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Racconti di fantasmi

Di

Editore: Einaudi (I millenni)

4.0
(250)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 687 | Formato: Cofanetto

Isbn-10: 8806114328 | Isbn-13: 9788806114329 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Fausta Cialente , Carlo Izzo , Maria Luisa Agosti Castellani ; Contributi: Virginia Woolf

Disponibile anche come: Paperback

Genere: Fiction & Literature , Mystery & Thrillers , Science Fiction & Fantasy

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Descrizione del libro
Questo volume offre la raccolta completa dei in"racconti di fantasmi", o del soprannaturale, di Henry James, ordinata da Leon Edel, lo studioso che allo scrittore americano ha dedicato tutta la vita.
Sono 18 racconti con un saggio introduttivo di Virginia Woolf.
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  • 2

    Statue di cera nelle quali viene insufflata un'idea che evolve, nella maniera più pedante e macchinosa, per pagine e pagine. Gente che non ama, non ride, non gioca a golf e nemmeno a tennis, non soffre, non piange, non si strazia l'anima, ma se ha per malaugurato caso un lambiccamento, pur molest ...continua

    Statue di cera nelle quali viene insufflata un'idea che evolve, nella maniera più pedante e macchinosa, per pagine e pagine. Gente che non ama, non ride, non gioca a golf e nemmeno a tennis, non soffre, non piange, non si strazia l'anima, ma se ha per malaugurato caso un lambiccamento, pur molesto o insensato che sia, è capace di isolarsi dal resto della comunità umana per avvilupparsi in seghe mentali senza senso, senza scopo, senza sentimento.
    Ah, e ogni tanto ci sono pure dei fantasmi. Molto british, pure loro. Un universo british, sant'iddio...

    ha scritto il 

  • 5

    Storia di un fantasma innamorato che viveva nell'ombra per non spaventare la sua amata

    Avete mai amato tanto qualcuno da pensare di esserne vittima e scoprire invece che ne siete fortemente complici anzi causa ed effetto! Disposti ad accettare ogni suo sopruso?
    Eppure era una bellissima amicizia quella tra Flora e il fantasma.
    Passo dopo passo, stanza per stanza, segret ...continua

    Avete mai amato tanto qualcuno da pensare di esserne vittima e scoprire invece che ne siete fortemente complici anzi causa ed effetto! Disposti ad accettare ogni suo sopruso?
    Eppure era una bellissima amicizia quella tra Flora e il fantasma.
    Passo dopo passo, stanza per stanza, segreto per segreto, col suo
    chiacchiericcio infantile, bizzarro e delizioso, e con il risultato che,tempo mezz'ora, erano diventati grandissimi amici. Durante il loro breve giro lui fu sorpreso dalla sicurezza e dal coraggio con cui, bambina com'era, affrontava il percorso in camere vuote e bui corridoi, su scale a chiocciola che l'obbligavano a fare una sosta, e persino sulla cima d'una vecchia
    torre quadrata e merlata che dava le vertigini, il suo cinguettio
    mattutino, il suo voler dire molte più cose di quante egli ne chiedesse, erano festosi e lo stimolavano.
    Abitavano a Bly, un castello romantico abitato da un folletto rosa, un luogo che, in qualche modo, per piacere a una mente infantile, aveva assunto forma e colori dai libri di racconti e dalle fiabe. Non era forse un libro di favole quello su cui si era appisolata per sognare? La casa grande, brutta e vecchia, ma confortevole, incorporava alcune parti d'una costruzione anche più
    antica, mezzo rifatta e mezzo utilizzata, in cui fantasticavano di essersi smarriti come un pugno di passeggeri su un grande vascello alla deriva. Nasceva ora l'impressione che la sua fantasia, in un lampo, fosse diventata realtà. Erano su una torre e lei ebbe la netta sensazione che lui non le togliesse mai gli occhi di dosso. Giunto all'angolo opposto si fermò, ma meno a lungo,e anche nel ritirarsi continuò a fissarla intensamente. Si volse - e per lei fu tutto.
    Certamente non lo vorrete accusare di coltivare una relazione nascosta? C'era un rapporto bellissimo.
    Una comunicazione sottile e mai fraintesa tra lei ed il fantasma che creava un'intima disposizione a imparare tutto e dietro ogni nuovo stimolo, dava splendidi risultati. Adempivano ai loro piccoli compiti come se ne ricavassero un vero piacere, e indulgevano, per il solo gusto di esercitare le loro doti, a
    piccoli miracoli mnemonici. Il caso era che lei fosse in preda ad un'influenza che agiva come un formidabile incitamento alla sua giovane vita intellettuale. C'era a Bly una stanza piena di vecchi libri, tra cui alcuni romanzi del secolo scorso, che, sebbene godessero di cattiva fama, erano penetrati (per lo più sotto forma di un esemplare isolato) in quella casa appartata, eccitando la sua inconfessata, giovanile curiosità. Erano letture che suscitavano apparizioni che si sarebbero ripetute. Ormai si era assuefatta alle apparizioni, esse non erano più un pericolo.
    Ma dopo quel momento straordinario provava angosce infinite anche se non più terrore. Sentiva uno slancio di fiduciosa fierezza e tutto era vivo ed atroce come in un incontro reale come, un incontro all'alba in una casa addormentata. Era il mortale silenzio del loro sguardo che dava a quell'incontro una nota di soprannaturale e quando fingevano d'esser perduti nelle loro fiabe erano, invece, sprofondati nella visione dei morti che ritornano. Lui non stava affatto leggendo, stavano parlando di
    loro... stavano parlando di orribili cose!
    Ma con lui era facile vivere perché lui viveva una vita propria.
    Il fantasma la fissava intensamente, nell'alba fredda e grigia, nell'incerto chiarore che dalla specchiera si rifletteva...la riconobbe , come lei l'aveva riconosciuto e restarono così, faccia a faccia. In quel momento egli era davvero, nel senso più assoluto, una presenza viva.

