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Quel che resta del giorno

Di

Editore: Einaudi (ET; 180)

4.1
(2776)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 294 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Giapponese , Chi tradizionale , Francese , Tedesco , Catalano , Svedese , Lettone , Portoghese , Indonesiano , Rumeno

Isbn-10: 8806173413 | Isbn-13: 9788806173418 | Data di pubblicazione:  | Edizione 17

Traduttore: Maria Antonietta Saracino

Disponibile anche come: Copertina rigida , Tascabile economico

Genere: Fiction & Literature , History , Travel

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Descrizione del libro
Oxforshire, Inghilterra. Estate 1956. Figlio di maggiordomo, e maggiordomoegli stesso, l'anziano Stevens ha trascorso gran parte della sua vita in unaantica dimora inglese di proprietà di Lord Darlington, gentiluomo che egli haservito con devozione per trent'anni. Con altrettanta fedeltà egli si accingeora a entrare al servizio del nuovo proprietario di quella dimora, l'americanoMr. Farraday, desideroso di acquisire, assieme ed attraverso la casa, anchequanto di antico, per storie e tradizione, a essa si accompagni. Ed è suinvito del nuovo padrone che Stevens intraprende, per la prima volta nella suavita, un viaggio in automobile nella circostante campagna inglese. Questoviaggio si risolverà in un inquietante viaggio dentro se stessi.
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  • 0

    bello

    lettura fastidiosa e stesse sensazioni opprimenti del film. ivory era stato perfetto nella sua riproposizione cinematografica e il libro non soffre di quel calo tipico di tono che si verifica quando s ...continua

    lettura fastidiosa e stesse sensazioni opprimenti del film. ivory era stato perfetto nella sua riproposizione cinematografica e il libro non soffre di quel calo tipico di tono che si verifica quando si fa precedere un film alla lettura di un romanzo. bravissimi entrambi.

    ha scritto il 

  • 0

    3, 5 stelle (ma forse un'altra mezza stella è lì, sotto la malinconia che mi è rimasta addosso)

    "Dopotutto che cosa mai c'è da guadagnare nel guardarsi continuamente alle spalle e a prendercela con noi stessi se le nostre vite non sono state proprio quello che avremmo desiderato?".

    E' un peccato ...continua

    "Dopotutto che cosa mai c'è da guadagnare nel guardarsi continuamente alle spalle e a prendercela con noi stessi se le nostre vite non sono state proprio quello che avremmo desiderato?".

    E' un peccato rendersene conto solo quando arriva la sera.

    ha scritto il 

  • 4

    Los que tienen que servir

    ¿Existe una profesión mas inglesa que la de mayordomo? Estos tipos tan estirados y que tienen un sentido tan elevado de lo que es la dignidad, la fidelidad y la responsabilidad, gente que no pierde la ...continua

    ¿Existe una profesión mas inglesa que la de mayordomo? Estos tipos tan estirados y que tienen un sentido tan elevado de lo que es la dignidad, la fidelidad y la responsabilidad, gente que no pierde la compostura ni aunque se encuentren un tigre en el comedor, no es un ejemplo que me haya inventado yo, aparece en el libro. Sí, los mayordomos suelen ser excelentes personajes secundarios y en esta novela tenemos a uno de protagonista. Stevens, el perfecto ejemplo de mayordomo, con todas las cualidades antes comentadas y por ese mismo motivo es un hombre que reprime sus sentimientos y sus emociones. Stevens es un gran personaje, ridículo y patético pero también profundamente entrañable. La narración es en primera persona pero Stevens no nos abre su corazón, hay que leer entre lineas para intentar comprender a este hombre. Esta sutileza es una de las cosas que mas me han gustado del libro. En el fondo es una novela sobre las oportunidades perdidas. Muy recomendable.

    ha scritto il 

  • 5

    Seguendo il profumo dei deja vù si rischia di finire nella biblioteca di Borges

    Mentre leggevo "Quel che resta del giorno" mi risuonava dentro qualcosa di inafferrabile, un non so che di già vissuto, un profumo di deja vù. Seguendo quella labile traccia sono arrivata alle origini ...continua

