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Quer pasticciaccio brutto de via Merulana

Di

Editore: Aldo Garzanti Editore ( I grandi libri Garzanti ; 16)

3.9
(3214)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 341 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Tedesco , Catalano , Spagnolo

Isbn-10: A000107927 | Data di pubblicazione:  | Edizione 4

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rigida , Altri , Copertina morbida e spillati , CD audio

Genere: Crime , Fiction & Literature , Mystery & Thrillers

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Descrizione del libro
E' il romanzo più importante di Gadda, con un'avvincente trama di giallo, centrato su un torbido efferato delitto; un capolavoro di sapienza stilistica, di umorismo, di livida satira, di sdegni e di furori ma anche di intensa pietà verso la debilitata ragione degli uomini.
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  • 5

    Un giallo anomalo...

    ...per varie ragioni questo di Gadda, la prima ragione sicuramente è il linguaggio, la lingua, il dialetto romanesco usato non solo per i dialoghi ma anche per le descrizioni, un virtuosismo stilistic ...continua

    ...per varie ragioni questo di Gadda, la prima ragione sicuramente è il linguaggio, la lingua, il dialetto romanesco usato non solo per i dialoghi ma anche per le descrizioni, un virtuosismo stilistico che poteva riuscire solo ad un milanese. Se Manzoni arrivò fino a Firenze per risciacquare i Promessi Sposi nell'Arno, Gadda arriva a Roma per tingere di altri colori la sua scrittura (come la sciarpa verde inseguita nel romanzo stesso). Il risultato è un linguaggio contaminato, barocco, sonoro che è un piacere leggere, soffermandosi sulla rotondità e musicalità di certe frasi e periodi. Il secondo motivo per cui è un giallo anomalo è la vaghezza della fine, quando don Ciccio Ingravallo capisce chi è il colpevole del terribile delitto su cui appunto si ritrova ad indagare. Meravigliose le descrizione dei personaggi a cominciare da Ingravallo, il funzionario investigativo "ubiquo ai casi, onnipresente su gli affari tenebrosi", ma tutto il romanzo ha colori, sapori, suoni che raccontano una Roma in parte sparita e in parte ancora esistente.

    ha scritto il 

  • 1

    Er pasticciaccio de Gadda

    A Ca'... guarda che se n'sai parlà er romanesco de borgata nun te ce mette ppe' gnente.
    Scherzi a parte. Sono arrivata a fine libro con una barba da profeta e con la conclusione mia tipica di quando h ...continua

    A Ca'... guarda che se n'sai parlà er romanesco de borgata nun te ce mette ppe' gnente.
    Scherzi a parte. Sono arrivata a fine libro con una barba da profeta e con la conclusione mia tipica di quando ho resistito fino in fondo per non osare interrompere un libro "chediconosiauncapolavoro", ovvero: mai fidarsi di quello che dicono. Mi spiego. Sono sicura che Gadda abbia scritto un capolavoro, perlamordelcielo! Per niente al mondo mi sognerei di contraddire un coro di espertoni che affermano ciò. Il fatto che io pensi che molti di loro non siano arrivati a metà libro è un mio personale problema. Dico solo che a me è sembrato un tentato capolavoro che invece risulta più un pasticcio linguistico e stilistico fine a se stesso. Amavo Gadda.
    Chiudo con un interrogativo, vago e divago:
    Perché gli architetti bravi(-ni) si mettono puntualmente in testa che loro (proprio loro, nessun altro se non loro) progetteranno la città ideale dove l'uomo riscoprirà i valori di solidarietà, convivenza e tolleranza partendo dalla piazza in cui campeggia il mezzobusto in bronzo che li ritrae?

    ha scritto il 

  • 2

    Ostico

    Mi spiace, ma lo stile e' troppo "inutilmente" complicato, almeno secondo il mio giudizio.
    Non tanto nelle parti in romanesco/molisano quanto nelle parti di lingua "creata".
    Per carita' ci son momenti ...continua

    Mi spiace, ma lo stile e' troppo "inutilmente" complicato, almeno secondo il mio giudizio.
    Non tanto nelle parti in romanesco/molisano quanto nelle parti di lingua "creata".
    Per carita' ci son momenti in cui alcuni neologismi, capendoli, ti illuminano per quanto son ben inventati, ma il piu' delle volte ci si chiede la necessita' di complicare una cosa chesso', anche solo per descrivere una gallina.
    Belli invece i purtroppo pochi momenti in cui parla di mussolini. In quel caso con parole immaginifiche ma sempre azzeccatissime.

    ha scritto il 

  • 0

    Leggo numerose recensioni di lettori scontenti di trovarsi in mano un groviglio simile.
    Se siete curiosi di imparare, di perdervi, di girovagare senza meta, buttatevi.
    Se vi interessa solo come va a f ...continua

    Leggo numerose recensioni di lettori scontenti di trovarsi in mano un groviglio simile.
    Se siete curiosi di imparare, di perdervi, di girovagare senza meta, buttatevi.
    Se vi interessa solo come va a finire, probabilmente questo non è il libro che cercate.
    Ad ogni modo lo trovo un po' bizzarro... Per fare un paragone, sarebbe come ammettere
    che quello che ci interessa della nostra intera vita non è l'esperienza quotidiana,
    il tessuto del romanzo, ma unicamente il giorno in cui ce ne andremo, ossia il finale.

    ha scritto il 

  • 0

    Un giallo? Ma de che? Chi pensasse di leggere un giallo se lo scordi subito. È un viaggio profondo e travolgente nella complessità della società moderna, nel suo intreccio tra miseria e nobiltà tra se ...continua

    Un giallo? Ma de che? Chi pensasse di leggere un giallo se lo scordi subito. È un viaggio profondo e travolgente nella complessità della società moderna, nel suo intreccio tra miseria e nobiltà tra sentimenti alti e miserabili desideri e bisogni. Caso mai un noir.
    Un noir dove gli elementi sono la fragilità umana, anche quella delle vittime, e il tentativo di dipanare una matassa ingarbugliata e con fili sporchi e rotti.
    Ingravallo, don Ciccio, il commissario è protagonista suo malgrado che tenta di mettere ordine nel caos della vita dove i veri protagonisti sono la miseria delle passioni umane ed una società anomica fatta di gelosie, invidie, intrallazzi, perversioni, miseria materiale ed umana. Nobiltà, classi medie impiegatizie, proletariato e sottoproletariato, forze dell’ordine rappresentano con la loro debolezza umana una convincente fotografia di quel caos.
    Il difficilissimo linguaggio, anzi i numerosi piani del linguaggio – il romanesco, il classico e erudito, l’inventato- servono a rappresentare l’incomunicabilità della disordinata ed appunto caotica società italiana.
    Memorabili la scena della “cacca” di gallina ed anche le parole di disprezzo verso la grottesca figura del Duce.

    ha scritto il 

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