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Quella sera dorata

Di

Editore: Adelphi

3.8
(2091)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 318 | Formato: Copertina morbida e spillati | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi tradizionale , Tedesco

Isbn-10: 8845920550 | Isbn-13: 9788845920554 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Alberto Rossatti

Disponibile anche come: Copertina rigida , Tascabile economico

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Travel

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Descrizione del libro
Quando qualcuno si accinge a scrivere la biografia di qualcun altro, parenti eamici del biografato cercano quasi sempre di ostacolare un'iniziativa che, inun futuro minacciosamente vicino, li costringerebbe a leggere la solitacompilazione di svarioni, congetture e voli di fantasia non autorizzati. Èquindi ovvio che né la moglie, né il fratello, né l'amante del defunto JulesGund, autore di un solo e venerato libro, desiderano che il giovane OmarRezaghi si rechi nella tenuta di famiglia in Uruguay, e s'inpicci di faccendeche non lo riguardano. È solo l'inizio di una commedia dove nessunacombinazione di fatti, sentimenti o rivelazioni è esclusa in partenza.
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  • 1

    Avete presente quei film melensi recitati da attori famosi che tra un oscar e un altro arrotondano il lunario sfornando commedie che lasciano un po' l'amaro in bocca? Sì dai, quelle commedie political ...continua

    Avete presente quei film melensi recitati da attori famosi che tra un oscar e un altro arrotondano il lunario sfornando commedie che lasciano un po' l'amaro in bocca? Sì dai, quelle commedie politically correct dove c'è prorpio tutto: la storia d'amore, l'amico gay, la zia scontrosa, e il protagonista che all'inizio appare come un bonaccione insicuro, tormentato e imbranato ma poi, dopo una lunga formazione, trova la propria via? Eccovi pronta la classica storia trita e ritrita...

    ha scritto il 

  • 5

    Ci sono libri che sin da subito sappiamo che ci riguardano e libri che invece ci chiamano. A questi ultimi capita sempre di rispondere. Li prendiamo, li leggiamo, ci convincono poco, continuiamo a leg ...continua

    Ci sono libri che sin da subito sappiamo che ci riguardano e libri che invece ci chiamano. A questi ultimi capita sempre di rispondere. Li prendiamo, li leggiamo, ci convincono poco, continuiamo a leggerli, li finiamo e li posiamo sullo scaffale, nel reparto "Cantonate in fronte. Mai più ricascarci".
    Con "Quella sera dorata" di Peter Cameron mi è capitata la stessa cosa, ma al contrario. Da tantissimo tempo mi ispirava. Uno di quei casi in cui un libro ti ispira non tanto dalla copertina, e nemmeno dall'autore, ma dal titolo. "Quella sera dorata". Che in originale è ancora più squisito, e suona meglio: "The city of your last destination". Non ho mai sentito una sorta di affinità, con questo libro, e nemmeno ho mai pensato potesse in un qualche modo diventare il mio preferito, e devo dire che a lettura ultimata nessuna delle due opzioni si è verificata. Ma attenzione: questo non vuol dire che leggerlo non sia stato sorprendente.
