Racconti dell'Ohio

Di

Editore: Einaudi, I coralli 49

4.0
(737)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 259 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Chi tradizionale , Chi semplificata , Tedesco , Catalano , Francese , Giapponese , Olandese

Isbn-10: A000060461 | Data di pubblicazione:  | Edizione 2

Traduttore: Giuseppe Trevisani

Disponibile anche come: Paperback , Tascabile economico , Copertina rigida , eBook

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Storia

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Descrizione del libro
Gli abitanti di Winesburg, Ohio, come osservava Alberto Moravia, conducono tutti una doppia vita: una pubblica, noiosa, abitudinaria, rispettabile; una segreta e intima devastata da voglie furiose e da deliri inconfessabili. Anderson con questi suoi personaggi dissociati e doppi ha inteso certo dipingerci l'umanità come egli l'ha conosciuta; in realtà, poi, senza volerlo, ci ha descritto il momento delicato e doloroso della trasformazione degli Stati Uniti da paese agricolo e patriarcale in nazione moderna e industriale.I ventiquattro capitoli che compongono Winesburg Ohio si possono chiamare novelle soltanto per comodità; in realtà sono composizioni tra poetiche e narrative ciascuna centrata intorno a un singolo personaggio: quasi una serie di ritratti.Basterebbero i tre capitoli in cui è descritta la grandezza e la decadenza della famiglia Bentley; oppure i due sulla crisi religiosa del reverendo Hartman per apprendere sull'America e sullo spirito americano piú che in tanti altri romanzi.�
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  • 3

    Le voci di Winesburg sono molte e testimoniano l'inquietudine di un mondo che sta cambiando, investito da una modernità che si auspica possa dare a qualcuno maggiori possibilità, ma che, allo stesso t ...continua

    Le voci di Winesburg sono molte e testimoniano l'inquietudine di un mondo che sta cambiando, investito da una modernità che si auspica possa dare a qualcuno maggiori possibilità, ma che, allo stesso tempo, costituisce una minaccia per la bellezza quasi infantile di un mondo rozzo e spontaneo...
    http://athenaenoctua2013.blogspot.it/2016/10/racconti-dellohio-anderson.html

    ha scritto il 

  • 4

    Sentì che era un punto al limite di un continente, sentì che era un niente, l'Atlantico immenso di fronte....

    Anderson è stato il padre di molta letteratura americana, a me sembra in particolare di Faulkner e questo è un grande merito. Faulkner svilupperà le idee in modo più vasto e più tragico nei suoi roman ...continua

    Anderson è stato il padre di molta letteratura americana, a me sembra in particolare di Faulkner e questo è un grande merito. Faulkner svilupperà le idee in modo più vasto e più tragico nei suoi romanzi.
    La piccola città di Winesburg è il palcoscenico dei suoi fantasmi e cattivi pensieri: l'incomprensione e il fallimento coniugale, l'incapacità di gestire un'impresa commerciale, il fascino del lavoro notturno di giornalista, i mille modi di avvicinarsi a una donna e l'universo femminile, gli sciocchi della comunità e il loro essere comunque parte della comunità; la percezione della marginalità crescente del modello di vita offerto da Winesburg, dalla quale i giovani un po' svegli partivano in treno, spesso per non tornare. Di racconto in racconto, ci si immagina questa cittadina di legno, con le sue stradette, il campanile dal quale si può vedere nelle finestre delle case e fantasticare sulla vita degli altri.
    Non è un bel vivere quello che racconta Anderson: i suoi personaggi sono infelici, incapaci di comunicare; fanno fatica a immaginare un altro modo di esistere e si struggono nel loro male di vivere. In questo senso è una lettura catartica: viene voglia di scuoterli, spostare i mobili e mettersi a fare a fine luglio pulizie straordinarie e attività rimandate e costruttive, giusto per dimostrare ai personaggi del libro che non bisogna lasciarsi andare al nichilismo ma andare al sodo e subito.
    Non a caso il racconto che mi è piaciuto di più è Illusioni, nel quale Anderson racconta in modo splendido il momento della vita, alla fine dell'infanzia e all'inizio della maturità, in cui si percepisce il nostro essere solo un istante nelle infinite generazioni di piccoli uomini che ci precedono e che verranno: piccolo e anonimo ma percettibile. Questa sensazione ci solleva dall'enorme responsabilità verso la nostra vita, noi che siamo piccoli, e ci toglie l'ansia che bloccherebbe ogni nostro gesto: come sono vissuti gli altri, vivremo anche noi.
    Questa emozione, Anderson la fa vivere a due ragazzi in una notte di fine autunno, in un belvedere che di giorno è stato affollato di adulti e bambini e ora sembra ancora risuonare di voci e palpitare di vita.
    Leggetelo, questo racconto di poche pagine è un capolavoro.
    Alla fine del libro ho letto la prefazione di Vinicio Capossela, molto bella, all'altezza del libro.

