Crea la tua biblioteca Iscriviti

Insieme troveremo i libri migliori

[−]
  • Cerca Conteggio caratteri ISBN valido ISBN non valido Codice a barre valido Codice a barre non valido loading search

Racconti - vol. 1

Di

Editore: Garzanti

4.3
(800)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 638 | Formato: Paperback

Isbn-10: A000025020 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Fausto Malcovati

Disponibile anche come: Tascabile economico , Altri , Copertina rigida , Cofanetto , eBook , Copertina rinforzata scuole e biblioteche

Genere: Fiction & Literature , Philosophy

Ti piace Racconti - vol. 1?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis
Descrizione del libro
Ordina per
  • 5

    Un detto popolare recita - con le consuete varazioni locali - "Il medico pietoso rende la piaga infetta"...ebbene Anton Cechov, medico orgoglioso della propria professione tanto da definirla sua sposa, nelle sue felicissime frequentazioni con "l'amante" letteratura è decisamente un tipo che ama m ...continua

    Un detto popolare recita - con le consuete varazioni locali - "Il medico pietoso rende la piaga infetta"...ebbene Anton Cechov, medico orgoglioso della propria professione tanto da definirla sua sposa, nelle sue felicissime frequentazioni con "l'amante" letteratura è decisamente un tipo che ama mettere il dito nella piaga. Se di pietà - dato l'atteggiamento realista da freddo scrutatore di vite universalmente riconosciutogli- è inopportuno parlare, non è a mio parere inappropriato riconoscere al "nostro" una presa di coscienza decisa e coerente, circa il fatto che, esporre crudamente le ulcere necrotiche di una società malata e di una umanità vuota di ideali e come impossibilitata a rigenerarsi, fosse il servizio più utile e consapevole che potesse fare al suo tempo e alla sua terra.
    Tolstoj affermò che l'opera di Cechov, è come uno di quei quadri di cui si capisce il senso, solo osservandolo da una certa distanza ; affermazione forse un pò vaga e adattabile certo a più autori , che anzi non perde di verità se applicata a cose di ambito extraletterario, e tuttavia particolarmente calzante se riferita a questa silloge di storie. Più propriamente, parlando dalla mia prospettiva di lettrice, devo dire che di questi racconti- specie nei più cronologicamente datati- mi ha colpito la capacità dell'autore di cogliere i nodi delle anime altrui, il momento cioè in cui sotto l'influsso di accadimenti particolari, vengono a cadere le compensazioni che fisiologicamente si vengono a creare nell'interiorità di un singolo personaggio per permettergli un quieto convivere con sé stesso. Cechov stana i punti deboli, sferra colpi di tacco ai"talloni di Achille" e crea negli individui un conflitto fra la loro forma mentis viziata dall'ambiente e dalla consuetudine, e le loro più autentiche aspirazioni alla libertà
    Solo in un secondo momento, procedendo nella sterminata collezione di storie e personaggi, mi sono resa conto di come tutti questi conflitti personali irrisolti fossero inscritti nella generale rappresentazione di un'epoca di esaurimento degli ideali della borghesia russa e di grande trasformazione della vita economica quale fu quella nella quale si maturò la breve parabola artistica dell'autore.
    Si procede così dalla descrizione di drammi personali determinati da un sistema di forze di segno opposto, che strattonano i personaggi lasciandoli quasi sempre al punto di partenza- seppure con una nuova ma sterile consapevolezza del proprio dolore, ad una esplicita denuncia sociale che divene vieppiù incalzante procedendo verso gli ultimi componimenti.
    Quasi ogni classe sociale è rappresentata: dai contadini brutalizzati dalla fame e dalla fatica - vite "pro forma" che servono solo a garantire gli agi dei piccoli possidenti, e le serate mondane di giudici e funzionari in vario grado dell'amministrazione- ai pope miserabili. C'è inoltre dovizia di avidi mercanti, per non dire di studiosi, medici e accademici che non riescono più a capire il senso di una cultura isterilita e del loro ruolo all'interno di essa. Ci sono infine miopi benefattori o aspiranti tali che si adoperano in opere di assistenza e di scolarizzazione, senza però vedere il male di un contesto socio- politico da riformare dalle fondamenta. E poi si allarga la fila degli idealisti che predicano la suddivisione del lavoro fra tutti i cittadini per permettere anche ai ceti meno abbienti un concreto sviluppo delle aspirazioni spirituali- e un conflitto fra queste due ultime categorie è ben rappresentata nel racconto "La casa col mezzanino".
    Il valore, non solo artistico ma documentario di questi racconti nel rappresentare lo spirito del suo tempo, così come la vita quotidiana è talmente importante da fare impallidire altri tentativi, fatti per altre vie ed altri scopi, di dare un'immagine chiara ed esaustiva della vita nella Grande Russia. Mi riferisco alla sterminata raccolta di foto scattate su commissione dello zar Nicola II dal fotografo Prokudin-Gorskij solo pochi anni dopo la morte di Cechov. A parte il fine scopertamente encomiastico e celebrativo del regime ormai agonizzante che ebbe tale brillante reportage, il paragone non può che certificare la superiorità dell'arte, rispetto alla tecnologia nel rendere viva e immortale un' intera epoca storica.
    Da medico Cechov tasta il polso della realtà in cui vive, ma non ha in dono una fede inossidabile in dottrine o teorie di varia natura; non può che notare acutamente le contraddizioni della vita umana e della società del crepuscolo zarista ma non ha soluzioni in tasca ne "dii ex machina" da calare nei suoi scritti. Stilisticamente parlando ciò si traduce inevitabilmente nella forma del racconto aperto- sia pure con importanti eccezioni- non sempre la più appagante per chi legge, ma spesso la più tonificante per la circolazione cerebrale, e sicuramente la più aderente alla realtà della vita.

