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Quando penso che Beethoven è morto mentre tanti cretini ancora vivono...

Di

Editore: e/o (Dal mondo)

3.6
(54)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 113 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8866320250 | Isbn-13: 9788866320258 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Alberto Bracci Testasecca

Genere: Biography , Fiction & Literature , Musica

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Descrizione del libro
Con CD audio. Un giorno, durante una mostra di maschere, Beethoven rientra nella vita di Eric-Emmanuel Schmitt. Lo scrittore ricorda che un tempo, durante l'adolescenza, ne era appassionato. Perché Beethoven si è allontanato? Perché l'uomo di oggi non prova più quelle emozioni, quel romanticismo, quelle tempeste interiori, quella gioia? Chi è scomparso, Beethoven o noi? E chi è l'assassino? Al breve saggio fa seguito un racconto, "Kiki van Beethoven", la storia di una radiosa sessantenne che, grazie alla musica, riuscirà a cambiare la propria vita e quella delle sue tre amiche. Una favola sulla giovinezza perduta e sui segreti sepolti.
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  • 4

    Non è una biografia. Non è nemmeno un trattato di analisi musicale. È un piccolo saggio, per tutti, scritto con quella semplicità che solo la conoscenza profonda e l’amore possono rendere.
    Eric, scopre Beethoven a 15 anni, un’età difficile, l’età in cui si intrecciano debolezze e conflitti, paur ...continua

    Non è una biografia. Non è nemmeno un trattato di analisi musicale. È un piccolo saggio, per tutti, scritto con quella semplicità che solo la conoscenza profonda e l’amore possono rendere. Eric, scopre Beethoven a 15 anni, un’età difficile, l’età in cui si intrecciano debolezze e conflitti, paure e scoperte. Lo accompagna per 5 anni, per tutta la durata di quel periodo travagliato che è l’adolescenza. Poi si lasciano. E Beethoven diventa un nome, uno fra tanti. Fino a quando Eric si reca a Copenaghen per la promozione di una sua pièce. L’incontro avviene, al Ny Carlsberg Glyptotek, dove è in corso la mostra “Le maschere dall’antichità greca a Picasso”. Un’intera sala è dedicata a colui che ha sbalordito la civiltà occidentale. Lui, Ludwig! Busti, effigi. Una nuova esplosione violenta e vigorosa di emozioni, e il ricordo di quelle ore di intimità in cui Beethoven innalzava tanto la sua anima da dargli la forza di affrontare il mondo e la capacità di polverizzare l’ottusità e la mediocrità umane. Poche ore dopo, Eric, inizia a scrivere sul taccuino da viaggio una storia intitolata “Kiki van Beethoven” destinata al teatro (che si trova nella seconda parte del libro). Eric-Emmanuel Schmitt suggerisce l’ascolto di alcune pagine beethoveniane mentre si srotolano, insieme alle note, riflessioni musicali e umane. Come umana è quella gelosia che alza la tensione quando Mozart fa capolino, con la sua grazia miracolosa, la sua bellezza sconcertante. Ma… “Mozart ode. Beethoven fabbrica. In entrambi il mestiere è solido, superiore, rigoroso, virtuoso. In entrambi trionfa l’arte. Tuttavia laddove Mozart nasconde il gesto, Beethoven lo mette in primo piano. Mozart ci propone il prodotto della mente, Beethoven la mente che produce. Beethoven cerca. Mozart ha trovato. Beethoven rimane presente nella sua opera. Mozart se ne va. Beethoven ci lascia con la sua musica. Mozart con la musica. Nella creazione Beethoven si comporta da uomo, Mozart da dio. Il primo si mette in mostra, l’altro in disparte. Uomo immanente, dio nascosto. È per questo che, innalzando Mozart alle stelle, ci sentiamo più vicini a Beethoven. Uno è divino, l’altro umano”.

    Beethoven prende per mano, guida, fortifica. Insegna il coraggio al fragile adolescente che ne trarrà giovamento poi, in età matura, quando affronterà i travagli personali e affronterà le asperità di quel mondo che inizia là, dove finisce lo zerbino. Beethoven insegna a non abdicare, a proseguire, ad affrontare gli ostacoli con ardimento e ottimismo. Sebbene il padre, tenore fallito e alcolizzato, gli imponga lo studio del clavicembalo a suon di botte, umiliazioni e insulti, Ludwig amerà la musica. A 26 anni viene colpito da sordità. Ludwig, dalla terza sinfonia in poi comporrà le sue opere privo di udito. Con i pochi veri amici dialogherà utilizzando il suo taccuino (suggerisco la lettura, a tal proposito, di Luigi Magnani: Quaderni di conversazione di Beethoven).

    ”Beethoven non guarda in alto, guarda l’uomo e lo trova alto. Nessun Gloria o Magnificat o Laudate per lui. A differenza di Bach e Mozart, non ringrazia il Creatore né lo implora. Sa che Dio abita lontano, e se la cava senza di lui.

    La sordità gli impedisce ogni legame, lo condanna all’isolamento, ma peggio ancora gli toglie la possibilità di ascoltare l’esplosione di suoni che riempie i teatri. Sentirà la musica in solitudine, con la mente e con il cuore. Nonostante ciò, al crepuscolo della vita scriverà un Inno alla gioia.

