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Quel colore delle foglie in autunno

(quando stanno per cadere)

Di

Editore: Marco Valenti (ilmiolibro.it)

4.0
(25)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 102 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8891016977 | Isbn-13: 9788891016973 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
"Le cose capitano
e sono come sono:
non le scegliamo.
Non sono loro a comandare
ma l'atteggiamento
che abbiamo noi di fronte ad esse.
Come ci poniamo,
come scegliamo se parlare o meno
e cosa dire e cosa tenere per noi
e non condividere.
Cosa lasciare andare.
Non è lasciar perdere o
fare come se non,
ma la capacità di tacere
e lasciare andare"
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  • 4

    Dopo i precedenti romanzi, Marco Valenti si dedica ad una raccolta di racconti molto diversi tra loro ma collegati da alcuni temi comuni: il senso di solitudine, il bisogno di comunicare (o di smetter ...continua

    Dopo i precedenti romanzi, Marco Valenti si dedica ad una raccolta di racconti molto diversi tra loro ma collegati da alcuni temi comuni: il senso di solitudine, il bisogno di comunicare (o di smettere di provarci, quando ci si accorge che è un tentativo a vuoto), la voglia di ritrovare se stessi e con essa la forza di ricominciare o di andare avanti.

    Continua su: http://www.librierecensioni.com/libri3/quel-colore-delle-foglie-in-autunno-marco-valenti.html

    ha scritto il 

  • 5

    Le parole possono salvare una vita o distruggerla, confortare o gettare nella disperazione. E tacere - a volte - è la strada migliore. Gioca con questa idea di fondo la raccolta di racconti Quel color ...continua

    Le parole possono salvare una vita o distruggerla, confortare o gettare nella disperazione. E tacere - a volte - è la strada migliore. Gioca con questa idea di fondo la raccolta di racconti Quel colore delle foglie in autunno (Quando stanno per cadere) in cui Marco Valenti propone storie molto diverse tra loro sia come concezione che come scrittura, ma che si interrogano - appunto - sull'opportunità o meno di aggiungere una parola o tacere.
    Fino a che punto ci si può spingere con le parole quando si sta trattando per il pagamento degli alimenti? C'è chi alla fine sceglie di tenere per sè tutte le parole che non sono necessarie e chi a causa del troppo parlare fa una brutta fine. C'è chi lancia in aria foglie autunnali finchè non trova quella che definisce esattamente un attimo unico, con grande poesia, e chi nella propria mente le parole non le trova più, o meglio non ne
    riconosce il significato, a causa della malattia. Chi parlando avrebbe potuto salvare una vita e chi presta le proprie parole ad un altro, smarrendo la propria arte. Parole che avvicinano o dividono per sempre. Silenzi auspicabili o colpevoli.
    Quindici storie di gente qualunque, vite come tante in cui, qualche volta, si fa strada un lampo di poesia, o di cinismo.

    ha scritto il 

  • 0

    Ho preferito Cometa e bugie, lo ammetto. Mi sembrava più spontaneo, meno costruito, meno indirizzato a dare una indicazione, meno “invito” a pensare. Sulla bellezza del silenzio, sulla futilità di cer ...continua

    Ho preferito Cometa e bugie, lo ammetto. Mi sembrava più spontaneo, meno costruito, meno indirizzato a dare una indicazione, meno “invito” a pensare. Sulla bellezza del silenzio, sulla futilità di certe parole, sul suo (del silenzio) essere maltrattato, sull’opportunità di valorizzarlo ci sarebbe da scrivere un mondo, come su qualsiasi altro aspetto della vita umana. L’intento che Valenti ha inseguito in questo libro è mirabile e da una parte lo ha facilitato nel seguire una traccia, un binario, dall’altra lo ha messo a dura prova, perché non è facile evitare di ripetersi.
    I racconti sono gradevoli. Se letti a prescindere dal libro, di sicuro, hanno un altro impatto. Non avrei lasciato concetti sospesi a far riflettere il lettore. Il lettore, in genere, vuole una storia con un finale, se non gliela dai, storce il naso. Poi se la cosa si ripete più volte, può diventare un peso. E può diventare un peso anche parlare dello stesso concetto in una dozzina di episodi.
    E poi il linguaggio a volte troppo ripiegato su se stesso, troppo elucubrato, troppo rimuginato, rischia di avvolgerti in una spirale dalla quale fai fatica ad uscire. Stavolta non mi ha convinto Marco Valenti, ma forse non in ciò che scrive, è il “formato racconto” che, secondo me, non giova (forse aveva ragione quell’editore…).

