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Quel che resta del giorno

By Kazuo Ishiguro, Maria Antonietta Saracino (Translator)

(1583)

| Paperback | 9788806173418

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Book Description

Oxforshire, Inghilterra. Estate 1956. Figlio di maggiordomo, e maggiordomoegli stesso, l'anziano Stevens ha trascorso gran parte della sua vita in unaantica dimora inglese di proprietà di Lord Darlington, gentiluomo che egli haservito con devozione per trent'anni. Con altrettanta fedeltà egli si accContinue

Oxforshire, Inghilterra. Estate 1956. Figlio di maggiordomo, e maggiordomoegli stesso, l'anziano Stevens ha trascorso gran parte della sua vita in unaantica dimora inglese di proprietà di Lord Darlington, gentiluomo che egli haservito con devozione per trent'anni. Con altrettanta fedeltà egli si accingeora a entrare al servizio del nuovo proprietario di quella dimora, l'americanoMr. Farraday, desideroso di acquisire, assieme ed attraverso la casa, anchequanto di antico, per storie e tradizione, a essa si accompagni. Ed è suinvito del nuovo padrone che Stevens intraprende, per la prima volta nella suavita, un viaggio in automobile nella circostante campagna inglese. Questoviaggio si risolverà in un inquietante viaggio dentro se stessi.

Critics

  • Quel che resta del giorno

    La trama e le recensioni di Quel che resta del giorno, romanzo di Kazuo Ishiguro edito da Einaudi. La prima settimana di libertà dell'irreprensibile maggiordomo inglese Stevens diventa occasione per ripensare la propria vita spesa al servizio di un g ... (read full critics)

    Qlibri published on Mon, 13 Jun 2011

10 Reviews

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  • 32 people find this helpful

    23 dicembre 2011

    avevo deciso di non leggere questo libro... e non perchè dubitassi che fosse bello..anzi ho la certezza che sia meraviglioso, ma , perchè già solo vederlo mi faceva diventare triste...
    ...pensavo che mai più avrei pianto per una cosa del genere...

    e , se me l'avesse regalato una persona qualun ... (continue)

    avevo deciso di non leggere questo libro... e non perchè dubitassi che fosse bello..anzi ho la certezza che sia meraviglioso, ma , perchè già solo vederlo mi faceva diventare triste...
    ...pensavo che mai più avrei pianto per una cosa del genere...

    e , se me l'avesse regalato una persona qualunque , così, tanto perchè andava fatto .. sarebbe stato così

    ma , è invece da parte di un amico davvero speciale, che sa starmi vicino con discrezione e leggerezza , e riesce a trovare il modo di farmi sorridere e trasmettermi il suo affetto...con piccoli e preziosi gesti .

    ..e se adesso ho le lacrime agli occhi , non è per la tristezza , ne per i ricordi dolorosi .. ma perchè sto vivendo un "momento di trascurabile felicità"

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    Anastasia said on Dec 23, 2011 | 12 feedbacks

  • Mi piacerebbe essere in grado di leggere questo romanzo in lingua originale per verificare se anche l'autore ha una scrittura così raffinata e scorrevole.

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    Vale said on Feb 9, 2012 | Add your feedback

  • *** This comment contains spoilers! ***

    Questione di dignità

    Prima di scrivere la mia recensione su questo libro ho ritenuto necessario vedere cosa ne pensavano tutti coloro che lo hanno già letto. È una cosa che faccio piuttosto spesso, un po’ per curiosità, un po’ per scoprire le diversità e le affinità che ho con gli altri lettori. La cosa che più amo, qua ... (continue)

