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Racconti di Pietroburgo

Di

Editore: Rizzoli

4.2
(1890)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 242 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Francese , Spagnolo

Isbn-10: 8817153540 | Isbn-13: 9788817153546 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: E. Guercetti

Disponibile anche come: Altri , Tascabile economico , Copertina rigida , eBook

Genere: Fiction & Literature , Mystery & Thrillers , Science Fiction & Fantasy

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Descrizione del libro
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  • 4

    Un morto dall'aspetto di impiegato

    Un morto dall'aspetto di impiegato si aggira per le strade di Pietroburgo strappando i cappotti dalle spalle dei passanti. Mi colpisce il fatto Akaki Akakjevic, non è un uomo ma un impiegato. Una cate ...continua

    Un morto dall'aspetto di impiegato si aggira per le strade di Pietroburgo strappando i cappotti dalle spalle dei passanti. Mi colpisce il fatto Akaki Akakjevic, non è un uomo ma un impiegato. Una categoria sociale sovrasta ogni altro aspetto della sua vita esteriore. Allo stesso modo l'impiegato non ha una vita interiore ma ha un cappotto, la sua unica ragione di vita. L'impiegato, il suo cappotto e attorno a lui il vuoto assoluto. A pensarci bene fa venir la pelle d'oca.

    ha scritto il 

  • 5

    Fantastici racconti senza tempo

    A parte “Il naso” e l'ancora più celebre “Il cappotto” , che avevo già letto in un'altra pubblicazione , mi è piaciuta molto questa bellissima raccolta e fra tutti i racconti che la compongono ho part ...continua

    A parte “Il naso” e l'ancora più celebre “Il cappotto” , che avevo già letto in un'altra pubblicazione , mi è piaciuta molto questa bellissima raccolta e fra tutti i racconti che la compongono ho particolarmente apprezzato “La prospettiva Nevskij” ma soprattutto “Il ritratto” .
    E ogni aggettivo deve essere obbligatoriamente espresso con un superlativo quando si parla di Gogol , maestro insuperabile nel tratteggio di tutti i suoi personaggi siano essi protagonisti , come il famosissimo povero e sventurato Akakij Akakievic Basmackin de “Il cappotto” , oppure figure di secondo piano tutte egualmente disegnate in maniera splendida.
    Un autore irrinunciabile per chi ami la grande letteratura russa.

    ha scritto il 

  • 4

    Racconti davvero interessanti e in cui è presente una sottile ironia che ho davvero apprezzato che utilizzi anche elementi pseudo-fantastici. Ci vuole un po' per entrare nello stile di questo autore e ...continua

    Racconti davvero interessanti e in cui è presente una sottile ironia che ho davvero apprezzato che utilizzi anche elementi pseudo-fantastici. Ci vuole un po' per entrare nello stile di questo autore essendo decisamente datato ma la lettura di questi racconti vale davvero la pena! Miglior racconto secondo me: Le memorie di un pazzo.

    ha scritto il 

  • 3

    sono 6 storie strane, alcune surreali e fantastiche. La più assurda è" il diario di un pazzo", strana "il naso", col finale a sorpresa " il mantello". sono comunque racconti godibili anche se talvolta ...continua

    sono 6 storie strane, alcune surreali e fantastiche. La più assurda è" il diario di un pazzo", strana "il naso", col finale a sorpresa " il mantello". sono comunque racconti godibili anche se talvolta ci sono dei periodi lunghissimi, e non c'è un capoverso, un paragrafo::bisogna dedicarcisi a leggere questi racconti

    ha scritto il 

  • 5

    La svestizione

    "Infine le visioni del sogno divennero la sua vita, e tutta la sua esistenza prese una strana piega: dormiva da sveglio e vegliava nel sonno. Se qualcuno l'avesse veduto quando sedeva in silenzio dava ...continua

    "Infine le visioni del sogno divennero la sua vita, e tutta la sua esistenza prese una strana piega: dormiva da sveglio e vegliava nel sonno. Se qualcuno l'avesse veduto quando sedeva in silenzio davanti al tavolo vuoto, o quando camminava per la strada, l'avrebbe certo preso per un lunatico o un alcolizzato: il suo sguardo era completamente atono, la sua naturale distrazione s'accrebbe e da ultimo scacciò trionfante dal suo volto ogni sentimento e ogni moto. Egli si rianimava solo al sopraggiungere della notte”.

