Quer pasticciaccio brutto de via Merulana

La biblioteca di Repubblica - Novecento, 46

Di

Editore: Gruppo Editoriale l'Espresso

3.9
(3249)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 256 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Tedesco , Catalano , Spagnolo

Isbn-10: 8481305421 | Isbn-13: 9788481305425 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Tascabile economico , Paperback , Altri , Copertina morbida e spillati , CD audio

Genere: Criminalità , Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli

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Descrizione del libro
Dal più celebre "giallo" della letteratura italiana non verremo mai a sapere chi è il colpevole: come tutti i romanzi di Gadda, infatti, anche il Pasticciaccio è incompiuto, coerentemente con la visione del mondo dell'autore, che concepiva la realtà come un aggrovigliatissimo "garbuglio", tragicamente impossibile da dipanare per giungere a possederne un qualsiasi bandolo. Ma se la verità è negata, non ci si può comunque sottrarre alla ricerca, all'esercizio dell'intelligenza e dell'ironia, all'illusorio ma suggestivo esorcismo della nostra sostanziale incapacità di conoscere.
Intelligenza e ironia non fanno certo difetto al commissario Ciccio Ingravallo, il quale nella fascistissima Roma del 1927 si trova a indagare su un delitto che coinvolge le sue amicizie e anche i suoi segreti affetti. Convinto seguace del dubbio programmatico, nutrito di testi filosofici molto amati, questo singolare poliziotto molisano si muove tra labili indizi e improvvise scoperte che complicano vieppiù, anziché semplificare, il quadro delle ricerche. E lo fa nella consapevolezza dell'inutilità dei suoi sforzi di mettere ordine in un contesto insensato, cui corrisponde drammaticamente l'insensatezza della storia, e del regime sciagurato che gli è toccato in sorte di dover servire.
Pubblicato nel 1957, ma già parzialmente scritto fra il 1946 e il 1947, il romanzo è uno dei capolavori assoluti del nostro secondo Novecento, che si avvale di una lingua ricchissima e composita, ove dialetti centro-meridionali e italiano letterario si fondono in una miracolosa miscela espressiva, e che confermano l'indiscutibile preminenza - finalmente riconosciuta dai più - di Carlo Emilio Gadda nella letteratura europea del XX secolo.
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  • 4

    Acrobazie letterarie ( 3,6 stelle)

    Lettura non facile questo pasticciaccio di nome e di fatto, soprattutto inizialmente quando mi sono trovata a passare in modo continuo da un tipo di linguaggio all'altro senza sapere chi ringraziare.
    ...continua

    Lettura non facile questo pasticciaccio di nome e di fatto, soprattutto inizialmente quando mi sono trovata a passare in modo continuo da un tipo di linguaggio all'altro senza sapere chi ringraziare.
    Di fatto la trama poliziesca mi è sembrata più che altro un pretesto per mostrare uno spaccato umano e sociale che a mio parere ha prevalso sulla storia. Alcuni sostengono che il libro non sia compiuto e che le varie versioni cinematografiche e televisive si siano arrangiate a trovare un colpevole più definito che nel romanzo, ma come ripeto credo che la trama fosse davvero solo un pretesto, e tutto sommato mi pare che comunque una fine ci sia e che il colpevole, anche se non dichiarato in modo eclatante, sia stato scoperto.
    Dopo lo smarrimento iniziale ed il fastidio per un uso smodato del romanesco ho avuto modo di apprezzare la qualità e la capacità stilistica dell'autore che ha rivelato di sapersi destreggiare con linguaggi forbiti e popolani dai vari accenti, di saper spaziare in vari mondi e di saperli descrivere tutti molto bene allo stesso tempo, e questo è un grande talento.
    Purtroppo a dispetto della bravura di Gadda non mi sono apassionata al libro proprio a causa della trama, troppo densa di personaggi e quindi per me quasi impossibile da seguire, ahimé avendo una memoria soprattutto visiva mi sono decisamente persa nel marasma di nomi presentati; per quanto possa trovare lo stile interessante la storia costituisce almeno il cinquanta per cento del libro, e se non sono capace di seguirla son dolori.
    Dopo essermi documentata un po' ho deciso di guardare la versione cinematografica del romanzo che pare sia realizzata molto bene ( Un maledetto imbroglio, diretto da Pietro Germi e uscito nel 1959), per vedere se almeno vedendo in faccia i vari protagonisti riesco a godere maggiormente della storia seppur non sia quella la colonna portante del libro.