    Prima di scrivere la mia recensione su questo libro ho ritenuto necessario vedere cosa ne pensavano tutti coloro che lo hanno già letto. È una cosa che faccio piuttosto spesso, un po’ per curiosità, un po’ per scoprire le diversità e le affinità che ho con gli altri lettori. La cosa che più amo, quando leggo le recensioni degli altri, è rendermi conto che ciò che io ho amato in un libro è stato magari odiato da qualcun altro, e viceversa, ma soprattutto amo scoprire cose che a me sono sfuggite. Inutile dire che su questo libro, come accade quasi sempre, i giudizi sono dei più contrastanti. Alcuni lo ritengono un vero capolavoro, altri invece lo definiscono pesante, snervante e addirittura un ottimo rimedio per combattere l’insonnia. A questo punto, però, tocca a me dire cosa ne penso. Ero indecisa sul punteggio delle stelle, ma alla fine, dopo averci dormito su, ho pensato che meritasse il massimo del punteggio. Il perché è presto detto. La scrittura è delle migliori che io abbia avuto il piacere di leggere, è vero però che spesso e volentieri può risultare particolarmente logorroica e ripetitiva, ma se la si analizza nell’insieme della storia, del contesto e soprattutto del personaggio, non può che risultare corretta e giusta. Pochissime volte mi è capitato di ritrovarmi faccia a faccia con il personaggio, come se lui fosse seduto lì, davanti a me e, mentre sorseggiava la sua tazza di tè, mi raccontava la sua storia. Impeccabile. Questo è il primo degli aggettivi che mi viene in mente per definire Mr. Stevens, il personaggio principale, per l’appunto. Mentre leggevo mi rendevo conto di dover io stessa assumere una certa compostezza, era inammissibile leggerlo stravaccata sul divano come farei invece per un qualunque altro libro, la mia schiena, quasi in automatico assumeva la sua posizione più eretta, le spalle erano dritte, il capo perfettamente in linea con la colonna vertebrale e non ciondolante o chino. Persino il modo in cui tenevo in mano il libro era diverso dal solito, c’era un non so che di dignitoso nella mia posa e un senso di doveroso rispetto per quel maggiordomo che usava il massimo dei riguardi nel raccontarmi la sua vita. Non sto esagerando, credetemi. In fondo questo è un atteggiamento non verbale che usiamo di continuo nella nostra vita. Se ci troviamo a parlare con un bambino sarà normale addolcire la voce, chinarci verso di lui e fare magari delle espressioni buffe per accaparrarci la sua attenzione, ma se invece ci troviamo davanti ad una persona illustre, o magari davanti ad un colletto bianco, beh, la nostra postura tende a modificarsi all’istante. I muscoli si irrigidiscono, cerchiamo di darci un certo contegno e i nostri movimenti si fanno più lenti, più controllati, in breve, ci adeguiamo alla situazione. E questo è ciò che è successo a me leggendo questo libro. Mi sono ritrovata catapultata in uno dei miei ambienti preferiti: la casa di un grande Lord inglese nella prima metà del novecento. Prima di proseguire con la mia recensione del libro, nella quale vi avverto, svelerò anche il finale, mi permetto di consigliarvi, oltre che la lettura del libro, la visione del film, con uno straordinario Anthony Hopkins nei panni di Mr. Stevens, e una superba Emma Thompson nel ruolo di Miss Kenton, per la regia di James Ivory.
    La trama è la seguente. Dopo aver servito per tutta la vita Lord Darlington, il maggiordomo Mr. Stevens si ritrova ad essere “acquistato”, insieme alla casa, dall’americano Mr. Farraday. Un bel cambiamento per il ns. maggiordomo doversi adeguare ad un padrone americano, ben diverso dal precedente Lord inglese. Ma non è questo il solo cambiamento. All’epoca di Lord Dalington la casa era frequentata dai più illustri personaggi nazionali ed internazionali. Sotto la sua responsabilità, Mr. Stevens, aveva un grandissimo numero di domestici da coordinare e da istruire, ora invece, con Mr. Farraday, molte delle stanze che una volta venivano costantemente utilizzate per ogni sorta di incontro, sono