    Il riso è l'elemento fondamentale nell'incantevole geografia dei racconti di Gogol: il riso trasforma gli incubi in storie straordinarie, le ombre in personaggi stravaganti, i fantasmi in empatici antieroi. Il mondo è sottosopra nella visione di questo maestro della letteratura, questo dissacrante scrivano che irride la meccanica ipocrisia della società borghese, mettendo a frutto le potenzialità estreme di una lingua miracolosa. Ecco che il romanticismo diabolico, l'assurdo esistenziale e il labirinto grottesco divengono una spiegazione ironica e incompleta del nostro quotidiano patire e delle nostre ridicole imperfezioni. Questo libro indaga l'essere umano in un modo che ci avvicina al sorriso del genio e anima il desiderio di un vivere differente nel mondo, più vicino al nostro minuscolo e fragile essere. L'inutilità della passione diviene un amabile segno del carattere: perché chi ruba il cappotto e chi lo perde sono nella visione dell'esiliato Gogol, lo stesso fortunato e irresistibile individuo, il suo maledetto e chimerico lettore.

    “Akakij Akakievic fu portato via e sepolto. E Pietroburgo restò senza Akakij Akakievic, quasi non ci fosse mai neppure stato. Scomparve e s'involò un essere che nessuno proteggeva, che non era caro a nessuno, che non aveva saputo attirar l'attenzione neanche di uno di quegli studiosi della natura i quali mancano, pure, di mettere in punta a uno spillo la più comune mosca e d'osservarla al microscopio; una creatura che sopportava umilmente gli scherzi di cancelleria e se ne era andata alla tomba senza aver compiuto alcuna egregia impresa, ma davanti a cui, tuttavia, seppure sull'estremo della sua vita, era balenato l'ospite d'oro in vista d'un mantello nuovo, che aveva ravvivato per un istante la sua povera esistenza; una creatura sul cui capo s'era in seguito abbattuta irresistibile la sventura, come s'abbatte sul capo dei grandi di questa terra”.

    ha scritto il 

  • 3

    Molto molto interessante. Apprezzo un sacco gli autori russi, quindi Gogol' non poteva mancare. A parte l'unico racconto che non mi ha entusiasmato moltissimo, " il naso" (nonostante solitamente appre ...continua

    Molto molto interessante. Apprezzo un sacco gli autori russi, quindi Gogol' non poteva mancare. A parte l'unico racconto che non mi ha entusiasmato moltissimo, " il naso" (nonostante solitamente apprezzi il nonsense e l'umorismo) è un gran bel libro. Mi è piaciuto un sacco "il ritratto" con le descrizioni di come l'animo umano possa abbassarsi a degli infimi livelli e portare ad azioni negative,nonostante abbia comunque una natura pura e amante del buono e del bello (il protagonista del racconto,infatti, finisce per ridurre la propria arte a pura merce,non appena riesce ad entrare in possesso di un mucchio di soldi che, sì, materialmente gli consentono di raggiungere un livello sociale più alto, ma allo stesso tempo perde dignità come essere umano; cosa che capirà solo alla fine e lo porterà alla rovina). Per quanto riguarda gli altri racconti,tutti caratteristici . "Prospettiva Nevskij" è stato alquanto particolare : già la descrizione iniziale di questa famosissima via di Pietroburgo mi ha fatto venir voglia di essere lì presente a guardare i passanti *^* ma povero Piskarev, che si tormenta in mille modi a causa dell'amore per una donna che lo rifiuta (simpatizzavo per lui T.T) . Poi,"diario di un pazzo" : è comunque un racconto abbastanza forte , sebbene la malattia del protagonista e quello che gli succede ci vengano presentate "velatamente",tramite il racconto del protagonista stesso (che ovviamente non è consapevole della sua malattia, e ci risulta perciò perfino simpatico, con tutti i suoi problemi quotidiani e la sua "abitudine" di "parlare con gli animali") Solo verso la fine,infatti, intuiamo quale triste destino e trattamento gli sarà riservato. E,infine, "il cappotto": qui Gogol' "prende in giro" i vari strati della società, rappresentandoli corrotti, superficiali e ridicoli. Alla fine però,anche lo sventurato protagonista avrà in un certo senso la sua "rivincita". Tre stelline solo perchè "il naso" mi ha guastato l'insieme, ma comunque consigliatissimo.

    ha scritto il 

  • 4

    Non si dimenticano

    Racconti che non si dimenticano, nonostante siano passati diversi anni dalla lettura, li ricordo ancora molto bene. Sarò banale ma una menzione speciale va a "Il cappotto": una lezione di vita. ...continua