    Dopo tanto vederlo sugli scaffali e mai prenderlo, due giorni fa ho deciso di cedere, così me lo son portato a casa e l'ho cominciato alla fermata del pullman. Se non fosse stato che quella sera sono poi uscito, e che alla lettura ho dovuto sostituire le normali ore di sonno, di pranzo, di cena e di lavoro, avrei terminato il libro in una manciata di ore. Avevo già letto qualcosa di Cameron, anni fa. Tipo "Un giorno questo dolore ti sarà utile". Ma mi aveva convinto poco, addirittura nemmeno ricordavo "Quella sera dorata" fosse di Peter Cameron.
    Ad ogni modo, eccomi a parlare di questo libro immensamente bello. Dovete sapere che quando l'ho preso in mano, e cominciato, io non sapevo di che parlasse. Insomma io volevo fidarmi dell'istinto, di quella cosa là che da dentro mi spingeva a leggerlo, convinto si sarebbe trattato di un bel libro (solo perché, ripeto, il titolo mi ispirava - e il fatto che fosse edito da Adelphi mi rassicurasse in un qualche modo). Ho quindi ricostruito la trama pagina dopo pagina, scoprendo i nomi dei personaggi via via che la lettura mi coinvolgeva e mi incantava. È stata dunque tutta una sorpresa, la storia di Omar, un dottorando dell'Università del Kansas che decide di scrivere una lettera ai parenti dello scrittore semisconosciuto Jules Gund. Il ragazzo si rivolge ad Adam, Arden e Caroline, rispettivamente il fratello, l'amante e la moglie dello scrittore deceduto, per chiedere loro l'autorizzazione a scrivere e poi pubblicare la biografia dell'autore. Quando riceve una risposta negativa, Omar decide di non darsi per vinto: lui scriverà questa biografia, a maggior ragione perché ha confermato all'università di aver ottenuto l'autorizzazione ancor prima di rivolgersi ai parenti di Jules Gund. Così decide di volare in Urugay, in un paese sperduto, dove non ci sono ristoranti, dove non ci sono alberghi, e dove viene accolto poco calorosamente da Adam, Arden e Caroline. La trama potrebbe finire qua, e in un certo senso è così. Ma di altro che c'è da dire, e a cui accenno, è che è difficile che io mi appassioni di libri che non parlino in un certo senso di me, ambientati in terre come l'Uruguay, di cui a malapena conosco la posizione geografica. Ma con questo l'ho fatto. Insieme a Omar ho sperato che i parenti dello scrittore acconsentissero al progetto della biografia; insieme ad Adam e al compagno Pete ho vissuto per qualche ora in una casa vicina ad un vecchio mulino. E poi ho riso, perché l'ironia dei personaggi si trova nel posto giusto del libro e al momento giusto della storia, rendendo il libro romantico ma non sdolcinato, e leggero senza essere frivolo. Lo stile di Cameron è essenziale, ma non secco come, per dire, quello della Kristof o di McCartney. Ma nelle ultime pagine, negli ultimi due capitoli, succede qualcosa: Cameron sembra aprire il suo cuore ad un amore per la scrittura che finora è stato soltanto accennato. I due ultimi capitoli sembrano quasi un esercizio di scrittura, ma sono sinceri, sono dolci, sono ben scritti. Se dunque non c'è un colpo di scena nella storia ce n'è uno nelle pagine. E questo ha reso ancora più difficile dover salutare Omar, la fredda e affascinante Caroline, la piccola Porzia e tutti gli altri amici, che sono diventati anche miei.
    Ma pazienza.
    A noi lettori spettano anche ferite di questo tipo.

