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Racconti di New York

Di

Editore: Rizzoli (Scrittori contemporanei)

3.6
(68)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 183 | Formato: Tascabile economico

Isbn-10: 8817040045 | Isbn-13: 9788817040044 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Ada Arduini

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Sono storie frizzanti e acide, quelle raccolte in questa antologia. Storie di feroce desiderio, di sogni mal governati, di ambizioni frustrate ma eternamente rinascenti. Troppo "dark" per essere semplici commedie di costume, troppo intense per non toccare corde profonde in ogni lettore, portano sulla scena un variegato manipolo di personaggi, i più diversi fra loro. Le loro vite si agitano tra gli elitari paesaggi suburbani dei dintorni di New York, modellati sull'area residenziale di Sneden Landing, sull'Hudson, dove la Brennan stessa abitò diversi anni insieme al marito. Che si tratti di raffinati e ipocriti critici letterari del jet set newyorchese, di iper-affettate signore dell'alta borghesia americana, o di affrante e pettegole donne di servizio, i protagonisti dipinti dalla Brennan hanno in comune l'ostinazione sublime, fatale o ridicola con cui inseguono il proprio desiderio e la sua soddisfazione. A dispetto del mondo. Postfazione di John Updike.
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  • 3

    Nella prima parte, il libro raccoglie alcuni racconti brevi ambientati a Herbert's Retreat, immaginario sobborgo di lusso di New York collocato sulla riva destra dell'Hudson: per capirci, sulla sponda ...continua

    Nella prima parte, il libro raccoglie alcuni racconti brevi ambientati a Herbert's Retreat, immaginario sobborgo di lusso di New York collocato sulla riva destra dell'Hudson: per capirci, sulla sponda opposta alla Shady Hill dei racconti di Cheever, anch'essi pubblicati nello stesso periodo sul New Yorker. Inevitabile quindi un confronto fra i due Autori, che si cimentarono sulle stesse ambientazioni (un po' più upper class, quelle di Brennan). Le storie della nostra signora sono molto brillanti e caustiche, assai critiche sulle dinamiche classiste dell'epoca, ma un filo ripetitive (la padrona di casa, senza figli, ossessionata dalle appartenenze e dalle apparenze, i mariti e i maschi in generale flaccidi e bonaccioni e ottusi, l'elemento imprevedibile e scardinante delle certezze farisaiche che improvvisamente irrompe nel menage e ne smaschera le debolezze, ne ridicolizza le pretese); si sente la mancanza di quello scarto che consente a Cheever di infrangere il proprio stesso schema, introducendo un elemento fantastico, o spirituale, o panteista, nell'oggettività borghese, che la trasfigura in un tracciato imprevisto e universale della nostra umanità.
    Più coinvolgenti gli articoli apparsi sulla stessa Rivista, raccolti nella seconda parte del libro, che descrivono, questa volta, scene ambientate in un ristretto quadrato di strade di Manhattan, alla fine degli anni Sessanta (con tanto di sfilata di ragazzi contrari al Vietnam, visti con condiscendenza quasi romana e sostanzialmente sottovalutati nel loro futuro impatto sociale). Vi si rintracciano dettagli di vita iperrealistici di grande poesia, evidentamente più prossimi al cuore della controversa personalità della scrittrice, che danno testimonianza del livello al quale quella Rivista, pur non elitaria, abituava i propri lettori. Piccoli Hopper in forma scritta, di gran mano artigianale (e non è una deminutio).

    ha scritto il 

  • 4

    ALLA MEMORIA DELL'ELEGANTE PICCOLA IRLANDESE IL BICCHIERE DALLA STAFFA!!!!

    Vecchie dimore eleganti,confortevoli,protette da sguardi indiscreti da lussureggianti giardini con prati che arrivano alle rive dell'Hudson;questo è Herbert's Retreat palcoscenico su cui la Brennan fa ...continua

    Vecchie dimore eleganti,confortevoli,protette da sguardi indiscreti da lussureggianti giardini con prati che arrivano alle rive dell'Hudson;questo è Herbert's Retreat palcoscenico su cui la Brennan fa muovere la ricca borghesia newyorchese;il galateo,le belle maniere,nascondono,ma non tanto;piccinerie,furbizie,invidie,cattiverie,donne eleganti e raffinate sono invece insicure e fragili,incapaci;per supporto l'alcool e ......uno stuolo di cameriere irlandesi.
    Si cambia scenario qui siamo a New York-New York Vecchi alberghi, modesti ristoranti,cafetterie e piccoli bar gli attori che si muovono sulle scene;donne sole,un po' saccenti,anziani tristi,coppie pedanti,tutto molto silenzioso forse non triste,ma melanconico.
    Sono racconti acidi,impietosi,asettici non c'è giudizi di sorta,l'inchiostro della Brennan ha in modo mirabile non scritto,ma dipinto dei quadri sta all'occhio del lettore giudicare.
    Sono racconti struggenti,forse un pochino autobiografici,per la professione,ceto sociale,matrimonio la Brennan faceva parte di quel mondo e il suo essere straniera e con accento irlandese(che la associava alle cameriere)e non per ultimo ,'avere un cervello,intelligenza e cultura,si sarà sentita o l'avranno fatta sentire fuori dal coro. Conosceva bene anche l'altro mondo visto che a cinquant'anni ha fatto il gesto "dell'ombrello" al bel mondo e ubriaca persa ha vissuto fino alla sua morte in piccoli alberghi.

