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Quell'orribile forza

Una favola moderna per adulti

Di

Editore: Adelphi (Biblioteca, 369)

4.1
(77)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 506 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8845914348 | Isbn-13: 9788845914348 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Germana Cantoni De Rossi

Genere: Fiction & Literature , Science Fiction & Fantasy

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Descrizione del libro
Ne ha attraversati di mondi, il professor Elwin Ransom, nei primi due volumi della "trilogia cosmica" di C.S. Lewis, che qui si conclude. E i racconti delle sue avventure si sono intrecciati, per gli amici riuniti ogni giovedì sera nell'appartamento dell'autore al Magdalen College di Oxford, con i capitoli del "Signore degli Anelli" che J.R.R. Tolkien sta contemporaneamente componendo. Ma ora Ransom, dopo tanti viaggi in universi misteriosi e remoti, è tornato sulla Terra, nel microcosmo apparentemente ristretto e realistico di una piccola università... E proprio qui si svelerà il vero tema magico di tutta la trilogia: il risveglio di Merlino.
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  • 3

    Privo della freschezza avventurosa di "Lontano dal pianeta silenzioso" e della fantasia straripante di Perelandra, questo terzo e ultimo volume della trilogia fantascientifico-metafisica di C.S. Lewis non ha neppure come protagonista il Professor Ransom (presente, ma che agisce da dietro le quint ...continua

    Privo della freschezza avventurosa di "Lontano dal pianeta silenzioso" e della fantasia straripante di Perelandra, questo terzo e ultimo volume della trilogia fantascientifico-metafisica di C.S. Lewis non ha neppure come protagonista il Professor Ransom (presente, ma che agisce da dietro le quinte), bensì una coppia di marito e moglie che proprio non riesce a suscitare la minima simpatia.

    Inoltre l'elemento cristiano, che nelle opere precedenti ben si integrava, qui diviene assai pedante e a volte abbastanza gratuito e fuori contesto.

    ha scritto il 

  • 5

    Bella per la qualità della scrittura, ammirevole per la solidità e l'originalità della struttura epica e mitologica, interresante per le questioni filosofiche e religiose che pone.
    La scrittura: disse Tolkien che l'amico C.S. Lewis era uno scrittore migliore di lui. Sono confronti sempre di ...continua