    ha scritto il 

  • 4

    Buone letture (o quasi) - 10 mag 15

    Non so perché avevo sempre preso sottogamba questo autore, non riuscendo a convincermi a leggerne (forse respinto da quel secondo titolo pubblicato “Paura della matematica”, che mi sembra ancora oggi ...continua

    Non so perché avevo sempre preso sottogamba questo autore, non riuscendo a convincermi a leggerne (forse respinto da quel secondo titolo pubblicato “Paura della matematica”, che mi sembra ancora oggi di difficile approccio per uno che, come me, i numeri li adora). Spinto dalle recensioni dei libri curativi, ho al fine preso in mano questo primo libro dell’autore americano e devo dire che mi ha preso molto, tanto da non riuscire quasi a staccarmene ogni volta che lo prendevo in mano. In questo, per una rara volta, concordo con la quarta di copertina e con i giudizi colà espressi da Giuseppe Montesano. Un libro di dialoghi, anche se ci si muove tra il Kansas, l’Uruguay e New York, che qualche bravo sceneggiatore potrebbe anche ridurre in una pièce teatrale. Con cinque personaggi che si muovono lungo la trama, ed un sesto che non c’è ma che aleggia. Il sesto, Jules, è l’autore di un solo libro e di cui il profugo iraniano Omar, ora dottorando in Kansas, vorrebbe scrivere la biografia per poter restare nel mondo universitario. Omar ha una relazione conflittuale con Deirdre, ricercatrice volitiva, di quelle che conoscono sempre la soluzione, mentre il povero Omar non sa fare quasi nulla, è impacciato e maldestro. Ma la sua richiesta ai parenti di Jules per l’autorizzazione alla biografia viene respinta. Omar decide allora di recarsi in Uruguay, dove questi vivono, per far loro cambiare idea. Ed in una sperduta comunità, di difficile raggiungimento, trova questo piccolo mondo che si incarta nella vita, imbozzolandosi in momenti di ripicche e rancori reciproci. C’è la moglie di Jules, Caroline, pittrice che non sa più dipingere e che per questo fa solo copie di quadri famosi. C’è l’amante di Jules, Arden, che vive la sua piccola vita con la figlia dello scrittore. C’è il fratello di Jules, Adam, gay con amante thailandese che sembra essere un po’ lo stanco burattinaio delle vicende. Omar, con la sua inadeguatezza, arriva a scombussolare la vita a tutti quanti. Sono pagine e pagine di dialoghi tra Omar e Arden, tra Omar e Adam, tra Caroline ed il mondo. La bellezza dei dialoghi è il modo con cui l’autore riesce, pagina dopo pagina, a farci comparire anche la figura di Jules. Di cui all’inizio sappiamo solo che si è ucciso. Poi ne scopriamo la vita, con la lunga fuga dalla Germania nazista dei genitori ebrei, il rifugio in Sudamerica, le case, la miniera, la gondola, il lago. Jules che si occupa di letteratura, che a Parigi si innamora di Margot, ma che a New York, Caroline, la sorella di Margot, glielo sottrae e se lo sposa. Il ritorno a Montevideo, l’università, l’incontro con Arden, il nuovo amore. E poi la vita laggiù, in cui tutti continuano ad essere insieme, nonostante non ci sia affetto tra di loro. Adam, con la sua aria da gay anziano sembra avere delle chiavi per aprire quelle porte chiuse. Ma è il quasi dramma di Omar che poi si pone al centro della vicenda. Punto da un’ape, ha uno shock anafilattico, entra in coma, Deirdre lo viene a salvare, ma a me continua ad irritare con quell’aria di “so tutto io”. Fortunatamente Omar guarisce, e si ricorda di aver baciato Arden prima dell’ape. Nel suo modo poco appariscente, Omar comincia a ragionare su se stesso, su cosa vuole veramente nella vita (ahi, quanti di noi se lo chiedono ancora). Nella parte finale, l’autore cerca di tirare delle somme un po’ velocemente, che altrimenti ne uscirebbe un libro di un numero doppio di pagine. Ed ognuno, come rammenta il titolo inglese, va verso la città della sua destinazione finale (e perché stravolgere il titolo con una seppur dotta citazione di Elisabeth Bishop?). L’amante di Adam si trasferisce a Montevideo, lasciando il nostro povero gay a trascinarsi inconcludentemente per gli ultimi anni della sua vita. Caroline riceve in eredità dalla sorella la casa di New York, dove si trasferisce e dove ricomincia a vivere. Deirdre va di università in università con le sue ricerche per poi finire quattro anni dopo anche lei a New York. Omar, lasciata l’antipatica, pensa di tornare dai genitori a Toronto. Però, in un assalto di follia che hanno solo le persone innamorate, decide di tornare in Uruguay, e confessare il suo amore ad Arden. Qui non vi svelo il finale ultimo, su come prosegue la vita di Omar e di Arden, che sono pagine che vanno lette. Anche perché l’autore ce le svela in controluce, così come in controluce si vede molta parte del libro. Le questioni ci sono, vengono poste, ma le soluzioni non sono quasi mai espresse direttamente. Confermo, un piccolo capolavoro dell’arte del dialogo. Di quelli che fanno tornare ad amare i romanzi, le storie ben congeniate, e la capacità di autori, come Cameron, di rendercele e di farcene partecipi. Invito quindi chi non lo avesse ancora fatto a leggerlo, per rinsaldare il nostro comune piacere alla letteratura.
    “Sono abbastanza educato da sapere cosa non si deve dire, ma non abbastanza per riuscire a non dirlo.” (39)
    “- Io ti amo, lo sai che ti amo. Anzi, ti dico queste cose proprio perché ti amo. – Non sembra amore, sembra rabbia. – Certo che sembra rabbia. È rabbia. Sono arrabbiata ma questo non esclude l’amore. Le due cose possono coesistere.” (54)
    “Sai, spesso penso, spesso mi dico: devo cambiare vita radicalmente. Ora, ora, ora. Negli ultimi capitoli succedono spesso cose straordinarie, non è vero? Tu non pensi mai alla tua vita come ad un romanzo? Io sì.” (187)
    “Amo i libri e basta, non ho la passione per l’insegnamento, non amo scrivere e non sono bravo.” (273)

    ha scritto il 

  • 3

    Se ti piace la frutta… sbucciatela tutta

    Leggere questo romanzo é come sbucciare lentamente una mela cercando di fare in modo che la buccia formi un unico nastro. Il frutto lucente, finita l'operazione, sarà posto sul piatto e lì inizierà la ...continua

