Quando penso che Beethoven è morto mentre tanti cretini ancora vivono...

seguito da Kiki Van Beethoven

Di

Editore: e/o (Dal mondo)

3.5
(73)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 110 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8866320250 | Isbn-13: 9788866320258 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Alberto Bracci Testasecca

Disponibile anche come: eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Musica , Filosofia

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Descrizione del libro
Con CD audio.

Un giorno, durante una mostra di maschere, Beethoven rientra nella vita di Eric-Emmanuel Schmitt. Lo scrittore ricorda che un tempo, durante l'adolescenza, ne era appassionato. Perché Beethoven si è allontanato? Perché l'uomo di oggi non prova più quelle emozioni, quel romanticismo, quelle tempeste interiori, quella gioia? Chi è scomparso, Beethoven o noi? E chi è l'assassino? Al breve saggio fa seguito un racconto, "Kiki van Beethoven", la storia di una radiosa sessantenne che, grazie alla musica, riuscirà a cambiare la propria vita e quella delle sue tre amiche. Una favola sulla giovinezza perduta e sui segreti sepolti.
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    Schmitt è un appassionato della musica di Beethoven, di Mozart, di Bach. Parla di Schoenbreg, Berg, Webern, definendoli musicisti intellettuali, contrapponendoli ai primi, che sono, invece, i musicist ...continua

    Schmitt è un appassionato della musica di Beethoven, di Mozart, di Bach. Parla di Schoenbreg, Berg, Webern, definendoli musicisti intellettuali, contrapponendoli ai primi, che sono, invece, i musicisti della passione e delle emozioni. Interessante è il modo in cui Schmitt presenta l’esperienza della musica come esperienza di vita, che accompagna e sostiene nei momenti più delicati, topici e importanti. Ma non definerei, come nella recensione del libro, questo libro un saggio. Piuttosto il testo presenta un afflato poetico, un entusiasmo contagioso, un anelito coraggioso a vivere la vita senza perdersi d’animo, attraverso l’esempio del sofferente Beethoven, che diede ai posteri un’immagine di sé lontana dal perdente, pur avendo avuto una vita piena di difficoltà e drammi.
    Interessante quando Schmitt parla di un "nuovo Umanismo" attraverso ciò che ci ha lasciato Beethoven).
    Il testo teatrale allegato a questo saggio è tipico di Schmitt, riesce a rendere leggero il dramma umano, attraverso il prefigurarsi di un nuovo modo di essere umani.

    ha scritto il 

  • 5

    Il burbero compositore tedesco è stato per l'autore una figura centrale durante la sua adolescenza per poi cadere nel dimenticatoio. Questo incontro in età adulta produrrà una serie di riflessioni che ...continua

    Il burbero compositore tedesco è stato per l'autore una figura centrale durante la sua adolescenza per poi cadere nel dimenticatoio. Questo incontro in età adulta produrrà una serie di riflessioni che sono confluite tutte nel libro, Schmitt si domanda dove siano finite le emozioni profonde, i moti interiori, la gioia che la musica di Beethoven sapeva ispirargli: cosa è successo a quel ragazzo appassionato? Perché al suo posto vi è ora un uomo reso cinico dalle asperità della vita? Perché Beethoven non viene più ascoltato? Chi, coprendolo di indifferenza, lo ha praticamente ucciso? READ MORE HERE: http://afoxamongthebooks.blogspot.it/2015/10/quando-penso-che-beethoven-e-morto-mentre-tanti-cretini-ancora-vivono.html#more

    ha scritto il 

  • 4

    Non è una biografia. Non è nemmeno un trattato di analisi musicale. È un piccolo saggio, per tutti, scritto con quella semplicità che solo la conoscenza profonda e l’amore possono rendere.
    Eric, scopr ...continua

