Quell'orribile forza

Una favola moderna per adulti

Di

Editore: Adelphi (Biblioteca, 369)

4.1
(91)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 506 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8845914348 | Isbn-13: 9788845914348 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Germana Cantoni De Rossi

Disponibile anche come: Copertina rigida

Genere: Narrativa & Letteratura , Religione & Spiritualità , Fantascienza & Fantasy

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Descrizione del libro
Ne ha attraversati di mondi, il professor Elwin Ransom, nei primi due volumi della "trilogia cosmica" di C.S. Lewis, che qui si conclude. E i racconti delle sue avventure si sono intrecciati, per gli amici riuniti ogni giovedì sera nell'appartamento dell'autore al Magdalen College di Oxford, con i capitoli del "Signore degli Anelli" che J.R.R. Tolkien sta contemporaneamente componendo. Ma ora Ransom, dopo tanti viaggi in universi misteriosi e remoti, è tornato sulla Terra, nel microcosmo apparentemente ristretto e realistico di una piccola università... E proprio qui si svelerà il vero tema magico di tutta la trilogia: il risveglio di Merlino.
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    Il terzo ed ultimo volume della trilogia fantascientifica di Lewis. Interamente ambientato sul pianeta Terra, mi è piaciuto molto di più del secondo volume. Inghilterra, piccole cittadine, boschetti m ...continua

    Il terzo ed ultimo volume della trilogia fantascientifica di Lewis. Interamente ambientato sul pianeta Terra, mi è piaciuto molto di più del secondo volume. Inghilterra, piccole cittadine, boschetti misteriosi, vecchi college, fondazioni tanto moderne quanto "strane",...Inevitabile, per chiunque, scegliere da che parte stare perchè, nella vita, spesso (e soprattutto nelle situazioni importanti) restare neutrali è impossibile. Fa riflettere su come l'umanità possa piano piano, in sordina, venire distorta, magari anche partendo da motivazioni che apparentemente sembrano le più "umane" possibili.
    La tradizione arturiana si palesa e irrompe nel nostro mondo: per salvarlo o per distruggerlo? Scelte...dipende sempre e solo dalle scelte.
    Un libro di fantascienza. Un libro cristiano. Un libro che parla di fede, di lotta, di scelte, di umano e di dis-umano.

    ha scritto il 

  • 5

    Una fantastica trilogia da rileggere attentamente

    Piena di significati, scritta magistralmente. Lewis è l'unico scrittore di fantascienza che fino ad ora mi ha convinto sul piano religioso-fantascientifico-filosofico. Non si impasta in sermoni come g ...continua

    Piena di significati, scritta magistralmente. Lewis è l'unico scrittore di fantascienza che fino ad ora mi ha convinto sul piano religioso-fantascientifico-filosofico. Non si impasta in sermoni come gli altri, niente morali, niente pazzi deliranti mistici. C'è anche molto divertimento, e personaggi bizzarri che rimarranno nella storia, o quanto meno nel mio cuore. Ma non voglio anticipare nulla. Leggetela!

    ha scritto il 

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    Il terzo e ultimo volume della trilogia cosiddetta "fantascientifica" di C.S. Lewis (che ha davvero poco della comune fantascienza, soprattutto in questo volume) è interamente ambientato sul nostro pi ...continua

    Il terzo e ultimo volume della trilogia cosiddetta "fantascientifica" di C.S. Lewis (che ha davvero poco della comune fantascienza, soprattutto in questo volume) è interamente ambientato sul nostro pianeta e mi è piaciuto meno del primo e dell'inarrivabile secondo volume. Innanzitutto perché parte molto, molto lento. Poi è ambientato prevalentemente in un college inglese, ed è fatto più di discorsi che di avvenimenti...infatti dal punto di vista dell'azione decolla un po' solo nella seconda parte, ma senza aggiungere niente a quanto è stato già detto nel bellissimo secondo volume, Perelandra. Un volume un po' superfluo insomma, ma 4 stelle sono d'obbligo perchè Lewis è un profeta visionario come pochi, che aveva davvero compreso ciò che si cela dietro la realtà che abbiamo comunemente sotto gli occhi (e aveva compreso cosa siano la relazione tra i due sessi e il matrimonio, cosa non comune al giorno d'oggi xD) unendo a questa comprensione la capacità di metterla per iscritto in una forma originale e abbastanza accessibile anche a chi non abbia particolari conoscenze in campo teologico.