    Mentre leggevo "Quel che resta del giorno" mi risuonava dentro qualcosa di inafferrabile, un non so che di già vissuto, un profumo di deja vù. Seguendo quella labile traccia sono arrivata alle origini di quello strano disagio. E ho ricordato: una spianata di tende, un re antico, storico e leggendario, che passa in rivista un manipolo infinito di soldati a cavallo, in corazza e pennacchi. Tra di essi, un cavaliere bianco-splendente attrae l'attenzione del re, Agilulfo, il cavaliere tutto armatura.
    Il cavaliere è inesistente e per questo è perfetto, perché è solo lucida, immacolata armatura. Conosce a menadito ogni postilla del regolamento, ogni minima regola di guerra e di cavalleria, nessun codicillo del codice cavalleresco gli è ignoto e lo applica come una perfetta macchina di guerra e d'onore.
    Anche il protagonista e voce narrante di "Quel che resta del giorno" considera il lavoro di maggiordomo come una lucida armatura, dietro la quale, non tanto nascondere l'uomo, quanto distruggerlo, annientarlo, renderlo inesistente. Il suo massimo ideale, la cosiddetta "dignità", su cui riflette per pagine e pagine, consiste nell'annullamento della sostanza nella forma. Fra forma e vita (ahi, mo' si intromette anche Pirandello) lui ha scelto la forma. O, per dirla in altro modo, la funzione. La funzione, il ruolo sociale, diventa il paradigma e l'ideale e a tale ideale tutto viene sacrificato: capacità, conoscenze, desideri, affetti, sentimenti. Alla fine di questo sacrificio otterremo il maggiordomo perfetto dall'immacolata armatura, armatura che, se dapprincipio serve a proteggere, alla fine serve a nascondere. A nascondere quel che è rimasto da questo processo di astrazione e rinuncia: il niente, il vuoto. E L'uomo-vuoto, l'uomo-funzione, funziona (appunto) perfettamente, esegue il suo compito e non si fa domande. Non si istruisce, non si informa, perché non è compito suo sapere altro, interessarsi d'altro se non di quel che riguarda il suo compito, per il quale è perfettamente attrezzato, tecnicamente perfetto.
    Quest'uomo-vuoto che non si fa mai domande, ma esegue diligentemente il suo compito, bisognerebbe immaginarselo in altri panni, nei panni di un soldato, ad esempio, oppure nei panni di un tecnocrate dalle cui mani passano i convogli diretti ad Auschwitz, e avremmo così l'immagine concreta della banalità del male (e di soppiatto si intrufola anche Hannah Arendt).
    Apparentemente è innocuo questo maggiordomo dignitoso e un po' fissato, al limite potremmo considerarlo patetico, eppure si ritrova, per ironia della sorte, a sfiorare il male assoluto, a farsene complice (il licenziamento di due cameriere ebree a cui ubbidisce pur sapendo in cuor suo che è moralmente ingiusto), e strumento e come tale ad esserne annientato, con la stessa freddezza con cui è pronto ad annientare gli altri.
    Il messaggio del libro è chiaro: chi si svuota e si conforma al proprio ruolo spreca la sua esistenza e condanna gli altri e se stesso ad essere stritolato nelle maglie della storia. Perché le masse, come mi scrive Maria Francesca, non sono innocenti, ma sono masse solo perché si massificano da se stesse.

    Il messaggio è chiaro, solo che Ishiguro, cattivissimo, ci tende due trappole: intanto sceglie di scrivere questo libro dal punto di vista, assolutamente inattendibile, del maggiordomo. E questo costringe i lettori a districare la verità dei fatti pezzetto per pezzetto, a brani e a morsi, col rischio di perdersi nei meccanismi di una logica apparentemente inoppugnabile e nel labirinto di modi educati, costumi inappuntabili, paesaggi pittoreschi, cittadine aggraziate. Le belle maniere di un mondo che la guerra ha spazzato via e di cui non si può non sentire un pizzico di nostalgia. Ma nostalgia di cosa? Apparentemente di una civiltà al massimo del suo apogeo. Ma di questa civiltà Ishiguro, nei panni del suo patetico maggiordomo, ci mostra i piedi d'argilla su cui era fondata.
    La seconda trappola è la compassione. L'autore nel narrare questa storia non usa i toni arcigni dell'inquisitore che giudica e condanna. Il giudizio, evidentemente negativo, sfocia invece in una riflessione piana e dolente, e si finisce per provare più compassione che ira nei confronti di quest'uomo che ha sprecato la sua vita dietro un'ideale di "dignità" così funzionale ai suoi padroni (e alla Storia) e così distruttivo per lui stesso.
    A guastare però questa pacificazione fondata sulla pietas, l'autore ci sbatte in faccia le ultime riflessioni del suo personaggio, in uno dei finali più agghiaccianti che si possano leggere in un romanzo moderno. Non ha imparato niente il maggiordomo-macchina, pronto com'è a ricominciare la sua vita nell'unico modo che conosce, piegandosi ancora una volta in una forma: quella che piace al suo nuovo padrone.

    ha scritto il 

  • 4

    Per moltissime persone la sera è la parte più bella della giornata

    E' un lungo viaggio quello che percorre l'irreprensibile maggiordomo Stevens. Un viaggio reale, in macchina, per andare a trovare dopo molti anni la governante Miss Kanton sua collega a Darlington Hal ...continua