    ha scritto il 

  • 4

    colazione da maeve

    punto uno: il titolo italiano è vagamente fuorviante.

    punto due: questi sono racconti "anomali" rispetto alla maeve brennan più nota.

    punto tre: manca forse (diciamo per 3/4 della raccolta) quel twist ...continua

    punto uno: il titolo italiano è vagamente fuorviante.

    punto due: questi sono racconti "anomali" rispetto alla maeve brennan più nota.

    punto tre: manca forse (diciamo per 3/4 della raccolta) quel twist di sottile inquietudine che ha fatto di brennan un'icona sotto svariati punti di vista. come autrice di alcune delle short stories più apprezzate degli anni '50-'60 (pubblicate per lo più nella rubrica "talk of the town" sul new yorker). come esempio di sofferta umanità e spleen portato alle estreme conseguenze. come emblema di stile. le quali ultime due cose hanno viaggiato poi strettamente congiunte, tanto che secondo la vulgata fu lei a ispirare a truman capote il personaggio di holly golightly in "breakfast at tiffany's".

    punto quattro: alla malinconia si sostituisce qui un'ironia lucida e più che graffiante, un sarcasmo in senso originale. cioè dal greco σαρκάζω, sarkazo - niente battute, grazie :) - che rimanda a una vera e propria lacerazione della pelle.

    entrando nel merito, si cominci col dire che tecnicamente new york è protagonista solo delle ultime quaranta pagine. in una carrellata di istantanee narrative pubblicate appunto tra i "talk of the town". si tratta di scene reali a cui brennan ha assistito dal tavolo di un ristorante (magari uno di quelli vista strada che tanto le piacevano), dal finestrino di un taxi, dalla hall di un albergo. probabilmente anche dai banconi a cui si sedeva per le consumazioni ad alto tasso alcolico che, negli anni, l'hanno portata alla vita borderline e alla morte. briciole di realtà: vengono definite più o meno così nella bella postfazione di john updike. e infatti sono ritratti minimali in cui emerge nuovamente l'animo malinconico e riflessivo di maeve. quella sua sensibilità verso le situazioni che ha fatto sopravvivere fino a noi dettagli all'apparenza surreali della sua vita. surreali ma proprio per questo, mi vien da pensare, illuminanti. come quella volta che in un ristorante su madison avenue ordinò broccoli in salsa speciale, e non sapendosi decidere tra il versare la salsa sulle foglie o sui gambi, rimandò indietro il piatto senza toccarlo. con grata commozione verso il cameriere per non averla messa in imbarazzo con alcun commento. sembra una delle sue short stories, e invece questa era davvero lei.
    i veri e propri racconti della raccolta ruotano attorno a herbert's retreat: nome con cui maeve ribattezza uno dei ricchi sobborghi sull'hudson river. è qui che si animano schizzi deliziosi e spietati sulla vita di un ghetto di lusso. donne insicure e uomini vacui, coppie mal assortite, circoli di finte amicizie, arrampicatrici sociali. finanche vecchie madri bistrattate ma capaci di guizzi inattesi, coronati da alleanze con cameriere che sanno esattamente dove vogliono arrivare. e ci arrivano, oh se ci arrivano... eccoli, i veri protagonisti di questi racconti che in america sono noti infatti come "herbert's retreat stories". si muovono tra villette e giardini come su un palcoscenico di broadway, perché la loro caratterizzazione è tale che per trarne delle commedie (tendenza nero) basterebbero davvero pochi aggiustamenti. menzione speciale, in questo senso, a "l'anacronismo" e "il ballo della servitù". nonché alla dolce, bella e solitaria maeve.

    ha scritto il 

  • 5

    Il raffinato e crudele balletto delle convenzioni sociali sul tavolo dell'anatomista. Brennan vivisezione con occhio disincantato e a tratti crudele, una piccola comunità arroccata nei privilegi del l ...continua

