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Racconti di New York

Di

Editore: Rizzoli (Scrittori contemporanei)

3.6
(63)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 183 | Formato: Tascabile economico

Isbn-10: 8817040045 | Isbn-13: 9788817040044 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Ada Arduini

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Sono storie frizzanti e acide, quelle raccolte in questa antologia. Storie di feroce desiderio, di sogni mal governati, di ambizioni frustrate ma eternamente rinascenti. Troppo "dark" per essere semplici commedie di costume, troppo intense per non toccare corde profonde in ogni lettore, portano sulla scena un variegato manipolo di personaggi, i più diversi fra loro. Le loro vite si agitano tra gli elitari paesaggi suburbani dei dintorni di New York, modellati sull'area residenziale di Sneden Landing, sull'Hudson, dove la Brennan stessa abitò diversi anni insieme al marito. Che si tratti di raffinati e ipocriti critici letterari del jet set newyorchese, di iper-affettate signore dell'alta borghesia americana, o di affrante e pettegole donne di servizio, i protagonisti dipinti dalla Brennan hanno in comune l'ostinazione sublime, fatale o ridicola con cui inseguono il proprio desiderio e la sua soddisfazione. A dispetto del mondo. Postfazione di John Updike.
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  • 5

    Il raffinato e crudele balletto delle convenzioni sociali sul tavolo dell'anatomista. Brennan vivisezione con occhio disincantato e a tratti crudele, una piccola comunità arroccata nei privilegi del lusso e nello stesso tempo prigioniera di una rete fittissima e indistricabile di "comme il faut". ...continua

    Il raffinato e crudele balletto delle convenzioni sociali sul tavolo dell'anatomista. Brennan vivisezione con occhio disincantato e a tratti crudele, una piccola comunità arroccata nei privilegi del lusso e nello stesso tempo prigioniera di una rete fittissima e indistricabile di "comme il faut". Fine psicologia, entomologia dei sentimenti umani, si percepisce tra le righe un latente disprezzo mescolato alla commiserazione con punte di profondo scandaglio dell'animo femminile che forse solo una donna ha la capacità di esercitare in maniera così competente e a tratti velenosa: un articolo di Vanity Fair in salsa al curaro. Forse tra i racconti più belli letti ultimamente.

    ha scritto il 

  • 5

    Prima opera di Maeve Brennan che termino. Ce ne saranno altre, questo è poco ma sicuro. Perché, come dice J.Updike, "leggere la Brennan è come guardare un quadro di Hopper". Ed amando profondamente il pittore, va da se' che già amo profondamente la scrittrice.

    ha scritto il 

  • 4

    Sublime nei sobborghi

    La prima parte della raccolta, ambientata nella periferia di New York, è sublime, un affresco completo di un ecosistema che (forse) non esiste più. L'impatto con la seconda parte, ambientata a New York, è stridente: dove finiscono la brillantezza e l'acume della Brennan e soprattutto dei suoi per ...continua

    La prima parte della raccolta, ambientata nella periferia di New York, è sublime, un affresco completo di un ecosistema che (forse) non esiste più. L'impatto con la seconda parte, ambientata a New York, è stridente: dove finiscono la brillantezza e l'acume della Brennan e soprattutto dei suoi personaggi? Che siano rimasti in quella periferia che tanto l'ha ispirata?
    In ogni caso, la prima parte di raccolta, da sola, merita l'acquisto e la lettura

    ha scritto il 

  • 4

    Al microscopio

    Questa raccolta inizia bene, ma poi, proseguendo, ho pensato che fosse più bello il commento di Marica (http://www.anobii.com/0129467019d2edf2ea/books), che me l'aveva fatta comprare, della raccolta stessa.
    Si chiude però in levare, con gli ultimi tre bellissimi, malinconici racconti che ri ...continua

