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Quell'anno a scuola

Di

Editore: Einaudi

3.6
(151)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 241 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Catalano , Greco , Tedesco

Isbn-10: 8806176668 | Isbn-13: 9788806176662 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: A. Montrucchio

Genere: Biography , Fiction & Literature , Teens

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Descrizione del libro
È il 1960, JFK è appena stato eletto, ma alla Hill School la notizia è lavisita di Hemingway: il grande scrittore consegnerà il premio letterario dellascuola al miglior racconto. Uno degli studenti, il più povero e complessato,pensa di scrivere la storia che gli darà fama e riconoscimento sociale. Ma lasua opera viene smascherata come il puro plagio di un racconto altrui. Esplodelo scandalo e il ragazzo viene cacciato dalla scuola. Raccontata vent'anni piùtardi, dal ragazzo stesso, diventato scrittore affermato, questa storiatormentata si staglia nella mente del lettore come il congedo nostalgicodall'ultimo istante dorato che precede la fine dell'innocenza.
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  • 3

    Il romanzo, scritto in prima persona e autobiografico, racconta l’anno di college alla Hill School di uno studente con borsa di studio (quindi povero in un ambiente snob), per di più di padre ebreo in ...continua

    Il romanzo, scritto in prima persona e autobiografico, racconta l’anno di college alla Hill School di uno studente con borsa di studio (quindi povero in un ambiente snob), per di più di padre ebreo in un periodo in cui l’antisemitismo, non era del tutto superato nonostante Hitler. (Possibile?) Il ragazzo ha il sogno di diventare scrittore come molti altri ragazzi della scuola e ovviamente anche quello di vincere la competizione che ogni anno dà a uno degli studenti la possibilità di godere per un giorno la compagnia di uno scrittore famoso. Vediamo succedersi nella scuola scrittori come Frost e come Ayn Rand. Personaggi umanamente miseri, così presi da se stessi da fraintendere completamente il senso e le intenzioni del componimento dello studente da loro scelto. Frost sceglie il racconto Fisrt Frost, primo freddo, probabilmente per il doppio senso Frost il primo tra tutti; la Rand considera tutti gli altri scrittori americani spazzatura e ha dei principi morali edonistici e terribili. Infine arriva nella scuola Hemingway. Un sogno. L’autore farebbe qualsiasi cosa per stare un giorno a quattr’occhi con il suo scrittore preferito. Ma l’ansia di vincere gli impedisce di scrivere qualcosa di decente per cui plagia il racconto di una studentessa di un college femminile, un racconto scritto con una sincerità cui l’autore non era abituato (il college gli ha insegnato a recitare una parte) e per questo toccante. Hemingway, dopo essersi dimostrato in un’intervista poco meglio degli altri, si suicida prima di andare nella scuola per cui il plagio risulta del tutto inutile. Ovviamente il ragazzo, cacciato dalla scuola, in seguito diventa, beato lui, uno scrittore affermato e viene invitato e riabilitato da chi l’aveva espulso. Il libro è pieno di citazioni letterarie e di buoni principi, fin troppo. L’autore non si libera più dei buoni principi e della divisa borghese, da bancario, come dice lui, cioè dell’imprinting della sua scuola. Quello che non dice ma lascia capire al lettore è che se come scrittore non si chiama Hemingway, come uomo è molto meglio e molto più vicino al tipo di individuo che la sua buona scuola si prefiggeva di forgiare. Certo il suo essere vanesio e autoreferenziale potrebbe anche passare inosservato dopo i discorsi stupidamente espliciti degli altri (che sono quasi caricaturali), ma non del tutto. In fondo il buon Tobias vuole dimostrare al lettore che il ragazzo che hanno espulso per plagio è diventato un grande scrittore e un grande uomo. Il suo college ricorda la buona scuola di Yates. Io però preferisco quel disgraziato,ubriacone, disturbatore della quiete pubblica di Yates a questo cittadino modello. Anche se ricordando scuola e insegnanti i due tendono entrambi a commuoversi. Ma mentre Tobias fino al plagio ha finto benissimo ed era un tipo alla moda, Yates non c’è mai riuscito.