    Il raffinato e crudele balletto delle convenzioni sociali sul tavolo dell'anatomista. Brennan vivisezione con occhio disincantato e a tratti crudele, una piccola comunità arroccata nei privilegi del lusso e nello stesso tempo prigioniera di una rete fittissima e indistricabile di "comme il faut". Fine psicologia, entomologia dei sentimenti umani, si percepisce tra le righe un latente disprezzo mescolato alla commiserazione con punte di profondo scandaglio dell'animo femminile che forse solo una donna ha la capacità di esercitare in maniera così competente e a tratti velenosa: un articolo di Vanity Fair in salsa al curaro. Forse tra i racconti più belli letti ultimamente.

    ha scritto il 

  • 5

    Prima opera di Maeve Brennan che termino. Ce ne saranno altre, questo è poco ma sicuro. Perché, come dice J.Updike, "leggere la Brennan è come guardare un quadro di Hopper". Ed amando profondamente il ...continua

    Prima opera di Maeve Brennan che termino. Ce ne saranno altre, questo è poco ma sicuro. Perché, come dice J.Updike, "leggere la Brennan è come guardare un quadro di Hopper". Ed amando profondamente il pittore, va da se' che già amo profondamente la scrittrice.

    ha scritto il 

  • 4

    Sublime nei sobborghi

    La prima parte della raccolta, ambientata nella periferia di New York, è sublime, un affresco completo di un ecosistema che (forse) non esiste più. L'impatto con la seconda parte, ambientata a New Yor ...continua

    La prima parte della raccolta, ambientata nella periferia di New York, è sublime, un affresco completo di un ecosistema che (forse) non esiste più. L'impatto con la seconda parte, ambientata a New York, è stridente: dove finiscono la brillantezza e l'acume della Brennan e soprattutto dei suoi personaggi? Che siano rimasti in quella periferia che tanto l'ha ispirata?
    In ogni caso, la prima parte di raccolta, da sola, merita l'acquisto e la lettura

    ha scritto il 

  • 4

    Al microscopio

    Questa raccolta inizia bene, ma poi, proseguendo, ho pensato che fosse più bello il commento di Marica (http://www.anobii.com/0129467019d2edf2ea/books), che me l'aveva fatta comprare, della raccolta s ...continua

    Questa raccolta inizia bene, ma poi, proseguendo, ho pensato che fosse più bello il commento di Marica (http://www.anobii.com/0129467019d2edf2ea/books), che me l'aveva fatta comprare, della raccolta stessa.
    Si chiude però in levare, con gli ultimi tre bellissimi, malinconici racconti che rimangono impressi.
    La Brennan guarda New York e un suo ricco sobborgo al microscopio. Una lente che la avvicina e la tiene a distanza di sicurezza. Per fortuna! perché quel sobborgo rischia di andare a fuoco, grazie a una sommossa popolare che uno quasi si augura...

    ha scritto il 

  • 4

    La Città e le vite miopi

    Alcuni racconti sono dedicati a New York e al vivere solitario di Maeve nella città, osservando la gente, gli spazi, i colori e lasciandosi permeare dai suoni. È molto bello “L’appartamento di Howard” ...continua

    Alcuni racconti sono dedicati a New York e al vivere solitario di Maeve nella città, osservando la gente, gli spazi, i colori e lasciandosi permeare dai suoni. È molto bello “L’appartamento di Howard”, sembra di essere lì con lei a guardare il temporale che si abbatte sulla città, mentre al di là del muro si svolge un cocktail party pieno di voci e acciottolio di bicchieri. Brennan osserva tutto ma il suo sguardo si sofferma in particolare su altre persone sole, la donna anziana che legge una lettera alla finestra lasciando cadere nell’aria le pagine già lette, l’omino anziano che cammina con precauzione nella calura, la coppia di coniugi catatonici al ristorante. Questi racconti sono tratti da una rubrica del New Yorker per la quale la Brennan scrisse negli anni ’50 e sono bellissimi, mi piacerebbe che tutte le sue cronache newyorkesi venissero pubblicate in Italia.
    Altri racconti descrivono la gente che abita una località residenziale per grandi ricchi a 50 km da NY, Herbert’s Retreat e che si agita stupidamente tentando di impressionare gli altri. Forse la Brennan non ne aveva l’intenzione, ma questi racconti sembrano fatti apposta per incoraggiare chiunque stesse meditando di vivere di rendita ad andare piuttosto a lavorare, dato che ritraggono il vuoto pneumatico ospitato nelle teste di questa gente, che per esistere ha bisogno di un pigmalione che viene dall’esterno per definire un loro stile o di esercitare una superiorità di denaro sull’ex amico decaduto. Ciascuno di questi racconti ambientati a Herbert’s Retreat è abitato dagli stessi personaggi, cambiano i protagonisti, tutti assolutamente non invidiabili per la pochezza delle loro vite, ideali, aspirazioni, passatempi, sentimenti. A rinforzare l’idea delle vite miopi, in copertina c’è l’autrice che prova degli occhiali grossissimi e si rimira in uno specchio.

    ha scritto il