscito l'anno scorso. Una premessa: un ignorante che pensasse alla letteratura per ragazzi come a una letteratura di serie B non av ...continua

    Peccato per la "d" eufonica di meno, in conto a Salani, ma questo breve romanzo di Jutta Richter è un gioiello da tutti i punti di vista e vorrei parlarne anche se è uscito l'anno scorso. Una premessa: un ignorante che pensasse alla letteratura per ragazzi come a una letteratura di serie B non avrebbe niente da invidiare a chi considera Ellroy uno scribacchino. Non devo spiegarlo io questo, per fortuna, ma mi andava di dirlo, perché Quando imparai a addomesticare i ragni può trarre in inganno. All'apparenza è una storia molto semplice: racconta un breve momento nella vita di una bambina e di una banda di cortile, di quelle che oggi nelle città europee è più difficile trovare, perché i bambini sono chiusi in casa, hanno la playstation e il videoregistratore e dei genitori paranoici esauriti, e là fuori ci sono le automobili, i pedofili, i satanisti, la jihad islamica e tutti i vari cetera. In realtà l'autrice ci racconta, dal punto di vista di una ragazzina di otto anni, una storia di violenza psicologica esemplare. Violenza infantile, ovvio, ma che allude già a quanto di “infantile” ci sarà e c'è nel mondo degli adulti. Di quanto di pessimo possiamo trascinarci dietro culturalmente, da una generazione all'altra, di genitore in figlio. I bambini non sono soltanto vittime dei grandi, ma anche pavidi complici dei medesimi nel perpetuare l'esclusione, il pregiudizio, l'istinto di branco. I bambini sono maestri del ricatto, della meschinità e della paraculaggine. I bambini sono già degli abili politici, e volenterosi giudici, almeno quanto sono fenomenali e disarmanti nell'immediatezza e genuinità delle proprie sensazioni. Qui non c'è traccia dell'infanzia vittimizzata di Io non ho paura, dell'infanzia alleata contro l'adultità corrotta, qui le alleanze e le amicizie non reggono all'impatto e i bambini ricordano piuttosto quelli di Goldsmith, ma in una salsa piccolo-borghese e urbana, molto più soft, blanda, banalmente maligna. Questa storia semplice non ha un lieto fine. E giuro che ci si rimane davvero di merda, un po' tramortiti, perché per tutta la vicenda ci si aspetta dell'altro. Non è una storia edificante, e quindi non è nemmeno un romanzo morale, ovvero forse lo è proprio per questo. E' un romanzo sull'amicizia e su come si emarginano i "mangiacaccole"; su come vede il mondo un bambino e sul potere del senso d'appartenenza; su quanto un adulto può essere stronzo e su quanto si può esserlo già prima di crescere.
    E poi è un romanzo su come si addomesticano i ragni. Che non è poco.
    http://www.wumingfoundation.com/italiano/Giap/nandropausa6.html#richter

    ha scritto il 

  • 4

    Il bello di questo libro è che lo si può leggere anche da adulti, e per poco si può tornare ad essere bambini. Durante la lettura mi sono ritrovata immersa nel mondo di una bambina come tante, che ha le sue antipatie e simpatie, che ha paura delle ombre e conserva piume e sassolini in una scatola ...continua

    Il bello di questo libro è che lo si può leggere anche da adulti, e per poco si può tornare ad essere bambini. Durante la lettura mi sono ritrovata immersa nel mondo di una bambina come tante, che ha le sue antipatie e simpatie, che ha paura delle ombre e conserva piume e sassolini in una scatola come tesori e impara ad addomesticare i ragni sul soffitto della sua stanza. Torni ad essere piccolo e invisibile ed è impossibile non adirarsi contro questi adulti che non sanno, che non capiscono, che non vogliono capire. Freddi, maligni, malòiziosi, hanno perso la capacità di immaginare e risultano piatti, grigi.

    Spero di aver imparato qualcosa da questo libro e che mi aiuterà in futuro adessere una madre più aperta, migliore.

    ha scritto il