state chiuse e ricoperte da teli affinché le proteggano dalla polvere e, di conseguenza, il personale è stato estremamente ridotto a pochissime unità. Inoltre, non è così semplice adeguarsi ad un americano. E così Mr. Stevens passa le sue giornate a chiedersi cosa dovrebbe fare per migliorarsi, quale sia il giusto modo di porsi nei confronti del suo nuovo padrone. Se prima l’ascolto, il rispetto, il contegno, la riservatezza e l’obbedienza erano i requisiti principali che gli venivano richiesti, ora sembra essere costretto a modernizzarsi. Ed ecco quindi che studia in anticipo battute comiche da poter scambiare con Mr. Farraday, il quale sembra aspettarsi proprio questo tipo di rapporto. Dietro consiglio del suo nuovo datore di lavoro, Mr. Stevens viene convinto a prendersi una vacanza, dato che la casa resterà chiusa per alcune settimane. Prima di allora non credo che Mr. Stevens abbia mai potuto prendersi delle ferie e quindi, inizialmente un po’ scioccato dalla novità e dalla gentilezza del suo padrone (che gli offre addirittura la macchina e il pagamento della benzina) decide di accettare la proposta. Sarà un viaggio breve, in giro per la Cornovaglia, e per giustificare, per lo più a se stesso, questo suo primo viaggio decide di renderlo un viaggio di lavoro, più che di piacere, decidendo quindi di andare a trovare la vecchia governante di casa Darlington, Miss Kenton (diventuta Mrs. Benn), con lo scopo di vedere se per caso fosse intenzionata a tornare a lavorare lì, per e con lui. Il viaggio però risulta essere una scusa per ripercorrere le tappe della sua vita, ci racconta ogni aspetto importante del suo precedente rapporto di lavoro con Lord Darlington, di cosa rende grande un maggiordomo, di quali sono i momenti in cui c’è bisogno di maggior contegno e nei quali un maggiordomo è costretto a mettere da parte la propria vita personale e anteporre ad ogni cosa, la vita e la soddisfazione di Sua Signoria. Inutile dire che spesso ci si ritrova davanti a frangenti davvero tristi e, sebbene oggi come oggi non accetteremmo mai simili situazioni, non possiamo far altro che stringerci nelle nostre spalle e, con un’indicibile pena nel cuore, ammettere che per quell’epoca e quel contesto, non era possibile fare altrimenti. E sono proprio in momenti come questi che ci si rende conto della straordinaria dignità e del misurato contegno di questo grande, grandissimo, maggiordomo. In contrapposizione a lui c’è Miss Kenton, bravissima governante, diligente e ottima collaboratrice. Ma Miss Kenton, a dispetto di Mr. Stevens, ad un certo punto si rende conto di dover scegliere. Continuare a lavorare nella casa di un grande Lord, al fianco di un uomo, che sono certa giudichi meraviglioso, quale Mr. Stevens, o crearsi una propria famiglia? Suppongo, e credo di poter dire a ragione, che se fosse stato possibile per lei continuare a lavorare lì in qualità di Mrs. Stevens, la sua vita avrebbe sicuramente avuto il senso che lei desiderava, ma Mr. Stevens era troppo lontano da lei, troppo lontano dalla sua stessa vita per potersi accorgere di qualunque cosa non riguardasse direttamente il benessere di Lord Darlington. E così, si vede costretta, con estrema sofferenza, a rassegnare le dimissioni e sposare Mr. Benn. E come sempre accade, Mr. Stevens si renderà conto dell’importanza di Miss Kenton e del sincero affetto che lo legava a lei, solo quando moltissimi anni dopo, si troverà ad affrontare quel piccolo viaggio, dove la speranza che lei possa tornare a lavorare con lui sembra essere la sola cosa che gli resti. Speranza però destinata a morire nel momento stesso in cui la incontra, quando scopre che la rottura che c’era stata con Mr. Benn era stata solo una cosa di pochi giorni e che non c’era quindi motivo di ritenere che lei avesse bisogno di tornare a lavorare. Cosa resta ora ad un maggiordomo che ha dato ciò che di più caro aveva al suo padrone: la sua intera esistenza? Cosa gli resta ora? Cosa gli resta ora che i tempi migliori sono finiti?

