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Questo è il giardino

Di

Editore: Mondadori

3.7
(104)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 192 | Formato: Altri

Isbn-10: 8804442646 | Isbn-13: 9788804442646 | Data di pubblicazione: 

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
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  • 4

    Uno degli esordi più intensi apparsi in Italia negli anni ’90, la prima raccolta di racconti di Giulio Mozzi, uscita per Theoria, Mondadori e ora anche per Sironi. In merito l'autore aveva dichiarato: "Ho desiderato di pubblicare Questo è il giardino per una quantità di ragioni pratiche (le edizi ...continua

    Uno degli esordi più intensi apparsi in Italia negli anni ’90, la prima raccolta di racconti di Giulio Mozzi, uscita per Theoria, Mondadori e ora anche per Sironi. In merito l'autore aveva dichiarato: "Ho desiderato di pubblicare Questo è il giardino per una quantità di ragioni pratiche (le edizioni precedenti erano esaurite), affettive (è pur sempre il mio primo passo nel mondo) e d'altro genere. Tra le ragioni d'altro genere c'era questa, che è la più importante: avere voglia di un bel funerale. Avevo voglia di fare un funerale a me stesso, e che di me stesso si potesse dire: 'Sì, senz'altro, ha avuto i suoi alti e i suoi bassi, è stato un po' generoso un po' carogna, ma comunque una cosa buona l'ha fatta'". Aveva ragione.

    ha scritto il 

  • 5

    che bellezza questo piccolo libro dello scrittore gentile e delicato che è giulio mozzi. un piccolo viaggio tra gli affetti quotidiani, tra i pensieri di quelli più sensibili di noi. piacevolissimo e a tratti commovente.

    ha scritto il 

  • 0

    Questo è il giardino è l'esordio di Giulio Mozzi e a detta dell'autore è anche il migliore libro di Giulio Mozzi. Può esistere dopo tale premessa un altro libro per scoprire l'autore?


    Gli otto racconti che compongono la raccolta raramente si muovono sul piano della trama, dell'evento che ...continua

    Questo è il giardino è l'esordio di Giulio Mozzi e a detta dell'autore è anche il migliore libro di Giulio Mozzi. Può esistere dopo tale premessa un altro libro per scoprire l'autore?

    Gli otto racconti che compongono la raccolta raramente si muovono sul piano della trama, dell'evento che guida il personaggio attraverso difficoltà e conquiste. A volte il testo non fa altro che aprire una finestra e descrivere quello che si vede dall'altro lato. Anche quando è presente un inizio evidente e una fine definita ciò che li fa restare alla mente e li rende suggestivi sono le atmosfere, non certo il colpo di scena, che anche quando c'è diventa colore di sfondo e contribuisce a rendere il quadro uniforme.

    Sono otto schegge scritte con uno stile particolare che, se avesse senso, si potrebbe definire un blocco di testo minimalistico. Un flusso di testo che visivamente dà l'effetto di Wallace e nella semplicità ricorda Carver. Peccato che l'autore abbia abbandonato la scrittura di due romanzi e il terzo sia ancora in sospeso, sarebbe interessante vedere il suo stile alle prese con una storia più ampia e non solo dedicato alla costruzione di quadri.

    Per chi scrive: Per esordire non esiste un'età, ma solo una qualità.

    ha scritto il 

  • 4

    Fuori tempo

    Fa uno strano effetto leggere questi racconti di esordio di Giulio Mozzi. Una scrittura nitida e minimale, sorretta dallo scheletro morale del credente. Mozzi sa scrivere, e non è una novità, eppure... Eppure leggi la data di pubblicazione, 1993, e ti sembra passato molto più tempo. Il minimalism ...continua

    Fa uno strano effetto leggere questi racconti di esordio di Giulio Mozzi. Una scrittura nitida e minimale, sorretta dallo scheletro morale del credente. Mozzi sa scrivere, e non è una novità, eppure... Eppure leggi la data di pubblicazione, 1993, e ti sembra passato molto più tempo. Il minimalismo non lo sopporta più nessuno, parla una lingua letteraria d'altri tempi, altri gusti. Allo stesso tempo ne riconosci il valore, ma senti che, inevitabilmente, non sono i racconti per te, non per il "te" di oggi, 24 marzo 2011. E ti rimane la sensazione di averli letti troppo tardi...