    ha scritto il 

  • 5

    La gran fiera magnara

    Nell'epoca pretesa ordinata e lustra imperiale, l'epoca del fascio e dell' "autarchico mascellone, per dirla con uno dei tanti e satirici epiteti con i quali Gadda definisce Mussolini, irrompe il deli ...continua

    Nell'epoca pretesa ordinata e lustra imperiale, l'epoca del fascio e dell' "autarchico mascellone, per dirla con uno dei tanti e satirici epiteti con i quali Gadda definisce Mussolini, irrompe il delitto, smodato, sgraziato, infelice e infecondo, iperbolico, pasticciato. E' lo sguardo che illumina una società di poveracci, gente straziata dalla fame, arrivisti, pochi di buono, madri che s'arrovellano per mettere insieme un pasto, spiantati, aguzzini, servitori e leccaculo. I mille campanili personali di un paese che, più che altisonante impero, è piuttosto una marmellata di mille voglie e necessità. O, come Gadda definisce il mercato di Piazza Vittorio, la i "vortici della gran fiera magnara". Leggetelo, leggetelo, leggetelo!

    ha scritto il 

  • 3

    Apparve per la prima volta in cinque puntate sulla rivista Letteratura nel 1946 e venne pubblicato in volume 11 anni dopo, ad opera dell'editore Garzanti. Non il capolavoro celebrato dai chierici lett ...continua

    Apparve per la prima volta in cinque puntate sulla rivista Letteratura nel 1946 e venne pubblicato in volume 11 anni dopo, ad opera dell'editore Garzanti. Non il capolavoro celebrato dai chierici letterati, nemmeno un banale noir di costume (che sarebbe stato probabilmente più godibile). Il pastiche linguistico è a tratti incomprensibile e poco gradevole, comunque di dubbio valore rispetto ai citati Joyce e Pynchon

    ha scritto il 

  • 5

    Che poesia, ingegnere!

    Difficile commentare un libro così analizzato, studiato, sezionato in ogni sua parte. Difficile avvicinarcisi con quello spirito ingenuo che per me è fondamentale per entrare in sintonia con un autor ...continua

    Difficile commentare un libro così analizzato, studiato, sezionato in ogni sua parte. Difficile avvicinarcisi con quello spirito ingenuo che per me è fondamentale per entrare in sintonia con un autore attraverso le parole che scrive. E’ stato l’incontro felice con Fabrizio Gifuni prima a teatro con lo splendido “L’Ingegner Gadda va alla guerra” e poi con l’audiolibro Feltrinelli del Pasticciaccio che mi ha schiuso la porta della meraviglia di Gadda. Che è tutta nella sua lingua, ostica al limite dell’incomprensibile, complessa, divertentissima, poetica, ironica. E’ flusso di coscienza continuo tra i personaggi, distinti dal dialetto sì, ma anche dalla qualità del loro ragionare, e Gadda stesso, che come narratore si inserisce con considerazioni, descrizioni e giudizi espressi in una lingua tanto precisa quanto difficile.
    La vicenda è un pretesto per raccontare la società romana durante il fascismo. La ricca borghesia di via Merulana e la gente del popolo che vende porchetta a Piazza Vittorio e abita nelle baracche o in case misere dei Castelli. Ed è significativo che tutto ruota intorno al desiderio di maternità negata alla Signora Liliana, che la porta quasi alla follia. E come stupirsene in un periodo in cui la propaganda del regime è incentrata sull’importanza di dare dei figli alla patria?

    La difficoltà della lingua costringe il lettore intenzionato a conquistarla a entrare in risonanza con la materia di cui si parla, con la melodia dei personaggi che entrano nel nostro immaginario proprio per ciò che dicono e per come lo dicono (in mancanza di Gifuni, vale comunque la pena leggerne parti a voce alta). Per chi conquista la lingua di Gadda, il Pasticciaccio riserva grande divertimento ma anche drammaticità. Insomma è un romanzo in cui c’è tutto. Purtroppo per noi è incompiuto. Gadda non si è dato la pena di finirlo. Peccato.

    ha scritto il 

  • 1

    Che pasticciaccio, appunto.

