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Racconti con figure

Di

Editore: Sellerio (La memoria ; 848)

3.8
(92)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 356 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8838924945 | Isbn-13: 9788838924941 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Curatore: Thea Rimini

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
«Spesso la pittura ha mosso la mia penna. Se in un lontano pomeriggio del 1970 non fossi entrato al Prado e non fossi rimasto "prigioniero" davanti a Las Meninas di Velázquez, incapace di uscire dalla sala fino alla chiusura del museo, non avrei mai scritto Il gioco del rovescio. Lo stesso vale per l'enorme suggestione provata da bambino davanti agli affreschi del convento di San Marco, rivisitati spesso da adulto, che un bel giorno ritornò con prepotenza sbucando nelle pagine de I volatili del Beato Angelico». Dalla suggestione di un'immagine, soprattutto dalla pittura, nascono questi racconti di Tabucchi. Ma a sua volta il racconto sembra catturare in un'altra dimensione le figure che lo provocarono: è quella contea fantastica dove, come scrisse Leopardi, «l'anima immagina quello che non vede». Così le figure sembrano risvegliarsi dalla loro immobilità, acquistano vita, da immagini diventano personaggi e interpreti delle loro storie. Suddiviso come un ideale spartito musicale (l'Adagio dove prevale la chiave della malinconia, l'Andante con brio per un'atmosfera più giocosa, le Ariette laddove il motivo è solo accennato e non eseguito) questo libro polifonico è anche il puro piacere del testo, un fuoco d'artificio narrativo, lo stupefacente cromatismo di un maestro riconosciuto del racconto.
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  • 3

    Mi sento truffata. Nell'introduzione il Tabucchi narra che i racconti in questione altro non sono che sciocchezzuole buttate giu' d'impulso a fronte di qualche opera figurativa, e che solo dopo le ...continua

    Mi sento truffata. Nell'introduzione il Tabucchi narra che i racconti in questione altro non sono che sciocchezzuole buttate giu' d'impulso a fronte di qualche opera figurativa, e che solo dopo le insistenze della sciura Sellerio s'e' deciso a darle alle stampe. In fondo al volumetto trovo un capitolo sulla provenienza dei testi che, a rigor di logica, dovrebbe essere il quarto cassetto a destra della scrivania del Tabucchi. E invece no. Gli inediti sono 5 su una quarantina, molti altri si scoprono essere recensioni per cataloghi d'esposizione delle opere in questione, insomma sanno un po' di marchette. Cio' posto, i racconti sono talvolta coinvolgenti, altri criptici, ma per lo piu' inutili.

    ha scritto il 

  • 5

    un giallo limone per la grazia

    C'è un modo del guardare che si rivolge al "sentire", nel mio caso funziona per fulminazioni, invoca il dettaglio e lo sperdimento e finisce per essere arbitrario ma, con questo, spalancare infinite ...continua

    C'è un modo del guardare che si rivolge al "sentire", nel mio caso funziona per fulminazioni, invoca il dettaglio e lo sperdimento e finisce per essere arbitrario ma, con questo, spalancare infinite porte; almeno pare a me.

    "Lo sguardo non riunisce ma scompone. Libera dettagli.. e lascia che questi diventino altro. La storia non viene raccontata, ma solo resa possibile. L'enigma del riconoscimento in fondo è quello di una realtà della quale dubitiamo, per questo può ferire, per questo può consolare. Spesso, come tutte le cose del mondo, dipende dalla luce". Scrive la Anedda.

    Lo sguardo apre squarci nella rètina, in cui tu ti infili con cautela, smagliando calze infilate in testa o quella specie di cataratta che ottunde la coscienza onirica e percettiva. Leggere questo Tabucchi è svelamento ulteriore. La genialità, secondo me, sta innanzitutto nell'approccio, nell'idea di costruire dei racconti da delle immagini, indagando lo sguardo e le sue suggestioni, seguendo la linea di una matita, sfumature, dettagli,per spremerne poesia, storie evanescenti, nebulose dispercettive sul confine del presagio. Sogni dentro altri sogni, sovrapposizioni, e Tabucchi s'infila, sparendo, in pertugi da cui uscirà, un pò piu in la, per raccontarci cosa ha visto dentro. "..L'ultima volta che ho visto Antonio Dacosta è stato in sogno, alle Azzorre. Lui stava facendo il sogno e io vi entrai da visitatore. Posso entrare nel suo sogno, Maestro?, chiesi. Lui sollevò la tela del quando che stava dipingendo e mi rispose: entri pure nel mio quadro, la prego. [..] Mi scusi, Dacosta, dissi, ma devo uscire da questo sogno» e «Mi scusi se cambiamo sogno, disse, ma vorrei fargliela vedere, almeno da lontano" e poi dopo aver scombinato il sogno di entrambi, esce un racconto, che è il sogno sognato da due, ed è il racconto che il lettore legge, subito dopo aver visto la tela.

