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Racconti d'inverno

Di

Editore: Adelphi

3.8
(332)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 319 | Formato: Paperback

Isbn-10: A000040835 | Data di pubblicazione:  | Edizione 2

Traduttore: Adriana Motti

Disponibile anche come: Altri , Tascabile economico , Copertina rigida , Cofanetto

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Karen Blixen finì di scrivere questi Racconti d’inverno nel 1942, quando due suoi libri – le Sette storie gotiche e La mia Africa – erano già stati accolti trionfalmente nel mondo. La Danimarca era allora sotto l’occupazione tedesca, così la Blixen dovette portare il manoscritto all’ambasciata inglese a Stoccolma, perché lo spedissero negli Stati Uniti. Come garante, diede il nome di Churchill. Seppe del loro grande successo solo verso la fine della guerra, quando cominciò a ricevere molte lettere di soldati americani, che avevano letto il libro nell’edizione per l’esercito. Da allora, sempre più numerosi sono i lettori che hanno visto reincarnarsi in lei quel «piccolo personaggio profondo e pericoloso, ben solido, vigile e spietato» che è «il novelliere di tutti i tempi».
Al pari di un suo personaggio, la Blixen «narrava le sue storie, anche le più strane, come se le avesse viste accadere coi suoi occhi, e non è affatto escluso che così fosse». E guardava alla sua opera, da tessitrice inarrestabile, come a una sterminata sequenza di racconti intrecciati. Così questi Racconti d’inverno rimandano punto per punto alle Sette storie gotiche e insieme alle narrazioni successive. Ma allo smalto del primo libro, a quella «luminescenza sulfurea» che vi avrebbe notato un’altra grande scrittrice, Carson McCullers, fa seguito qui una nebbia sognante, un perdersi degli orizzonti, uno slancio migratorio fra boschi, ghiacci e acque. Su questi sfondi, vibranti di malinconia, si distaccano le variegate figure chiamate volta a volta a giocare quel Gioco degli Opposti che è la perenne ossessione della Blixen. I destini dei suoi personaggi si rovesciano continuamente come guanti, ma non potremo mai dire quale ne è il rovescio e quale il diritto. Desiderio e realtà, schiavo e padrone, uomo e donna, scrittore e lettore, fedeltà e tradimento, onore e vergogna si alternano e mutano senza tregua di abito, come le due deliziose sorelle che, in uno di questi racconti, si presentano, a turno, l’una come lo chaperon dell’altra in sontuosi alberghi delle località termali.
Così, ogni racconto segna una memorabile tappa di quel Gioco, che rimane ogni volta sospeso. E così non potrebbe non essere, perché in tutte le sue metamorfosi esso rimanda a un’opposizione irrisolvibile. Infatti, come dice l’ultimo e il più misterioso personaggio di questo libro, «la Vita e la Morte sono due scrigni serrati, ognuno dei quali contiene la chiave dell’altro».
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  • 2

    Le ho trovate davvero noiose nonostante molto ricche dal punto di vista stilistico. Il problema è che forse lo sono troppo, troppi fronzoli, troppo "barocche", troppe descrizioni poetiche (che sì, sono belle, ma dopo un po' stancano!) e veramente pochissima sostanza.
    I personaggi sono tutti ...continua

    Le ho trovate davvero noiose nonostante molto ricche dal punto di vista stilistico. Il problema è che forse lo sono troppo, troppi fronzoli, troppo "barocche", troppe descrizioni poetiche (che sì, sono belle, ma dopo un po' stancano!) e veramente pochissima sostanza.
    I personaggi sono tutti molto simili tra loro, spesso sono introdotti in modo 'casuale' e molte volte non sono per niente funzionali alla trama: non sono nè utili per lo sviluppo della storia nè interessanti. L'approfondimento psicologico è sotto zero, vengono riportati in continuazione i pensieri dei protagonisti, questo sì, ma più che riflettere su questioni religiose o filosfiche non fanno.
    E' un peccato perchè molte storie dal punto di vista della trama sono davvero particolari (anche se in fondo tutte piuttosto simili), peccato per la scrittura pesante che affatica la lettura.
    Lo consiglio a chi ama i libri d Baricco: la Blixen - a quanto pare da questi racconti - ha lo stesso orribile vizio di girare intorno alle cose con ottime parole, per poi non arrivare però a nulla.