    E' un lungo viaggio quello che percorre l'irreprensibile maggiordomo Stevens. Un viaggio reale, in macchina, per andare a trovare dopo molti anni la governante Miss Kanton sua collega a Darlington Hall, e un viaggio nella memoria per ricordare quanto accaduto in quegli anni fuori e dentro di lui; Fuori, una guerra che imperversava, la follia di Hitler, gli incontri e gli accordi politici presi seduti in un fumoir; Dentro, calma glaciale, dignità e compostezza. Il viaggio che intraprende dentro di lui è venato di orgoglio e anche di tristezza. E' quando si rimane soli e ci si concede il lusso di pensare e ricordare e ragionare che si fa un bilancio della propria vita e ci si chiede se si è vissuta nel modo migliore, se la si sta vivendo bene. Ma l'importante è godersi e vivere appieno quel che resta del giorno.
    La scrittura è elegante, elaborata a volte mi ha affascinata e a volte mi ha innervosita ma nel'insieme è stata davvero una bella lettura anche se poco scorrevole. A mio avviso è un libro da leggere con calma per essere apprezzato

    E allora forse vi è del buono nel consiglio secondo il quale io dovrei smettere di ripensare tanto al passato, dovrei assumere un punto di vista più positivo e cercare di trarre il meglio da quel che rimane della mia giornata

    ha scritto il 

  • 4

    Certo ha un inizio lento ma poi si legge anzi si divora,è tenue, delicato, quasi sentimentale, ma profondo, fa riflettere sugli errori della vita. E si pensa che il passato non torna più.

    ha scritto il 

  • 4

    Faccia a faccia con Stevens

    Inizialmente ci si sente quasi distaccati e intimoriti rispetto al protagonista che sta raccontando la sua storia..lontani anni luce dal sentirsi partecipi o vicini alle vicende che lo riguardano. Poi ...continua

    Inizialmente ci si sente quasi distaccati e intimoriti rispetto al protagonista che sta raccontando la sua storia..lontani anni luce dal sentirsi partecipi o vicini alle vicende che lo riguardano. Poi però inizia ad aprirsi uno spiraglio: una frase, una sfumatura, un dettaglio che lascia intravedere qualcosa di più profondo. E allora il distacco si trasforma lentamente, dettaglio dopo dettaglio, in tenerezza.
    L'ho trovato un romanzo di grande livello, sia sul piano "tecnico" linguistico e di stile narrativo che per quanto riguarda i contenuti. Amaro in molti risvolti che pian piano emergono dal racconto di Stevens, il maggiordomo impeccabile, che dedica tutta la sua vita a ricoprire il suo ruolo in modo eccellente..senza però guardare mai dentro se stesso.
    Si può dire di aver vissuto la propria vita se si è trascorsa interamente al servizio di quella altrui?

    ha scritto il 

  • 5

    乍看這本書頗有EM佛斯特的英國莊園風情,特別是電影版同時有佛氏此情可問天的安東尼霍普金斯和艾瑪湯普孫。不過我很快就轉念了,佛氏的文筆較為尖銳,石黑一雄則是婉約穩重。

    畢生以服侍大宅邸主人為職志的總管史蒂文先生,一絲不苟而內斂,除了與管家肯頓小姐有過情緒上的口角,幾乎是完美無瑕地安排宅邸的各種事務,行文同樣地也以史蒂文先生優雅的態度緩慢從容進行。
    史蒂文認為「尊嚴」是可以窮畢生事業努力以期的,偉大的 ...continua

    乍看這本書頗有EM佛斯特的英國莊園風情,特別是電影版同時有佛氏此情可問天的安東尼霍普金斯和艾瑪湯普孫。不過我很快就轉念了,佛氏的文筆較為尖銳,石黑一雄則是婉約穩重。

    畢生以服侍大宅邸主人為職志的總管史蒂文先生,一絲不苟而內斂,除了與管家肯頓小姐有過情緒上的口角,幾乎是完美無瑕地安排宅邸的各種事務,行文同樣地也以史蒂文先生優雅的態度緩慢從容進行。
    史蒂文認為「尊嚴」是可以窮畢生事業努力以期的,偉大的總管是通過多年的自我訓練和悉心汲取經驗而得之,他引以為傲。在這個表面下他沒有私我,在探訪肯頓小姐的私人旅途纔莫然醒悟,往事已矣,徒然留下惆悵的遺憾。

    可以將二戰前後的英國莊園風情描寫地栩栩如生的石黑一雄很難想像是在1960年以六歲之齡移民英國的日本人。

    ha scritto il 

  • 5

    Questo romanzo di Ishiguro è stato una piacevole sorpresa, non mi aspettavo che mi piacesse così tanto..
    Lo stile è molto simile a Non lasciarmi, una specie di diario di Mr.Stevens (che nel mio film m ...continua

    Questo romanzo di Ishiguro è stato una piacevole sorpresa, non mi aspettavo che mi piacesse così tanto..
    Lo stile è molto simile a Non lasciarmi, una specie di diario di Mr.Stevens (che nel mio film mentale era rappresentato da Carson!!) con una serie di fatti, pensieri e riflessioni raccontati un po' alla rinfusa, ma MAI in modo caotico.
    Appena ne avrò la possibilità, voglio recuperare il film del '93, il cast promette grandi cose!

    ha scritto il 

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