    ha scritto il 

  • 5

    letto nel giro di un anno. Rimaneva sul comodino e tra un romanzo e l'altro leggevo un racconto. Esperienza straordinaria, a volte un po' faticosa. Alcuni racconti sono sublimi ed esemplari.

    ha scritto il 

  • 5

    Ho riletto un grande racconto di Cechov intitolato La saltabecca. Lui, mite, medico dedito al lavoro. Lei appassionata di pittura, teatro. Si entusiasma per ogni conoscenza che possa in potenzialità diventare qualcuno. Il racconto comincia con il loro matrimonio. Tutte facce perplesse. Tutti a di ...continua

    Ho riletto un grande racconto di Cechov intitolato La saltabecca. Lui, mite, medico dedito al lavoro. Lei appassionata di pittura, teatro. Si entusiasma per ogni conoscenza che possa in potenzialità diventare qualcuno. Il racconto comincia con il loro matrimonio. Tutte facce perplesse. Tutti a dire a mezza bocca, Osip Dymov è un brav’uomo, Olga Ivanovna possiede l’arte di intrattenere. Può tenere così un matrimonio?!
    Lei prende a frequentare lo studio di un pittore disegnando nature morte, considera suo marito una persona intelligente e nobile ma troppo poco artistica. Lui lavora sodo. Il pittore la seduce con immagini abusate al “cospetto dell’acqua ammaliante del Volga”, e poi se ne stanca. Ora per lui lei non è più una valente pittrice ma una saltabecca, una cavalletta senza talento. Lei si strugge, vorrebbe scappare via, torna dal pittore, minaccia di gettarsi, adesso, in quello stesso fiume. Vorrebbe dire tutto a suo marito e inginocchiarsi ma non ce la fa. La sua frase diretta al marito in presenza di altri, “quell’uomo mi opprime con la sua grandezza d’animo” fa il giro della cerchia di conoscenze. Lui capisce tutto e si dedica anima e corpo al lavoro, sta per ottenere un ambito incarico, finché non contrae banalmente un’infezione. Difterite. Nei libri russi dell’Ottocento si infettano tutti, penso a Bazarov in Padri e figli. Sembra una condanna. Lei che non l’aveva mai chiamato per nome, perché Osip le ricordava un personaggio goffo di Gogol, lo chiama per nome in fin di vita. Pensa che tutto ciò sia una punizione divina per il suo comportamento. In verità nei racconti di Cechov non c’è nemmeno spazio per consolazioni ultraterrene, non c’è mai colui con chi prendersela. Ecco perché tutti se la prendevano con Cechov. In realtà, scrisse Anna Maria Ortese, Cechov veglia al capezzale di ognuno di noi, la sua sola arma è questa, starci vicino tenendoci la mano come un medico paziente. A chi desidera parole altisonanti o consolatorie Cechov non sa cosa dire come il vecchio professore protagonista di Una storia noiosa alla giovane attrice confusa.

    ha scritto il 

  • 5

    Dall’introduzione di Fulvio Malcovati si evince chiaramente quanto Cechov fosse un uomo schivo, ironico e molto modesto.


