Hooray! You have added the first book to your bookshelf. Check it out now!
[−]
  • Search Digit-count Valid ISBN Invalid ISBN Valid Barcode Invalid Barcode

Quando la mafia non esiste

Malaffare e affari della mala in Basilicata

By Marcello Cozzi

(17)

| Others | 9788876706653

Like Quando la mafia non esiste?
Join aNobii to see if your friends read it, and discover similar books!

Sign up for free

2 Reviews

Login or Sign Up to write a review
  • L'isola (felice) che non c'è

    Quant’è lontano il principio della storia della mafia lucana? Quanto profondo l’epicentro di quel sisma che sta affondando, e per nulla lentamente, il ricordo dell’isola felice, lasciando emergere, al suo posto, una terra inquietante e violenta? Dove inizia il dolore? Quale il fenomeno scatenante? Q ... (continue)

    Quant’è lontano il principio della storia della mafia lucana? Quanto profondo l’epicentro di quel sisma che sta affondando, e per nulla lentamente, il ricordo dell’isola felice, lasciando emergere, al suo posto, una terra inquietante e violenta? Dove inizia il dolore? Quale il fenomeno scatenante? Quale la catena di anelli di sangue? Cronodefinire la criminalità organizzata significa porsi domande. Costruire vicende, intrecciare personaggi, scandagliare vite come strade di morte, infamia e dolore. Don Marcello Cozzi, presidente di Libera Basilicata, scrivendo, tempo fa, “Quando la mafia non esiste” (ristampato poi l’anno scorso) ha scelto proprio la narrazione. Lunga, triste, violenta. Ma, in fondo, Pierpaolo Pasolini, a suo modo, non perseguiva lo stesso fine?

    Il libro di don Cozzi racconta, dunque. E’ una testimonianza corposa e documentata di una vicenda negata, addirittura scansata. In Basilicata, d’altra parte, parlare di mafia è emblema di allarmismo. Lo dice Cozzi. E lo scrive. A pagina 19, immediatamente: “Tutti hanno cercato di non parlarne esplicitamente, si è preferito usare piuttosto altri termini: mafia è considerata una parola troppo grossa per queste coordinate geografiche, un’esagerazione”. Almeno fino al 1997. Sono le 20.30 quando, un 29 aprile di pioggia, a Potenza, nel popoloso quartiere di Parco Aurora, vengono freddati Pinuccio Gianfredi e Patrizia Santarsiero. Due persone silenziose e cortesi. I vicini li considerano ‘normali’. Con la sola eccezione che l’uomo, Gianfredi, è uno dei massimi esponenti del clan Quaratino-Martorano, operativo già negli anni Ottanta. Anzi, ha legami indiscutibili con Calabria e Sicilia. Fissa patti, controlla affari, stringe accordi. Uno che vende l’acido ai fratelli Graviano, braccia armate di Totò Riina, per lo scioglimento dei cadaveri. Non è, questo di Gianfredi, il primo omicidio. Non è il più grosso. Ma è quello della svolta. Cozzi ci apre il libro, addirittura.

    Da questo episodio in poi, il sacerdote potentino, dà il la ad uno spartito di verità suonato dall’orchestra sinfonica del Gruppo Abele, editore coraggioso in momenti letterari di moccianesimo e consumo. Uno spartito che, temporalmente, parte dall’overture 1928, anno in cui il prefetto Mori, per debellare il fenomeno mafia dalle montagne siciliane, pensò di spedire padrini e picciotti in Lucania. 28, per la precisione. Gente scafata e potente in un territorio fragile quanto vergine. I boss presero contatto con i piccoli delinquentelli locali, li avvicinarono a sé. Gettarono le basi della proliferazione successiva. La mafia si radicò e sopravvisse senza contrasti, favorita dallo sguardo strabico della giustizia, aiutata dal silenzio delle valli della Basilicata e dall’aiuto dei vicini. Potenti, potentissimi. Nacque un enorme mercato della droga, il mattone si tradusse da esigenza sociale in affare, i rifiuti e il petrolio furono la grande occasione d’arricchimento, la corruzione la pratica obbligata per consegirlo. Gli anni Settanta come base, gli Ottanta come consolidamento, i Novanta come esplosione. Ma anche di fronte all’evidenza, tutti facevano finta di non capire. Nel 1990, Gennaro Gelormini pontificò, inascoltato che “la Basilicata non è più terra che possa rimanere coperta da una considerazione fallace di quiete”.