    Leggere questo romanzo é come sbucciare lentamente una mela cercando di fare in modo che la buccia formi un unico nastro. Il frutto lucente, finita l'operazione, sarà posto sul piatto e lì inizierà la sua decomposizione senza che nessuno lo addenti. Si finisce per prendere il nastro con due dita e osservarne la lunghezza disinteressandosi della polpa.
    Questo romanzo non é uno di quei frutti che vien voglia di mordere appena staccati dall'albero, manca di freschezza. Dopo averlo terminato, si avrebbe la tentazione di ricomporne l’involucro avvolgendolo sulla polpa, perché esso cerchi di difenderlo dall'inevitabile prossima decomposizione.
    Abbondano i dialoghi minuziosi, non vi è introspezione, idee e sentimenti sono a fior di labbra, i personaggi sono tali solo grazie alla loro interazione colloquiale. Sicuramente è ben scritto, la prosa è lucida proprio come polpa appena sbucciata.
    A lettura ultimata ho scoperto che “Quella sera dorata” è anche un film. Ho trovato questo bell’articolo
    in cui le citazioni di W. Gerhardie ed E. Bishop (che aprono la prima e la seconda parte del libro) vengono usate come chiavi di una lettura assai più entusiasta della mia. L’articolo contiene anche delle informazioni precise sulla trama (SPOILER), oltre al rimando a “Quel che resta del giorno” passato dalla carta alla pellicola per mano dello stesso regista (James Ivory).
    http://www.cineclubnickelodeon.it/schede-films/item/289-quella-sera-dorata.html

    E-book N°87
    Quella Sera Dorata (Peter Cameron)
    Novembre 2014

    ha scritto il 

  • 4

    Romanzo pacato, delicato ed emozionante da cui James Ivory ha tratto un film con Anthony Hopkins, Laura Linney e Charlotte Gainsbourg.
    Omar Razaghi si reca in Uruguay per farsi autorizzare una bigrafi ...continua

    Romanzo pacato, delicato ed emozionante da cui James Ivory ha tratto un film con Anthony Hopkins, Laura Linney e Charlotte Gainsbourg.
    Omar Razaghi si reca in Uruguay per farsi autorizzare una bigrafia dagli eredi testamentari dello scrittore Jules Gund. Da questo lavoro dipendono la sua borsa di studio e la sua carriera universitaria per cui, nonostante l'autorizzazione gli sia già stata negata via lettera, spinto dalla dispotica fidanzata si reca a Ochos Ríos con la speranza di persuadere di persona Adam, Caroline e Arden, rispettivamente fratello, moglie e amante del defunto scrittore.

    Recensione di Sakura, più approfondita, sul blog della Stamberga:
    http://www.lastambergadeilettori.com/2014/12/quella-sera-dorata-peter-cameron.html

    ha scritto il 

  • 4

    Sullo sfondo di un Uruguay spazzato dal vento estivo di una sera di gennaio, Omar Razaghi, giovane studioso di letteratura, arriva nella sperduta e fatiscente dimora di Ochos Ríos. La sua borsa di stu ...continua

    Sullo sfondo di un Uruguay spazzato dal vento estivo di una sera di gennaio, Omar Razaghi, giovane studioso di letteratura, arriva nella sperduta e fatiscente dimora di Ochos Ríos. La sua borsa di studio è legata alla biografia di Jules Gund, autore di un capolavoro trascurato, la cui autorizzazione gli è stata negata via lettera dai suoi eredi testamentari.
    La passività di Omar lo avrebbe rassegnato a rinunciare al suo lavoro e al suo assegno di ricerca se la fidanzata Deirdre non lo avesse spronato ad affrontare il lungo viaggio dal Kansas all'Uruguay per parlare vis-à-vis con Adam, Caroline e Arden, rispettivamente fratello, moglie e amante dello scrittore suicida. Al suo arrivo Omar trova una situazione paradossale: i Gund vivono ritirati dal mondo, Adam in un mulino con il giovanissimo amante thailandese che ha legalmente adottato, e le due donne nella vecchia residenza di famiglia insieme a Porzia, la figlia che Arden ha avuto con Jules. I tre, pur divisi da un reticolo di rimpianti, gelosie e vecchi rancori, rimangono aggrappati a Ochos Ríos e al ricordo di Jules Gund.
    Coinvolto nelle morbose stravaganze dei Gund, strappato alla moderna civiltà del Kansas e perso in un posto dimenticato da Dio, Omar, uomo senza radici e senza aspirazioni, inaspettatamente inizia a ritrovare se stesso.

