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Quando penso che Beethoven è morto mentre tanti cretini ancora vivono...

By Eric-Emmanuel Schmitt

(103)

| Paperback | 9788866320258

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Book Description

Con CD audio.

Un giorno, durante una mostra di maschere, Beethoven rientra nella vita di Eric-Emmanuel Schmitt. Lo scrittore ricorda che un tempo, durante l'adolescenza, ne era appassionato. Perché Beethoven si è allontanato? Perché l'uomo di oggi n Continue

Con CD audio.

Un giorno, durante una mostra di maschere, Beethoven rientra nella vita di Eric-Emmanuel Schmitt. Lo scrittore ricorda che un tempo, durante l'adolescenza, ne era appassionato. Perché Beethoven si è allontanato? Perché l'uomo di oggi non prova più quelle emozioni, quel romanticismo, quelle tempeste interiori, quella gioia? Chi è scomparso, Beethoven o noi? E chi è l'assassino? Al breve saggio fa seguito un racconto, "Kiki van Beethoven", la storia di una radiosa sessantenne che, grazie alla musica, riuscirà a cambiare la propria vita e quella delle sue tre amiche. Una favola sulla giovinezza perduta e sui segreti sepolti.

12 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    Non è una biografia. Non è nemmeno un trattato di analisi musicale. È un piccolo saggio, per tutti, scritto con quella semplicità che solo la conoscenza profonda e l’amore possono rendere.
    Eric, scopre Beethoven a 15 anni, un’età difficile, l’età in ...(continue)

    Non è una biografia. Non è nemmeno un trattato di analisi musicale. È un piccolo saggio, per tutti, scritto con quella semplicità che solo la conoscenza profonda e l’amore possono rendere.
    Eric, scopre Beethoven a 15 anni, un’età difficile, l’età in cui si intrecciano debolezze e conflitti, paure e scoperte. Lo accompagna per 5 anni, per tutta la durata di quel periodo travagliato che è l’adolescenza. Poi si lasciano. E Beethoven diventa un nome, uno fra tanti. Fino a quando Eric si reca a Copenaghen per la promozione di una sua pièce. L’incontro avviene, al Ny Carlsberg Glyptotek, dove è in corso la mostra “Le maschere dall’antichità greca a Picasso”. Un’intera sala è dedicata a colui che ha sbalordito la civiltà occidentale. Lui, Ludwig! Busti, effigi. Una nuova esplosione violenta e vigorosa di emozioni, e il ricordo di quelle ore di intimità in cui Beethoven innalzava tanto la sua anima da dargli la forza di affrontare il mondo e la capacità di polverizzare l’ottusità e la mediocrità umane.
    Poche ore dopo, Eric, inizia a scrivere sul taccuino da viaggio una storia intitolata “Kiki van Beethoven” destinata al teatro (che si trova nella seconda parte del libro).
    Eric-Emmanuel Schmitt suggerisce l’ascolto di alcune pagine beethoveniane mentre si srotolano, insieme alle note, riflessioni musicali e umane. Come umana è quella gelosia che alza la tensione quando Mozart fa capolino, con la sua grazia miracolosa, la sua bellezza sconcertante. Ma…
    “Mozart ode. Beethoven fabbrica.
    In entrambi il mestiere è solido, superiore, rigoroso, virtuoso. In entrambi trionfa l’arte.
    Tuttavia laddove Mozart nasconde il gesto, Beethoven lo mette in primo piano. Mozart ci propone il prodotto della mente, Beethoven la mente che produce.
    Beethoven cerca. Mozart ha trovato.
    Beethoven rimane presente nella sua opera. Mozart se ne va.
    Beethoven ci lascia con la sua musica. Mozart con la musica.
    Nella creazione Beethoven si comporta da uomo, Mozart da dio. Il primo si mette in mostra, l’altro in disparte. Uomo immanente, dio nascosto.
    È per questo che, innalzando Mozart alle stelle, ci sentiamo più vicini a Beethoven. Uno è divino, l’altro umano”
    .