    Questa raccolta inizia bene, ma poi, proseguendo, ho pensato che fosse più bello il commento di Marica (http://www.anobii.com/0129467019d2edf2ea/books), che me l'aveva fatta comprare, della raccolta stessa.
    Si chiude però in levare, con gli ultimi tre bellissimi, malinconici racconti che rimangono impressi.
    La Brennan guarda New York e un suo ricco sobborgo al microscopio. Una lente che la avvicina e la tiene a distanza di sicurezza. Per fortuna! perché quel sobborgo rischia di andare a fuoco, grazie a una sommossa popolare che uno quasi si augura...

    ha scritto il 

  • 4

    La Città e le vite miopi

    Alcuni racconti sono dedicati a New York e al vivere solitario di Maeve nella città, osservando la gente, gli spazi, i colori e lasciandosi permeare dai suoni. È molto bello “L’appartamento di Howard”, sembra di essere lì con lei a guardare il temporale che si abbatte sulla città, mentre al di là ...continua

    Alcuni racconti sono dedicati a New York e al vivere solitario di Maeve nella città, osservando la gente, gli spazi, i colori e lasciandosi permeare dai suoni. È molto bello “L’appartamento di Howard”, sembra di essere lì con lei a guardare il temporale che si abbatte sulla città, mentre al di là del muro si svolge un cocktail party pieno di voci e acciottolio di bicchieri. Brennan osserva tutto ma il suo sguardo si sofferma in particolare su altre persone sole, la donna anziana che legge una lettera alla finestra lasciando cadere nell’aria le pagine già lette, l’omino anziano che cammina con precauzione nella calura, la coppia di coniugi catatonici al ristorante. Questi racconti sono tratti da una rubrica del New Yorker per la quale la Brennan scrisse negli anni ’50 e sono bellissimi, mi piacerebbe che tutte le sue cronache newyorkesi venissero pubblicate in Italia.
    Altri racconti descrivono la gente che abita una località residenziale per grandi ricchi a 50 km da NY, Herbert’s Retreat e che si agita stupidamente tentando di impressionare gli altri. Forse la Brennan non ne aveva l’intenzione, ma questi racconti sembrano fatti apposta per incoraggiare chiunque stesse meditando di vivere di rendita ad andare piuttosto a lavorare, dato che ritraggono il vuoto pneumatico ospitato nelle teste di questa gente, che per esistere ha bisogno di un pigmalione che viene dall’esterno per definire un loro stile o di esercitare una superiorità di denaro sull’ex amico decaduto. Ciascuno di questi racconti ambientati a Herbert’s Retreat è abitato dagli stessi personaggi, cambiano i protagonisti, tutti assolutamente non invidiabili per la pochezza delle loro vite, ideali, aspirazioni, passatempi, sentimenti. A rinforzare l’idea delle vite miopi, in copertina c’è l’autrice che prova degli occhiali grossissimi e si rimira in uno specchio.

    ha scritto il 

  • 3

    tre stelle è poco, quattro è troppo.

    lei è sempre molto pungente. irrilevante la seconda parte. la prima mi ha fatto pensare: ecco a chi si è ispirata elizabeth strout per olve kitteridge (ma lei è molto più cattiva...)

    ha scritto il 

  • 4

    Essere o non essere...

    I newyorkesi di Maeve Brennan sono pedanti e insicuri, sono eleganti, sofisticati, vittime del loro stesso sistema sociale, sono calorosi quando una stufa rotta ma prodighi nel sembrarlo, si muovo affannosamente sul loro palcoscenico personale convinti di essere tutti primi attori, affascinati da ...continua

    I newyorkesi di Maeve Brennan sono pedanti e insicuri, sono eleganti, sofisticati, vittime del loro stesso sistema sociale, sono calorosi quando una stufa rotta ma prodighi nel sembrarlo, si muovo affannosamente sul loro palcoscenico personale convinti di essere tutti primi attori, affascinati dal loro stesso fascino, abbagliati dal bagliore della loro popolarità, politicamente scorretti se qualcuno esce fuori dal coro, affinchè non ne soffra l'intera rappresentazione: quella di chi riempie la propria vita per carcare di non vedere quanto sia vuota e superficiale. L'alta società rappresentata senza scrupoli da una delle poche donne che è riuscita a vedere oltre, con una lungimiranza che rende ogni racconto polemico e brillante nello stesso istante.

    ha scritto il