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Quest'anno a Gerusalemme

Di

Editore: Adelphi

3.7
(156)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 333 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: 8845917339 | Isbn-13: 9788845917332 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Massimo Birattari

Genere: Biography , Fiction & Literature , Humor

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Descrizione del libro
Questo libro è il romanzo, intessuto di ricordi, rimpianti, incontri casuali,telefonate nella notte, dolorose rivelazioni, di una giovinezza e delleamicizie perdute. Il piccolo Mordecai Richler di sabato non poteva accendere ospegnere la luce, rispondere al telefono o ascoltare la radio. Nei giorni cheprecedevano lo Yom Kippur faceva roteare una gallina sopra la testa perscaricare sull'animale terrorizzato tutti i peccati dell'anno trascorso. Atredici anni, quando ormai è diventato un "apikoros", un miscredente, siconverte alla fede laica, socialista e sionista degli Habonim, ansiosi diapprodare quanto prima in Palestina e fondarvi uno stato ebraico. Alla fineRichler non emigrerà nella Terra Promessa. La visiterà due volte.
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  • 0

    Lettura un po' pesante, questa volta. Mordecai affronta un tema centrale nella vita di un ebreo: Israele e Palestina. Ma come al solito la sua irriverenza e la sua cinica ironia mettono a nudo teatrini ed ipocrisie.

    ha scritto il 

  • 4

    Barney in Israele

    Mordecai Richler racconta, e lo fa in un modo straordinario, lucido e caldo. La razionalità non riesce a nascondere l’amore e l’amore non vela il rigore di un’analisi che non è mai saccente, (anche se sa insegnare) mai moralista (anche se ci costringe a darci un’occhiata alla coscienza). Racconta ...continua

    Mordecai Richler racconta, e lo fa in un modo straordinario, lucido e caldo. La razionalità non riesce a nascondere l’amore e l’amore non vela il rigore di un’analisi che non è mai saccente, (anche se sa insegnare) mai moralista (anche se ci costringe a darci un’occhiata alla coscienza). Racconta di Israele: com’era nei sogni della comunità ebraica canadese e nei suoi di giovane ebreo sionista e socialista, com’era nei giorni dell’Yishuv e poi della nascita dello Stato, com’era in guerra e com’è nel tempo dell’intifada. Scritto nel 1994, dopo un viaggio in Israele con la moglie, Quest’anno a Gerusalemme è un continuo gioco di rimandi temporali e storici e personali. Ci si può leggere la voglia di dare un contributo alla soluzione del conflitto, o presentare un punto di vista sulla millenaria domanda “che cos’è l’ebraismo, chi è l’ebreo”. Naturalmente nel libro c’è tutto questo, ma c’è soprattutto Richler, che d’altra parte una volta disse: “Uno scrittore scrive sempre della stessa cosa”. Nel suo caso, di un bambino del proletariato ebraico di Montreal, cresciuto in una famiglia chassidica, e di ciò che questo bambino è diventato. Il paragrafo finale è quasi un testamento: “Dopo tanti anni riesco ancora a ricordare l’emozione che provammo il 29 novembre 1947, quando l’Assemblea generale delle Nazioni Unite votò a favore della creazione di uno Stato ebraico. Quella sera io, Jerry, Hershey e Myer ci prendemmo sottobraccio insieme agli altri khaverim e marciammo verso il centro, cantando Am Yisrael khay. A quell’epoca eravamo tutti e quattro intenzionati a fare aliyah. Ma Ezra Lifshitz, il nostro capogruppo, la fece davvero, e mi disse che in Eretz Yisrael si sentiva parte di qualcosa. «Mi sono sentito a casa fin dal giorno in cui ci sono arrivato ». Anch’io continuo a sentirmi parte di qualcosa, e a casa, proprio qui, in Canada. Tuttavia, oggi prendo posizione accanto a Ezra, quarant’anni vissuti nel deserto, veterano di due guerre, e sempre quel sorriso dolce e ingenuo dei tempi che abbiamo trascorso insieme in Habonim. Ezra che dichiara: «Te lo dico chiaro e tondo: hanno diritto a una patria esattamente come noi. Io sono a favore di uno Stato palestinese. È l’unico modo per risolvere il nostro problema»”.