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    0

    Usciti sotto forma di dispense assieme al noto quadrimestrale “Fare un orto così” (punto di riferimento per tutti gli appassionati di guerrilla gardening), vengono finalmente raccolti in un’unica edizione di lusso questi racconti vegetali del Mozzi. Temi e ambienti sono i più disparati, e non man ...continua

    Usciti sotto forma di dispense assieme al noto quadrimestrale “Fare un orto così” (punto di riferimento per tutti gli appassionati di guerrilla gardening), vengono finalmente raccolti in un’unica edizione di lusso questi racconti vegetali del Mozzi. Temi e ambienti sono i più disparati, e non mancano le trovate ingegnose: dalla storia di un apprendista vignaiolo che non riesce a bruscare nella maniera più adatta i propri tralci, passando per l’allegorico resoconto delle ultime ore di una bellissima felce da salotto, fino all’autoreferenziale “Per la pubblicazione del mio primo bonsai”. L’intento di tutte le storie qui raccolte è scopertamente ludico, tanto che alla fine il contesto verde sembra essere più che altro un pretesto, e non un motivo strutturante nel profondo. Peccato, perché la rinnovata sensibilità ecologica dei nostri giorni meriterebbe un cantore finalmente attento a tutte le varie istanze di questo mondo così vicino a noi, dalle stravaganti pratiche dell’innesto semi-automatico inter-specie cross-culturale sub-iudicio neo-plasmatico post-cromosomiale, al corretto utilizzo dei polifosfati nella cura dei baobab venusiani.

    Samuele Parlato http://www.sanjuro.blogspot.com

    ha scritto il 

  • 4

    Una serie di ottimi racconti

    Mi piacciono molto i libri di racconti perché mi sembrano sempre un contenitore pieno di sorprese in cui non sai mai cosa aspettarti. Però è sicuramente più difficile colpire l'attenzione con poche parole, pochi avvenimenti e per questo i racconti che preferisco sono quelli "incompleti", nei qual ...continua

    Mi piacciono molto i libri di racconti perché mi sembrano sempre un contenitore pieno di sorprese in cui non sai mai cosa aspettarti. Però è sicuramente più difficile colpire l'attenzione con poche parole, pochi avvenimenti e per questo i racconti che preferisco sono quelli "incompleti", nei quali vi è come uno zoom su una persona, un momento, un avvenimento, ma mai una spiegazione chiara e completa di ciò che si è rappresentato. Insomma ogni racconto mi deve lasciare a riflettere. Quasi tutte le storie raccontate da Mozzi in "Questo è il giardino" sortiscono questo effetto, mi è quindi piaciuto nel suo complesso.

    ha scritto il 

  • 0

    la mia recensione per "Il momento"

    GIULIO MOZZI, Questo è il giardino
    “Quando mi metto alla tastiera e scrivo, ho una convinzione enorme. Quando, poco dopo, rileggo, ho un’enorme paura. La paura viene da questo: che non posso smentire o cambiare una sola parola di quello che ho scritto, ma non riesco nemmeno a immaginare come ...continua