    Bella per la qualità della scrittura, ammirevole per la solidità e l'originalità della struttura epica e mitologica, interresante per le questioni filosofiche e religiose che pone.
    La scrittura: disse Tolkien che l'amico C.S. Lewis era uno scrittore migliore di lui. Sono confronti sempre difficili da fare, anche in rapporto a due scrittori di fantasy che comunque intendono e lavorano la materia in modo molto differente. In ogni caso in questa saga Lewis dimostra (come anche ne Le Cronache di Narnia) di saper sviluppare un racconto di tipo fantasy avendo padronanza di tutte le problematiche (la creazione di un background e di un mito che giustifichino e rendano accettabile ciò che è narrato, lo sviluppo della storia all'interno di vincoli e regole imposti dal mondo che si è creato) e di tutte le potenzialità che ciò comporta: le creature aliene di Lewis sono del tutto originali e presentate al lettore con una precisione e una profondità che le rende del tutto vere, vive, così come così come nello sviluppo dei suoi mondi inventati Lewis non si risparmia ne in fantasia ne in poesia.
    Mito: a differenza di Tolkien, Lewis non costruisce un mondo da nuovo. La mitologia che fa da sfondo a questa trilogia è quella che forma la nostra cultura occidentale: la mitologia greca e romana, quella celtica, e soprattutto quella cristiana. Rileggendo, rivisitando, rimescolando queste fonti l'autore inglese trae un nuovo ordine e nuove creature nell'universo. Dio, il diavolo, gli angeli, Venere, Merlino, Adamo e Eva, con nomi diversi o sotto diverse forme sono tutti presenti, così come i pianeti del sistema solare, o meglio i loro spiriti...per non parlare di un richiamo addirittura a numeannor (erano proprio amiconi quei due). L'impianto che sorregge questa trilogia è davvero importante anche perché Lewis si compiace nel giustificare tutto il possibile, nel dimostrare che se è vero che la sua storia è pura finzione...è una finzione tanto ben costruite da essere perlomeno verosimile. Così un viaggio su un altro pianeta non è un semplice viaggio tipo in macchina da una città al paese vicino, ma si descrivono le influenze sul corpo e sulla mente del viaggiatore; oppure un essere alieno che presenta proprietà fisiche inspiegabili non viene semplicemente liquidato con un "era un essere di pure energia senza un corpo", ma per quello che sono le conoscenze dell'uomo si discutono comunque delle ipotesi.
    Temi: filo conduttore di tutta la saga è la critica dell'uomo "scientifico" in favore di un ritorno all'uomo "naturale".
    Da una parte stanno coloro che ritengono che per mezzo della conoscenza e della ragione una classe superiore di uomini possa elevarsi ad una altezza per cui tutto gli è permesso e dovuto, un'altezza che sta al di sopra delle leggi della natura e di quelle di Dio.
    Dall'altra parte stanno coloro che senza disprezzare l'intelligenza dell'uomo lo ritengono però un abitante privilegiato della natura, natura da rispettare in quanto tale e nei suoi limiti e regole, imposti ad essa e all'uomo dal volere di Dio (l'uomo "naturale" crede con convinzione in Dio e nel rispetto delle sue parole, delle sue regole e e delle sue leggi).
    Lo scontro fisico e filosofico tra queste due visioni è il nucleo attorno al quale si snodano le vicende narrate.
    Ho trovato tutti e tre i libri bellissimi, e al di là della piacevolezza generale della saga in ognuno dei tre ho apprezzato qualcosa di particolare. In Lontano dal pianeta silenzioso mi è piaciuta soprattutto la finezza e l'umanità ( anche se non è il termine adatto) delle creature di Malacandra. In Peralandra sono rimasto ammaliato dall'immaginazione di Lewis nella creazione del pianeta e della sua regina. In Quell'orribile forza, a differenza dei primi due completamente ambientato sulla terra (tra la campagna inglese e un campus universitario), mi sono ritrovato immerso in alcune atmosfere da 1948 (il libro di Orwel, che tra l'altro è di pochissimi anni dopo visto che il libro di Lewis è del 1945).

    Come ogni persona Lewis aveva le proprie idee e le proprie convinzioni. Più ancora che ne Le Cronache di Narnia in questa trilogia l'autore inglese non nasconde la sua fede e anzi non si contano i riferimenti espliciti alla storia della religione cristiana e i richiami alla sua dottrina. E a volte si ha proprio l'impressione che calchi un po' troppo la mano (il finale di Peralandra ad esempio non mi sorprenderebbe sentirlo in una chiesa come professione di fede). In ogni caso io in questi tre libri ho trovato tanti pregi da valere sicuramente la pena di qualche tirata moralista o moraleggiante.

    ha scritto il 

  • 5

    Di nuovo un libro dalla doppia lettura: la lotta tra bene e male (anzi, tra buoni e cattivi) e la visione del mondo di Lewis.
    Un inizio stentato, un prologo interminabile, fino a quando ci si rende conto che il libro è cominciato dalla prima pagina, anzi dalla prefazione.
    Del resto no ...continua

    Di nuovo un libro dalla doppia lettura: la lotta tra bene e male (anzi, tra buoni e cattivi) e la visione del mondo di Lewis.
    Un inizio stentato, un prologo interminabile, fino a quando ci si rende conto che il libro è cominciato dalla prima pagina, anzi dalla prefazione.
    Del resto non è una novità che succeda poco, che quello che succede non sia poi così importante e che il nodo del libro sia quello che viene detto più che quello che viene fatto.
    Ultimo atto della trilogia spaziale (che nonostante ciò che dica l'autore andrebbe letta con ordine), la conclude in maniera discontinua nel tono e progressiva nei contenuti. La morale non è ora capire la propria posizione nel mondo (Lontano dal pianeta silenzioso) o la scelta (Perelandra), ma le relazioni tra le persone (per come la vedo io ora, almeno; del resto quando un messaggio è così implicito ognuno può arguire quello che vuole da ciò che intravede...).
    Il tutto come al solito fiabescamente reso nel contrasto tra il modo "giusto" e quello "sbagliato" di affrontarle.