    Sono davvero felice di aver scoperto e letto questa trilogia poco conosciuta, ma a chi volesse intraprendere la stessa impresa do un avvertimento: si tratta di Christian fiction. Strong Christian Fiction (non la versione "soft" di Il signore degli anelli xD ). Non la consiglio pertanto a chi nei libri detesta per principio qualsiasi riferimento a Dio, angeli, peccato originale etc... che sono il fondamento dell'intera narrazione e vengono dati per scontati. Certo, se la si legge senza pregiudizi può riservare sorprese inaspettate...provare per credere ^^

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

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    Space Trilogy: Lontano dal pianeta silenzioso | Perelandra | Quell'orribile forza

    That Hideous Strength: A Modern Fairy-Tale for Grown-Ups, 1945

    ...
    C.S.Lewis, un filologo tra le stelle
    La trilogia fantascientifica di C.S. Lewis.
    di Andrea Monda

    Un bel giorno verso la fine degli an ...continua

    That Hideous Strength: A Modern Fairy-Tale for Grown-Ups, 1945

    ...
    C.S.Lewis, un filologo tra le stelle
    La trilogia fantascientifica di C.S. Lewis.
    di Andrea Monda

    Un bel giorno verso la fine degli anni Trenta Jack disse a John: “Tollers, c’è troppo poco di quello che piace a noi nelle storie in circolazione. Ho paura che ce lo dovremmo scrivere”. I due si misero d’accordo: Jack avrebbe scritto una storia su un viaggio nello spazio mentre John una storia su un viaggio nel tempo”. John Tollers, come lo chiamava l’amico Jack, era John Ronald Reuel Tolkien e quella storia nel tempo divenne poi, dopo alterne vicende, uno dei libri più letti del mondo: Il signore degli anelli. Jack, invece, era il nome confidenziale di Clive Staple Lewis, autore poco noto in Italia ma diffusissimo e amatissimo nel mondo anglosassone, grazie anche a quel viaggio nello spazio, la trilogia fantascientifica che ha come protagonista il filologo-astronauta Elwin Ransom. Non è un caso che Ransom sia un filologo, visto che questa era la professione sia di Jack che di John, anzi lo stesso Tolkien scrisse nel 1944 al figlio Christopher che “In quanto filologo, è probabile che in Ransom ci sia una parte di me, e riconosco in lui alcune delle mie opinioni e idee ma lewisificate”. Di fatto Tolkien oltre ad essere l’ispiratore della trilogia ne fu il primo pubblico (così come Lewis della opere tolkieniane) ed è proprio grazie a lui che il primo episodio fu pubblicato nel 1938 con il titolo Out the Silent Planet (Lontano dal Pianeta Silenzioso pubblicato in Italia prima da Mondadori nel 1951 e di recente da Adelphi nel 1992).