    ha scritto il 

  • 3

    Ho uno strano rapporto con i libri di Marco Valenti: quando inizio a leggerli un po' mi annoiano, poi mi ritrovo completamente immersa nella lettura e alla fine penso: "Però! Non male!".
    Questa è una ...continua

    Ho uno strano rapporto con i libri di Marco Valenti: quando inizio a leggerli un po' mi annoiano, poi mi ritrovo completamente immersa nella lettura e alla fine penso: "Però! Non male!".
    Questa è una raccolta di racconti tutti incentrati sull'importanza della parola detta o non detta, scritta, letta. Il peso della parola: protagonista addirittura di uno dei racconti, uno che tra l'altro non è stato fra i miei preferiti.
    Intanto smentisco quanto gli editori (anzi gli Editori, come dice lui) hanno detto a Marco: a me i racconti piacciono e anche molto. Mi piacciono perché fermano, in un'istantanea, quello che potrebbe essere un romanzo, ma gli lasciano infinite vie.
    Poi come tutti i racconti (ma ugualmente come tutti i romanzi) ci sono quelli che mi piacciono di più e quelli che mi piacciono di me.
    Qui, secondo me, "E' andato via" vale l'intera raccolta.
    Notazione: leggete la postfazione dell'autore! Mai riflessioni mi hanno trovata più concorde :-)
    Baci, Marco (perché sì, lo conosco, ma forse per questo con lui sono più avara di stelline che con altri :-)

    ha scritto il 

  • 4

    Ho letto volentieri questi racconti scritti da Marco valenti e amo la dimensione del racconto, capace di farti entrare, per un tempo giusto, nello "scorrere", soprattutto mentale, della vita dei perso ...continua

    Ho letto volentieri questi racconti scritti da Marco valenti e amo la dimensione del racconto, capace di farti entrare, per un tempo giusto, nello "scorrere", soprattutto mentale, della vita dei personaggi. Trovo interessanti, come sempre, i personaggi maschili descritti da Marco nel loro modo, sempre diverso e mai banale, di vedere e vivere gli altri (le donne in particolare). Su tutti: il Maurizio di "Lasciare andare", il Mario di "E' andato via" e il Mario di "Sputnik". Tutte queste "M" (c'è anche un Marcello) non mi sfuggono…non sarà autobiografismo ma..qualcosa all'autore prima o poi domanderò..

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    0

    Quella foglia raccolta...

    Una serie di racconti inanellati articolando una accattivante riflessione sull'uso vivo e quotidiano delle parole, nei diversi aspetti che le citazioni all'inizio di ognuno suggeriscono.
    Racconti dive ...continua

    Una serie di racconti inanellati articolando una accattivante riflessione sull'uso vivo e quotidiano delle parole, nei diversi aspetti che le citazioni all'inizio di ognuno suggeriscono.
    Racconti diversi per stile e per contenuto, ma tutti sviluppati a partire da spunti in qualche modo minimali, intrisi di grande umanità.
    Un'escalation di coinvolgimento nella mia lettura, culminata nell'immagine e nella domanda che mi si sono impresse leggendo gli ultimi due racconti.
    L'immagine, quella in "Il colore delle foglie un attimo prima che cadano" del mendicante, l"omone del viale" d'un tratto colto da una smaniosa ricerca, a terra fra le foglie morte, dello stesso colore che avessero un attimo prima di staccarsi dall'albero... Come in un atto di estrema ribellione e vitalità, a ricercare e a voler mantenere vivo in sé il ricordo della vita che egli aveva prima di distaccarsene... e perdersi in questo luogo che ormai "arreda con il suo silenzio".
    La domanda, quella in "Cambia pusher 2" che Gabriele fa a Lorenzo, entrambi sdraiati a guardare il cielo pieno di stelle di una notte d'estate, nel "silenzio più totale" interrotto solo dal "rumore di grulli e di niente": "... ma parlare o stare in silenzio sono scelte di pancia o di cervello?". Una domanda che Marco Valenti lascia aperta, come a indicare che l'unica risposta possibile è da ricercare continuamente nell'arte del vivere di ognuno di noi. E come a chiudere il suo libro umilmente, passando la staffetta al silenzio!

    ha scritto il 

  • 4

    “Il silenzio è necessario in molte occasioni; la sincerità lo è sempre: si può qualche volta tacere un pensiero, mai lo si deve camuffare” Abate Dinouart – L’arte di tacere

    La citazione qui sopra è presa dalla postfazione del libro, che apre sempre con una citazione dell’Abate: “Qualunque sia la disposizione che si può avere al silenzio, è bene sempre essere molto prude ...continua

    La citazione qui sopra è presa dalla postfazione del libro, che apre sempre con una citazione dell’Abate: “Qualunque sia la disposizione che si può avere al silenzio, è bene sempre essere molto prudenti…”
    Sante parole.
    Racconti che hanno come fil rouge il vario modo di declinare il silenzio. Spunto bellissimo e prezioso, ora più che mai. E di belle e sapienti parole ne vengono impiegate tante per raccontare questi silenzi, o meglio l’uso della comunicazione silenziosa…perché in realtà i personaggi che più o meno scelgono il silenzio, o al silenzio sono costretti dagli eventi, poi sono armati di una dialettica interiore la cui descrizione minuziosa mi ha comunicato qua e là un senso un po’ claustrofobico.