    PS. Questa trilogia NON è fantascienza!!!

    ha scritto il 

  • 3

    Comincia in modo avvincente ma si perde strada facendo, fino a una conclusione da dimenticare, anche se la scena del banchetto in cui le lingue umane si perdono e gli animali mostruosi si rivoltano contro chi li ha creati in laboratorio è assolutamente imperdibile. Il titolo italiano traduce male ...continua

    Comincia in modo avvincente ma si perde strada facendo, fino a una conclusione da dimenticare, anche se la scena del banchetto in cui le lingue umane si perdono e gli animali mostruosi si rivoltano contro chi li ha creati in laboratorio è assolutamente imperdibile. Il titolo italiano traduce male l'originale "That Hideous Force", ossia letteralmente "Quella forza repellente, schifosa". Il Male non ha fascino (l'aveva già capito Dante descrivendo Lucifero). Forse nella stanchezza finale di questo libro Lewis sentiva già l'avvicinarsi della morte che lo avrebbe colto di lì a poco.

    ha scritto il 

  • 5

    Non posso essere breve. Non lo sono in genere, quando scrivo.. figuriamoci su questi libri, a commento dei quali sono stati prodotti negli anni fiumi di parole (e già mi sento inadeguato a scriverne anch’io).
    Ho letto tante recensioni della trilogia cd “spaziale” di Lewis. Alcune di esse l ...continua

    Non posso essere breve. Non lo sono in genere, quando scrivo.. figuriamoci su questi libri, a commento dei quali sono stati prodotti negli anni fiumi di parole (e già mi sento inadeguato a scriverne anch’io).
    Ho letto tante recensioni della trilogia cd “spaziale” di Lewis. Alcune di esse la stroncano, salvando a volte per un qualche ragionato motivo, l’uno o l’altro dei primi due libri (“Malacandra” e “Perelandra”), mentre il terzo (“Quell’orribile forza”), viene in generale quasi mai preservato da giudizi pur sempre negativi, ma rivolti piuttosto allo stile, alla assunta cerebralità della sua trama, considerata dai più farraginosa e incerta, compunta di dinamiche e interazioni di gruppi accademici, circoli intellettuali e intrecci alieni. Ho letto anche delle influenze tolkeniane (Lewis e Tolkien erano contemporanei, entrambi docenti ad Oxford). Infine, un denominatore che appartiene in comune a tutte le recensioni che ho avuto la ventura di leggere, sia alle buone, che a quelle meno indulgenti, è comunque il riferimento all’afflato cristiano, che – a quanto pare – pervade – secondo chi ha fatto da esegeta ai pensieri dell’autore – l’opera di Lewis (questa in particolare). E in effetti, ho trovato alcune recensioni proprio su siti di osservanza cristiano-cattolica, i cui commenti erano incentrati su tali aspetti.. Caduta, scoperta, espiazione, risalita e ascesa, realizzazione superiore trascendente fino alla compenetrazione nel tutto deificato.. mah. sarà così.. se tutti ci vedono questo, sarà così.. Forse, dico io. O forse c’è anche altro. Per chi vuole e può.
    Ransom (tradotto dall’inglese: riscatto, redenzione) è il protagonista, l’eroe, assieme ovviamente ad altre figure.
    Personalmente, il primo libro mi è piaciuto, il secondo un po’ meno, il terzo molto. Ma per motivi diversi da quelli che ho letto nelle varie critiche scorse con mente sgombra e occhio attento.
    Nel tutto, ho letto anche “altro”. Ho letto di uomini che faticano per raggiungere qualcosa, contrariamente a diffusissime attuali dottrine (diciamo così, monoteiste) che in fin dei conti promettono vita eterna e beatitudine molto a buon mercato. Ho letto di forze che sono ovunque; di ciò che – al di fuori del nostro pianeta – noi consideriamo per egocentrismo di specie, “vuoto”, e che, viceversa, può essere inteso come un “pieno” interrotto da punti di vuoto che potrebbero ben essere i pianeti stessi (e il nostro, in questa saga, è, guarda caso, “il pianeta silenzioso”). Ho letto della difficoltà del superare immagini e tabù radicati, che non sono però, a volte, sostanza vera. Gli appartenenti alla parte avversa di Ransom (i cattivi, si potrebbe dire) devono calpestare un crocifisso scolpito sul pavimento di una stanza. Un simbolo. Le pagine che raccontano della difficoltà congenita a farlo, del senso di repulsione, smarrimento, blasfemia e dannazione, sono magistrali. Cioè, molto prosaicamente, rendono perfettamente quanto siano geneticamente radicati nel profondo della psiche – dopo secoli di abitudine mentale e comportamentale oserei dire – questi simboli e miti opportunamente sacralizzati. Un rituale del genere era peraltro anche proprio dei Poveri Compagni d'armi di Cristo e del Tempio di Salomone (I Templari), e costituì uno dei tanti capi d’accusa dell’inquisizione nei loro confronti. Era un simbolo. Di distacco dalle cose quando esse sono solo materia. Di libertà della coscienza da costrizioni indotte.. e di altro che qui non attiene.
    Tornando a questo libro, bella è la discesa degli dei (gli Eldil dei vari pianeti) sulla terra, in aiuto dei mortali impegnati nell’epica lotta contro i cattivi; la descrizione del carattere – dell’influenza, in definitiva – di ognuno dei pianeti sugli esseri umani è una delle pagine più belle che abbia mai letto.
    Mi fermo qui. Tutto nella saga è simbolismo. L’avventura, il Pendragon (sempre Ransom), il risveglio di Merlino, la mente separata dal corpo (Alcasan), il bene e il male che si affrontano, l’anelito di ognuna di queste due avverse parti a cambiare (e ognuna, per sé, in meglio) il mondo e il genere umano, rientrano nello schema narrativo (purtroppo a volte pesante, faticoso e involuto) usato per portare avanti concetti e riflessioni non sempre facili e lineari, anzi, a volte contorsioni, dalle quali tuttavia – come detto – è possibile trarre “cose”, le più disparate.
    In definitiva, nonostante il peso degli anni (il primo libro della trilogia risale al 1938, l’ultimo al 1946), e i momenti nei quali l’argomentazione teo-filosofica prende il sopravvento uccidendo la narrazione, si tratta di fantascienza che affronta temi fondamentali; riprendendo lo stesso Lewis, "di fantascienza che, come spesso capita, tratta di argomenti molto più seri di quelli trattati dalla narrativa realistica: problemi reali sul destino umano e cose del genere".
    Insomma, ce n’è per tutti i gusti.