    Beethoven prende per mano, guida, fortifica. Insegna il coraggio al fragile adolescente che ne trarrà giovamento poi, in età matura, quando affronterà i travagli personali e affronterà le asperità di quel mondo che inizia là, dove finisce lo zerbino.
    Beethoven insegna a non abdicare, a proseguire, ad affrontare gli ostacoli con ardimento e ottimismo. Sebbene il padre, tenore fallito e alcolizzato, gli imponga lo studio del clavicembalo a suon di botte, umiliazioni e insulti, Ludwig amerà la musica. A 26 anni viene colpito da sordità. Ludwig, dalla terza sinfonia in poi comporrà le sue opere privo di udito. Con i pochi veri amici dialogherà utilizzando il suo taccuino (suggerisco la lettura, a tal proposito, di Luigi Magnani: Quaderni di conversazione di Beethoven).

    ”Beethoven non guarda in alto, guarda l’uomo e lo trova alto. Nessun Gloria o Magnificat o Laudate per lui. A differenza di Bach e Mozart, non ringrazia il Creatore né lo implora. Sa che Dio abita lontano, e se la cava senza di lui.

    La sordità gli impedisce ogni legame, lo condanna all’isolamento, ma peggio ancora gli toglie la possibilità di ascoltare l’esplosione di suoni che riempie i teatri. Sentirà la musica in solitudine, con la mente e con il cuore. Nonostante ciò, al crepuscolo della vita scriverà un Inno alla gioia.

    Ci sono intime e misteriose forze che trasformano l’uomo in eroe. Malgrado tutto.
    Ludwig van Beethoven lo è. Eroe oltreché uomo.

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    Cat said on Aug 1, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Scritto molto bene, e Kiki van Beethoven è un bel racconto..
    Ma è il titolo ad essere davvero insuperabile!!!!

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    MaRi said on Jul 31, 2012 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    "La poesia viene considerata la musica della letteratura perché non cerca l'univocità, ma incita, suggerisce."

    da KIKI VAN BEETHOVEN
    "Avrei un senso della famiglia se la mia famiglia avesse un senso."

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    Paolo Parigi said on Jun 24, 2012 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Il libro è diviso in due parti: la prima parte è una sorta di autobiografia musicale dell'autore che in modo più o meno prevedibile, ritorna al Beethoven della sua gioventù. I commenti musicali dei diversi pezzi citati, sono nel complesso banali. L ...(continue)

    Il libro è diviso in due parti: la prima parte è una sorta di autobiografia musicale dell'autore che in modo più o meno prevedibile, ritorna al Beethoven della sua gioventù. I commenti musicali dei diversi pezzi citati, sono nel complesso banali. La seconda parte è invece un divertente racconto dove l'anziana protagonista chiede di poter cambiare il suo cognome in Beethoven ( da cui Kiki van Beethoven, titolo del pezzo e nome da scrivere sulla tomba), il che la dice tutta sulla sua adorazione del grande Sordo.

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    Vra48 said on Apr 12, 2012 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Meriterebbe 1/2 stellina in più per il titolo

    La prima parte mi è piaciuta più della seconda e mi è venuta voglia di riascoltare Beethoven!

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    l'unza said on Mar 3, 2012 | 1 feedback

  • 2 people find this helpful

    Mi è piaciuto.
    Mi ha sorpreso. L'ho trovato condivisibile, specialmente nell'invito all'impegno individuale per cambiare il mondo.
    Come sempre molto scorrevole. Qusta volta anche più ricco di contenuti, tiene per tutte le (solite) 100 pagine.
    Non tut ...(continue)

    Mi è piaciuto.
    Mi ha sorpreso. L'ho trovato condivisibile, specialmente nell'invito all'impegno individuale per cambiare il mondo.
    Come sempre molto scorrevole. Qusta volta anche più ricco di contenuti, tiene per tutte le (solite) 100 pagine.
    Non tutte all'altezza le tracce del CD allegato (qui non necessario come nel precedente su Mozart).

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    cd61 said on Jan 29, 2012 | 1 feedback

Book Details

  • Rating:
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  • Paperback 113 Pages
  • ISBN-10: 8866320250
  • ISBN-13: 9788866320258
  • Publisher: e/o (Dal mondo)
  • Publish date: 2011-09-01
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