    Ci sono intime e misteriose forze che trasformano l’uomo in eroe. Malgrado tutto. Ludwig van Beethoven lo è. Eroe oltreché uomo.

    ha scritto il 

  • 5

    "La poesia viene considerata la musica della letteratura perché non cerca l'univocità, ma incita, suggerisce."

    da KIKI VAN BEETHOVEN "Avrei un senso della famiglia se la mia famiglia avesse un senso."

    ha scritto il 

  • 3

    Il libro è diviso in due parti: la prima parte è una sorta di autobiografia musicale dell'autore che in modo più o meno prevedibile, ritorna al Beethoven della sua gioventù. I commenti musicali dei diversi pezzi citati, sono nel complesso banali. La seconda parte è invece un divertente racconto ...continua

    Il libro è diviso in due parti: la prima parte è una sorta di autobiografia musicale dell'autore che in modo più o meno prevedibile, ritorna al Beethoven della sua gioventù. I commenti musicali dei diversi pezzi citati, sono nel complesso banali. La seconda parte è invece un divertente racconto dove l'anziana protagonista chiede di poter cambiare il suo cognome in Beethoven ( da cui Kiki van Beethoven, titolo del pezzo e nome da scrivere sulla tomba), il che la dice tutta sulla sua adorazione del grande Sordo.

    ha scritto il 

  • 3

    Mi è piaciuto.
    Mi ha sorpreso. L'ho trovato condivisibile, specialmente nell'invito all'impegno individuale per cambiare il mondo.
    Come sempre molto scorrevole. Qusta volta anche più ricco di contenuti, tiene per tutte le (solite) 100 pagine.
    Non tutte all'altezza le tracce del CD allegato (qui n ...continua

    Mi è piaciuto. Mi ha sorpreso. L'ho trovato condivisibile, specialmente nell'invito all'impegno individuale per cambiare il mondo. Come sempre molto scorrevole. Qusta volta anche più ricco di contenuti, tiene per tutte le (solite) 100 pagine. Non tutte all'altezza le tracce del CD allegato (qui non necessario come nel precedente su Mozart).

    ha scritto il 

  • 3

    Beethoven mi fa credere nell’uomo e nella sua capacità di dominare la materia.
    Eric-Emmanuel Schmitt, scrittore e drammaturgo lyonese le cui opere sono molto rappresentate in Italia, ha trovato un filone pressoché inesauribile, a metà strada tra l’autobiografia e la divulgazione musicale d ...continua

    Beethoven mi fa credere nell’uomo e nella sua capacità di dominare la materia. Eric-Emmanuel Schmitt, scrittore e drammaturgo lyonese le cui opere sono molto rappresentate in Italia, ha trovato un filone pressoché inesauribile, a metà strada tra l’autobiografia e la divulgazione musicale dei classici. Dopo “La mia vita con Mozart” e questo titolo su Beethoven, si prepara infatti a sfornarne altri due, sempre corredati da cd con ottime registrazioni. Questo elegante volumetto edito da e/o nella collana ‘Dal mondo’ è suddiviso in due parti. La prima è un saggio di Schmitt sul suo rapporto con Beethoven, amato da giovane, poi accantonato e infine riscoperto in età matura. Interessante è il paragone con Mozart. Mozart ode. Beethoven fabbrica.(…) Beethoven cerca, Mozart ha trovato. Considerazioni che, accompagnate dall’ascolto dell’Ouverture del ‘Coriolano’ o del finale del secondo atto del ‘Fidelio’, divengono ancora più significative ed esplicite. Beethoven non guarda in alto, guarda l’uomo e lo trova alto. Nessun ‘Gloria’ o ‘Magnificat’ o ‘Laudate’ per lui. A differenza di Mozart non ringrazia il Creatore né lo implora. Il rapporto di Schmitt con il Grande Sordo è raccontato attraverso vari aneddoti, in genere legati a concerti a cui ha assistito o a mostre visitate. Penso che un esercizio di questo genere, una ricostruzione di ascolti passati e una bella riflessione sul proprio rapporto con un autore sia utile per chiunque ami la musica. Alla fine del breve saggio Schmitt conclude “forse Beethoven non è morto. E dubito che i cretini vivano…” La seconda parte è un racconto su Kiki, un’anziana ospite di un’elegante casa di riposo parigina, sarcastica osservatrice delle debolezze delle coetanee: “Ha la pelle talmente tirata che sorride in continuazione, anche quando si dà una martellata sul dito”. La sua vita cambia quando acquista da un antiquario una maschera di Ludwig van. Da allora si appropria della sua musica e riesce a trasmetterne la passione sia alle amiche sia ai giovanotti del quartiere dediti all’hip-hop. Tra la seduzione dell’abisso e il godimento del respiro, Beethoven ha scelto: preferisce il fervore. Quanto al titolo di questo libro, beh….potrebbe essere utilizzato in molti campi!