    ha scritto il 

  • 5

    Pur essendo il terzo volume della "trilogia cosmica" (Lontano dal pianeta silenzioso, Perelandra, Quell'orribile forza), è l'autore stesso a dire che può essere letto indipendentemente dagli altri...e così ho fatto! L'ho trovato un ottimo libro, "particolare" certo, ma molto più coinvolgente di L ...continua

    Pur essendo il terzo volume della "trilogia cosmica" (Lontano dal pianeta silenzioso, Perelandra, Quell'orribile forza), è l'autore stesso a dire che può essere letto indipendentemente dagli altri...e così ho fatto! L'ho trovato un ottimo libro, "particolare" certo, ma molto più coinvolgente di Lontano dal pianeta silenzioso, nonostante il numero di pagine sia sensibilmente maggiore. Molto molto bello davvero.

    ha scritto il 

  • 5

    Avevo letto che Tolkien reputasse Lewis uno scrittore migliore di lui. Ho letto le cronache di Narnia e ho pensato che Tolkien fosse troppo modesto. Ho letto questa trilogia e quasi quasi gli do ragione. Quasi. Sono tre libri fantastici, il secondo, soprattutto è inarrivabile. Lo straconsiglio. A ...continua

    Avevo letto che Tolkien reputasse Lewis uno scrittore migliore di lui. Ho letto le cronache di Narnia e ho pensato che Tolkien fosse troppo modesto. Ho letto questa trilogia e quasi quasi gli do ragione. Quasi. Sono tre libri fantastici, il secondo, soprattutto è inarrivabile. Lo straconsiglio. Attenti, però, se vi piace Dan Brown siete fuori strada. Per Lewis Gesù è il Figlio di Dio...

    ha scritto il 

  • 4

    Conclusione del ciclo spaziale di Lewis, altro tentativo per lo scrittore inglese di intrecciare le mitologie antiche e il cristianesimo. Il risultato? Una storia con tanti problemi, ma comunque interessante, a tratti molto coinvolgente e di certo unica.

    ha scritto il 

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