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Quando vi ucciderete, maestro?

Di

Editore: Marsilio

3.9
(40)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 168 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8831765086 | Isbn-13: 9788831765084 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Il libro racconta le ambiguità dell'arte e della lotta, la duplicità di una stessa forma che può essere agile coreografia o movimento volto a uccidere, e nel caso della letteratura attenzione allo stile o ossessione dell'efficacia: Mishima e uno zio morto in battaglia, episodi alti e imprese spesso grottesche, fissazioni e ossessioni di frequentatori di palestre e culturisti, scrittori e pugili. Per l'autore la linea di demarcazione tra l'arte marziale e la letteratura è meno invalicabile di quel che si creda.
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  • 0

    SCUSATE MAESTRO, MA QUANN’ V’ACCIRITE? (di Grazia Laderchi)

    http://ilpickwick.it/index.php/letteratura/item/1047-scusate-mastro-ma-quann%E2%80%99-v%E2%80%99accirite


    Antonio Franchini vive nell’incubo e nell’attesa che gli venga fatta questa domanda. Ma tranne sua madre − che se ne faceva carico assumendosi questo gravoso compito ogni qual volta un ...continua

    http://ilpickwick.it/index.php/letteratura/item/1047-scusate-mastro-ma-quann%E2%80%99-v%E2%80%99accirite

    Antonio Franchini vive nell’incubo e nell’attesa che gli venga fatta questa domanda. Ma tranne sua madre − che se ne faceva carico assumendosi questo gravoso compito ogni qual volta un grande uomo, e il figlio stesso, diceva una grande idiozia, riassumendo il tutto in un efficacissimo “ma veramente, ma quann’ t’accir'?”, − nessuno ha più avuto tanto ardire, e lo scrittore napoletano ne avverte una malinconica mancanza. Così ho letto Quando vi ucciderete, maestro? nella speranza di poter in qualche modo esaudire il suo desiderio, ma sono desolata, il maestro Franchini non fa venire voglia di invitarlo ad andare all’altro mondo, quanto piuttosto di continuare a leggerlo e di approfondire la sua conoscenza.

    ha scritto il 

  • 4

    Ho riletto, dopo qualche anno, questo libro. In realtà ho riletto la prima parte ma, per la prima volta, sono riuscita ad andare fino in fondo. Lo avevo lasciato più o meno a metà. I libri arrivano nella mia vita quando è il tempo giusto. Quattro anni fa forse non era ancora il tempo giusto. mi e ...continua

    Ho riletto, dopo qualche anno, questo libro. In realtà ho riletto la prima parte ma, per la prima volta, sono riuscita ad andare fino in fondo. Lo avevo lasciato più o meno a metà. I libri arrivano nella mia vita quando è il tempo giusto. Quattro anni fa forse non era ancora il tempo giusto. mi era stato donato da un amico che si dedica alle arti marziali da molti anni con tanta passione quanta ne mette nella lettura. Un amico che sembra cercare qualcosa (chissà se ha capito cosa) nel rincorrere tatami in tutta Italia.
    Mi ero persa, allora, la parte migliore del libro. L'ultima parte. Quella dove, finalmente, Antonio Franchini si decide a mettersi a nudo. Mi ero persa quella parte che, da sola, vale tutto il libro. Quella che contiene la vera anima dell'autore. Il resto è puro sfoggio di letture colte e di esaltanti accostamenti, a volte un po' noiosi, a volte sorprendenti, di sottili intuizioni illuminanti, di impescrutabili voli pindarici impossibili da seguire.
    Quel che mi era rimasto di quella mezza lettura di quattro anni fa, non era poco, ma era sicuramente troppo poco rispetto a quel che mi rimarrà ora o a quel che quelle ultime pagine mi hanno trasmesso ora, tanto da sentire il desiderio irrefrenabile di scriverne, come di rado mi succede.
    Mi era rimasta, allora, l'idea dello scrittore che può essere tale anche quando non abbia scritto nemmeno una riga nella sua vita... degli innumerevoli scrittori che non hanno mai avuto chances perchè assorbiti da altro o che non ne hanno avute a sufficienza perchè strappati alla vita dalla morte.

