Questa storia

SCHEDA DOPPIA

Di

Editore: Fandango libri

3.7
(3811)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo , Francese , Chi tradizionale

Isbn-10: A000005199 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Tascabile economico

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Viaggi

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Descrizione del libro
scheda corretta
http://www.anobii.com/books/Questa_storia/9788860440075/01a28094938fdea2bb/
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  • 4

    o si aspetta, o si ricorda

    Bellissimo libro, con le solite perle che Baricco sa lasciare nel percorso narrativo e che andrebbero conservate nel proprio manuale di vita, sezione "tip and tricks".
    La cosa più originale di questo ...continua

    Bellissimo libro, con le solite perle che Baricco sa lasciare nel percorso narrativo e che andrebbero conservate nel proprio manuale di vita, sezione "tip and tricks".
    La cosa più originale di questo testo è lo stile narrativo, che cambia continuamente. Inizia con uno stile normale, per poi passare ad un memoriale. Poi si trasforma in un diario, poi in pensieri e infine torna alla normalità: Come un circuito, alla fine si torna al punto di partenza ma si è una persona diversa

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Non c'è nulla, pensò, nulla come esser qui, in questo momento. A mettere in ordine il mondo.

    Poiché se l'era promesso, Elizaveta Seller, vedova Zarubin, russa, di San Pietroburgo. cercò per anni un circuito di diciotto curve, costruito nel nulla e probabilmente mai usato.
    Sul fatto che il cir ...continua