    Racconti che non si dimenticano, nonostante siano passati diversi anni dalla lettura, li ricordo ancora molto bene. Sarò banale ma una menzione speciale va a "Il cappotto": una lezione di vita.

    ha scritto il 

  • 0

    L'aura di Nikolaj Gogol' mi ha sempre ispirato un timore reverenziale. Da quando il suo nome ha iniziato a circolare nell'orbita del mio universo letterario non è stato possibile scrollarselo di dosso ...continua

    L'aura di Nikolaj Gogol' mi ha sempre ispirato un timore reverenziale. Da quando il suo nome ha iniziato a circolare nell'orbita del mio universo letterario non è stato possibile scrollarselo di dosso. È uno di quegli autori che, pur non avendolo mai assaporato, stregano la tua attenzione e creano nella tua mente una convinzione irreversibile; sai che non rimarrai deluso dal frutto del suo ingegno. Certo, ogni tanto finisce con un buco nell'acqua, ma ovviamente non è questo il caso.

    "Siamo tutti usciti dal cappotto di Gogol'"

    Fëdor M. Dostoevskij

    Ho avuto l'onore di conoscere il signor Nikolaj Gogol' direttamente dalla penna di un altro maestro, colui che mi ha introdotto, mano nella mano, nel meraviglioso mondo della letteratura russa: Fëdor M. Dostoevskij. Poche parole, ma incisive. È bastata quella citazione, riportata sopra, per scatenare la tempesta intellettuale descritta nel primo paragrafetto. E da allora, per vie traverse, quel nome ha continuato a ripresentarsi.

    Il momento è maturato lentamente, ma con l'arrivo del nuovo anno ho sentito il richiamo definitivo. Con la fermezza e il rispetto necessari mi sono cimentato nella lettura dell'opera considerata il suo apice letterario, cioè le Anime Morte, seguita a ruota dalla raccolta I racconti di Pietroburgo. E proprio a quest'ultimi dedicherò qualche parola.

    I racconti inseriti in questa raccolta furono composti tra il 1836 e il 1842, e, come si può intuire dal titolo, l'unico filo conduttore che li lega l'uno all'altro è la città di Pietroburgo; una città che dalla penna dell'autore appare dotata di vita propria, magica e ingannatrice allo stesso tempo.

    È questo soprattutto il caso de La Prospettiva Nevskij, dove la descrizione di una delle strade più famose al mondo spicca per la vividità del tratto. Gogol', nell'introduzione, ci presenta l'universo che farà da sfondo all'intera vicenda, seguendo di ora in ora l'avvicendarsi delle diverse figure tipiche che lo popolano. E giunti a sera l'inganno ha inizio. I protagonisti, il giovane artista Piskarëv e il tenente Pirogov, affronteranno in modo opposto la menzogna intrinseca di quel mondo nel mondo. E alla fine, quel che rimane, è uno stralcio come tanti; la padrona della scena risulta quella stessa Prospettiva Nevskij rappresentata nelle prime pagine.

    Nel secondo racconto, Il cappotto, il protagonista, Akakij Akakievič, è un modesto impiegato che si accontenta di vivere una vita invisibile. Un giorno il suo cappotto si rompe e spendendo i pochi spiccioli che compogono l'esiguo patrimonio se ne fa confezionare uno su misura. Il triste svolgersi degli eventi lo vedranno alle prese con il trauma della rapina del suo nuovo cappotto, che lo porteranno a eccessi di febbre e, infine, alla morte. Ma il suo fantasma continuerà a girare per Pietroburgo, finché una particolare vendetta sarà compiuta.

    Ne Il naso vienne narrata la strana storia dell'assessore di collegio Kovalëv e del suo naso, che un giorno decide di scappare. Seguiranno una serie di peripezie che porteranno il protagonista a uno strampalato inseguimento.

    Il quarto racconto è Il ritratto, diviso in due parti. Il protagonista della prima è Čartkov, un giovane artista che insegue un ideale di perfezione artistica. Un giorno capita tra le sue mani un particolare ritratto che sembra possedere un fascino e un magnetismo particolare, che segnerà l'inizio del suo declino. Nascosta nella cornice trova infatti un'ingente quantità di denaro, che utilizza per affittare un nuovo appartamento e per entrare nel mondo della vità mondana, tradendo in questo modo i suoi ideali artistici. Avanti con l'età ripercorre il suo cammino e in seguito a un eccesso di invidia si lascia trasportare in un vortice di malignità che lo porterà alla morte. Nella seconda parte verrà svelata la storia che ha portato alla creazione di questo ritratto.