    Quella sera dorata, piatta traduzione del lungo ma evocativo titolo originale (The City of Your Final Destination), è pura storia che si fa nostalgico percorso di formazione, meglio, di riscoperta di sé. Dalla prosa di Cameron fluisce un romanzo moderno ma che risuona in nero di seppia, popolato da personaggi impenetrabili e affascinanti: Adam, vecchio omosessuale che deve fare i conti con il proprio declino e con la vita ritirata e sacrificata a cui ha costretto il giovane amante Pete; Caroline, francese dalle aspirazioni artistiche frustrate, sposata e poi negletta dal marito senza nemmeno la consolazione di un figlio; Arden, che ha consacrato la giovinezza a Jules e ha accettato il ménage à trois con Caroline. Confrontandosi con loro nella speranza di strappare l'autorizzazione a frugare nel loro passato, Omar, di origine iraniana e privo di un posto che possa chiamare «patria» o anche solo «casa», si ritrova a stendere un bilancio della sua vita: oppresso da una fidanzata dispotica per cui non riesce a essere mai abbastanza, ospite in una casa non sua e padrone di un cane non suo, legato al dottorato di ricerca solo dal tenue filo della biografia di Jules Gund, Omar si estranea sempre di più in un eden fuori dal mondo e dal tempo.
    Relegata in secondo piano rispetto ai questi personaggi straordinari, che si confrontano in brillanti dialoghi sfumati tra il detto e il non detto, resta proprio la figura di Jules Gund e il mistero del romanzo inedito che farebbe luce sul suo ménage con Caroline e Arden. Jules Gund rimane una sagoma vuota, un mero pretesto letterario continuamente sussurrato, su cui il lettore - in definitiva - non viene mai a sapere nulla.

    Pacato, delicato, emozionante senza mai essere romantico, Quella sera dorata è stato anche trasposto in una versione cinematografica con Anthony Hopkins, Laura Linney e Charlotte Gainsbourg a opera di James Ivory, che senza alterarne troppo la trama ha saputo coglierne le suggestioni e le atmosfere languide. Oltremodo consigliati entrambi.

    Recensione pubblicata anche sul blog La Stamberga dei lettori:
    http://www.lastambergadeilettori.com/2014/12/quella-sera-dorata-peter-cameron.html

    ha scritto il 

  • 5

    il piacere della lettura

    Forse non dovrei scrivere la recensione di questo libro perché sebbene continui a pensare alla storia e ai personaggi, ancora non ho trovato un motivo razionale per spiegare perché l'ho amato così tan ...continua

    Forse non dovrei scrivere la recensione di questo libro perché sebbene continui a pensare alla storia e ai personaggi, ancora non ho trovato un motivo razionale per spiegare perché l'ho amato così tanto.
    Una storia deliziosa con personaggi adorabili, tutti, anche i più apparentemente sgradevoli, uno stile di scrittura preciso e minuzioso nel dipingere con pochi tratti anche gli umori più difficili, le sospensioni, le attese, le aspettative. Un piccolo gioiello che consiglio a tutti. E' una lettura che si definirebbe "leggera" eppure ha un tocco di profondità che mi ha segnato, mi fa pensare a quel paese lontano, la villa decadente nascosta dagli alberi e tutta la malinconia di quelle vite rimaste appese fino all'arrivo della perturbazione.
    Per me ha incarnato il vero piacere della lettura, l'ho letto in ogni minuti libero, ovunque, e forse perché è capitato in un momento di grandi decisioni della mia vita, ha trovato una breccia arrivando così a fondo.

    ha scritto il 

  • 4

    Posso capire i giudizi critici: già il titolo italiano suona melenso, poi quel che segue, fino alla chiusura pregna di sentimento, può essere pure etichettato severamente come “romanzo rosa”. Ma la sc ...continua

    Posso capire i giudizi critici: già il titolo italiano suona melenso, poi quel che segue, fino alla chiusura pregna di sentimento, può essere pure etichettato severamente come “romanzo rosa”. Ma la scrittura è curata, la storia ha il suo fascino, anche esotico, i personaggi sono ben caratterizzati, e interessanti: lettura gradevole, dunque, e giudizio personale positivo.

    ha scritto il 

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