    Gli resta quel che resta del giorno: la sera.

    “Lord Darlington non era una cattiva persona. Non lo era affatto. E almeno ha avuto il privilegio di poter dire, alla fine della propria vita, di aver commesso i propri errori. Sua signoria è stato un uomo coraggioso. Ha scelto un certo percorso, nella sua vita, che si è rivelato un percorso sbagliato; ma era quello che aveva scelto, così almeno può dire. Perché io, invece, non posso nemmeno asserire questo. Vedete, io mi sono fidato. Mi sono fidato della saggezza di sua signoria. Tutti gli anni nei quali sono stato al suo servizio, ho creduto davvero di fare qualcosa di utile. Non posso nemmeno affermare di aver commesso i miei propri errori. E davvero – uno deve chiedersi – quale dignità vi è mai in questo?
    - Sta’ a sentire, amico mio, io non sono molto sicuro di capire fino in fondo quello che dici. Ma se mi chiedi cosa ne penso, ti dirò che il tuo atteggiamento è tutto sbagliato, capisci? Tutti quanti a un certo punto dobbiamo metterci a sedere. Guarda me. Dal giorno in cui sono andato in pensione sono felice come un’allodola. D’accordo, nessuno di noi due si trova nel rigoglio della giovinezza, però è necessario continuare a guardare avanti -.
    Ed io credo che debba essere stato in quel momento che disse: - Bisogna essere felici. La sera è la parte più bella della giornata. Hai concluso una giornata di lavoro e adesso puoi sederti ed essere felice. Ecco come la vedo io. Domandate a chiunque e vedranno che vi diranno tutti la stessa cosa. La sera è la parte più bella della giornata.
    – Sono sicuro che avete ragione, - dissi. – Mi dispiace tanto, è così sconveniente. Immagino di essere sfinito dalla stanchezza. Ho viaggiato parecchio, vedete.
    Sono ormai trascorsi circa venti minuti da quando l’uomo si è allontanato, ma io sono rimasto qui, su questa panchina, ad attendere l’evento che ha appena avuto luogo – e cioè l’accendersi delle luci del molo. Come ho detto, la felicità con la quale i cacciatori-di-divertimenti radunatisi su questo molo hanno salutato questo piccolo evento tenderebbe a farsi garante della esattezza delle affermazioni del mio compagno; per moltissime persone la sera è la parte più bella della giornata. E forse allora vi è del buono nel consiglio secondo il quale io dovrei smetterla di ripensare tanto al passato, dovrei assumere un punto di vista più positivo e cercare di trarre il meglio da quel che rimane della mia giornata. Dopotutto che cosa mai c’è da guadagnare nel guardarsi continuamente alle spalle e a prendercela con noi stessi se le nostre vite non sono state proprio quelle che avremmo desiderato? La dura realtà è certamente il fatto che per quelli come voi ed io, vi è ben poca scelta che porre, in definitiva, il nostro destino, nelle mani di quei grandi gentiluomini che sono al centro del mondo, i quali impiegano i nostri servizi. Che ragione c’è di preoccuparsi troppo circa quello che avremmo o non avremmo potuto fare per controllare il corso che la nostra vita ha preso? Di certo è sufficiente che, quelli come voi e come me almeno, tentiamo di offrire il nostro piccolo contributo in favore di qualcosa di vero e di degno. E se alcuni di noi sono pronti a sacrificare molto, nella propria vita, al fine di perseguire tali aspirazioni, ciò rappresenta in sé, quali che siano i risultati che ne derivano, motivo di orgoglio e di felicità.”

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    Merope said on Jan 15, 2012 | Add your feedback

  • Libro straordinario

    è la storia di un uomo, che ha passato tutta la vita a servirei suo signore, nelle vesti del maggiordomo di un'importante dimora. Un ruolo dignitoso e di responsabilità... ma quanto ha sacrificato della propria vita per questo compito? Sarà proprio in un viaggio di piacere che se ne renderà conto.

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    Dannyella said on Dec 28, 2011 | Add your feedback

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