    L'ultimo racconto è Le memorie di un pazzo, redatto in forma di diario. Il grottesco percorso verso la follia di un impiegato incastrato nella grande e oppressiva macchina burocratica russa.

    Dalla penna di questo originalissimo e, allo stesso tempo, profondo autore scorrono immagini, non parole. Gogol' è dotato di una caratteristica unica, riesce a sintetizzare in un solo tratto elementi tipici del magico e del grottesco con un cinico realismo, restituendo un contrasto di forme che non stride affatto per questa scelta azzardata. Un'esperienza da provare, insomma!

    ha scritto il 

  • 5

    Il Naso

    Qualche giornofa, non ricordo più, forse per una di quelle associazioni che nel dormiveglia sembrano così logiche e calzanti…mi prese il ghiribizzo del “Il Naso” di Gogol.
    E il “Naso” io non ce l’ho b ...continua

    Qualche giornofa, non ricordo più, forse per una di quelle associazioni che nel dormiveglia sembrano così logiche e calzanti…mi prese il ghiribizzo del “Il Naso” di Gogol.
    E il “Naso” io non ce l’ho ben piantato in un libro come si deve a tenuta di tempo; come il maggiore Kòvalev ho rischiato di inseguirlo tra le paginette ingiallite scollatesi una a una non appena ho aperto il “Garzanti per tutti”, comprato trecentocinquanta lire, non ancora sedicenne, nel gennaio ’67, un secolo fa.
    Che cosa mi abbia allora impressionato è facile capirlo pensando che, se si leggeva, le letture erano scrupolosamente realiste, o se immaginarie catalogate banalmente come tali. A digiuno di Freud, come Gogol del resto, le allucinazioni avevano a che fare più col demonio che con la psichiatria.
    Con il tempo “la struttura” del racconto gogoliano era scomparsa, o più verosimilmente non vi avevo fatto caso sembrandomi quel naso, come le vere allucinazioni, reale.
    Reale un naso, scomparso d’improvviso una notte lasciando una superfice liscia sulla faccia dell’aspirante alto funzionario, che se ne va a passeggio tutto azzimato? Ma sì! Non avendo esperienza di stati allucinatori naturali o artificiali, lo rubricai reale come lo è un sogno nei pochi minuti di sonno Rem.
    Poi nel ricordo, e negli anni, si è trasmutato in un racconto del doppio che l’immenso Dosto avrebbe, poi, reificato nel “Sosia”. Un doppio nevrotico e conturbante, il suo, raccontato senza la necessità di seguire lo schema letterario tradizionale, come invece si sente in “dovere” di fare Gogol, che trasforma lo sdoppiamento di una mente disturbata in una grottesca favola, in cui l’incantesimo riguarda un ridicolo provinciale giunto nella metropoli pietroburghese.
    Dopo un attimo di scombussolamento, tolta l’impalcatura canonica, con l’inverosimile prologo del ritrovamento del naso nella calda pagnottella che il barbiere sta per condire con cipolle e la chiosa che invita ad ammettere che “ dov’è che non si verificano delle cose inverosimili”?, dopo quell’attimo, dicevo, tutto torna a posto come cinquant’anni fa, un’allucinazione più reale della realtà: un naso fuggito da una faccia che riesce a raggiungere uno status sociale che l’altro, il suo ex padrone, non sa ottenere. Un naso di successo, successo a lui negato da quella stessa società dove agogna d’inserirsi; naso da cui, nel delirio, pensa di essere perseguitato.
    Il povero provincialotto, depersonalizzato e spaesato nella metropoli dove le carrozze corrono velocissime nella Prospettiva, insegue a sua volta il suo naso che non riesce a più incrociare dopo una fugace apparizione in una chiesa. Un naso che non è che il doppio comparso dal nulla in un giorno di fine marzo e scomparso nei primi di aprile. Un tempo lungo quanto un protratto attacco di panico, come ogni buon psichiatra vi potrà confermare.
    E mi sono chiesta come avrebbe scritto un moderno cantore dell’alienazione questa condizione mentale che è più frequente di quanto si creda. Intanto sarebbe scomparso l’io e l’avrebbe fatta da padrone il naso a cui l’autore avrebbe affidato l’elaborazione del suo sbrindellato sforzo di comunicazione della propria angoscia. Avrebbe fatto strame dell’ironia gogoliana e avrebbe messo in scena un’elucubrazione da fine del mondo profonda quanto basta a farti annegare di noia. Due palle, in aulico.

    ha scritto il 

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