    L’intera trilogia, che comprende anche Perelandra e Quell’orribile forza, deve molto a questa influenza tolkieniana al punto che nella prefazione del terzo episodio Lewis scrisse: “chi desiderasse conoscere meglio Numinor e il Vero Occidente deve (ahimè) aspettare la pubblicazione della maggior parte di ciò che ancora esiste solamente nei manoscritti del mio amico, professor J.R.R.Tolkien”. Il termine Numinor rivela un piccolo errore di scrittura: tutti i lettori di Tolkien sanno della famosa isola di Numenor e della rivisitazione tolkieniana del mito di Atlantide. Ma a parte questi errori di vocale, c’è da dire che Quell’orribile forza fu pubblicato in Italia nel 1953 e quella fu la prima apparizione del nome di Tolkien nel nostro paese: i lettori, inglese e italiani, dovettero infatti aspettare molti anni perché uscisse il capolavoro di Tolkien; del resto John era davvero “un grand’uomo privo di metodo e tiratardi”, come lo definì Jack e, se in Inghilterra The Lord of the Rings apparve nel 1955, in Italia ci volle Rusconi nel 1970!
    Di questa splendida storia d’amicizia, cosa rara nel campo dell’arte e della letteratura, dà preciso resoconto Humphrey Carpenter in quell’eccezionale biografia di gruppo che è il volume The Inklings. Un’amicizia singolare tra due persone molto diverse sotto molto aspetti. Inoltre un’amicizia asimmetrica dal punto di vista compositivo, visto che Tolkien non ha mai scritto di fantascienza mentre Lewis, scrittore meno geniale ma più versatile, compose sia opere di Science Fiction che di Fantasy, regno incontrastato dell'amico John; anzi, le Cronache di Narnia rappresentano oggi, molto più della trilogia di Perelandra, la ragione del suo successo mondiale.
    Eppure questa trilogia riveste una particolare importanza e un caso pressoché unico nel panorama ricco e variegato della letteratura fantascientifico. Lontano dal pianeta silenzioso che è il più breve e il più riuscito dei tre episodi, anche se Tolkien gli preferiva Perelandra, ed ha come tema quello del colonialismo spaziale (ricordiamoci che è stato scritto e pubblicato nella seconda metà del 1938): il protagonista, il filologo Elwin Ransom, si trova suo malgrado trasportato sul pianeta Malacandra (che poi si rivela essere Marte) da due loschi individui, l’avido Devine, spinto alla conquista del pianeta rosso solo da scopi economici, e il terribile Weston, animato anzi divorato da una sorta di “volontà di potenza”.
    Già all’inizio del viaggio interstellare, il malcapitato Ransom di fronte alla bellezza dello spazio, riflette, da buon filologo, sul nome da dare a quella realtà: “Aveva letto qualcosa sullo “Spazio” e per anni, in fondo ai suoi pensieri, c’era stata l’immagine lugubre di un gelido vuoto nero e senza vita che separa i mondi…No: Spazio era la parola sbagliata. Gli antichi pensatori lo chiamavano semplicemente “i cieli”: i cieli che proclamavano la gloria e Ransom recitava spesso tra sé, con amore i versi di Milton: "felici climi/ove mai non muore il giorno/nelle plaghe ampie del cielo.” Successivamente, al momento dell’incontro con le diverse razze che popolano Malacandra lo scontro tra Ransom e gli altri due sarà inevitabile e violento. Se per Ransom, uomo pacifico e per giunta filologo, tale incontro è solo un’occasione per conoscere nuove culture (ad un certo punto sogna di realizzare il “Dizionario delle lingue di Malacandra”), per Devine e Weston le altre razze (siano esse i Sorn, gli “intellettuali” del pianeta, dal fisico longilineo e