    ha scritto il 

  • 4

    Gli Israeliani e gli Arabi Palestinesi. Gli Ebrei e gli Ebrei ortodossi. Gli Ebrei della Diaspora e gli Ebrei che hanno fatto Aliyah. Israele e il resto del mondo. La lingua yiddish e la lingua ebraica. Storia di relazioni, incomprensioni e di mancate intese.

    ha scritto il 

  • 4

    superbo mordecai richler anche in versione saggista- che parte dalla sua storia personale (dall'infanzia nel ghetto di montreal fino ai suoi viaggi in israele) per finire a raccontare, in modo chiaro e caustico, questo paese così controverso che sembra non conoscere la pace. appassiona come un ro ...continua

    superbo mordecai richler anche in versione saggista- che parte dalla sua storia personale (dall'infanzia nel ghetto di montreal fino ai suoi viaggi in israele) per finire a raccontare, in modo chiaro e caustico, questo paese così controverso che sembra non conoscere la pace. appassiona come un romanzo,fa pensare, tanto e venir voglia di approfondire, approfondire sempre.

    ha scritto il 

  • 0

    Richler riesce a rendere interessante e divertente argomento altrimenti pesante. La visione è orginale e senza falsi moralismi. Il sarcasmo è diretto ad ambedue le parti in causa, nella questione palestinese sembrano avere tutti torto.

    ha scritto il 

  • 4

    un Mordecai diverso...più intimo. A tratti emergono l'ironia e il cinismo e lo spirito che contaddisguono lo scritttore della "versione di Barney". Mostra qui uno stile diverso..pur sempre capace di irretire il lettore.

    ha scritto il 

  • 5

    Dopo "La versione di Barney" il libro di Richler che ho più amato. Non è un romanzo, ma il resoconto di due viaggi compiuti in Israele. Il primo all'inizio degli anni '60, il secondo nel '92 (o giù di lì). trent'anni in cui il piccolo e bellissimo paese mediorientale ha cambiato parecchio la sua ...continua

    Dopo "La versione di Barney" il libro di Richler che ho più amato. Non è un romanzo, ma il resoconto di due viaggi compiuti in Israele. Il primo all'inizio degli anni '60, il secondo nel '92 (o giù di lì). trent'anni in cui il piccolo e bellissimo paese mediorientale ha cambiato parecchio la sua faccia. A descriverla gli occhi pungenti e sempre ironici del buon Mordecai.

    ha scritto il 

  • 4

    Un racconto a metà tra il romanzo ed il reportage che riflette bene la personalità dimezzata dell'autore, un po' scrittore ed un po' giornalista, un po' intensamente ebreo ed un po', altrettanto intensamente, miscredente. Attraverso le parole di Richler il lettore viene immerso nella contadditori ...continua

    Un racconto a metà tra il romanzo ed il reportage che riflette bene la personalità dimezzata dell'autore, un po' scrittore ed un po' giornalista, un po' intensamente ebreo ed un po', altrettanto intensamente, miscredente. Attraverso le parole di Richler il lettore viene immerso nella contadditorietà che con costanza caratterizza l'ebraismo israeliano, in un continuo movimento del pendolo tra una religiosità ossessivamente finalizzata alla riproduzione fedele della parola dell'Innominabile e la vita quotidiana in un paese moderno che non sembra voler conoscere i balsami diplomatici della civilità delle buone maniere. Tutto è bianco o nero, giusto o ingiusto, puro o impuro, categorie esclusive che tuttavia non riescono ad esaurire le infinite sfumature di una società, anche intellettualmente, vitalissima. Lasciatevi guidare da Richler e poi fate un salto da quelle parti a guardare coi vostri occhi e annusare con le vostre narici, possibilmente senza preti, pastori, rabbini o imam: in pellegrinaggio ci andrete un'altra volta. Forse.

    ha scritto il 

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