    A me piace disegnare cartoline, che poi spedisco in giro, a qualcuno. Seduto al tavolo di un bar, in genere. Questo libro è stato un "ispirazionario" da nastro di Moebius. L'otto infinito dove figure e disegni riprendono vita scivolando fuori dalla loro paralisi definitiva, dall'immobilità per riraccontarsi, prendere parole, impastando storie, incontri, ricordi, amori, altri paesaggi.

    Narrazione e immagine, evocano dimensioni ambigue, misteriche, che indicano la percezione del limite, della precarietà, del caso che determina destini, la frammentazione dell'esperienza e della percezione del reale. Ed è un intersecarsi di parole e immagini che spesso, nell'impatto si spezzano, per poi riconiugarsi in spazi che si ricompongono spostando il paesaggio percettivo. Si aprono territori sconfinati in cui vagare Tabucchi dice che: "Se l'immagine è venuta a provocare la scrittura, la scrittura a sua volta ha condotto quell'immagine altrove, in quell'altrove ipotetico che il pittore non dipinse."

    Una lettura questa che non finisce mai. Rileggere in qua e in la, successivamente, conduce a nuove scoperte, a metafore non colte, ad un gioco di specchi ".. E poi pensò: matto da legare. Ma chi era il matto da legare, lui stesso? No, si sentiva vecchio, ecco tutto. Si guardò allo specchio: "Non it itnes oihccev, oim orac, ies oihccev". Lo specchio non gli aveva mai risposto, sebbene conoscesse da più di sessant'anni quella strana creatura che sembra noi ma che siamo noi al contrario: l'asse della nostra immagine è invertito, ciò che nella realtà sta sulla sinistra appare sulla destra, e viceversa. E che cavolo di lingua parlava lo specchio? Era forse un idioma di un pianeta lontano?"

    Maria Helena Vieira da Silva, Testamento

    Lascio ai miei amici un azzurro ceruleo per volare in alto un blu cobalto per la felicità un azzurro oltremare per stimolare lo spirito un vermiglio per fare circolare il sangue allegramente un verde muschio per calmare l'inquietudine un giallo oro: ricchezza un violetto cobalto per la rêverie una lacca di garanza che fa sentire il violoncello un giallo cadmio: fantascienza, luccichio, splendore un giallo ocra per accettare la terra un verde Veronese per ricordo della primavera un indaco per accordare lo spirito al temporale un arancione per esercitare da lontano la vista di un albero di limoni un giallo limone per la grazia un bianco puro: purezza una terra di Siena naturale: tramutazione dell'oro un nero sontuoso per vedere Tiziano una terra d'ombra per accettare meglio la nera malinconia una terra di Siena bruciata per il sentimento della durata

    ha scritto il 

  • 4

    ...E il dipinto prese vita...

    Per essere il mio primo libro di Tabucchi devo dire: promosso a pieni voti!! E il fatto che io non sia un fan dei racconti brevi è tutto dire e questo mi farà sicuramente tornare in libreria a ...continua

    Per essere il mio primo libro di Tabucchi devo dire: promosso a pieni voti!! E il fatto che io non sia un fan dei racconti brevi è tutto dire e questo mi farà sicuramente tornare in libreria a cercare altri suoi scritti.

    Comunque il libro è diviso in tre parti ben distinte: _Gli Adagi (che sono senza alcun dubbio i miei preferiti,e dove troviamo dei racconti legati alla fantasia,alla libere associazioni e ai sogni,su tutti il racconto "Sognando con Dacosta" dove percorriamo un viaggio nel sogno,tra una monaca portoghese e un Angelo barman)

    _Gli Andanti con brio (dove troviamo un aria più giocosa nei racconti,e più votato all'assurdo;infatti vi troviamo la rivisitazione del "il testamento" di Maria Helena Vieira da Silva dove lei lascia ai suoi amici dei colori;oppure la lenta morte di una Multipla Seicento fino ad arrivare a seguire un "Maestro" che fa dei provini per un film...dovrà scegliere tra Kafka,Svevo,Dostoevskij e tanti altri).

    _Le Ariette (qui invece troviamo dei racconti più didascalici,diciamo che è la parte che ho apprezzato di meno,ma dove rimane comunque la bellezza e la poesia della quale Tabucchi ci ha deliziato).