oblungo come gli ali E.T. di Spielberg o i clonatori di Lucas, oppure i Hross, più simili agli Hobbit di Tolkien, o i Pfifltriggi, una specie di nani, abilissimi costruttori di marchingegni) sono solo inferiori e quindi da conquistare e sottomettere. Il romanzo prende subito una “piega etica” senza però che il “messaggio” pesi sulla bellezza della narrazione. Oltre l’evidente dimensione etica la storia di Lewis rivela inoltre una precisa cifra religiosa al punto che nel suo caso si può parlare di “teo-fantascienza”. Ransom infatti, dimostrandosi più “umano” degli altri suoi simili, avrà il privilegio di scoprire che Malacandra non ha perso, al contrario della Terra, il suo rapporto diretto con Dio. Sul pianeta vive infatti un angelo che custodisce non un essere particolare ma l’intero pianeta immerso in una condizione di Eden prima della Caduta. Si capisce allora che il pianeta silenzioso è proprio la Terra, l’unico che ha perso il dialogo diretto e confidenziale con il Creatore. A rileggerlo oggi questo particolarissimo romanzo fantascientifico fa venire in mente il grido che Giovanni Paolo II ha
    rivolto a tutti gli uomini durante la recente guerra in Iraq, un grido di ammonimento causato dal silenzio di Dio che, disgustato dalla condotta degli uomini, ha smesso di parlare con le sue creature.
    Si vede subito la somiglianza di vedute, e la diversità di stile, tra uno scrittore come Tolkien e un apologeta come Lewis. Nel cattolico Tolkien il lettore non troverà mai (o quasi mai) un riferimento esplicito ai temi religiosi. Lewis invece, grande saggista e pensatore, ma narratore non grande come l’inventore degli Hobbit, non riesce a “mediare”, a filtrare il proprio mondo interiore all’interno della sua scrittura: la sua visione teologica non resta sullo sfondo ma brilla in primo piano, rischiando però di appesantire il risultato letterario.
    Se nel primo episodio tutto questo si avverte ma senza eccessivi “guasti”, nel secondo episodio (ambientato su Perelandra, ossia Venere) e specialmente nel terzo (dove l’azione si svolge tutta sulla Terra), la scrittura si fa pesante e lo sviluppo della trama si rivela faticoso e involuto. L’argomentazione teo-filosofica prende il sopravvento “uccidendo” la narrazione.
    Ed è interessante osservare come questo sia un rischio che Lewis, a livello teorico, ha sempre condannato.
    Afferma infatti nel saggio “Altri mondi”: “Io non sono mai partito da un messaggio o da una morale… la storia stessa vi impone una sua morale, che si scopre mentre si scrive il racconto… e questo vale per qualsiasi genere di narrativa tanto più per la fantascienza che spesso tratta di argomenti molto più seri di quelli trattati dalla narrativa realistica: problemi reali sul destino umano e cose del genere”. E’ vero e incontrovertibile: la fantascienza ha spesso affrontato temi fondamentali; lo ha fatto spesso e, di sicuro, nei romanzi di uno scrittore-pensatore geniale e purtroppo misconosciuto (in Italia) come Clive Staple Lewis.
    http://www.railibro.rai.it/stampa.asp?tb=2&id=103
    03/04/2012