    GIULIO MOZZI, Questo è il giardino
    “Quando mi metto alla tastiera e scrivo, ho una convinzione enorme. Quando, poco dopo, rileggo, ho un’enorme paura. La paura viene da questo: che non posso smentire o cambiare una sola parola di quello che ho scritto, ma non riesco nemmeno a immaginare come quello che ho scritto possa «piacere» ad un lettore estraneo.”
    La necessità, la radicalità dell’atto della scrittura, che s’impone nelle sue ragioni senza bisogno di mediazione, e la fragilità del destino del testo che ne nasce, che va incontro ad un lettore: questa frase da “Per la pubblicazione del mio primo libro” può adattarsi bene a sintesi dei motivi della raccolta di racconti di Giulio Mozzi Questo è il giardino. Si tratta del libro d’esordio dello scrittore padovano, apparso in prima edizione nel 1993 presso Theoria, ripubblicato negli Oscar Mondatori nel 1998, andato nel frattempo quasi esaurito e ripresentato all’inizio dell’estate da Sironi (pp. 124, euro 13.50, con nota d’accompagnamento dell’autore).
    Se per molti lettori il libro sarà di fatto una scoperta, per i fedelissimi di Mozzi (una grossa schiera, che si è accresciuta nel corso degli anni proprio a partire da questa prima raccolta) la nuova edizione sarà il motivo per fare, come l’autore stesso (del quale si annuncia in uscita una nuova opera narrativa) una sorta di bilancio di un’avventura di coinvolgimento letterario fuori del comune.

    Una delle note costanti dei racconti è, come si può osservare nel piccolo estratto riportato all’inizio di questa recensione, la forte implicazione della persona-autore nel testo, accompagnata ad una ritrosia insistentemente ribadita, per la quale sembra che le righe siano sempre sul punto di essere inghiottite dalla fatica di andar oltre nell’esibirsi: in questo senso, oltre che il racconto che si è sopra citato, va ricordato anche “Lettera accompagnatoria”, una missiva che un borseggiatore invia ad una ragazza che ha subito, da parte sua, uno scippo e che diventa un raffinato esercizio sul dire e non dire di sé. Esplicito, quasi una dichiarazione di poetica, è l’assunto di “Vetri”: la paziente cura nel recuperare dei frammenti di vetro nel giardino della propria abitazione diventa una metafora dello scrivere e del significato dello scrivere in rapporto a se stessi (“Ogni pezzetto di vetro mi è caro. Sono contento che questo sia un lavoro di quelli che non possono mai essere finiti, perché, veramente, credo che sarebbe molto triste finirlo, e trovarsi con un’anima che possa stare tutta in una mano. Ho pensato che ogni parte dell’anima è tutta l’anima intera, e che l’anima intera è composta di una quantità infinita di parti, come i frantumi dei vetri, la ghiaia, la superficie del muro”).

    Molti lettori hanno sentito consono questo scrivere ai bordi del dato autobiografico, e questa direzione è stata poi prevalentemente assecondata da Mozzi nella sua produzione e nella sua attività. Nelle successive due raccolte di racconti La felicità terrena (Einaudi, 1996) e Il male naturale (Mondadori, 1998) le narrazioni s’infittiscono di rimandi ad un vissuto personale (ciò accade ad esempio in “Una vita felice“, che apre La felicità terrena), e gli incipit narrativi, anche quando non vengono flessi verso l’assunzione di riferimenti alla vita del personaggio-autore, piegano però verso lo scavo delle ragioni dei protagonisti (si pensi, sempre da La felicità terrena, a “Corsa”): ciò avviene contemporaneamente ad una fortissima esposizione del personaggio-Mozzi, animatore di corsi, seminari, progetti di scrittura creativa in giro per l’Italia (spesso anche a Pordenone, all’interno dei corsi di scrittura creativa di Gian Mario Villalta e Mauro Covacich), generoso punto di riferimento per molti aspiranti scrittori (alcuni dei quali, poi, scrittori sono diventati), tessitore di progetti e attività tra scrittori affermati. Il punto d’arrivo, ed insieme il punto di svolta, di questo percorso, è rappresentato da Fantasmi e fughe del 1999 (Einaudi), una raccolta di testi (ci sono racconti, ma anche riflessioni, ed anche brani poetici) che prendono spunto da un viaggio a piedi fatto da Mozzi nell’estate del 1998. In questa raccolta l’esposizione dell’Io sembra essere totale, e tocca nuove modalità espressive, più leggere, quasi da opera buffa, ma l’apparente massimo dell’esposizione si accompagna ad un massimo di nascondimento, perché l’autore avverte di operare sempre e comunque nell’ambito della fiction, dell’intreccio di fantasia. C’è, insomma, una sorta di pudica impudicizia, una voglia di fare del testo un luogo della propria esperienza accompagnata al desiderio di liberarsene, quasi che l’autore abbia perfettamente chiaro il patto che lo lega ai suoi lettori, e ne senta il peso.
    Con Fiction (Einaudi, 2001) Mozzi sembra voler far scoppiare questo gioco dall’interno: i racconti che lo compongono, quasi sempre accompagnati da biografie e ricostruzioni cronachistiche inventate e verisimili, distruggono l’unilateralità dei punti di vista, rovesciando continuamente le aspettative che i lettori si costruiscono leggendoli, e lasciano sul campo, intatta e luccicante, la pura tensione narrativa e inventiva. La nota personale viene praticata (ma a questo punto il lettore sa: allusa e negoziata) in Rete, prima con la newsletter Vibrisse, poi col sito-blog giuliomozzi.com, che recentemente (e significativamente) è stato sospeso, mentre l’attività di promotore di scrittura ha trovato un suo sbocco istituzionale nell’assunzione della responsabilità di curatore di collane editoriali per Sironi (frutto di ciò è, ad esempio, la “scoperta” di Tullio Avoledo).