    ha scritto il 

  • 4

    Un saggio ed un racconto, quest’ultimo specchio del primo, compongono un libro ispirato ed incentrato sulla figura carismatica ed imponente del genio della musica classica, Ludwig Van Beethoven.
    Il saggio breve, lineare nel lessico, è un condensato di poesia e di musica: le parole a tratti compon ...continua

    Un saggio ed un racconto, quest’ultimo specchio del primo, compongono un libro ispirato ed incentrato sulla figura carismatica ed imponente del genio della musica classica, Ludwig Van Beethoven. Il saggio breve, lineare nel lessico, è un condensato di poesia e di musica: le parole a tratti compongono melodie e la musica cerca di evadere dalle maglie ben tessute della scrittura e di affermare se stessa. Le riflessioni dello scrittore, la cui impronta filosofica segna in modo indelebile il saggio, sono riflessioni in prima persona, autobiografiche, che raccontano come “Fra me e Beethoven è stata una storia breve ma intensa. Comparve nella mia vita quando avevo quindici anni e la lasciò che ne avevo venti.” (p. 13) Un rapporto di scoperta, ascolto, amore, intimità, che declinano in abitudine, abbandono per diventare resurrezione: un rapporto tormentato, di cui l’autore riferisce “Non riuscivo più a provare l’esaltazione di una volta. Neanche sul decollo di un crescendo il mio cuore accelerava più. E i miei occhi rimanevano asciutti. L’abitudine a Beethoven, i miei successivi ascolti, la familiarità che si era instaurata fra noi aveva ucciso in me la ricettività e causato la morte per overdose della mia emozione pubere.” (p. 14) Se il distacco arriva quando Schmitt aveva venti anni, la resurrezione di quel rapporto apparentemente logorato avviene superata la soglia dei quarant’anni, a Copenaghen, in visita alla mostra Le maschere dall’antichità greca a Picasso, allestita al museo Ny Carlsberg Glyptoteket: nella sala dedicata a Beethoven, davanti alle sue effigi lo scrittore ammette di essere “percorso da brividi, incapace di muovere un passo”. (p. 15) La storia della riscoperta artistica e personale di Beethoven da parte di Schmitt è anche la storia della nascita del racconto lungo pubblicato di seguito al saggio, che prende vita in quella sala del museo, nella mente dello scrittore, prende corpo sul volo aereo di ritorno, sulla carta del suo taccuino di viaggio, e diventa realtà a teatro, sui palcoscenici ove viene rappresentata. Questo testo pone la domanda che più pervade l’animo di Schmitt “Chi è l’assassino di Beethoven?” e racchiude anche alcune risposte, tra cui quella sentenziata, senza via di fuga, dalla cantante lirica Vo Than Loc “Quando penso che Beethoven è morto mentre tanti cretini ancora vivono…”. Questo libro è un inno a Beethoven, alla sua arte, al suo essere eroe, invincibile, virtuoso, perennemente controcorrente. [Patrizia - continua su http://www.openars.it/?p=3865]

    ha scritto il 

  • 0

    Schmitt si muove in modo assolutamente indipendente, senza nessun condizionamento e opta per una via personalissima, quella della sua storia d’amore, delusione e ritorno di fiamma per il musicista, scandita negli anni e a partire dalla frase titolo che gli rivolse la sua insegnante di pianoforte ...continua

    Schmitt si muove in modo assolutamente indipendente, senza nessun condizionamento e opta per una via personalissima, quella della sua storia d’amore, delusione e ritorno di fiamma per il musicista, scandita negli anni e a partire dalla frase titolo che gli rivolse la sua insegnante di pianoforte e che ritorna come un filo rosso a legare i diversi momenti della vita dell’autore e della narrazione.Cos’è allora questo testo? Prima di tutto è ‘doppio’ perché dopo il saggio segue un breve monologo teatrale messo in bocca ad un’arzilla ospite di una casa di riposo in grado di comunicare la passione per Beethoven non solo alle sue compagne di appartamento ma anche a un giovane rapper. Ma il succo è tutto nel saggio, ed è un succo che si può riassumere nella riaffermazione del primato morale della musica del genio di Bonn, il suo vincere il destino personale per elevarsi a testimonianza di come la creatività possa comunicare comunque il dono della gioia, della vitalità e dell’energia oggi più che mai indispensabili a un mondo cinico, disincantato, disilluso, vittima dei suoi stessi distinguo e che ha cancellato la casella ‘eroe’ dal prontuario delle qualità culturalmente significative. Beethoven è invece un eroe anche per la capacità di trasmettere se stesso secondo ogni mezzo espressivo, nella solitudine meditativa di una sonata per pianoforte, nell’esplosione orchestrale virulenta di alcuni suoi passi sinfonici, nella riflessione metafisica degli ultimi quartetti. Non pensate però che nel testo ci sia teoria musicale o sfoggi di erudizione. C’è invece l’omaggio di tutto un mondo al musicista che meglio di tutti lo ha saputo cantare senza trascurarne alcun aspetto, da quelli più fragili a quelli, appunto più eroici.

    http://www.lacompagniadellibro.tv2000.it/home_la_compagnia_del_libro/00000129_Home_.html

    ha scritto il