    Poiché se l'era promesso, Elizaveta Seller, vedova Zarubin, russa, di San Pietroburgo. cercò per anni un circuito di diciotto curve, costruito nel nulla e probabilmente mai usato.
    Sul fatto che il circuito esistesse davvero, non aveva dubbi.
    Aveva conosciuto Ultimo e il suo mondo abbastanza per sapere che quella gente aveva la pazienza dell'insetto e la determinazione dell'uccello rapace. Non avevano ricevuto in eredità il lusso del dubbio, e da generazioni nessuno aveva mai immaginato che in una vita potesse starci altro che una vita sola: e una sola follia. Con premesse del genere, se solo avevi del talento e la fortuna di campare, quello che volevi fare l'avresti fatto. Da quando Florence, la madre di Ultimo, le aveva porto quel disegno, piegato in otto, aveva capito che non era il sogno passeggero di un ragazzo, quello di Ultimo, ma la pacata decisione di un adulto. Gente che per secoli aveva avuto la calma di dissodare la terra, ogni anno, senza dubitare della fedeltà delle stagioni, non si sarebbe mai sognata di disegnare qualcosa per il gusto di farlo, o per la debolezza, a loro estranea, di giocare con l'immaginazione. Ne era sicura: prima Ultimo aveva costruito il circuito, poi l'aveva disegnato. Era anche sicura di un'altra cosa: l'aveva disegnato per lei.
    Tutto quel che occorreva fare era avere pazienza, e cercare.
    Era un modo di stare con Ultimo, e per tutti quegli anni fu il solo che la sorte avesse tenuto in serbo per lei. Un'altra persona, forse, si sarebbe ribellata, e avrebbe ceduto alla tentazione di pretendere la realtà di un fatto qualunque al posto di quella inconsistente liturgia dell'assenza.
    Ma neanche per un attimo la sfiorò l'idea che forse sarebbe stato più facile trovare Ultimo che non il circuito. Molti anni prima lei gli aveva scritto in un diario, Alcune cose erano vere, ma molte altre no. Se le inventava. C'era la parte nascosta di loro, tutta raccontata bene, anche le cose peggiori.
    Lo faceva apposta, voleva che Ultimo lo leggesse. E lui lo leggeva. Poi lo rimetteva a posto. Non ne parlavano mai, ma tutt'e due sapevano. Era molto più che dormire insieme, o fare l'amore. Era una cosa molto intima. Le piaceva farlo diventare un personaggio da romanzo, un'invenzione. Voleva che sapesse che era una persona speciale, di quelle che si leggono nei libri, di quelle che lui leggeva nei fumetti. Un eroe. Dirglielo, questo mai.
    Lei non parlava mai.
    Scrivere, ha scritto tanto. Ma scrivere è una forma sofisticata di silenzio.
    C'era talmente tanta roba nella testa di Elizaveta, allora, che il mondo fuori lo sentiva appena, passava come un'ombra, la vita era tutta nei suoi pensieri. Lei quel ragazzo lo intravedeva appena, era più vero nel suo diario che sulle strade d'America, era un suono che percepiva appena e che cantava ad occhi aperti nei suoi sogni.
    Elizaveta scriveva quello che si sarebbe aspettata da Ultimo, e lui poi l'aveva fatto.
    Nel diario c'era scritto che lui se n'era andato. Era sparito senza dire nulla e lasciando il furgone lì, con le chiavi al loro posto e tutti i pianoforti dentro. I giorni dopo, nel diario Ultimo continuava a essere scomparso. E alla fine il diario diceva che se n'ero proprio andato, si era licenziato e se n'era andato senza una parola. Allora capì. Ultimo fece proprio tutto come era scritto nel diario.
    Elizaveta era sicuramente la donna della sua vita. Perché era cattiva. Era matta, e tutta sbagliata. Era vera. Era una strada piena di curve assurde, e correva in aperta campagna, senza preoccuparsi mai di tornare. Senza nemmeno sapere bene dove stava andando.
    Era una di quelle strade su cui ci si ammazza.
    Ma adesso toccava a lei. C'era un disegno, e si trattava solo di fare quello che c'era scritto lì. Non è importante se le persone, alla fine, non riescono a trovarsi. Non tradirsi, quello è importante.