    Ma Questo è il giardino contiene dei racconti più controllati sul versante del rimando all’Io, sostenuti da non comuni compiutezza e solidità formale, associate alla capacità di creare sfumature di realtà possibili ad ogni angolo del testo (mentre, come scritto sopra, le parole attorno all’Io sembrano emergere a duro prezzo dalla possibilità di non essere). Due assoluti gioielli in questo senso sono “L’apprendista” e “Tana”. Nel primo, la narrazione segue la vita di un giovane apprendista di fabbrica, che affida progressivamente il senso del proprio esistere al lavoro, convinto che questo sia la strada per la felicità accessibile all’uomo (quella che nasce dalla consapevolezza del proprio potenziale di disgusto, e dalla necessità d’intervenirvi), quasi che questo lo sgravi dell’altrimenti eccessivo fardello della responsabilità dei propri atti, e che si ritrova del tutto espropriato di sé e del senso della propria, individuale, vicenda (si avverte l’eco di Memoriale di Paolo Volponi). Nel secondo le irrequietezze dell’adolescenza, il tortuoso rapporto con gli amici, i familiari, con sé e la propria sessualità (scoperta in quanto tale e senza alcuna forma di malizia) di una giovane studentessa sono proposti al lettore alla luce dell’apparizione, enigmatica ed insieme naturale, non convenzionale ed insieme plausibile di un angelo, apparentemente distaccato eppure catalizzatore di significato (un po’ come quello di Valéry).
    In questi due testi, insomma, si palesa la felicità della narrazione, che sta nella paziente (per richiamare l’immagine di “Vetri”) opera di ricomposizione della vita, in tutti i suoi aspetti, in parole che vadano oltre sé, ma parlino anche al singolo lettore.

    ha scritto il 

  • 3

    Tre stelle di stima per questo primo libro di Mozzi. Molto bello l'ultimo racconto e "Treni" che appare forse autobiografico? I primi tre racconti, sicuramente ben scritti, perdono forza man mano che procedono e il fatto di voler essere ostinatamente prolissi, quasi maniacali nelle descrizioni, n ...continua

    Tre stelle di stima per questo primo libro di Mozzi. Molto bello l'ultimo racconto e "Treni" che appare forse autobiografico? I primi tre racconti, sicuramente ben scritti, perdono forza man mano che procedono e il fatto di voler essere ostinatamente prolissi, quasi maniacali nelle descrizioni, non li aiuta per niente.

    ha scritto il 

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