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Quattro novelle sulle apparenze

Di

Editore: Feltrinelli

3.8
(146)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 126 | Formato: Altri

Isbn-10: 8807810808 | Isbn-13: 9788807810800 | Data di pubblicazione:  | Edizione 5

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Si tratta di quattro racconti in cui affiorano alcuni temi di fondo dellafilosofia contemporanea, e che possono essere ricondotti alla tradizione dellanovella filosofia. Più del dibattito delle idee è il gioco che viene messo inprimo piano, in particolare quello speciale tipo di gioco che consiste nelraccontare storie per rendersi perplessi. Grazie a questo gioco avremo spessoun ordine narrativo quasi cristallino che si fa avanti, fino a portarci a unpunto vuoto, dove restiamo sospesi davanti a un'immagine abbagliante enormalissima.
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  • 2

    Pagina 103

    Sbucando davanti alla chiesa angolare di St. Eustache, rivolgo spesso il pensiero a Dio, anche se negli ultimi tempi non riesco più a capire bene la sua volonta. Poi là davanti la grande piazza delle Halles, il grande buco nelle profondità della terra; e folle di giovani insensati e malvestiti, a ...continua

    Sbucando davanti alla chiesa angolare di St. Eustache, rivolgo spesso il pensiero a Dio, anche se negli ultimi tempi non riesco più a capire bene la sua volonta. Poi là davanti la grande piazza delle Halles, il grande buco nelle profondità della terra; e folle di giovani insensati e malvestiti, alcuni con canottiere da trapezzista, altri con fazzoletti intorno alla fronte, altri abbigliati a lutto, oppure giovani negri che suonano il loro tam tam seduti sui gradini all'ingresso del grande buco. Passando accanto a questi giovani senza che loro si accorgano di me, spesso mi chiedo: Com'è possibile che io sia per loro uno qualsiasi, uno tra migliaia d'altri che a quest'ora si affrettano verso la metropolitana? Sono io forse uno qualsiasi? Non sono io qualcosa in più, di cui quelli non si rendono conto solo a motivo della loro svagatezza?

    ha scritto il 

  • 4

    "Nell'essere perduti noi aspettiamo che gli altri ci trovino, perchè solo loro possono trovarci in tutto l'universo. Questo si, ma il nostro lumicino non può essere ravvivato con troppa franchezza, c'è sempre il suo inutile segreto da rispettare."


    Ma chi può dirlo dove un uomo sta andando? ...continua

    "Nell'essere perduti noi aspettiamo che gli altri ci trovino, perchè solo loro possono trovarci in tutto l'universo. Questo si, ma il nostro lumicino non può essere ravvivato con troppa franchezza, c'è sempre il suo inutile segreto da rispettare."

    Ma chi può dirlo dove un uomo sta andando? Spesso si crede di saperlo, ma è un errore. Tutto quello che si sa è che bisogna continuare, continuare come pellegrini nel mondo, fino al risveglio, se il risveglo verrà."

    ha scritto il 

  • 0

    celati al dom 4 aprile 2013

    Cavazzoni nell'apertura usa immagini marine e i libri
    diventano oggetti che galleggiano nel mare della nostra

    vita e la nostra vita è un naufragio e finisce generalmente
    male. Ecco.

    Qui io e un altro abbiamo cominciato a sentirci a casa.
    io la storia del babbo di c ...continua

    Cavazzoni nell'apertura usa immagini marine e i libri
    diventano oggetti che galleggiano nel mare della nostra

    vita e la nostra vita è un naufragio e finisce generalmente
    male. Ecco.

    Qui io e un altro abbiamo cominciato a sentirci a casa.
    io la storia del babbo di celati, usciere in banca d'Italia,

    cacciato per punizione non la sapevo (e i motivi della
    punizione)

    passati in rassegna i personaggi della famiglia decisivi
    (gli zii), i docenti (izzo e melandri: melandri gli dà aristotele

    in greco e kant in tedesco, caratteri gotici) si è passati
    velocemente a Vico, ricordare/fantasticare con inserti

    olandesi anche inquietanti.
    Ma quello che mi è piaciuto veramente è quando cavazzoni ha

    descritto le storie dei costumi degli italiani (il momento
    dei pascolanti) come il medioevo della nostra vita (io guardavo

    una persona in prima fila, mentre cava parlava e descriveva i
    pascolanti)

    celati e coniglio al galvani, i narratori delle pianure
    senza bologna ("un viaggio fuori dai borghesi") e alcune cose

    americane che qui salto.
    alla fine celati ha parlato del suo rapporto con "quello lì"

    e col dito ha indicato cava e ha usato parole che tutti
    vorebbero sentirsi rivolgere da una persona che si ama

    all'uscita pioveva io ero con uno raggiungiamo la
    macchina siamo con l'ombrello il tipo si tocca la giacca

    a destra si tocca la giacca a sinistra e mi fa (siamo davanti la
    sua punto) "sicuro che siam venuti in macchina?"