    Elizaveta Seller sapeva che la linea dell'orizzonte, davanti a lei, sarebbe stata la stessa che avevano visto, anni prima, gli occhi di Ultimo. Era un bel punto da cui ricominciare. E capì che non si era sbagliata, né sul conto di Ultimo, né sul conto di se stessa. Pensò a due ragazzi persi sulle strade d'America con un furgone pieno di pianoforti, e li vide limpidi e forti come mai li aveva visti. Adesso sapeva che per quanto la terra tutta si fosse data una gran pena a confondere ogni orizzonte, così lineare e semplice era stata la loro strada, e pulita oltre ogni dire. Era sembrata, a tanti, una follia e invece era stato solo un gesto esatto, strappato al caos dell'accadere, e compiuto insieme.
    Stette lì per un bel po', a guardare. C'erano tante cose che solo lei poteva vedere. Era come leggere una lettera scritta in una lingua che solo due persone conoscevano, al mondo.
    Riaprì il diario alla prima pagina bianca e si mise a scrivere. Lo fece per ore, senza mai correggersi o cancellare, semplicemente scrivendo, come le veniva. Da quanto tempo, pensò, avevo bisogno di scrivere questa storia.
    Aveva avuto così tanto tempo per preparare quel giorno che non aveva trascurato nessun dettaglio.
    Cercò di immaginarsi Ultimo, seduto al volante, un giorno di tanti anni prima, alla partenza del suo circuito. Il motore in folle, nel silenzio della campagna. Nessun testimone, neanche un'anima. Solo lui e quelle diciotto curve, distillato di tutta una vita.
    - Ciao, Ultimo -, pensò.
    Andrà tutto bene, e io mi perderò nella tua vita, come volevi tu. C'è il sole. E nessuna probabilità di sbagliare.
    Senza quasi respirare precipitò da una curva all'altra, come in un abisso, scoprendo che non stava leggendo la vita di Ultimo, ma la stava vivendo, a ritmo forsennato. C'era tutto quello che lei sapeva, ma l'automobile andava più veloce del suo cervello e sempre arrivava prima, così che tutto era sorpresa, e frustata al cuore. Salì i tornanti di Colle Tarso come se fossero i passi di un tango brutale, scese stupefatta sul collo di una donna bellissima e come un lungo respiro percorse la morbida curva della fronte di un vecchio matematico che cercava suo figlio. Senza accorgersene si trovò sulla cunetta di Piassebene, urlando nel salto, e capendo cosa vuole dire avere la freddezza di urlare il proprio nome quando la terra ti spara via nel cielo. Si riposò nel lungo rettilineo che aveva portato Ultimo all'ospedale, da suo padre, e che in verità, per un attimo, le diede l'effettiva impressione che adesso tutto sarebbe stato sotto controllo. Ma tornò a mozzarle il fiato la esse morbida e allungata del profilo di una forchetta che Ultimo aveva salvato dal disastro di una ritirata, e scelto come unica curva di tutta una guerra. Bruciò curve che erano dorsi di animali, e angoli di sorriso, e tramonti. Divenne ansa del fiume e orma sul cuscino, e fu per un attimo la donna che viaggiava nascosta, nella prima automobile che quel bambino avesse mai visto. Risalì la chiglia di una nave, la schiena di una luna americana e la pancia di una vela al vento del Tamigi. Fu proiettile e sparo a Caporetto, a una velocità impensabile, rivide Ultimo e suo padre, Libero Parri che giravano nella nebbia in una città con tutte le strade ortogonali.
    Forse era vero quello che diceva lui: ogni cammino è circolare, e non porta da nessuna parte, ma dentro a se stesso, perché troppo fitta è la nebbia della nostra paura e illusorie le strade che sembrano portare altrove.
    Le automobili vanno sulle strade e le strade vanno in mezzo al mondo.
    Infinite sono le curve che possono fare. Tagliate via dal mondo dagli alberi contro cui si va a sbattere, dalla gente che attraversa la strada, dagli incroci che nessuno può stare a controllare, dai carretti che vanno e vengono, dalla polvere e dal casino. Prendete solo la meraviglia, il gesto pulito che fende lo spazio e il tempo, la mano dell'uomo che sul volante ridisegna la traccia della strada, e la assolve. E mettetela in mezzo al nulla.
    Il profilo del mondo. In mezzo al nulla.
    Accendete il motore e partire. E girate. Girate fino a quando ogni curva scompare in un unico gesto che inizia e finisce nello stesso punto, e scompare dentro a se stesso. Allora ci sembrerà un cerchio perfetto, chiuso e perfetto. Tutta la nostra vita in quel cerchio.
    E mentre Elisaveta girava in quei tornanti, rivedeva il fratello, o meglio fratellastro di Ultimo, il figlio del conte, quel conte con la passione delle auto e che aveva lasciato tutto il suo patrimonio a Ultimo. Ma Ultimo non aveva voluto mai toccare niente.