    Esercitava la professione di medico di campagna e scriveva solo per divertimento. Non dedicó mai piú di un giorno alla stesura di un racconto. Rifiutava fortemente di e ...continua

    Dall’introduzione di Fulvio Malcovati si evince chiaramente quanto Cechov fosse un uomo schivo, ironico e molto modesto.

    Esercitava la professione di medico di campagna e scriveva solo per divertimento. Non dedicó mai piú di un giorno alla stesura di un racconto. Rifiutava fortemente di essere considerato uno scrittore e non si è mai definito tale. I suoi racconti sono storie di tutti i giorni, senza pretesa di salvare l’umanità o lanciare messaggi.
    La sua unica convinzione era che la gente per migliorarsi deve vedere com’è fatta e come vive, e non come dovrebbe essere o dove dovrebbe vivere.
    Ogni scrittore posteriore a Cechov farebbe bene a studiarsi a memoria questo breve accenno di biografica e a leggere almeno parte della sua copiosa produzione novellistica. Cosa che tutti gli scrittori degni di questo nome hanno fatto, almeno nell’ultimo secolo. E sto tralasciando l’impatto che l’autore ebbe anche sul Teatro. Anche se ai suoi tempi, a lungo nessuno ebbe il cuore o l'acume di riconoscergli il talento.

    Quando lessi questi racconti la prima volta avró avuto una ventina d’anni, e fino a quel momento conoscevo solo gli arabeschi di Poe, le favole di Gianni Rodari e i raccontini di Calvino. Solo superficialmente Kafka, studiato al liceo insieme a qualche altro autore trecentesco italiano. Buzzati, ad esempio, ancora mi era sconosciuto. (E oggi Buzzati lo adoro e lo accosto un po’ a tutti i grandi della letteratura, compreso Cechov; perché pure le sue storie non possiedono grandi intrecci e sono miseri d’azione, ma riescono a evidenziare le cosiddette incrinature dell’anima).

    Provate a leggere a caso uno dei racconti di Cechov, come ho fatto io riprendendo in mano questi due volumi, e vi renderete subito conto della forza e delle vette raggiunte dai suoi scritti, per non parlare dell’influenza che hanno avuto sugli altri scrittori che si sono cimentati nella narrativa breve. Così come vi accorgereste subito di quanto parli della vostra quotidianità.
    Non importa quanto tempo è trascorso da quei lunghi viaggi in carrozza descritti mirabilmente nella “Steppa” e nel “Racconto della signorina N.N” o ancora in “Sosta durante un viaggio”.
    Mutano gli scenari ma non le sensazioni e i malesseri. La gioia e il dolore.

    Ti trovi in auto anziché in carrozza e percorri una strada di campagna viaggiando verso una nuvola nera e minacciosa. Ti avvicini alla nuvola e la nuvola si avvicina a te.
    Lontano scorgi biancheggiare alcune case e inizi a sentire l’odore della pioggia in arrivo.
    Ridi e chiacchieri con il tuo compagno di viaggio, e magari cominci a dire sciocchezze. Dici che non sarebbe male se durante questo viaggio incontraste un castello medievale con le sue torri merlate, col musco e le civette, per potervi riparare dalla pioggia e alla fine delle fini essere uccisi lì da un fulmine. Al culmine di una giornata perfetta.
    Con il vento fuori che soffia violentemente e grossi scrosci di pioggia che cadono a lunghi fili d’argento battendo sull’erba e sui tetti. E in mezzo a tutto questo voi ve la ridete e i vostri occhi si fissano entusiasti e supplichevoli.
    Sì, a un certo punto lo pensi: Che accada ora. Arrivi adesso la fine e non su un banalissimo e squallido letto d’ospedale. Non in una poltrona dentro casa, non schiacciato dalle lamiere di un’auto in un giorno di merda qualunque. Non per un colpo improvviso che ti coglie vigliaccamente senza che tu abbia avuto il tempo di sistemare almeno un paio di cose.
    Ecco, a volte nei racconti di Cechov viene descritta la passività della borghesia e i loro difetti.
    Più spesso racconta invece le già citate incrinature dell’anima che molti hanno provato a descrivere dopo di lui, ma che solo pochi sono riusciti a fare, e ancora nessuno forse ad eguagliare con la stessa sublime semplicità.

