Quer pasticciaccio brutto de via Merulana

La biblioteca di Repubblica - Novecento, 46

Di

Editore: Gruppo Editoriale l'Espresso

3.9
(3295)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 256 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Tedesco , Catalano , Spagnolo

Isbn-10: 8481305421 | Isbn-13: 9788481305425 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Tascabile economico , Paperback , Altri , Copertina morbida e spillati , CD audio

Genere: Criminalità , Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli

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Descrizione del libro
Dal più celebre "giallo" della letteratura italiana non verremo mai a sapere chi è il colpevole: come tutti i romanzi di Gadda, infatti, anche il Pasticciaccio è incompiuto, coerentemente con la visione del mondo dell'autore, che concepiva la realtà come un aggrovigliatissimo "garbuglio", tragicamente impossibile da dipanare per giungere a possederne un qualsiasi bandolo. Ma se la verità è negata, non ci si può comunque sottrarre alla ricerca, all'esercizio dell'intelligenza e dell'ironia, all'illusorio ma suggestivo esorcismo della nostra sostanziale incapacità di conoscere.
Intelligenza e ironia non fanno certo difetto al commissario Ciccio Ingravallo, il quale nella fascistissima Roma del 1927 si trova a indagare su un delitto che coinvolge le sue amicizie e anche i suoi segreti affetti. Convinto seguace del dubbio programmatico, nutrito di testi filosofici molto amati, questo singolare poliziotto molisano si muove tra labili indizi e improvvise scoperte che complicano vieppiù, anziché semplificare, il quadro delle ricerche. E lo fa nella consapevolezza dell'inutilità dei suoi sforzi di mettere ordine in un contesto insensato, cui corrisponde drammaticamente l'insensatezza della storia, e del regime sciagurato che gli è toccato in sorte di dover servire.
Pubblicato nel 1957, ma già parzialmente scritto fra il 1946 e il 1947, il romanzo è uno dei capolavori assoluti del nostro secondo Novecento, che si avvale di una lingua ricchissima e composita, ove dialetti centro-meridionali e italiano letterario si fondono in una miracolosa miscela espressiva, e che confermano l'indiscutibile preminenza - finalmente riconosciuta dai più - di Carlo Emilio Gadda nella letteratura europea del XX secolo.
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  • 5

    Bellissimo

    Ascoltato dalla voce di Virginio Gazzolo. Storia "pasticciata", irrisolta, ma per il resto... Una lingua così lussureggiante da perdersi anche senza capire cosa dice, descrizioni dei personaggi così v ...continua

    Ascoltato dalla voce di Virginio Gazzolo. Storia "pasticciata", irrisolta, ma per il resto... Una lingua così lussureggiante da perdersi anche senza capire cosa dice, descrizioni dei personaggi così vivide da sembrare foto animate... Bello... bello... bellissimo!

    ha scritto il 

  • 2

    Ottimo romanzo...che non fa per me. Se dopo aver superato la metà di un libro, questo non è riuscito minimamente ad appassionarti e non ti interessa neanche un po' sapere come andrà a finire, beh, cre ...continua

    Ottimo romanzo...che non fa per me. Se dopo aver superato la metà di un libro, questo non è riuscito minimamente ad appassionarti e non ti interessa neanche un po' sapere come andrà a finire, beh, credo sia più che lecito passare ad un'altra lettura.

    ha scritto il 

  • 1

    Ho dovuto abbandonare la lettura alla pagina 50. Gadda usa il dialetto romano per rendere realistici i suoi personaggi, pagine ricche di descrizioni ingarbugliate e il risultato é solo quello di non r ...continua

    Ho dovuto abbandonare la lettura alla pagina 50. Gadda usa il dialetto romano per rendere realistici i suoi personaggi, pagine ricche di descrizioni ingarbugliate e il risultato é solo quello di non riuscire a seguire la trama. Un esagerato uso del dialetto che per chi non é romano mette a dura prova la lettura.

    ha scritto il 

  • 1

    Uno dei pochi romanzi che ho abbandonato. Gadda cerca di rendere realistici i caratteri usando il dialetto, ma ne abusa e per chi non è romano il romanzo risulta difficile da leggere.

    ha scritto il 

  • 2

    La sperimentazione linguistica è allo stesso tempo un pregio e un difetto del romanzo. È apprezzabile quando Gadda la sfrutta tramite l' uso del dialetto o delle storpiature per delineare i personag ...continua

    La sperimentazione linguistica è allo stesso tempo un pregio e un difetto del romanzo. È apprezzabile quando Gadda la sfrutta tramite l' uso del dialetto o delle storpiature per delineare i personaggi e i contesti sociali presenti nella trama ma appesantisce le descrizioni, già prolisse, in modo per me intollerabile. Da quanto detto sopra nasce la difficoltà di dare un giudizio migliore ad un romanzo considerato un caposaldo del Novecento italiano da molti ma non me.

    ha scritto il 

  • 4

    Un bel pasticciaccio!

    Libro indubbiamente difficile, a tratti veramente ostico; ma, se si riesce ad entrare nella lingua e nello spirito del libro, Gadda riserva innumerevoli sorprese; in primis l'iconografia con cui riesc ...continua

    Libro indubbiamente difficile, a tratti veramente ostico; ma, se si riesce ad entrare nella lingua e nello spirito del libro, Gadda riserva innumerevoli sorprese; in primis l'iconografia con cui riesce a raccontare situazioni grottesche; veramente comici sono la sfilza di improperi e gli sprezzanti epiteti di cui fregia Mussolini (Er Mascellone) e efficace è l'ironia che usa nel descrivere la Roma fascista di quell'epoca. Come non amare poi molti dei suoi neologismi: da Federzonite a patatoso (questo però non è finito nel vocabolario). Peccato che il tutto è un po' guastato da una certa incoerenza della trama e da lunghi voli pindarici che spesso mettono a dura prova la pazienza del lettore nonostante se ne apprezzi l'innovazione narrativa.

    ha scritto il 

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