    ha scritto il 

  • 3

    Privo della freschezza avventurosa di "Lontano dal pianeta silenzioso" e della fantasia straripante di Perelandra, questo terzo e ultimo volume della trilogia fantascientifico-metafisica di C.S. Lewis ...continua

    Privo della freschezza avventurosa di "Lontano dal pianeta silenzioso" e della fantasia straripante di Perelandra, questo terzo e ultimo volume della trilogia fantascientifico-metafisica di C.S. Lewis non ha neppure come protagonista il Professor Ransom (presente, ma che agisce da dietro le quinte), bensì una coppia di marito e moglie che proprio non riesce a suscitare la minima simpatia.

    Inoltre l'elemento cristiano, che nelle opere precedenti ben si integrava, qui diviene assai pedante e a volte abbastanza gratuito e fuori contesto.

    ha scritto il 

  • 5

    Bella per la qualità della scrittura, ammirevole per la solidità e l'originalità della struttura epica e mitologica, interresante per le questioni filosofiche e religiose che pone.
    La scrittura: disse ...continua

    Bella per la qualità della scrittura, ammirevole per la solidità e l'originalità della struttura epica e mitologica, interresante per le questioni filosofiche e religiose che pone.
    La scrittura: disse Tolkien che l'amico C.S. Lewis era uno scrittore migliore di lui. Sono confronti sempre difficili da fare, anche in rapporto a due scrittori di fantasy che comunque intendono e lavorano la materia in modo molto differente. In ogni caso in questa saga Lewis dimostra (come anche ne Le Cronache di Narnia) di saper sviluppare un racconto di tipo fantasy avendo padronanza di tutte le problematiche (la creazione di un background e di un mito che giustifichino e rendano accettabile ciò che è narrato, lo sviluppo della storia all'interno di vincoli e regole imposti dal mondo che si è creato) e di tutte le potenzialità che ciò comporta: le creature aliene di Lewis sono del tutto originali e presentate al lettore con una precisione e una profondità che le rende del tutto vere, vive, così come così come nello sviluppo dei suoi mondi inventati Lewis non si risparmia ne in fantasia ne in poesia.
    Mito: a differenza di Tolkien, Lewis non costruisce un mondo da nuovo. La mitologia che fa da sfondo a questa trilogia è quella che forma la nostra cultura occidentale: la mitologia greca e romana, quella celtica, e soprattutto quella cristiana. Rileggendo, rivisitando, rimescolando queste fonti l'autore inglese trae un nuovo ordine e nuove creature nell'universo. Dio, il diavolo, gli angeli, Venere, Merlino, Adamo e Eva, con nomi diversi o sotto diverse forme sono tutti presenti, così come i pianeti del sistema solare, o meglio i loro spiriti...per non parlare di un richiamo addirittura a numeannor (erano proprio amiconi quei due). L'impianto che sorregge questa trilogia è davvero importante anche perché Lewis si compiace nel giustificare tutto il possibile, nel dimostrare che se è vero che la sua storia è pura finzione...è una finzione tanto ben costruite da essere perlomeno verosimile. Così un viaggio su un altro pianeta non è un semplice viaggio tipo in macchina da una città al paese vicino, ma si descrivono le influenze sul corpo e sulla mente del viaggiatore; oppure un essere alieno che presenta proprietà fisiche inspiegabili non viene semplicemente liquidato con un "era un essere di pure energia senza un corpo", ma per quello che sono le conoscenze dell'uomo si discutono comunque delle ipotesi.
    Temi: filo conduttore di tutta la saga è la critica dell'uomo "scientifico" in favore di un ritorno all'uomo "naturale".
    Da una parte stanno coloro che ritengono che per mezzo della conoscenza e della ragione una classe superiore di uomini possa elevarsi ad una altezza per cui tutto gli è permesso e dovuto, un'altezza che sta al di sopra delle leggi della natura e di quelle di Dio.
    Dall'altra parte stanno coloro che senza disprezzare l'intelligenza dell'uomo lo ritengono però un abitante privilegiato della natura, natura da rispettare in quanto tale e nei suoi limiti e regole, imposti ad essa e all'uomo dal volere di Dio (l'uomo "naturale" crede con convinzione in Dio e nel rispetto delle sue parole, delle sue regole e e delle sue leggi).
    Lo scontro fisico e filosofico tra queste due visioni è il nucleo attorno al quale si snodano le vicende narrate.
    Ho trovato tutti e tre i libri bellissimi, e al di là della piacevolezza generale della saga in ognuno dei tre ho apprezzato qualcosa di particolare. In Lontano dal pianeta silenzioso mi è piaciuta soprattutto la finezza e l'umanità ( anche se non è il termine adatto) delle creature di Malacandra. In Peralandra sono rimasto ammaliato dall'immaginazione di Lewis nella creazione del pianeta e della sua regina. In Quell'orribile forza, a differenza dei primi due completamente ambientato sulla terra (tra la campagna inglese e un campus universitario), mi sono ritrovato immerso in alcune atmosfere da 1948 (il libro di Orwel, che tra l'altro è di pochissimi anni dopo visto che il libro di Lewis è del 1945).