    Oggi mi commuove avere conferma che quella che, a volte, può sembrare aridità di sentimenti, distacco nei confronti della sofferenza dell'altro, quasi fastidio, può essere oggetto di riflessioni nude di un autore che si è sforzato per più di cento pagine di nascondersi e che, alla fine, si decide a disvelarsi prima a se stesso. E' questo che succede realmente nella scrittura che sia lo spontaneo seguire l'ispirazione. Dirsela fino in fondo mentre ad altri la si racconta... ed accorgersi di questo solo a cose fatte, quando non è più possibile tornare indietro.
    Non parla d'amore in quelle ultime pagine, nel senso che non usa mai la parola amore, ma con amore racconta al suo amore la sua incapacità di fondersi con lei anche nella sofferenza. La sua analisi è capillare anche se affidata a una manciata di pagine. La vita, a muso duro, lo mette ko e su quel tatami, gli sfilano dinanzi tutti i sentimenti negati. E, con chiara consapevolezza, anche le cause del suo modo di essere quello che è, così tanto diverso da quel che avrebbe potuto diventare. e il bello è che non si descrive mai in prima persona nell'alter ego possibile mai realizzato. Indica a lei, diafana e consumata dalla sofferenza, come sarebbe stata se avesse avuto una madre dura e realistica come la sua, concreta fino all'azzeramento dei sentimenti e alla negazione dei sostrati dell'anima.

    Maestro Franchini, non è vero che non scrivi romanzi perchè non ne sei capace. E' perchè ancora non ti sei deciso a ripetere, con la mano sul cuore, in direzione del timo: "io amo"... "il mio romanzo è il migliore del mondo".

    ha scritto il 

  • 4

    "l'eventualità più atroce e più frequente è quella in cui perplessità e debolezza abbiano roso la forza di scrivere senza averne tuttavia distrutta la coscienza. in questi casi si può vivere, si può pensare, si può soffrire, si può vedere il mondo da scrittore e non aver mai scritto una riga. " ...continua

    "l'eventualità più atroce e più frequente è quella in cui perplessità e debolezza abbiano roso la forza di scrivere senza averne tuttavia distrutta la coscienza. in questi casi si può vivere, si può pensare, si può soffrire, si può vedere il mondo da scrittore e non aver mai scritto una riga. "

    ha scritto il 

  • 3

    Un buon libro, in cui Franchini dimostra quella intelligenza e personalità che il tempo confermerà annoverandolo tra i più degni scrittori italiani contemporanei. L'idea del paragone letteratura-arti marziali, suggeritagli da Mishima, la sviluppa creando una struttura ibrida tra il racconto e il ...continua

    Un buon libro, in cui Franchini dimostra quella intelligenza e personalità che il tempo confermerà annoverandolo tra i più degni scrittori italiani contemporanei. L'idea del paragone letteratura-arti marziali, suggeritagli da Mishima, la sviluppa creando una struttura ibrida tra il racconto e il saggio. Elegante.

    ha scritto il 

  • 4

    La lotta, il corpo, le parole, gli uomini, il sangue, tutto questo scritto in maniera a volte ironica a volte epica. L'autore dimostra tutta la sua confidenza con la parola scritta, i suoi vizi e le sue virtù, e accompagna il lettore nel mondo della lotta, delle arti marziali, tra ricordi di infa ...continua

    La lotta, il corpo, le parole, gli uomini, il sangue, tutto questo scritto in maniera a volte ironica a volte epica. L'autore dimostra tutta la sua confidenza con la parola scritta, i suoi vizi e le sue virtù, e accompagna il lettore nel mondo della lotta, delle arti marziali, tra ricordi di infanzia di vita vissuta, mettendo a nudo quanto di più intimo possa nascondersi tra le pieghe di un giovane letterato. da leggere con calma e attenzione

    ha scritto il 

  • 2

    21/01/2010: La narrazione poco scorrevole mi ha costretta ad interrompere la lettura di questo libro. Un peccato perché il parallelismo letteratura - arti marziali mi interessava, il fatto che fossero riflessioni in proposito, seppur autobiografiche, scritte da un autore nostrano non facev ...continua