    Campania, Puglia e Calabria, come falchi, puntavano e puntano alla Basilicata. Terra di passaggio e di approdo. Autostrada, ma anche base operativa. Don Marcello non gioca a rimpiattino. Gli eventi che racconta sono illuminati dal fulgore dell’evidenza. Nelle sue parole, nelle sue storie, nelle vicende giudiziarie, si destruttura, man mano, la credenza della verginità imenea della Lucania. Non è sua volontà, d’altronde, inneggiare alla natura lucana. Una donna che gioca a fare la bimba, ma che conosce bene i suoi vizi. Anzi, essa stessa, a tratti, è puttana impunita. Perché accanto alle emanazioni esterne, ci sono stati tentativi di dar vita a mafie locali, tutte legate al territorio, capaci di trattare da pari a pari con ‘le altre’. Il sogno di una grande casa comune della mala, che unisse il Vulture e la Val d’Agri, si chiamava progetto Basilischi. Un proposito utopico, ai limiti del mistico, strapieno di rituali e giuramenti, leghista nel rito dell’affiliazione nel nome del Pollino e del Sinni. Superstiziosa ma non credulona. Tradizionalista ma non fino al punto d’abboccare al malvezzo di rimanere indietro con i tempi.

    Una mafia ancorata alla politica e da essa coperta e foraggiata. Il saggio di Cozzi è anche un manifesto politico. Un’ode alla legalità contro la connivenza, un urlo di giustizia in opposizione ai sistemi consolidato di favoritismi e mazzette. Una stoccata al silenzioso mondo della massoneria, quello che ha ucciso due, tre, quattro volte Elisa Claps (di cui ha officiato le esequie, quest’anno), una randellata all’usura. Insomma, una guerra di carta che vale la pena di essere combattuta.

    Don Marcello Cozzi, “Quando la mafia non esiste. Malaffari e affari della mala in Basilicata”, Edizioni Gruppo Abele 2009
    Giudizio: 4 / 5 – Testimone di giustizia

    Is this helpful?

    Macondo libri said on Dec 20, 2011 | Add your feedback

  • Io so tutti questi nomi e so tutti i fatti (attentati alle istituzioni e stragi) di cui si sono resi colpevoli.
    Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi.
    Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, ... (continue)

    Io so tutti questi nomi e so tutti i fatti (attentati alle istituzioni e stragi) di cui si sono resi colpevoli.
    Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi.
    Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l’arbitrarietà, la follia e il mistero.
    Credo che sia difficile che il progetto di romanzo sia sbagliato,
    che non abbia cioè attinenza con la realtà,
    e che i suoi riferimenti a fatti e persone reali siano inesatti.