    poi ha trovato le chiavi e siam andati a casa
    "se poi non sai cos'altro fare di te stesso" è una delle cose

    memorabili che stasera, a bologna, celati ha detto toccandosi
    ogni tanto una caviglia bianca, con una cosa rossa che usciva

    dalla giacca e sembrava una di quelle (guarnizioni? trine? merletti?) che di solito hanno le fanciulle, camicette o gonne.

    ha scritto il 

  • 4

    Surreale

    4 racconti che si leggono in un giorno ciascuno, atmosfere che sembrano surreali ma alla fine capisci che tanto lontane dalla realtà non sono, ci sono personaggi fantastici vicino a noi e a volte nemmeno ce ne accorgiamo.

    ha scritto il 

  • 3

    Nel 2008, mi sembra, lessi "Narratori della pianura" di Celati e ne rimasi particolarmente colpito. Erano storie esili ma allo stesso tempo taglienti, sottili ma capaci di assestare colpi precisi e decisi. Conobbi Celati grazie ad un corso universitario tenuto da Cortellessa, corso che mi piacque ...continua

    Nel 2008, mi sembra, lessi "Narratori della pianura" di Celati e ne rimasi particolarmente colpito. Erano storie esili ma allo stesso tempo taglienti, sottili ma capaci di assestare colpi precisi e decisi. Conobbi Celati grazie ad un corso universitario tenuto da Cortellessa, corso che mi piacque parecchio perché di letteratura contemporanea o più in generale di narrativa a Comunicazione (paradossalmente) se ne parlava poco. Cortellessa ci voleva far leggere e studiare "Quattro novelle sulle apparenze" ma già nel 2008 stava scomparendo dalla librerie e non c'erano i presupposti per una imminente ristampa. Di questo libro il prof ce ne parlò un gran bene. Mi capitò poi di leggere "Narratori della pianura" e lo trovai davvero bello, quindi mi rimase il pallino di dover leggere il testo tanto apprezzato da Cortellessa.

    Finalmente in ristampa l'ho acquistato e letto subito, ma l'impressione che ho avuto è che il libro in questione non rispecchi le sensazioni provate nella lettura di "Narratori delle pianura". Le quattro novelle che compongono l'opera le ho trovate poco efficaci. Qui l'intento non è raccontare, ma raccontare per ragionare su altri elementi. Il racconto è sì una metafora, uno strumento per raggiungere ed esplorare differenti tematiche, insomma, un modo per riflettere, ma in "Quattro novelle sulle apparenze" la metafora è ben visibile, anzi, direi ingombrante. Così la fluidità del racconto si incastra in cunicoli segnati dall'autore per destinare la narrazione verso mete filosofiche. E il risultato è che il libro tende a mostrarsi macchinoso e con poca leggerezza narrativa.

    ha scritto il 

  • 5

    Guardare.

    L'apparenza inganna, certo, ma dipende dall'occhio di chi guarda. Se potessi guardare ciò che mi sta intorno con l'occhio dei protagonisti di queste quattro novelle non avrei alcun dubbio nel definirmi libera. Una scrittura semplice e lineare a presentare la realtà ed il modo di stare al mondo c ...continua

    L'apparenza inganna, certo, ma dipende dall'occhio di chi guarda. Se potessi guardare ciò che mi sta intorno con l'occhio dei protagonisti di queste quattro novelle non avrei alcun dubbio nel definirmi libera. Una scrittura semplice e lineare a presentare la realtà ed il modo di stare al mondo che ci viene imposto, ma da cui possiamo sfuggire guardandoci attorno, stavolta però aprendo gli occhi.

    ha scritto il 

  • 4

    Ma come scrive bello, quest'uomo qui.
    Son quattro novelle.
    Quattro novelle sulle apparenze.
    Ché magari dopo a uno gli vien voglia di andare oltre, alle.

    ha scritto il 

  • 4

    "Tutto ciò che si scrive è già polvere nel momento stesso in cui viene scritto, ed è giusto che vada a disperdersi con le altre polveri e ceneri del mondo. Scrivere è un modo di consumare il tempo, rendendogli l'omaggio che gli è dovuto: lui dà e toglie, e quello che dà è solo quello che toglie, ...continua

    "Tutto ciò che si scrive è già polvere nel momento stesso in cui viene scritto, ed è giusto che vada a disperdersi con le altre polveri e ceneri del mondo. Scrivere è un modo di consumare il tempo, rendendogli l'omaggio che gli è dovuto: lui dà e toglie, e quello che dà è solo quello che toglie, così la sua somma è sempre lo zero, l'insostanziale.
    Noi chiediamo di poter celebrare questo insostanziale, e il vuoto, l'ombra, l'erba secca, le pietre dei muri che crollano e la polvere che respiriamo."

    ha scritto il