    Non è una biografia. Non è nemmeno un trattato di analisi musicale. È un piccolo saggio, per tutti, scritto con quella semplicità che solo la conoscenza profonda e l’amore possono rendere.
    Eric, scopre Beethoven a 15 anni, un’età difficile, l’età in cui si intrecciano debolezze e conflitti, paure e scoperte. Lo accompagna per 5 anni, per tutta la durata di quel periodo travagliato che è l’adolescenza. Poi si lasciano. E Beethoven diventa un nome, uno fra tanti. Fino a quando Eric si reca a Copenaghen per la promozione di una sua pièce. L’incontro avviene, al Ny Carlsberg Glyptotek, dove è in corso la mostra “Le maschere dall’antichità greca a Picasso”. Un’intera sala è dedicata a colui che ha sbalordito la civiltà occidentale. Lui, Ludwig! Busti, effigi. Una nuova esplosione violenta e vigorosa di emozioni, e il ricordo di quelle ore di intimità in cui Beethoven innalzava tanto la sua anima da dargli la forza di affrontare il mondo e la capacità di polverizzare l’ottusità e la mediocrità umane.
    Poche ore dopo, Eric, inizia a scrivere sul taccuino da viaggio una storia intitolata “Kiki van Beethoven” destinata al teatro (che si trova nella seconda parte del libro).
    Eric-Emmanuel Schmitt suggerisce l’ascolto di alcune pagine beethoveniane mentre si srotolano, insieme alle note, riflessioni musicali e umane. Come umana è quella gelosia che alza la tensione quando Mozart fa capolino, con la sua grazia miracolosa, la sua bellezza sconcertante. Ma…
    “Mozart ode. Beethoven fabbrica.
    In entrambi il mestiere è solido, superiore, rigoroso, virtuoso. In entrambi trionfa l’arte.
    Tuttavia laddove Mozart nasconde il gesto, Beethoven lo mette in primo piano. Mozart ci propone il prodotto della mente, Beethoven la mente che produce.
    Beethoven cerca. Mozart ha trovato.
    Beethoven rimane presente nella sua opera. Mozart se ne va.
    Beethoven ci lascia con la sua musica. Mozart con la musica.
    Nella creazione Beethoven si comporta da uomo, Mozart da dio. Il primo si mette in mostra, l’altro in disparte. Uomo immanente, dio nascosto.
    È per questo che, innalzando Mozart alle stelle, ci sentiamo più vicini a Beethoven. Uno è divino, l’altro umano”
    .

    Beethoven prende per mano, guida, fortifica. Insegna il coraggio al fragile adolescente che ne trarrà giovamento poi, in età matura, quando affronterà i travagli personali e affronterà le asperità di quel mondo che inizia là, dove finisce lo zerbino.
    Beethoven insegna a non abdicare, a proseguire, ad affrontare gli ostacoli con ardimento e ottimismo. Sebbene il padre, tenore fallito e alcolizzato, gli imponga lo studio del clavicembalo a suon di botte, umiliazioni e insulti, Ludwig amerà la musica. A 26 anni viene colpito da sordità. Ludwig, dalla terza sinfonia in poi comporrà le sue opere privo di udito. Con i pochi veri amici dialogherà utilizzando il suo taccuino (suggerisco la lettura, a tal proposito, di Luigi Magnani: Quaderni di conversazione di Beethoven).

    ”Beethoven non guarda in alto, guarda l’uomo e lo trova alto. Nessun Gloria o Magnificat o Laudate per lui. A differenza di Bach e Mozart, non ringrazia il Creatore né lo implora. Sa che Dio abita lontano, e se la cava senza di lui.

    La sordità gli impedisce ogni legame, lo condanna all’isolamento, ma peggio ancora gli toglie la possibilità di ascoltare l’esplosione di suoni che riempie i teatri. Sentirà la musica in solitudine, con la mente e con il cuore. Nonostante ciò, al crepuscolo della vita scriverà un Inno alla gioia.

    Ci sono intime e misteriose forze che trasformano l’uomo in eroe. Malgrado tutto.
    Ludwig van Beethoven lo è. Eroe oltreché uomo.

    ha scritto il 

  • 5

    "La poesia viene considerata la musica della letteratura perché non cerca l'univocità, ma incita, suggerisce."

    da KIKI VAN BEETHOVEN
    "Avrei un senso della famiglia se la mia famiglia avesse un senso." ...continua

    "La poesia viene considerata la musica della letteratura perché non cerca l'univocità, ma incita, suggerisce."

    da KIKI VAN BEETHOVEN
    "Avrei un senso della famiglia se la mia famiglia avesse un senso."

