Quer pasticciaccio brutto de via Merulana

Di

Editore: Aldo Garzanti Editore ( I grandi libri Garzanti ; 16)

3.9
(3341)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 341 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Tedesco , Catalano , Spagnolo

Isbn-10: A000107927 | Data di pubblicazione:  | Edizione 4

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rigida , Altri , Copertina morbida e spillati , CD audio

Genere: Criminalità , Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli

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Descrizione del libro
E' il romanzo più importante di Gadda, con un'avvincente trama di giallo, centrato su un torbido efferato delitto; un capolavoro di sapienza stilistica, di umorismo, di livida satira, di sdegni e di furori ma anche di intensa pietà verso la debilitata ragione degli uomini.
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  • 5

    Ori e miseria.

    Ori e miseria: un “topaccio” e una sciarpa verde, straccio da rinfrescare.
    Basteranno questi due particolari per far riaffiorare il contenuto di quest'opera letta con estremo piacere perché, dove la p ...continua

    Ori e miseria: un “topaccio” e una sciarpa verde, straccio da rinfrescare.
    Basteranno questi due particolari per far riaffiorare il contenuto di quest'opera letta con estremo piacere perché, dove la parola guizza, dove c'è musica, dove dialoghi e personaggi sono vividi, sto a teatro.
    Non so dire se per un toscano, abituato alla parola risciacquata in Arno, sia più o meno facile la comprensione dei dialetti regionali rispetto ad altri, so solo che un buon orecchio, allenato, aiuta eccome, quando la parola ne fa di tutti i colori. O la si acchiappa al volo, oppure non importa in un secondo tempo, o se qualcuna mai; conta non perdere il ritmo e godersi la scena.
    Siamo nel 1927, ci troviamo a Roma e andiamo a conoscere per primo “Don Ciccio, lo statale della mobile, sezione investigativa, una certa conoscenza degli uomini e delle donne, onnipresente sugli affari tenebrosi”.
    Tutto si svolge mentre in certa gente “tonificatrici risonanze, suscita la boce del buce”.
    Resta alla fine un grande ritratto di un'epoca e di una città, restano, tra il riso, l'amarezza e la pietà per la povera gente, il disgusto per l'ipocrisia sconfinata della società borghese, a suo modo infelice, resta il cielo di Roma. E la soddisfazione di aver mandato a quel paese, con l'irriverente gesto dell'ombrello, “l'onnivisibile fetente, salutato salvatore d'Italia” insieme a “sto branco de fregnoni e de fiji de mignotte che stanno ar monno”.

    P.S. Dimentico forse, semmai ci fosse necessità, e non credo ce ne sia, la cosa principale: Gadda un genio per la sua ricerca linguistica. Ho pensato all'impossibilità di una traduzione fedele del testo; ho pensato, amando Céline, cosa possa essere arrivato a noi quanto a traduzione. Ho appreso ora quanto a Gadda piacesse Céline, e allora mi chiedo come ho fatto a non accorgermi prima di questo capolavoro. Con gran sollievo di aver fatto in tempo, mi sento del tutto gratificata da questa lettura.

    ha scritto il 

  • 5

    Un unicum per la letteratura italiana

    Uno dei libri più difficili che abbia mai letto. Ma non per questo non godibile. Anzi.
    Un noir ambientato a Roma sul finire degli anni ’20 con protagonista un giovane commissario meridionale, che di n ...continua

    Uno dei libri più difficili che abbia mai letto. Ma non per questo non godibile. Anzi.
    Un noir ambientato a Roma sul finire degli anni ’20 con protagonista un giovane commissario meridionale, che di nome fa Francesco Ingravallo, detto Ciccio.
    Il poliziotto – un tizio sui 35 anni, astuto, cocciuto, perspicace, diffidente, furbo, ma allo stesso tempo prevenuto – si trova ad indagare contemporaneamente su di uno strano furto che avviene in un palazzo di via Merulana e su di un omicidio che avviene pochi giorni dopo nello stesso palazzo, sullo stesso pianerottolo, nell’appartamento di fronte a quello in cui è avvenuto il furto. Peraltro la vittima – la signora Liliana Balducci – è una conoscente di Ingravallo, per la precisione si tratta della moglie di un tizio nella cui casa il protagonista si è trovato a cenare diverse volte e per cui nutre una certa forma di attrazione.
    Il corso della vicenda permette all’autore di descrivere la vita della campagna romana, i primi grandi agglomerati urbani del novecento, i rapporti tra condomini, la vita di due conuigi benestanti, lo stile di conduzione delle indagini (interrogatori soprattutto) da parte della polizia dell’epoca, lasciando che siano i pensieri di Ingravallo a parlare. Ingravallo, che ci si aspetterebbe abbastanza gretto e ignorante, sfodera invece in più occasioni nel suo soliloquio interiore una cultura davvero fuori dall’ordinario, sia per profondità che per varietà.