    La critica letteraria è ancora divisa sull'opera di Gadda: sembra infatti che esistano dei detrattori di questo romanzo giallo. Ci annoveriamo tra quelli, in quanto, a nostro modesto avviso, lo stile ...continua

    La critica letteraria è ancora divisa sull'opera di Gadda: sembra infatti che esistano dei detrattori di questo romanzo giallo. Ci annoveriamo tra quelli, in quanto, a nostro modesto avviso, lo stile con cui Gadda scrive rispecchia la personalità "psicotica" dell'autore. Ricordiamo infatti che il nostro ebbe un padre coinvolto in una procedura fallimentare che trascinò la famiglia nelle difficoltà economiche mentre la madre, che successivamente subentrò al marito nella gestione familiare, pur avendo consentito ai figli di studiare, si mostrava poco sollecita ai loro bisogni in quanto, pur vivendo nelle ristrettezze, era prodiga nei confronti degli estranei per mantenere viva la fama di benefattrice.

    Le opere di Gadda si distinguono dalle altre poichè si basano sul seguente processo cognitivo: aspirazione all'ordine, scoperta del disordine, analisi, vanificazione dello sforzo per cui l'opera rimane incompiuta. Anche il presente libro, infatti, non ha un finale.

    Quello che però disturba è lo stile con il quale l'opera è stato scritta: una mescolanza di italiano letterario e di dialetti, condita, inoltre, da citazioni in greco antico e in tedesco. Presumiamo che la finalità che Gadda volesse raggiungere fosse l'espressività e la comunicatività. Invece, poichè il nostro era psicologicamente alquanto instabile, ottenne il risultato opposto: i concetti sono stati espressi in modo criptico, per addetti ai lavori e, qualora non si abbia una conoscenza pregressa degli argomenti, risulta difficile capire che cosa l'autore voglia dire. Ora: la bravura di chi scrive consiste nel fatto di essere capito da molti lettori che hanno alle spalle un diverso sostrato culturale che in alcuni casi può essere molto basso. Pertanto l'opera di Gadda ci sembra, da questo punto di vista, solo fallimentare. In ogni caso ci appare doveroso, nei confronti dell'autore, sottolineare che molti critici ritengono che Gadda scriva usando questa commistione di linguaggi per descrivere meglio la società e, conseguentemente, renderla oggetto di parodia. Tali critici ritengono che il linguaggio del nostro autore sia espressivo particolarmente con l'uso delle figure retoriche che dovrebbero rendere bene l'idea del guazzabuglio e del caos dell'esistenza....

    ha scritto il 

  • 4

    “L'attimo della dolce angoscia fuggiva, oh, che altro può fare un attimo? Ma il succedente gli succedeva: l'integrale dei fuggenti attimi è l'ora.”

    Via Merulana è un’antica strada di Roma che collega due tra le più belle chiese della Capitale: Santa Maria Maggiore e la Cattedrale di San Giovanni in Laterano.
    Questa strada è teatro di un efferato ...continua

    Via Merulana è un’antica strada di Roma che collega due tra le più belle chiese della Capitale: Santa Maria Maggiore e la Cattedrale di San Giovanni in Laterano.
    Questa strada è teatro di un efferato omicidio. Siamo negli anni del fascismo, Mussolini comanda sull’intera nazione e una giovane donna di nome Liliana viene trovata sgozzata nella sua abitazione e tutti i suoi gioielli di famiglia trafugati.
    Incaricato del caso è il commissario Ciccio Ingravallo, di origini abruzzese e amico della signora Liliana e di suo marito.
    Ciccio non riesce a capacitarsi dell’omicidio della donna, una giovane molto dolce, gentile e benvoluta da tutti. Anche il furto di gioielli sembra molto strano...che l’omicidio e il furto di gioielli siano frutto di due mani e di due menti diverse?
    Basandosi su un fatto realmente accaduto, il milanese doc Carlo Emilio Gadda, di professione ingegnere, costruisce un affascinante intrigo poliziesco dal sapore neorealistico e barocco.
    Non è lettura facile da affrontare, bisogna innanzitutto essere amanti della lingua e dei dialetti(sono diversi quelli utilizzati da Gadda, il romanesco, il napoletano, il veneto, l’abruzzese, il molisano), ma una volta che si riesce a entrare nel “mondo linguistico” creato dall’autore ci si trova davanti a un giallo tanto efferato(molto forti le descrizioni dell’omicidio della povera Liliana) quanto intrigante, a tanti personaggi , soprattutto quelli femminili, variopinti e ben caratterizzati, a tante situazioni grottesche che ti strappano più di un sorriso.
    Certo in alcune parti non ci si capisce veramente nulla, certo ci vuole tantissima pazienza e concentrazione per finirlo, ma posso definire questo romanzo come uno dei più belli del Novecento(solo “Il fu Mattia Pascal” di Luigi Pirandello lo supera per me), soprattutto per il suo finale che ti spiazza completamente.
    Un vero peccato che nelle nostre scuole sia praticamente sconosciuto.

    ha scritto il 

  • 5

    Un giallo anomalo...