    Non ne voleva sapere, di quella storia.
    C'era una montagna di denaro, sulla sua testa. E lui non ne voleva sapere.
    Lui era così, se c'era qualcosa che non gli era piaciuto, nella sua vita, allora quella cosa non esisteva più, la cancellava. Quei soldi non esistevano più per lui. Non gli piaceva quella storia dell'incidente, del fratello, tutta quella storia.
    Elisaveta sentiva ancora il fratello di Ultimo dire :" Mio fratello mi tiene sempre per mano. Mia madre Florence gli fece promettere che mi avrebbe sempre tenuto per mano, e solo a questa condizione mia madre gli permise di portarmi qui, appena finita la guerra, Probabilmente era solo un modo di dire, ma noi l'abbiamo preso alla lettera. Ci teniamo per mano.
    Mi succede ogni tanto che non riesco a fare i gesti che voglio.
    Mia madre diceva che a tutti succede di non riuscire a fare quello che, in verità, vorremmo fare, per cui andava ancora bene se quello che volevi fare era semplicemente infilarti le scarpe. Allora io mi infilavo le scarpe.
    Parlare mi fa soffrire.
    Ma se solo riuscissi a parlare senza soffrire.
    In mezzo a questo silenzio e a questa solitudine, mio fratello mi dice un segreto per disperdere questo silenzio e questa solitudine. La vedi questa pista, mi chiede. E' nostra.
    Questa pista è nostra, dice, perché io l'ho comprata, Questa pista di Sinnington, Inghilterra, non è una pista d'aviazione, questa, e non è terra quella che vedi tutt'intorno, fino agli alberi, laggiù.
    E il mio circuito, dice.
    Non decolleranno più aerei perché correranno automobili divorando questo rettilineo e poi girando per diciotto volte in mezzo alla campagna, prima divorando questo rettilineo e poi correndo per diciotto curve in mezzo alla campagna fino a ritornare su questo rettilineo. Il mio circuito, dice.
    Non so capire perché ma quando mio fratello mi dice che quella terra è mia io smetto di aver paura".
    "Noi abbiamo sempre saputo che nella sua ombra d'oro ci saremmo salvate. Lui avrebbe ricomposto il mondo ogni volta che noi l'avessimo spaccato, e accanto a lui sarebbe stato possibile essere noi stesse. E così è stato. " pensava Elisaveta, Finché si trovò di fronte l'ultima curva, quella che nel disegno era spiegata con un'unica, semplice parola: Elizaveta. Si era chiesta tante volte cosa c'entrasse lei con quella curva così ordinata, e impersonale. Fece appena in tempo a capire, con gli occhi, quello che d'improvviso si sentì precipitare addosso, con l'automobile che saliva sul morbido muro e sparata dalla forza centrifuga roteava l'amabile acrobazia di quattro ruote gommate appese a una curva parabolica. Elizaveta sentì sparire ogni peso, e si accorse che stava volando senza staccarsi da terra. Era impossibile respirare. Ma lei disse piano, e sorridendo: - Che stronzo.
    Poi sentì la curva sciogliersi nel rettilineo da cui erano partiti, con una morbidezza che nella vita non era nemmeno pensabile. Un attimo ed era di nuovo nel respiro mozzato di Ultimo, su quella pista d'aerei, sotto le botte degli aguzzini, in mezzo ai prigionieri, dove tutto era ricominciato. Non si mosse. Lasciò che l'automobile di nuovo puntasse al disastro per trovare alla fine il conforto di una curva ad U, dipinta in rosso, su una scatola di cartone.
    Si accorse che a poco a poco quel che Ultimo aveva cercato spesso di spiegarle, stava succedendo. Sentì ogni curva sciogliersi gradualmente nell'ordine illogico di un unico gesto, e trovò nella propria mente il cerchio che non esisteva se non per lei. Nel cuore della velocità, trovò la perfezione di un semplice anello. Pensò allora all'infinito caos di ogni vita, e all'arte sopraffina delle cose che sanno pronunciarlo in un'unica figura, compiuta. E capì cosa ci commuove nei libri, nello sguardo dei bambini e negli alberi solitari, in mezzo alla campagna.
    Quando si accorse di essere scesa nel segreto di quel disegno, chiuse gli occhi, vide gli occhi di Ultimo, sorrise.
    Non c'è nulla, pensò, nulla come esser qui, in questo momento. A mettere in ordine il mondo.