    La vita che produce la scrittura non può essere descritta. E’ una vita che si svolge al di là della consapevolezza dello stesso scrittore, sotto il rumore e il lavorio della mente, in pozzi oscuri e profondi dove messaggeri fantasma avanzano verso di noi e si ammazzano lungo il percorso, uno dopo l’ altro; e quando i pochi sopravvissuti si affacciano alla nostra attenzione, li accogliamo con cortesia, come camerieri che ci portano altro caffè. Non si può spiegare in modo veritiero come e perché si diventa scrittori, né esiste qualche momento del quale si possa dire: è stato allora che sono diventato uno scrittore. Tutto viene rabberciato insieme più tardi, con maggiore o minore sincerità, e solo dopo che le storie sono state ripetute più e più volte ci si mette sopra il marchio della memoria, bloccando la strada all’esplorazione. Per questo c’è qualcosa da dire, funziona e si ottiene perfino una dose omeopatica di verità.

    ha scritto il 

  • 3

    Per quattro quinti la storia segue le vicende del giovane protagonista, studente e aspirante scrittore, che si sforza, nel contempo, di trovare la propria misura letteraria, passando da un modello all ...continua

    Per quattro quinti la storia segue le vicende del giovane protagonista, studente e aspirante scrittore, che si sforza, nel contempo, di trovare la propria misura letteraria, passando da un modello all'altro (un classico: Faulkner o Hemingway?), e la propria identità di scrittore. E la cosa curiosa è che questa ricerca, nel suo caso, ha un punto di svolta non nell'imitazione, ma proprio nell'appropriazione di un testo altrui, nella convizione (che si rivela fantasiosa, naturalmente) che la parola di un altro sia l'unica a poter rappresentare esattamente la sua vera natura. Nell'ultimo quinto del libro, l'intera vicenda viene poi ri-narrata dal punto di vista di uno dei professori, ed assume tutt'altra e più concreta portata, anche se - di nuovo - nella prospettiva dell'accettazione di una (falsa) immagine di sé: talvolta non si tratta proprio di mentire, infatti, ma di lasciar "assopire" "la propria attenzione alla verità".
    Tra l'autobiografia e la meta-letteratura (molto acuta l'analisi di alcuni racconti di Hemingway), nel complesso un libro piuttosto interessante.
    Solo un appunto: ma gli studenti americani delle superiori sono veramente così consapevoli? E dove lo trovano, poi, il tempo per studiare, tra scrittura di testi, redazione di giornali scolastici, ed altre attività collaterali? Inoltre, perché, dopo aver lasciato la scuola, il protagonista non torna dalla sua famiglia?

    ha scritto il 

  • 3

    Quell’anno a scuola è il 1960, gli USA stanno vivendo un momento storico, JFK è stato appena eletto presidente e un vento nuovo è nell’aria. Nella Hill School che frequenta la voce narrante (è davvero ...continua

    Quell’anno a scuola è il 1960, gli USA stanno vivendo un momento storico, JFK è stato appena eletto presidente e un vento nuovo è nell’aria. Nella Hill School che frequenta la voce narrante (è davvero autobiografica la storia?) c’è la tradizione di invitare un autore e di fargli scegliere il miglior racconto tra quelli fatti dai ragazzi degli ultimi anni. Il premio per il vincitore è l’incontro con l’autore in questione…non sto a spiegare cosa succede dopo perché purtroppo la quarta di copertina lo fa fino in fondo (se preferite la sorpresa e vi interessa il libro, non leggetela!!!) e anche perché credo che fondamentalmente si trattasse di un espediente narrativo per potersi confrontare con i grandi autori di quegli anni da un lato, un modo per parlare dello scrivere dall’altro. Mi è spiaciuto che un po’, tra gli altri, sia messa alla berlina Ayn Rand, l’autrice de La fonte meravigliosa(che devo ancora leggere), e che questo mi spinga ad avere una visione negativa di lei, e che lo stesso venga fatto anche con un altro autore di cui non dico… Insomma, forse, anzi, per certi versi, credo, sempre più, che il contatto reale con un autore che ammiriamo, lo renda e “riduca” ad UMANO come siamo noi tutti, e gli tolga quel fascino, quelle capacità che lo rendono per noi lettori qualcosa di speciale. Per quanto riguarda invece l’essere scrittori e il fatto che un buon libro nasca solo dopo tormenti e dopo aver fatto i lavapiatti…bhè, anche questo non mi convince al 100%, mi sa di stereotipo. Insomma, se da un lato mi è sembrato noioso, Quell’anno a scuola mi ha comunque suscitato tanti pensieri e riflessioni… e mi chiedo, cosa saremmo stati disposti a fare al liceo per incontrare che so…Umberto Eco? Ai posteri l’ardua sentenza.

    ha scritto il 

  • 2

    Me esperaba mucho más de una novela de la que no había leído ninguna crítica pero cuya sinopsis me había cautivado. No llego a empatizar con el protagonista y en ocasiones la lectura se me hacía lenta ...continua