    https://www.bing.com/videos/search?q=la+canzone+della+bambina+portoghese&&FORM=VDVVXX

    ha scritto il 

  • 5

    Ogni racconto parla di un abitante di Winesburg, Ohio. Quindi si, è una Spoon River in prosa, dove gli abitanti (alcuni) sono ancora vivi ma comunque impotenti. E ogni personaggio ha un'idiosincrasia ...continua

    Ogni racconto parla di un abitante di Winesburg, Ohio. Quindi si, è una Spoon River in prosa, dove gli abitanti (alcuni) sono ancora vivi ma comunque impotenti. E ogni personaggio ha un'idiosincrasia più o meno segreta, un aspetto che lo rende terribilmente umano e vulnerabile.

    Libro semplice, di una sensibilità acuta, molto piacevole. Alcuni racconti sono fantastici.

    ha scritto il 

  • 2

    è opinione comune, leggo, che questa raccolta di racconti si possa considerare l'analogo in prosa dello spoon river di masters. è un'opinione che condivido, precisando però che spoon river mi è piaciu ...continua

    è opinione comune, leggo, che questa raccolta di racconti si possa considerare l'analogo in prosa dello spoon river di masters. è un'opinione che condivido, precisando però che spoon river mi è piaciuta molto molto di più.

    ha scritto il 

  • 4

    Interessante serie di racconti, piú connessi di quanto mi aspettassi: il protagonista, figlio di proprietaria di albergo, scrive il giornale locale e raccoglie le storie di persone le piú varie andand ...continua

    Interessante serie di racconti, piú connessi di quanto mi aspettassi: il protagonista, figlio di proprietaria di albergo, scrive il giornale locale e raccoglie le storie di persone le piú varie andando in giro per la città.

    ha scritto il 

  • 4

    Vero che spesso i personaggi di questi racconti, sul punto di compiere un azione si ritirano, rinunciano a compierla (Cordelli). E, anche, vero che una vena di follia c'è in quasi tutti loro, eccetto ...continua

    Vero che spesso i personaggi di questi racconti, sul punto di compiere un azione si ritirano, rinunciano a compierla (Cordelli). E, anche, vero che una vena di follia c'è in quasi tutti loro, eccetto George Willard, cronista che si affaccia su quasi tutte le storie, e proprio per ciò ci è simpatico meno di altri. Ma è affascinante il tono pacato col quale l'autore racconta, senza drammatizzare più di tanto. Bellissimo il più breve di tutti, 'Tandy', dove un illuminato alcolista 'battezza' una bambina con un breve discorso sull'amore, per sè perduto ma per lei auspicato . Questo racconto breve piacque talmente ad Angelica Liddell che ne trasse un intero spettacolo, nel 2014.

    ha scritto il 

  • 3

    Una serie di racconti che in realtà sono ritratti, brevi ritratti di personaggi particolari che hanno in comune di vivere nella stessa città, Winesburg, un borgo ingrossato che dai tempi del vecchio w ...continua

    Una serie di racconti che in realtà sono ritratti, brevi ritratti di personaggi particolari che hanno in comune di vivere nella stessa città, Winesburg, un borgo ingrossato che dai tempi del vecchio west agli inizi del novecento è cresciuto diventando una cittadina provinciale e rispettabile.
    Ma in mezzo all'apparente ordine della città si celano tante anime deluse, sognanti, talvolta rassegnate. I volti segnati di alcuni cittadini lasciano intendere solo in parte i desideri segreti, le vicende spiacevoli o più semplicemente il loro innato approccio alla vita che spesso è pieno di impotenza, delusione, ma anche poesia (come è il caso del dottor Reefy) o dolore.
    Una serie di personaggi di provincia nella cui quotidianità priva di veri eventi talvolta si inserisce una "adventure" (come le chiama l'autore) che in realtà spesso ha poco di avventuroso, si tratta piuttosto di istanti particolarmente significativi che, seppur apparentemente privi di drammaticità e tensione, assurgono a simbolo della condizione esistenziale dei personaggi stessi.
    Consigliato a chi ama il realismo in letteratura.

    ha scritto il 

  • 5

    I racconti di Sherwood Anderson sono gustosi come quelle mele vizze abbandonate dai contadini dell'Ohio; trascurate da chi, forse, non è più in grado di apprezzarne il sapore. Ed è un vero peccato per ...continua

    I racconti di Sherwood Anderson sono gustosi come quelle mele vizze abbandonate dai contadini dell'Ohio; trascurate da chi, forse, non è più in grado di apprezzarne il sapore. Ed è un vero peccato perché questo è un libro pieno di storie, di storie deliziose, che non chiedono altro che qualcuno che le sappia ascoltare.