    ha scritto il 

  • 3

    Libro strano, direi, con una storia di base interessante che però si perde un po' nel capitolo centrale, una lunga descrizione della guerra confusionaria ed a tratti cruda (la descrizione, ma anche la ...continua

    Libro strano, direi, con una storia di base interessante che però si perde un po' nel capitolo centrale, una lunga descrizione della guerra confusionaria ed a tratti cruda (la descrizione, ma anche la guerra in fondo). Il linguaggio è quello tipico di Baricco, pedante e ridondante, pieno di frasi fatte buttate lì, filosofie che qualcuno definirebbe spicciole; eppure, non ancora riesco a capire come possa riuscirci, ma ha la capacità di lasciare un segno, forse superficiale, ma comunque presente.
    Non è tra i miei libri preferiti di Baricco, ma ne ha scritti decisamente di peggiori.

    ha scritto il 

  • 2

    Intendiamoci, il libro è scritto bene e, cosa non scontata, diventa più avvincente nella seconda parte. Però a mio modesto parere, ci sono due problemi: un eccessivo autocompiacimento e un'approssimaz ...continua

    Intendiamoci, il libro è scritto bene e, cosa non scontata, diventa più avvincente nella seconda parte. Però a mio modesto parere, ci sono due problemi: un eccessivo autocompiacimento e un'approssimazione di alcuni aspetti relativi alle gare in auto che da appassionato ho trovato fastidiosa. In altri romanzi che hanno trattato l'argomento c'è una qualità (e parlo da un punto di vista non tecnico, ma romantico) decisamente superiore. Non basta documentarsi, se non c'è vera passione.

    ha scritto il 

  • 2

    10/06/2013
    Molto bella la parte centrale del libro, dove si parla della Grande guerra. Capo e coda poco trainanti.

    Costruirò una strada come mai nessuno l'ha immaginata. Una strada che finisce dove in ...continua

    10/06/2013
    Molto bella la parte centrale del libro, dove si parla della Grande guerra. Capo e coda poco trainanti.

    Costruirò una strada come mai nessuno l'ha immaginata. Una strada che finisce dove inizia. Non porterà da nessuna parte, perché porterà a se stessa, e sarà fuori dal mondo, e lontano da qualsiasi perfezione. Sarà tutte le strade della terra strette in una, e sarà dove sognava di arrivare chiunque sia mai partito. La farò lunga abbastanza da mettere in fila tutta la mia vita, curva dopo curva, tutto ciò che i miei occhi hanno visto e non hanno dimenticato. Nulla andrà perduto, né la curva di
    un tramonto, né la piega di un sorriso. Ogni cosa non l'avrò vissuta invano, perché diventerà terra speciale, e disegno per sempre, e pista perfetta.
    Quando avrò finito di costruirla, salirò su un'automobile, metterò in moto, e da solo inizierò a girare, sempre più veloce, senza fermarmi fino a quando non sentirò più le braccia e avrò la certezza di percorrere un anello perfetto. Allora mi fermerò nel punto esatto da cui ero partito. Scenderò dall'automobile e, senza voltarmi, me ne andrò.

    ha scritto il 

  • 5

    "Se ami qualcuno che ti ama, non smascherare mai i suoi sogni."

    Una storia. Semplicemente una storia qualunque. Questa storia.
    Che dire.. ho ancora un turbinio di emozioni e pensieri che non mi lasciano tuttora..
    E' il terzo libro che leggo di Baricco, ed è un po' ...continua

    Una storia. Semplicemente una storia qualunque. Questa storia.
    Che dire.. ho ancora un turbinio di emozioni e pensieri che non mi lasciano tuttora..
    E' il terzo libro che leggo di Baricco, ed è un po' come una fame che non viene saziata, perchè più ne leggo, più divento famelica e ne voglio leggere altri ancora, e ancora..
    Pochi autori riescono a sfiorarmi l'anima, con un tocco sublime e speciale,e a provocare in me una cascata di emozioni, di sogni, di speranze, di gioia di vivere.. e Baricco ci riesce sempre. E' un maestro in questo.
    Oceano mare resta sempre il suo capolavoro, ne sono sicura, ma questo libro ha qualcosa di speciale. Forse perchè racconta la storia di un uomo che non ha mai smesso di inseguire il proprio sogno.. racconta della tenacia, della grinta, del desiderio, ma anche delle difficoltà e dei dispiaceri che ne possono scaturire. Ho ancora la pelle d'oca se penso al memoriale di Caporetto; o se penso alla ricerca forsennata di quella moneta da parte di quel bambino con handicap; ho percorso insieme ad Elizaveta le stesse curve di quel circuito.. quel maledetto circuito cercato per mare e monti, e, cavolo, ho scoperto insieme a lei che lì c'è la vita.
    Grazie, Baricco, per i mille sogni che ho provato....

    ha scritto il 

  • 3

    Farmacista (quasi adolescente, Barcellona)

    in alcuni momenti ispirato nel dialogo e nel movimento, in altri preferisco chi pensa più a scrivere invece che a pesare quello che scrive.

    ha scritto il 

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