    Me esperaba mucho más de una novela de la que no había leído ninguna crítica pero cuya sinopsis me había cautivado. No llego a empatizar con el protagonista y en ocasiones la lectura se me hacía lenta y pesada. El final es la mejor parte del libro, la mayor parte de la acción se concentra ahí.

    ha scritto il 

  • 3

    Tobias Wolff, "Quell'anno a scuola"

    Tobias Wolff cala il lettore nell’universo tipicamente americano delle prep-school (e non dei college, come erroneamente riportato in quarta di copertina), ossia i licei-collegio dove gli adolescenti ...continua

    Tobias Wolff cala il lettore nell’universo tipicamente americano delle prep-school (e non dei college, come erroneamente riportato in quarta di copertina), ossia i licei-collegio dove gli adolescenti vengono preparati all’università. L’ambientazione si presta duttilmente a un romanzo di formazione obliquo, che è soprattutto una riflessione sulla letteratura (rigorosamente americana) e sullo scrivere. Il manifesto di Wolff è semplice: l’onestà intellettuale è il primo strumento che lo scrittore deve imparare a usare, nell’arte come nella vita pubblica e privata. L’autore mette in pratica la sua idea con pagine garbate e spesso sagaci, dimostrando come la giusta dose di pietà verso i propri personaggi serva a renderli ancora più autentici. Esilaranti gli intermezzi con Robert Frost e Ayn Rand; Wolff approfitta di Frost per descrivere come il timore reverenziale verso i maestri possa sfociare nell’umiliazione, e di come un’aura di sacrale autorevolezza possa generare appiattimento critico. Nel caso di Rand l’intento è apertamente satirico, ma Wolff non manca nel fornire al suo bersaglio una sufficiente dose di dignità.

    Qualche elemento in comune con L’ultimo dei Savage di Jay McInerney, anch’esso ambientato in una prep-school negli anni Sessanta.

    La suddetta quarta di copertina contiene un grosso spoiler.

    ha scritto il 

  • 5

    Raccontare l’adolescenza di un aspirante scrittore significa declinare, circoscrivere l’assoluto e l’inconoscibile, le pose, le pulsioni e le paure, le forme mutevoli, i film mentali, le megalomanie e ...continua

    Raccontare l’adolescenza di un aspirante scrittore significa declinare, circoscrivere l’assoluto e l’inconoscibile, le pose, le pulsioni e le paure, le forme mutevoli, i film mentali, le megalomanie e le prolessi di grandezza dentro la metrica di un verso, il giro di una frase (tra una maiuscola ed un punto), il respiro di un racconto. Dentro elogi e stroncature. Dentro l’inchiostro e l’odore della carta. Dentro un foglio accartocciato, dentro l’attesa sopra un foglio non ancora accartocciato; intorno parole come chiarezza, esattezza, visibilità...

    (Ecco: Wolff fa tutto questo con tale fiamminga precisione, che non ha bisogno delle mie solite e abusate armi – le similitudini e i paragoni).

    ha scritto il 

  • 5

    A true piece of writing is a dangerous thing. It can change your life.

    Old School (Quell'anno a scuola in italiano per Einaudi) è un romanzo di ispirazione biografica in cui un ragazzo senza nome (il narratore in prima persona della storia) è all'ultimo anno di una prep ...continua

    Old School (Quell'anno a scuola in italiano per Einaudi) è un romanzo di ispirazione biografica in cui un ragazzo senza nome (il narratore in prima persona della storia) è all'ultimo anno di una prep school del New England. Questa scuola organizza tre visite all'anno da parte di autori affermati e famosi e in queste occasioni gli studenti sono invitati a presentare dei racconti, o delle composizioni poetiche. Il migliore viene premiato con un colloquio privato con l'autore in questione. Dopo Robert Frost e Ayn Rand è il turno del grandissimo Ernest Hemingway, un evento che infiamma tutti gli animi portanto ad un'inaspettata svolta. Consigliatissimo.

    http://robertabookshelf.blogspot.com/2011/06/recensione-077-old-school.html

    ha scritto il 

  • 4

    Un buen libro, uno de esos libros que sin tener un argumento fuerte, se lee muy bien y va interesando cada vez más. Tiene una prosa muy cuidada, el autor no deja nada al azar, todo lo que explica tien ...continua

    Un buen libro, uno de esos libros que sin tener un argumento fuerte, se lee muy bien y va interesando cada vez más. Tiene una prosa muy cuidada, el autor no deja nada al azar, todo lo que explica tiene un como, un cuando y un por qué.

    ha scritto il 

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