    ha scritto il 

  • 0

    quando vai agli incontri mondani, seppur culturali, devi
    sempre ricordarti che sono incontri mondani

    e quindi l'eleganza delle sale, i quadri alle pareti, la musica
    celestiale ed elegante, va bene va tutto bene ma poi

    devi mettere nel conto gli astanti
    ma non arra ...continua

    quando vai agli incontri mondani, seppur culturali, devi
    sempre ricordarti che sono incontri mondani

    e quindi l'eleganza delle sale, i quadri alle pareti, la musica
    celestiale ed elegante, va bene va tutto bene ma poi

    devi mettere nel conto gli astanti
    ma non arrabbiarti però

    non ne vale la pena

    ha scritto il 

  • 4

    C'è un timbro particolare in questi racconti, nel loro essere sospesi, come se le vicende narrate da un momento all'altro possano volgere al fiabesco o precipitare improvvise nel dramma, come se fossero sospese in attesa di un qualcosa che raramente avviene: la vita è un labirinto, sembra dirci ...continua

    C'è un timbro particolare in questi racconti, nel loro essere sospesi, come se le vicende narrate da un momento all'altro possano volgere al fiabesco o precipitare improvvise nel dramma, come se fossero sospese in attesa di un qualcosa che raramente avviene: la vita è un labirinto, sembra dirci l'autrice, senza, però, l'angoscia di dover trovare la via d'uscita ...
    Anzi, l'unica via possibile è quella del raccontare storie, trovando, infine, nella fantasia creatrice l'unico percorso possibile per scoprire il mistero nella banalità del quotidiano.
    Grande scrittrice, sicuramente leggerò altre sue cose.

    ha scritto il 

  • 5

    Sublime

    Spesso si comincia a leggere "La mia Africa" della Blixen e si resta lì; rischiando di non approdare alla sua opera principale, i racconti. E anche chi comincia i racconti, può arenarsi nei punti oscuri della trama di alcuni brani. Se si superano queste prove quasi iniziatiche, si trova il tesoro ...continua

    Spesso si comincia a leggere "La mia Africa" della Blixen e si resta lì; rischiando di non approdare alla sua opera principale, i racconti. E anche chi comincia i racconti, può arenarsi nei punti oscuri della trama di alcuni brani. Se si superano queste prove quasi iniziatiche, si trova il tesoro: la scrittura si srotola raffinata come un panno di stoffa pregiatissima da un antico telaio. La mia scrittrice preferita in assoluto, la più grande di tutte.

    ha scritto il 

  • 4

    strano. si legge bene, tutto scorre, ma in effetti c'è sempre qualche elemento fuori posto, che esprime una morbosità nascosta ma percepibile. ceh monta con la lettura dei brani. questo è l'elemento comune di tutte le storie

    ha scritto il 

  • 4

    Il giovanotto col garofano (K.Blixen), Doppio sogno (A.Schnitzler), I Morti (J.Joyce)

    Cos'altro non rappresentano questi racconti nella letteratura se non il passaggio dall'ironia romantica dell''800 alla paranoica nevrosi freudiana del '900?
    Noi uomini del progresso e della scienza abbiamo trasformato quello che è un "naturale", "normale" sentire dell'anima in una malatti ...continua

    Cos'altro non rappresentano questi racconti nella letteratura se non il passaggio dall'ironia romantica dell''800 alla paranoica nevrosi freudiana del '900?
    Noi uomini del progresso e della scienza abbiamo trasformato quello che è un "naturale", "normale" sentire dell'anima in una malattia e così abbiamo l'impressione di vivere in contraddizione con il mondo reale.

    Pensiamo alla bellezza degli "Inni alla notte" di Novalis:

    ...svani la magnificenza terrestre e il mio lutto con lei confluì -in un mondo nuovo ed impenetrabile la malinconia- e tu estasi della notte, sopore del cielo scendesti su di me...., e sulla contrada aleggiò il mio spirito nuovo, liberato.

    ha scritto il 

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