    Ma quando la narrazione prende il sopravvento, come nel racconto “Il conte”, o in “Lasciare andare”, o nel delicato “Silenzio e fresie”, c’è un bel respiro narrativo e aria fresca godibilissima.

    Infine una premessa: c’è una divergenza di carattere ontologico tra il mio modo di vedere la “realtà” e quello che percorre il libro (“i libri”, considerando anche il precedente “Cometa e bugie”) di Marco Valenti che, in questo libro così come nel precedente, si è messa di traverso tra me e la piena godibilità della lettura. Mi riferisco a uno dei temi che torna a battere e che in vario modo lega i racconti: si sostiene con certezza che “le cose sono come sono”.
    Al di là della realtà fisica delle cose, contro cui si può andare a sbattere in vario modo (spigoli di tavoli, porte chiuse e baratri in cui precipitare fisicamente), per me le “cose”, il come noi viviamo gli accadimenti, sono il risultato dell’interazione tra “mappa e territorio”, e la mappa non necessariamente descrive il territorio per come è “realmente”, dal momento che è una produzione della nostra testa, frutto della nostra personale storia, dei nostri personali accadimenti. Le cose sono come sono per me, te, lui, lei, voi, noi…la Realtà Unica è sostanzialmente inconoscibile dal singolo e la sincerità è una bandiera di cui spesso ci si ammanta senza sapere bene “chi” parla in noi, almeno in quel momento.

    Ma queste sono opinioni. Il libro resta un bel libro.

    ha scritto il 

  • 4

    La poesia della vita vera.
    Caratteristica dei racconti, a mio avviso non un difetto (confronto il mio giudizio con un paio di altre recensioni che ho apprezzato), la staticità dei protagonisti nel pen ...continua

    La poesia della vita vera.
    Caratteristica dei racconti, a mio avviso non un difetto (confronto il mio giudizio con un paio di altre recensioni che ho apprezzato), la staticità dei protagonisti nel pensiero, nell'analisi di se stessi e delle proprie motivazioni a danno dell'azione.
    Penso che nella vita possa capitare di decidere di non agire, di fermarsi a riflettere, di lasciarsi trasportare dagli eventi e dai pensieri. Penso che si possa; a volte si debba a noi stessi; a volte sia necessario per evitare di agire in negativo; a volte sia sbagliato e si possa soltanto sperare di non accorgersene troppo tardi.
    Del resto, sono convinta che fermarsi a riflettere sia anch'esso un modo di agire, in un mondo frenetico che ha stabilito le sue “regole sociali” e che noi siamo liberi (anche se non sempre) di non seguire.

    Il più bello (secondo me): Silenzio e fresie
    Il meno bello (sempre secondo me): Il gioco

    ha scritto il 

  • 4

    Le parole e il silenzio

    Nell'epoca del rumore, del dover colmare a tutti i costi le pagine dei giornali o gli spazi televisivi, nell'epoca del parlare troppo, spesso a sproposito, Marco Valenti ci propone dei racconti il cui ...continua

    Nell'epoca del rumore, del dover colmare a tutti i costi le pagine dei giornali o gli spazi televisivi, nell'epoca del parlare troppo, spesso a sproposito, Marco Valenti ci propone dei racconti il cui filo conduttore sono le parole; parole dette, che pesano, e soprattutto non dette: la scelta del silenzio, oppure l'incapacità, impotente, tristissima, di trovare le parole per il sopraggiungere di una inesorabile malattia.
    Le parole hanno il loro peso, lasciano il segno, possono essere violente, possono sopraffare e annientare l'ascolto.
    In antitesi il silenzio. Silenzio che porta alla riflessione, alla capacità di guardarsi dentro e, non ultimo, all'ascolto.
    Il silenzio porta a prestare attenzione, ad udire e capire ciò che gli altri hanno in cuore. Ed è proprio dal di dentro che Marco Valenti racconta i suoi personaggi, descrivendone i sentimenti più intimi e profondi con una particolare sensibilità.

    Quella sensibilità che permette di vedere il colore delle foglie in autunno, ma solo un attimo prima che cadano!

    ha scritto il 

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