    http://www.scratchbook.net/2015/07/winesburg-ohio.html

    ha scritto il 

  • 3

    Di cosa parliamo quando parliamo...di libri

    La fissa “ di cosa parliamo quando parliamo di...libri”mi ha spinto ad andare in cerca di “Povero bianco”che avevo visto qui non solo recensito, ma soprattutto citato e citato e citato.
    E che sarà?!… ...continua

    La fissa “ di cosa parliamo quando parliamo di...libri”mi ha spinto ad andare in cerca di “Povero bianco”che avevo visto qui non solo recensito, ma soprattutto citato e citato e citato.
    E che sarà?!… ma sarà mio, mi sono detta, senza fare i conti con l’Einaudi che l’ha in ristampa, però, se voglio, posso prendere “Winesburg, Ohio”. E che sarà! Di un autore un solo libro non basta e penso subito di aver fatto benone perché qua, su anobii, è un cinque stelle, almeno nella cerchia di amici e vicini.

    La prefazione di Capossela la salto. Forse… alla fine, ma manco… ,forse… dopo aver scritto queste due righe (si fa per dire).
    Le vostre recensioni me le pappai già da metà del libro. Ma… dov’è questo? Ah, sì, potrebbe anche essere…; E quest’altro? Ah sì anche quest’altro… volendo, forzando un pò.
    Non mi va giù però l’accostamento con Faulkner e Steinbeck. Che c’azzecca? Uno di molto autorevole lo disse chissà quando e tutti gli altri, come al solito... Però potrebbe essere,forse sono io che…

    Farsi leggere si fa leggere e non perché scorre liscio liscio: qualche sasso le limpide acque delle parole lo trovano sul loro cammino. Non scogli, sassolini.
    Del resto il nostro autore non dice che la vita non ha nessun significato – una banalità ripetuta fin dalla notte dei tempi- ?
    E che ci starebbe a fare uno scoglio in mezzo al nulla?
    Dico: sono andata a cercare significato sulla Treccani online. In che senso, dei tanti riportati dal vocabolario, la vita non ha un significato?
    Forse perché il paesino (1800 abitanti, o 1300 – non ricordo e non lo vado a cercare- non è un paesone e nemmeno un paese) e i suoi abitanti hanno solo il significato “ di caricature”, buone solo a far da tracciaa per le esercitazioni di un aspirante scrittore. E le caricature sono grottesche, per definizione.
    Il dolore di vivere umano è un’inquietudine che si risolve solo nell’ansia di un contatto impossibile, fisico o mentale che sia.
    Un’ipotesi che perche sia vera, il ragazzo George Willard, personaggio filo conduttore dei ventidue racconti, sperimenta su se stesso: rifugge nel penultimo racconto, “Illusione”, da una sana pomiciata con Helen White optando per una platonica intesa d’amorosi sensi e di affinità elettive.
    Nella rinuncia non trova però il significato del gesto, ma l’ispirazione a lasciare il paesino del middle west per diventare un adulto che sa ricordare il proprio passato e scrittore ( di ricordi suoi e altrui, suppongo).
    E, come a quasi tutti, anche a me è rimasto nel “cuore” il prete bello e voyeurista che, poveretto, paga il suo rigurgito umano, sfuggito al narratore, per la bella maestrina che discinta legge distesa sul letto, con una crisi di mistica paranoide.

    Sorvolo sulla boiata, un po’ confusa, sulle verità. Per una che alle “verità” ci crede e considera chi le vede come fumo negli occhi personaggi in cerca di alibi, la sua teoria è assolutamente indigesta oltre che strampalata, anche dal punto di vista logico così come l’autore l’ha formulata.

    Con le stelle, cinque no di sicuro. Tre sì, per la bella scrittura modernista, riscoperta quando ormai la moda è al tramonto, ma che la nuova non potrà ignorare per imbastire i suoi canoni.

    ha scritto il 

  • 5

    Una magistrale descrizione di una tranquilla cittadina del midwest di inizio '900 vista attraverso gli occhi del giovane giornalista George Willard (ma narrato in terza persona). Una opera che pur nel ...continua

    Una magistrale descrizione di una tranquilla cittadina del midwest di inizio '900 vista attraverso gli occhi del giovane giornalista George Willard (ma narrato in terza persona). Una opera che pur nella sua semplicità, e con le dovute differenze stilistiche, merita una lettura in parallelo con l'antologia di Spoon River. Descrizioni senza sbavature e senza prese di posizioni da parte dell'autore. La vita monotona e la vita degli abitanti del paese tracimano dalle pagine del libro fino a noi lettori di 100 anni dopo. La bellezza del libro è proprio nel fatto che pur non essendo un capolavoro assoluto non è invecchiato di una giorno dal momento in cui è stato scritto.

    ha scritto il 

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