    ha scritto il 

  • 5

    Sono settanta gioielli preziosi i racconti raccolti nel libro. Non avevo apprezzato fino ad ora la bellezza ed il valore dei racconti, penalizzandoli anche nella mia libreria, in cui sono rimasti intonsi per anni, nella stupida convinzione che il romanzo avesse un senso di compiutezza che ad essi ...continua

    Sono settanta gioielli preziosi i racconti raccolti nel libro. Non avevo apprezzato fino ad ora la bellezza ed il valore dei racconti, penalizzandoli anche nella mia libreria, in cui sono rimasti intonsi per anni, nella stupida convinzione che il romanzo avesse un senso di compiutezza che ad essi manca. Ma quali racconti avevo letto fino ad oggi?
    Questi di Cechov sono splendidi, sono un estratto aromatizzato dell’esistenza, come un profumato tè servito da un samovar sempre caldo. Gli aromi che si spandono nell’aria sono diversi, si mescolano tra loro quelli più dolci quali l’amore e la tenerezza, con quelli nefasti, consistenti in inganni, tradimenti e miserie, insieme con altri tremendi con cui si ha a che fare ogni giorno, quali solitudine, vecchiaia e malattie. Il risultato è l’aroma misterioso dell’esistenza e del disagio dell’uomo, che viene osservato dallo scrittore con il suo lucido occhio di medico, consapevole però che non da occhio (né olfatto) umano, che si ferma alla superficie, è afferrabile tale aroma, ma con l’ ”occhio” di una forza misteriosa che unisce uomo e natura, una potenza incomprensibile che ci sovrasta ed è inutile voler comprendere. E così la galleria di personaggi che Cechov offre, impiegati, medici, contadini, nobili, poveracci, attori, vedove, giovani innamorati, anziani, studenti, malati, viaggiatori e tanti altri viene raccontata presentando ognuno nella propria quotidianità, nei gesti e nelle parole di ogni giorno, che nascondono un senso profondo, un aldilà inafferrabile ed impalpabile, di valore universale, che ci rende affini con essi, come nudi davanti ad uno specchio in cui si riflette “quella tenue, appena afferrabile bellezza del dolore umano che non tanto presto si imparerà a capire e a descrivere e che soltanto la musica, pare, sa rendere” .

    http://www.youtube.com/watch?v=kCm4MrKYrKY

    ha scritto il 

  • 5

    Racconti diretti, stile lineare di facilissima lettura al punto da far dimenticare che sono stati scritti all'incirca 100 anni fa. I racconti hanno come filo conduttore il senso della vita. Cogliamo sin dai primi racconti l'obiettività dell'autore, intuiamo in lui un testimone imparziale che ci o ...continua

    Racconti diretti, stile lineare di facilissima lettura al punto da far dimenticare che sono stati scritti all'incirca 100 anni fa. I racconti hanno come filo conduttore il senso della vita. Cogliamo sin dai primi racconti l'obiettività dell'autore, intuiamo in lui un testimone imparziale che ci offre, in poche pagine, l'immagine dell'uomo nella sua quotidianità, impegnato ad illudersi ed ingannarsi per portare avanti la sua esistenza, per sollevarsi dalla mediocrità, per dare un senso ad ogni azione.
    I protagonisti dei racconti sono sempre colti in un momento significativo della loro vita, che non è necessariamente un evento eccezionale, ma è il momento rivelatore dell'essenza del presente o del passato e ne definisce inevitabilmente il futuro.
    Cechov riesce a cogliere e a trasmettere le tensioni profonde dell’uomo alle prese con la sua quotidianità svelando, attraverso una semplice descrizione dei gesti, dei pensieri e delle parole dei protagonisti, il segreto di una vita e spesso il suo tragico epilogo.

    ha scritto il 

  • 5

    Cechov non giudica mai, osserva. Non propone soluzioni, lascia che queste emergano da sé o rimangano irrisolte.
    Tolstoj paragonava Cechov agli impressionisti, quegli artisti che spalmano i colori come se non li scegliessero e li gettano sulla tela così, come capitano, tra una pennellata e l ...continua

    Cechov non giudica mai, osserva. Non propone soluzioni, lascia che queste emergano da sé o rimangano irrisolte.
    Tolstoj paragonava Cechov agli impressionisti, quegli artisti che spalmano i colori come se non li scegliessero e li gettano sulla tela così, come capitano, tra una pennellata e l'altra. Basta tuttavia allontanarsi un po' e guardare: le sfumature sulla tela compongono il disegno.

    ha scritto il 

Ordina per