    ...per varie ragioni questo di Gadda, la prima ragione sicuramente è il linguaggio, la lingua, il dialetto romanesco usato non solo per i dialoghi ma anche per le descrizioni, un virtuosismo stilistic ...continua

    ...per varie ragioni questo di Gadda, la prima ragione sicuramente è il linguaggio, la lingua, il dialetto romanesco usato non solo per i dialoghi ma anche per le descrizioni, un virtuosismo stilistico che poteva riuscire solo ad un milanese. Se Manzoni arrivò fino a Firenze per risciacquare i Promessi Sposi nell'Arno, Gadda arriva a Roma per tingere di altri colori la sua scrittura (come la sciarpa verde inseguita nel romanzo stesso). Il risultato è un linguaggio contaminato, barocco, sonoro che è un piacere leggere, soffermandosi sulla rotondità e musicalità di certe frasi e periodi. Il secondo motivo per cui è un giallo anomalo è la vaghezza della fine, quando don Ciccio Ingravallo capisce chi è il colpevole del terribile delitto su cui appunto si ritrova ad indagare. Meravigliose le descrizione dei personaggi a cominciare da Ingravallo, il funzionario investigativo "ubiquo ai casi, onnipresente su gli affari tenebrosi", ma tutto il romanzo ha colori, sapori, suoni che raccontano una Roma in parte sparita e in parte ancora esistente.

    ha scritto il 

  • 1

    Er pasticciaccio de Gadda

    A Ca'... guarda che se n'sai parlà er romanesco de borgata nun te ce mette ppe' gnente.
    Scherzi a parte. Sono arrivata a fine libro con una barba da profeta e con la conclusione mia tipica di quando h ...continua

    A Ca'... guarda che se n'sai parlà er romanesco de borgata nun te ce mette ppe' gnente.
    Scherzi a parte. Sono arrivata a fine libro con una barba da profeta e con la conclusione mia tipica di quando ho resistito fino in fondo per non osare interrompere un libro "chediconosiauncapolavoro", ovvero: mai fidarsi di quello che dicono. Mi spiego. Sono sicura che Gadda abbia scritto un capolavoro, perlamordelcielo! Per niente al mondo mi sognerei di contraddire un coro di espertoni che affermano ciò. Il fatto che io pensi che molti di loro non siano arrivati a metà libro è un mio personale problema. Dico solo che a me è sembrato un tentato capolavoro che invece risulta più un pasticcio linguistico e stilistico fine a se stesso. Amavo Gadda.
    Chiudo con un interrogativo, vago e divago:
    Perché gli architetti bravi(-ni) si mettono puntualmente in testa che loro (proprio loro, nessun altro se non loro) progetteranno la città ideale dove l'uomo riscoprirà i valori di solidarietà, convivenza e tolleranza partendo dalla piazza in cui campeggia il mezzobusto in bronzo che li ritrae?

    ha scritto il 

  • 2

    Ostico

    Mi spiace, ma lo stile e' troppo "inutilmente" complicato, almeno secondo il mio giudizio.
    Non tanto nelle parti in romanesco/molisano quanto nelle parti di lingua "creata".
    Per carita' ci son momenti ...continua

    Mi spiace, ma lo stile e' troppo "inutilmente" complicato, almeno secondo il mio giudizio.
    Non tanto nelle parti in romanesco/molisano quanto nelle parti di lingua "creata".
    Per carita' ci son momenti in cui alcuni neologismi, capendoli, ti illuminano per quanto son ben inventati, ma il piu' delle volte ci si chiede la necessita' di complicare una cosa chesso', anche solo per descrivere una gallina.
    Belli invece i purtroppo pochi momenti in cui parla di mussolini. In quel caso con parole immaginifiche ma sempre azzeccatissime.

    ha scritto il 

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