    Come ogni persona Lewis aveva le proprie idee e le proprie convinzioni. Più ancora che ne Le Cronache di Narnia in questa trilogia l'autore inglese non nasconde la sua fede e anzi non si contano i riferimenti espliciti alla storia della religione cristiana e i richiami alla sua dottrina. E a volte si ha proprio l'impressione che calchi un po' troppo la mano (il finale di Peralandra ad esempio non mi sorprenderebbe sentirlo in una chiesa come professione di fede). In ogni caso io in questi tre libri ho trovato tanti pregi da valere sicuramente la pena di qualche tirata moralista o moraleggiante.

    ha scritto il 

  • 5

    Di nuovo un libro dalla doppia lettura: la lotta tra bene e male (anzi, tra buoni e cattivi) e la visione del mondo di Lewis.
    Un inizio stentato, un prologo interminabile, fino a quando ci si rende co ...continua

    Di nuovo un libro dalla doppia lettura: la lotta tra bene e male (anzi, tra buoni e cattivi) e la visione del mondo di Lewis.
    Un inizio stentato, un prologo interminabile, fino a quando ci si rende conto che il libro è cominciato dalla prima pagina, anzi dalla prefazione.
    Del resto non è una novità che succeda poco, che quello che succede non sia poi così importante e che il nodo del libro sia quello che viene detto più che quello che viene fatto.
    Ultimo atto della trilogia spaziale (che nonostante ciò che dica l'autore andrebbe letta con ordine), la conclude in maniera discontinua nel tono e progressiva nei contenuti. La morale non è ora capire la propria posizione nel mondo (Lontano dal pianeta silenzioso) o la scelta (Perelandra), ma le relazioni tra le persone (per come la vedo io ora, almeno; del resto quando un messaggio è così implicito ognuno può arguire quello che vuole da ciò che intravede...).
    Il tutto come al solito fiabescamente reso nel contrasto tra il modo "giusto" e quello "sbagliato" di affrontarle.

    PS. Questa trilogia NON è fantascienza!!!

    ha scritto il 

  • 4

    l'orribile forza

    Terzo volume della trilogia metafisica di Lewis, per me, dopo le vette di Perelandra, un'osso ostico, diffile da finire; la lettura è andata a rilento per settimane, poi, un giorno, all'improvviso qua ...continua

    Terzo volume della trilogia metafisica di Lewis, per me, dopo le vette di Perelandra, un'osso ostico, diffile da finire; la lettura è andata a rilento per settimane, poi, un giorno, all'improvviso qualcosa dentro di me si è sbloccato ed ho cavalcato fino all'epilogo, happy end non scontato...
    Eterna lotta tra il Buono ed il Cattivo, più che tra il Bene ed il Male propriamente ed ontologicamente detti, e qui arricchita da un personaggio mitologico come Merlino, la storia si snoda sul filo della vicenda tra Jane e Mark, marito e moglie con destini paralleli, archetipi moderni di Adamo ed Eva, e sminuzza con straordinaria competenza psicologica tutti i passaggi progressivi dall'ombra alla luce della loro evoluzione personale.
    Ritroviamo, nei panni del Pendragone, Ramson, protagonista di tutta la trilogia e, per dirla come lui, alla fine l'unico desiderio era di tornare a Perelandra!

    ha scritto il 

  • 3

    Comincia in modo avvincente ma si perde strada facendo, fino a una conclusione da dimenticare, anche se la scena del banchetto in cui le lingue umane si perdono e gli animali mostruosi si rivoltano co ...continua

    Comincia in modo avvincente ma si perde strada facendo, fino a una conclusione da dimenticare, anche se la scena del banchetto in cui le lingue umane si perdono e gli animali mostruosi si rivoltano contro chi li ha creati in laboratorio è assolutamente imperdibile. Il titolo italiano traduce male l'originale "That Hideous Force", ossia letteralmente "Quella forza repellente, schifosa". Il Male non ha fascino (l'aveva già capito Dante descrivendo Lucifero). Forse nella stanchezza finale di questo libro Lewis sentiva già l'avvicinarsi della morte che lo avrebbe colto di lì a poco.

    ha scritto il 

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