Quando la mafia non esiste
Malaffare e affari della mala in Basilicata




(17)
Like Quando la mafia non esiste?
Join aNobii to see if your friends read it, and discover similar books!
2 Reviews
-
Macondo libri said on Dec 20, 2011 | Add your feedback
-
Io so tutti questi nomi e so tutti i fatti (attentati alle istituzioni e stragi) di cui si sono resi colpevoli.
Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi.
Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, ... (continue)Giuseppe Lavalle said on Apr 9, 2011 | Add your feedback
Book Details
-
Rating:




(17)
- Libri Italiani
- Others
- Edition: 1ª ed.
- ISBN-10: 8876706658
- ISBN-13: 9788876706653
- Publisher: EGA-Edizioni Gruppo Abele
- Pub date: Jan 01, 2008
Groups with this in collection
Prices Change currency & sellers
| ISBN | Edition | List | Sale | Seller |
|---|---|---|---|---|
| 9788876706653 | Others | €14.00 | €14.00 | IBS.IT |
| Other editions → | ||||
| + 1 copy tradable: → | ||||
L'isola (felice) che non c'è
Quant’è lontano il principio della storia della mafia lucana? Quanto profondo l’epicentro di quel sisma che sta affondando, e per nulla lentamente, il ricordo dell’isola felice, lasciando emergere, al suo posto, una terra inquietante e violenta? Dove inizia il dolore? Quale il fenomeno scatenante? Q ... (continue)
Quant’è lontano il principio della storia della mafia lucana? Quanto profondo l’epicentro di quel sisma che sta affondando, e per nulla lentamente, il ricordo dell’isola felice, lasciando emergere, al suo posto, una terra inquietante e violenta? Dove inizia il dolore? Quale il fenomeno scatenante? Quale la catena di anelli di sangue? Cronodefinire la criminalità organizzata significa porsi domande. Costruire vicende, intrecciare personaggi, scandagliare vite come strade di morte, infamia e dolore. Don Marcello Cozzi, presidente di Libera Basilicata, scrivendo, tempo fa, “Quando la mafia non esiste” (ristampato poi l’anno scorso) ha scelto proprio la narrazione. Lunga, triste, violenta. Ma, in fondo, Pierpaolo Pasolini, a suo modo, non perseguiva lo stesso fine?
Il libro di don Cozzi racconta, dunque. E’ una testimonianza corposa e documentata di una vicenda negata, addirittura scansata. In Basilicata, d’altra parte, parlare di mafia è emblema di allarmismo. Lo dice Cozzi. E lo scrive. A pagina 19, immediatamente: “Tutti hanno cercato di non parlarne esplicitamente, si è preferito usare piuttosto altri termini: mafia è considerata una parola troppo grossa per queste coordinate geografiche, un’esagerazione”. Almeno fino al 1997. Sono le 20.30 quando, un 29 aprile di pioggia, a Potenza, nel popoloso quartiere di Parco Aurora, vengono freddati Pinuccio Gianfredi e Patrizia Santarsiero. Due persone silenziose e cortesi. I vicini li considerano ‘normali’. Con la sola eccezione che l’uomo, Gianfredi, è uno dei massimi esponenti del clan Quaratino-Martorano, operativo già negli anni Ottanta. Anzi, ha legami indiscutibili con Calabria e Sicilia. Fissa patti, controlla affari, stringe accordi. Uno che vende l’acido ai fratelli Graviano, braccia armate di Totò Riina, per lo scioglimento dei cadaveri. Non è, questo di Gianfredi, il primo omicidio. Non è il più grosso. Ma è quello della svolta. Cozzi ci apre il libro, addirittura.
Da questo episodio in poi, il sacerdote potentino, dà il la ad uno spartito di verità suonato dall’orchestra sinfonica del Gruppo Abele, editore coraggioso in momenti letterari di moccianesimo e consumo. Uno spartito che, temporalmente, parte dall’overture 1928, anno in cui il prefetto Mori, per debellare il fenomeno mafia dalle montagne siciliane, pensò di spedire padrini e picciotti in Lucania. 28, per la precisione. Gente scafata e potente in un territorio fragile quanto vergine. I boss presero contatto con i piccoli delinquentelli locali, li avvicinarono a sé. Gettarono le basi della proliferazione successiva. La mafia si radicò e sopravvisse senza contrasti, favorita dallo sguardo strabico della giustizia, aiutata dal silenzio delle valli della Basilicata e dall’aiuto dei vicini. Potenti, potentissimi. Nacque un enorme mercato della droga, il mattone si tradusse da esigenza sociale in affare, i rifiuti e il petrolio furono la grande occasione d’arricchimento, la corruzione la pratica obbligata per consegirlo. Gli anni Settanta come base, gli Ottanta come consolidamento, i Novanta come esplosione. Ma anche di fronte all’evidenza, tutti facevano finta di non capire. Nel 1990, Gennaro Gelormini pontificò, inascoltato che “la Basilicata non è più terra che possa rimanere coperta da una considerazione fallace di quiete”.
Campania, Puglia e Calabria, come falchi, puntavano e puntano alla Basilicata. Terra di passaggio e di approdo. Autostrada, ma anche base operativa. Don Marcello non gioca a rimpiattino. Gli eventi che racconta sono illuminati dal fulgore dell’evidenza. Nelle sue parole, nelle sue storie, nelle vicende giudiziarie, si destruttura, man mano, la credenza della verginità imenea della Lucania. Non è sua volontà, d’altronde, inneggiare alla natura lucana. Una donna che gioca a fare la bimba, ma che conosce bene i suoi vizi. Anzi, essa stessa, a tratti, è puttana impunita. Perché accanto alle emanazioni esterne, ci sono stati tentativi di dar vita a mafie locali, tutte legate al territorio, capaci di trattare da pari a pari con ‘le altre’. Il sogno di una grande casa comune della mala, che unisse il Vulture e la Val d’Agri, si chiamava progetto Basilischi. Un proposito utopico, ai limiti del mistico, strapieno di rituali e giuramenti, leghista nel rito dell’affiliazione nel nome del Pollino e del Sinni. Superstiziosa ma non credulona. Tradizionalista ma non fino al punto d’abboccare al malvezzo di rimanere indietro con i tempi.
Una mafia ancorata alla politica e da essa coperta e foraggiata. Il saggio di Cozzi è anche un manifesto politico. Un’ode alla legalità contro la connivenza, un urlo di giustizia in opposizione ai sistemi consolidato di favoritismi e mazzette. Una stoccata al silenzioso mondo della massoneria, quello che ha ucciso due, tre, quattro volte Elisa Claps (di cui ha officiato le esequie, quest’anno), una randellata all’usura. Insomma, una guerra di carta che vale la pena di essere combattuta.
Don Marcello Cozzi, “Quando la mafia non esiste. Malaffari e affari della mala in Basilicata”, Edizioni Gruppo Abele 2009
Giudizio: 4 / 5 – Testimone di giustizia
Is this helpful?