    Da molti considerato – a buon diritto – un capolavoro della Letteratura Italiana dell’800, “Quer pasticciaccio brutto de via Merulana” è davvero un unicum, qualcosa di mai scritto prima, una grande insalata fatta di termini mutuati (e traslitterati) dal dialetto, dalle lingue straniere, dall’Italiano aulico (e in parecchi casi obsoleto) e parole completamente inventate. Anche la sintassi e la struttura del racconto sono particolarmente ostici e contorti; alcuni passaggi, ad esempio, prevedono incisi lunghi, lunghissimi, capaci di durare anche due o tre pagine.
    Se non l’avete ancora letto, fatevi un favore: prendetene una copia e dedicatevi.

    ha scritto il 

  • 1

    Io l'ho trovato una noia mortale, una complessità linguistica feroce e inutile, e in conclusione una storia incompleta. La trama mi piaceva, ed è stata quella anzi a farmi proseguire nonostante la pes ...continua

    Io l'ho trovato una noia mortale, una complessità linguistica feroce e inutile, e in conclusione una storia incompleta. La trama mi piaceva, ed è stata quella anzi a farmi proseguire nonostante la pesantezza della lettura. Più che altro mi sono trascinata, intervallando poche righe agli appisolamenti, per capire dove sarebbe andato a parare. E la beffa finale è che in dirittura d'arrivo non è approdato ad alcuna conclusione. Tuoni, fulmini e saette! Però il film di Germi "Un maledetto imbroglio" voglio concedermelo. Tanto per coronare la frustrazione!

    ha scritto il 

  • 4

    Occhei, creazioni linguistiche entusiasmanti. Occhei, la geniale miscela di dialetto e sperimentazione lessicale. Occhei, il riuscitissimo tentativo di fornire un dipinto spaesante e labirintico dell' ...continua

    Occhei, creazioni linguistiche entusiasmanti. Occhei, la geniale miscela di dialetto e sperimentazione lessicale. Occhei, il riuscitissimo tentativo di fornire un dipinto spaesante e labirintico dell'esistenza, anche nelle sue strutture formali (logico-semantiche).

    Però devo essere onesto con me stesso: ho sputato sangue fino all'ultima riga che neanche Hegel.

    ha scritto il 

  • 4

    Dialettale, eccessivo, straborda da tutti i lati.
    L'indagine del nostro Ciccio Ingravallo devìa continuamente verso divagazioni di tutti i tipi, il cosmo sembra esploso e se ne leggono più o meno a ca ...continua

    Dialettale, eccessivo, straborda da tutti i lati.
    L'indagine del nostro Ciccio Ingravallo devìa continuamente verso divagazioni di tutti i tipi, il cosmo sembra esploso e se ne leggono più o meno a caso i frammenti sparsi.
    Per esempio gli alluci dei Santi. O le cagate delle galline.

    Ma ne esce anche un ritratto dei poveri, dei vinti che cercano di sopravvivere con ogni mezzo legale e non, e i borghesucci che si perdono nella loro vita patinata e senza sforzi.

    Quindi insieme vita e deformazione grottesca della vita, la cosa e la sua ombra contorta, in mezzo ad un caos causale e inestricabile dove smarrirsi è cosa di un attimo.

    ha scritto il 

  • 3

    Cosa mi ha colpito di questo libro? Le descrizioni, di situazioni, stati d'animo, persone, di cani e pure di galline. Descrizioni meticolose, che non sai mai dove vanno a parare. Ma esatte e fantasios ...continua

    Cosa mi ha colpito di questo libro? Le descrizioni, di situazioni, stati d'animo, persone, di cani e pure di galline. Descrizioni meticolose, che non sai mai dove vanno a parare. Ma esatte e fantasiose, con particolari che a nessuno verrebbe di citare. Lettura a volte faticosa, ma sempre godibile, tanto che alla fine ti dispiace di aver finito...

    ha scritto il 

  • 5

    L'anello col topaccio

    Questo è il mio primo libro di Gadda ed è stata una bellissima sorpresa!
    Poiché ha fama di essere un autore difficile, me ne ero sempre tenuta lontana, ma l'ho trovato piacevolissimo. Dirò di più: mi ...continua

    Questo è il mio primo libro di Gadda ed è stata una bellissima sorpresa!
    Poiché ha fama di essere un autore difficile, me ne ero sempre tenuta lontana, ma l'ho trovato piacevolissimo. Dirò di più: mi fa ridere. E' un libro insolito, che parte come un giallo e tratteggia delitto e commissario. Ma è molto di più: il lato poliziesco risulta poi trascurabile. E' un fantastico documentario nella provincia di Roma dell'anno 1927, a partire dal capo di stato che è una macchietta ineguagliata, passando per la buona società fino al popolo più misero. Ad onor del vero, bisogna dire che la prima bozza dell'opera venne pubblicata nel 1946/47, quando detto capo di stato non poteva più risentirsi.
    La scrittura di Gadda è uno spettacolo pirotecnico di ironia, sarcasmo, romanesco, citazioni latine, inglesi e dettagli tecnici derivati dalla professione di ingegnere. Gadda doveva essere un grande snob e in effetti le vittime principali dei suoi lazzi sono quelli che affettano modi che non appartengono loro. Bellissimo il furto dell'anello col topazzio (sic), giallazio, ma, meglio, topaccio. Sembra un'assurdità ma mio padre citava una donnina della sua infanzia, abbastanza incolta ma con qualche pretesa, che usava la parola faccioletto. Altre vittime, le madame borghesi e attempate che leggevano la cronaca nera, beandosi dei furti di gioielli con sevizie: soprattutto delle sevizie (brivido erotico).
    Molto interessante la descrizione del popolo romano e della campagna limitrofa, visitata da Ingravallo nella sua indagine: piuttosto amara quando riguarda le condizioni dei poveri, nullatenenti nel senso letterale del termine: non sapere dove ripararsi, quale sarà il pasto successivo, cosa fare per procurarselo: cucire, prostituirsi, coltivare verdura in un ritaglio di terra, tutte e tre le cose, vestirsi di stracci. Il commissario Ingravallo fa la voce grossa con queste ragazzette dai capelli sudici sospettate di furto o ricettazione, ma Gadda compatisce la loro giovinezza di persone che non hanno avuto un'occasione per vivere decentemente. Anche Ingravallo è un bel personaggio, commissario molisano con lucente capigliatura di agnello d'Astrakan, sano appetito, sani principi: quasi il nonno di Montalbano.

    ha scritto il 

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