    Naturalmente prima di ogni storia troviamo un'immagine che ci introduce il racconto,che sia una fotografia,un dipinto,o una scultura conta poco,quello che conta di più e che Tabucchi ci fa letteralmente galoppare in un mondo dove staremo talmente a nostro agio che far ritorno alla realtà un po' ci dispiacerà.

    ha scritto il 

  • 0

    Il "terzo stato"

    Tabucchi accompagna il lettore in una visita alla Sua galleria d'arte interiore, si sofferma accanto a ciascun pezzo d'autore e con la sua caratteristica, placida, narrazione è pronto a svelare un ...continua

    Tabucchi accompagna il lettore in una visita alla Sua galleria d'arte interiore, si sofferma accanto a ciascun pezzo d'autore e con la sua caratteristica, placida, narrazione è pronto a svelare un aneddoto eccezionale. Come se i quadri fossero pellicole di film, come se i personaggi, le linee, prendessero vita, come se i personaggi ritratti iniziassero a parlare, rispondendo anche a domande mai fatte. Tra macchie di colore e battute, Tabucchi svela ancora una volta le sue verità. L'arte, scrive, "riesce a coniugare il Caso e la Necessità, crea un equilibrio fra l'illusorietà del sogno e l'evidenza reale. Produce un "terzo stato"."

    ha scritto il 

  • 4

    Una terrazza da cui vedere il mondo

    Le parole di Tabucchi mi curano,mi parlano di posti lontani, di luoghi sicuri,mi confortano; rappresentano il varco nella rete, il filo smagliato attraverso cui passare. Sono la terrazza da cui ...continua

    Le parole di Tabucchi mi curano,mi parlano di posti lontani, di luoghi sicuri,mi confortano; rappresentano il varco nella rete, il filo smagliato attraverso cui passare. Sono la terrazza da cui guardo il mondo e mi meraviglio.

    ha scritto il 

  • 4

    Iniziare un libro il giorno prima della morte del suo autore fa un po' impressione, ti fa venir voglia di aver conosciuto quell'autore un po' prima. Purtroppo Tabucchi se n'è andato prima che io ...continua

    Iniziare un libro il giorno prima della morte del suo autore fa un po' impressione, ti fa venir voglia di aver conosciuto quell'autore un po' prima. Purtroppo Tabucchi se n'è andato prima che io finissi i suoi 'Racconti con figure', le sue narrazioni ispirate a opere d'arte. L'antologia è divisa in tre parti, una delle quali mi è sinceramente sembrata noiosa e un po' inutile, in quanto raccoglie dei testi di presentazione per dei cataloghi d'arte e di conseguenza i testi presentati non sono dei racconti veri e propri. Le prime due parti, invece, sono bellissime e ci permettono di scoprire un po' la poetica e i personaggi propri della narrativa di Tabucchi: incontriamo Pessoa, Pereira, Bernardo Soares, il minotauro, Empedocle... Spero che la riscoperta postuma di Tabucchi che sicuramente popolerà le librerie in questo momento finisca presto, così da lasciarmi il tempo e il piacere di incontrare ancora una volta questo grande, grandissimo autore.

    ha scritto il 

  • 3

    Fanatismi artistici

    Carine le prime storie. Poi si dilunga in critiche che, per i non avvezzi, lasciano il tempo che trovano. Volevo dei racconti. Sono stata soddisfatta al trenta per cento.

    ha scritto il 

  • 3

    è una raccolta di racconti, ciascuno dei quali ispirato ad un quadro o ad un disegno (sempre all'inizio del racconto); sono racconti brevi (forse troppo) e tristi

    ha scritto il 

  • 3

    Malinconiche sinestesie e senso di inadeguatezza

    Indubbiamente affascinanti questi racconti di Tabucchi, soprattutto per il loro carattere sinestetico: scrittura e pittura, parole e fotografie, emozioni e colori, melodie e disegni … La prima ...continua

    Indubbiamente affascinanti questi racconti di Tabucchi, soprattutto per il loro carattere sinestetico: scrittura e pittura, parole e fotografie, emozioni e colori, melodie e disegni … La prima metà del libro, in particolare, suggerisce immagini suggestive: il cancello bianco spalancato su un paesaggio assente, le cartoline regalate ad un bambino dentro una stazione da cui non partirà nessuno, terrazze da cui affacciarsi, paesaggi soltanto immaginati, luoghi abbandonati e luoghi ritrovati … Leggere questi racconti, però, significa anche innervosirsi e sentirsi inadeguati. Di fronte a certe indicazioni e descrizioni, infatti, chi non sia colto né esperto di arte contemporanea non può che restare perplesso e … senza un collegamento internet a portata di mano, risulta a volte veramente impossibile capire di cosa si stia parlando. L’irritazione maggiore però, secondo me, dipende dall’impossibilità - per chi non ha mai avuto la libertà di viaggiare - di gustare come si deve queste pagine. E non aiuta l’idea del “viaggiatore statico”, delle partenze sognate e/o immaginate, della capacità di creare spazi e percorsi dentro di noi. Per quelli che hanno visto passare davanti ai propri occhi ben poco da ricordare, dimenticare e reinventare … i luoghi dell’anima saranno sempre e soltanto pagine grigie.

    ha scritto il