    21/01/2010: La narrazione poco scorrevole mi ha costretta ad interrompere la lettura di questo libro. Un peccato perché il parallelismo letteratura - arti marziali mi interessava, il fatto che fossero riflessioni in proposito, seppur autobiografiche, scritte da un autore nostrano non faceva che aumentare la mia curiosità.
    Purtroppo però ci sono dei tratti - già nelle prime pagine - in cui si fa davvero fatica a seguire ciò che l'autore vuole dirci. Ho deciso quindi di lasciarlo momentaneamente perdere, complice anche il periodo un po' pieno.

    ha scritto il 

  • 4

    Respinge e risucchia: parole bellissime e altre che lo sono meno. Ma quelle bellissime sono mozzafiato. Un parallelo tra la vita e le arti marziali, la scrittura e la lotta, se stessi e l'avversario.

    ha scritto il 

  • 0

    Romanzo, saggio, biografia? Le tre cose assieme. Questo che è il terzo
    libro di Franchini è ad un tempo un saggio sulla letteratura, un insieme di storie a aneddoti su personaggi che escono dal mondo delle arti marziali, e anche un po' di autoracconto sulla formazione, sportiva e letteraria, ...continua

    Romanzo, saggio, biografia? Le tre cose assieme. Questo che è il terzo
    libro di Franchini è ad un tempo un saggio sulla letteratura, un insieme di storie a aneddoti su personaggi che escono dal mondo delle arti marziali, e anche un po' di autoracconto sulla formazione, sportiva e letteraria, dell'autore.

    Ma il nocciolo vero di questo libro è l'idea che Franchini ha della letteratura e di come essa abbia a che fare (debba avere a che fare) con la vita. Tutto ciò è detto tracciando un intenso parallelo tra la letteratura e le arti marziali (non c'è niente da ridere, OK?).

    Il risultato è notevole, sia per originalità che per acume; anche molto godibile, dato che Franchini dice ciò che ha da dire attraverso l'aneddotica e le osservazioni en passant - e ovviamente con la sua eccezionale capacità di raccontare.
    Però è condivisibile solo in parte, questo risultato - e cioè l'idea che AF ha della letteratura. Almeno per me.
    Questa idea, il Franchini scrittore-guerrieroperfinta, la fa trapelare poco
    a poco qua e là, senza dirla esplicita.
    Però ad un certo punto mette lì due emblemi di modi opposti (dice lui) di
    intendere la letteratura: il Manganelli di "La Letteratura come menzogna" e
    il Michel Leiris di "La letteratura considerata come tauromachia": da una
    parte l'esaltazione, contrita e funambolica, della finzione (stilistica ma
    non solo), dall'altra il proclama dell'autobiografismo più schietto e sincero e diretto.
    Tra i due 'campioni', Franchini parteggia decisamente per Leiris (senza dirlo expliciter), ma lo fa liquidando con un po' di superficialità il grandioso barocchismo stilistico di scrittori come appunto Manganelli.
    D'altra parte, tra le molte osservazioni acutissime di questo libro c'è anche quella in cui si nota come tanto il racconto narrativo quanto il combattimento in palestra siano in effetti la simulazione di qualcos'altro, e di come i relativi praticanti ne abbiano in fondo la consapevolezza: osservazione che dà senso alla scelta fatta da Franchini di parlare di arti marziali, letteratura e aneddotica personale tutto in una volta, ma dalla quale avrebbe potuto svilupparsi facilmente una valutazione diversa di scritture come "La letteratura come menzogna".
    Franchini, tacitamente, evita di approfondire, e racconta di tanti
    personaggi da palestra, di tanta letteratura giapponese, di libri sulla boxe
    e di diari di guerra: la sua dichiarazione di intenti, in fondo, sta in
    questo raccontare le cose, le persone, i fatti; cose reali e concrete, appunto.

    ha scritto il 

  • 4

    arti marziali e letteratura? Franchini dimostra come i collegamenti e le connessioni siano molte di più di quanto si possa immaginare in un primo tempo, e con fare mezzo sornione e mezzo formulaico, piazza lì una serie di considerazioni molto belle e vive sulla letteratura (e quindi sulla vita). ...continua

    arti marziali e letteratura? Franchini dimostra come i collegamenti e le connessioni siano molte di più di quanto si possa immaginare in un primo tempo, e con fare mezzo sornione e mezzo formulaico, piazza lì una serie di considerazioni molto belle e vive sulla letteratura (e quindi sulla vita). Il miglior libro di Franchini.

    ha scritto il