    ha scritto il 

  • 3

    Il libro è diviso in due parti: la prima parte è una sorta di autobiografia musicale dell'autore che in modo più o meno prevedibile, ritorna al Beethoven della sua gioventù. I commenti musicali dei d ...continua

    Il libro è diviso in due parti: la prima parte è una sorta di autobiografia musicale dell'autore che in modo più o meno prevedibile, ritorna al Beethoven della sua gioventù. I commenti musicali dei diversi pezzi citati, sono nel complesso banali. La seconda parte è invece un divertente racconto dove l'anziana protagonista chiede di poter cambiare il suo cognome in Beethoven ( da cui Kiki van Beethoven, titolo del pezzo e nome da scrivere sulla tomba), il che la dice tutta sulla sua adorazione del grande Sordo.

    ha scritto il 

  • 3

    Mi è piaciuto.
    Mi ha sorpreso. L'ho trovato condivisibile, specialmente nell'invito all'impegno individuale per cambiare il mondo.
    Come sempre molto scorrevole. Qusta volta anche più ricco di contenut ...continua

    Mi è piaciuto.
    Mi ha sorpreso. L'ho trovato condivisibile, specialmente nell'invito all'impegno individuale per cambiare il mondo.
    Come sempre molto scorrevole. Qusta volta anche più ricco di contenuti, tiene per tutte le (solite) 100 pagine.
    Non tutte all'altezza le tracce del CD allegato (qui non necessario come nel precedente su Mozart).

    ha scritto il 

  • 3

    Beethoven mi fa credere nell’uomo e nella sua capacità di dominare la materia.
    Eric-Emmanuel Schmitt, scrittore e drammaturgo lyonese le cui opere sono molto rappresentate in Italia, ha trovato un fil ...continua

    Beethoven mi fa credere nell’uomo e nella sua capacità di dominare la materia.
    Eric-Emmanuel Schmitt, scrittore e drammaturgo lyonese le cui opere sono molto rappresentate in Italia, ha trovato un filone pressoché inesauribile, a metà strada tra l’autobiografia e la divulgazione musicale dei classici. Dopo “La mia vita con Mozart” e questo titolo su Beethoven, si prepara infatti a sfornarne altri due, sempre corredati da cd con ottime registrazioni.
    Questo elegante volumetto edito da e/o nella collana ‘Dal mondo’ è suddiviso in due parti. La prima è un saggio di Schmitt sul suo rapporto con Beethoven, amato da giovane, poi accantonato e infine riscoperto in età matura. Interessante è il paragone con Mozart.
    Mozart ode. Beethoven fabbrica.(…) Beethoven cerca, Mozart ha trovato.
    Considerazioni che, accompagnate dall’ascolto dell’Ouverture del ‘Coriolano’ o del finale del secondo atto del ‘Fidelio’, divengono ancora più significative ed esplicite.
    Beethoven non guarda in alto, guarda l’uomo e lo trova alto. Nessun ‘Gloria’ o ‘Magnificat’ o ‘Laudate’ per lui. A differenza di Mozart non ringrazia il Creatore né lo implora.
    Il rapporto di Schmitt con il Grande Sordo è raccontato attraverso vari aneddoti, in genere legati a concerti a cui ha assistito o a mostre visitate. Penso che un esercizio di questo genere, una ricostruzione di ascolti passati e una bella riflessione sul proprio rapporto con un autore sia utile per chiunque ami la musica.
    Alla fine del breve saggio Schmitt conclude “forse Beethoven non è morto. E dubito che i cretini vivano…”
    La seconda parte è un racconto su Kiki, un’anziana ospite di un’elegante casa di riposo parigina, sarcastica osservatrice delle debolezze delle coetanee: “Ha la pelle talmente tirata che sorride in continuazione, anche quando si dà una martellata sul dito”. La sua vita cambia quando acquista da un antiquario una maschera di Ludwig van. Da allora si appropria della sua musica e riesce a trasmetterne la passione sia alle amiche sia ai giovanotti del quartiere dediti all’hip-hop.
    Tra la seduzione dell’abisso e il godimento del respiro, Beethoven ha scelto: preferisce il fervore.
    Quanto al titolo di questo libro, beh….potrebbe essere utilizzato in molti campi!

    ha scritto il