    Inizia con un estratto del famoso articolo di Pier Paolo Pasolini del 14 novembre 1974, il libro inchiesta di Marcello Cozzi. Come Pasolini, anche Cozzi ha voglia di giustizia, di urlare quanto accade e rendere giustizia. E prova a farlo con un libro che parla della Basilicata isola felice, o meglio, di quel che ne è rimasto. Un tempo, forse, terra felice perchè diversa dalle altre vicine, inquinate dalla malavita come Puglia, Campania e Calabria.
    Un mondo che poteva e doveva essere felice, crescere e diventare modello per tutti. Ma l'isola felice è rimasta soltanto nelle parole. La Basilicata è diventata isola grigia, terra dove tutto accade sotto una luce cupa, senza che nessuno possa fare niente. Marcello Cozzi, prete impegnato in questa denuncia, ha raccontato nelle pagine di questo libro fatti e storie vere, raccolte nel corso degli anni. Ed ha cercato di trovare un filo che unisse tutto, di accendere la luce lì dove il buio regna da anni. Nel libro ci sono tutti i documenti riguardanti le inchieste più importanti che hanno attraversato la nostra terra. A muovere tutto sono gli affari, tanti, come quelli elencati nel libro. Affari che hanno attraversato ed attraversano tutta la Basilicata. Nelle oltre 450 pagine troviamo le storie di tutte le vite spezzate, dei fatti che ci sono accaduti attorno senza che ce ne rendessimo conto. Ogni storia è ricca di particolari, ci sono i nomi delle persone, le intercettazioni della magistratura, gli atti processuali, ma mai alcun giudizio da parte dell'autore. Si limita a raccogliere e spiegare gli avvenimenti da cui partire per capire l'omicidio di Giuseppe Gianfredi e Patrizia Santarsiero, la scomparsa di Elisa Claps, chi sono i potenti e i potentati della nostra Regione, i personaggi coinvolti nelle inchieste, che parlano al telefono di soldi, appalti e malavita.
    A tutto questo si accompagna la malavita vera, la Camorra, la Ndrangheta, la Sacra Corona Unita, i Basilischi. Gente che ha trovato nel nostro territorio rifugio e protezione, che ha commesso omicidi in serie e saccheggiato questa terra inquinandola con i rifiuti tossici.
    A Melfi, in particolare, gli anni bui sono quelli dell'insediamento Fiat. Vengono stanziati lavori per 4.671 miliardi di lire, una cifra impressionante che fa gola a tutti. E proprio in quegli anni che in quella zona si registra un'impennata malavitosa senza precedenti. L'annuncio dell'arrivo della Fiat è del novembre 1990 e poco dopo, nel novembre 1991 il GIP del tribunale di Melfi emette 22 provvedimenti restrittivi a carico di componenti di clan malavitosi della zona. Il procuratore Armando Cono Lancuba chiede il rinvio a giudizio per 58 persone con l'accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso, ma, in realtà nessun angolo di questa terra è rimasto immune dall'invasione .
    Nei rapporti della Commissione antimafia, si legge di “una terra "stretta" fra province inquinate dalla delinquenza organizzata, ancora legate a proprie peculiarità culturali, ma con un forte rischio di omologazione alla malavita pugliese per effetto delle strategie di organizzazioni mafiose che cercano spazi nuovi. La Basilicata è contagiata dalla camorra, dalla 'ndrangheta e dalla delinquenza organizzata pugliese”. Queste sono parole dei primi anni '90, cui ha fatto seguito la Cassazione con la sentenza definitiva del processo Penelope in cui è stata confermata la condanna per associazione a delinquere di stampo mafioso per sette imputati lucani.
    Nel 2007 Vaccaro, Presidente della Corte d'appello di Potenza ha dichiarato, in riferimento a questa idea della Basilicata come isola felice, che”essa continua a persistere ancora oggi, sebbene un esame, nemmeno tanto approfondito degli accadimenti, consacra questa vecchia visione delle cose a livello di una proiezione, una tendenza alla rassicurazione tanto distante dalla realtà da poter indurre il sospetto di essere interessata, un vero e proprio alibi ai ritardi, alle inefficienza e alle inattività”.
    Il libro apre un orizzonte visivo nuovo su questa terra, facendo prendere coscienza al lettore, lucano o no, di ciò che effettivamente è la Basilicata. Una terra distante, quasi dimenticata e proprio per questo comoda per chi ha qualcosa da nascondere.
    Marcello Cozzi chiude il libro con le parole di Papa Paolo IV: La più grande vittoria per il diavolo è far credere che non esiste. Questo libro è un modo, molto utile, di portare alla luce questo diavolo ed ucciderlo una volta per tutte.

    Is this helpful?

    Giuseppe Lavalle said on Apr 9, 2011 | Add your feedback

Book Details

  • Rating:
    (17)
    • 5 stars
    • 4 stars
    • 3 stars
    • 2 stars
    • 1 star
  • Libri Italiani
  • Others
  • Edition: 1ª ed.
  • ISBN-10: 8876706658
  • ISBN-13: 9788876706653
  • Publisher: EGA-Edizioni Gruppo Abele
  • Pub date: Jan 01, 2008
Improve data of this book

Groups with this in collection

Prices Change currency & sellers

ISBN Edition List Sale Seller
9788876706653 Others €14.00 €14.00 IBS.IT
Other editions
+ 1 copy tradable: →
Added to Shelf Added to Wish List

Inline Translation Mode

Left click to navigate, right click to translate.

inline translation guide

or close

Inline translation is not ready for this page yet.

Inline translation mode.

Share this page with your friends.

The viewport has not loaded.