    ha scritto il 

  • 4

    "Tuttavia dobbiamo riconoscere che qualcosa rimane inspiegato; dobbiamo ammettere che Henry James ha vinto. Il raffinato, mondano, sentimentale vecchio signore, riesce ancora a farci aver paura del buio."
    -Virginia Woolf-

    ... ed a farci sentire quel sottile senso di inquietudine, qua ...continua

    "Tuttavia dobbiamo riconoscere che qualcosa rimane inspiegato; dobbiamo ammettere che Henry James ha vinto. Il raffinato, mondano, sentimentale vecchio signore, riesce ancora a farci aver paura del buio."
    -Virginia Woolf-

    ... ed a farci sentire quel sottile senso di inquietudine, qualcosa che rimane indefinito, quasi un percepire ma...
    Una bella raccolta di racconti, alcuni son veramente belli come "Il giro di vite", che ho riletto volentieri, altri mi son piaciuti un po' meno, però ... un bel leggere, secondo me.

    ha scritto il 

  • 4

    I lettori di Henry James sanno bene che tutto ciò che egli scrive ha in fondo a che fare con i fantasmi, perché la sua tecnica letteraria evita accuratamente di fornire spiegazioni razionali e avviluppa lentamente in luci ed atmosfere colme di tutto ciò che si può tentare di percepire, tutto tran ...continua

    I lettori di Henry James sanno bene che tutto ciò che egli scrive ha in fondo a che fare con i fantasmi, perché la sua tecnica letteraria evita accuratamente di fornire spiegazioni razionali e avviluppa lentamente in luci ed atmosfere colme di tutto ciò che si può tentare di percepire, tutto tranne la rassicurante chiarezza della logica. I suoi racconti sono prodigi dell’immaginazione che prendono forma grazie all’arte del narratore; i suoi racconti sono prodighi di trame che prendono forma e vita, ma una forma rarefatta e indistinta, riservata a chi, per un momento, è in grado di coglierla: un’apparizione insomma. Se questo è vero, allora i fantasmi che compaiono nei racconti compresi nella presente raccolta sono fantasmi al quadrato, le creature più appariscenti di James. Ma da quale “altrove” vengono queste creature? Non certo dall’altrove della splendida poesia di Fernando Pessoa – che per i miei gusti di lettrice rappresenta il vertice della rappresentazione estetica di un mondo alternativo all’umano – dove “la vita è una sete soddisfatta”, “il tempo un momento d’allegria”, dove la luce illumina “le tenebre dell’immortalità”, ma nemmeno dalla cupa dimora di diavoli e demoni delle storie gotiche dell’orrore. I fantasmi di James vengono dall’altrove di ciò che poteva essere e non è stato, di ciò che una volta è stato e ora non è più, dal rimpianto per sentimenti non rivelati o disattesi, per azioni mai compiute, e dal tormento dell’incomprensione. Nascono dalle occasioni perdute e dalla consapevolezza tardiva, dai fatali errori di valutazione, dalle parole dette o da quelle taciute, dalle parole tradite o svilite o disprezzate perchè solo parole. I fantasmi di James vivono nel mondo intimo dei suoi personaggi che li conoscono bene e che per questo hanno la capacità di presagirne la comparsa, o sono testimoni della loro apparizione, che non è necessariamente fisica, ma si traduce spesso in una sorta di atmosfera strana e sinistra che irrompe nell’usuale. Mentre intorno la vita continua inconsapevole il suo corso, solo il protagonista ormai “sa”, e con lui il lettore, diventato suo complice e compagno nel viaggio verso l’altrove, o meglio, nell’attesa che l’altrove si manifesti. Un viaggio tutto mentale ed emozionale perché James coglie di ciò che è umano i dubbi irrisolti e le paure persistenti, li traduce in immagini, rendendo così visibili le emozioni, dando loro voce nell’unico modo che conosce e in cui eccelle, all’interno di una perfetta struttura narrativa. “Abbiamo paura di qualcosa, forse, in noi stessi” afferma Virginia Woolf nel suo testo “I racconti di fantasmi di Henry James” che introduce la presente raccolta, concludendo: “Il raffinato, mondano, sentimentale vecchio signore, riesce ancora a farci aver paura del buio”. Sì, perché, una volta assodata la natura tutta umana e interiore dei fantasmi jamesiani, non possiamo certo affermare di aver trovato la chiave per scardinare e smontare il meccanismo dei suoi racconti, neutralizzandone gli effetti. Prima di tutto perché James costruisce trame e non ingranaggi (significativo a questo proposito il suo racconto “La figura nel tappeto”) dove “il bello e l’indegno” sono talmente intrecciati insieme che insieme penetrano nel profondo, e poi perché riconoscere che i suoi fantasmi hanno le loro origini dentro di noi li rende senza dubbio molto più spaventosi dei poveri spettri della tradizione letteraria. James estrae i fantasmi da quell’altrove che ha una sua vita nell’intima vita dei suoi personaggi, li porta alla luce in un momento perfetto, nell’occasione accuratamente preparata, graduando i particolari di un’atmosfera di raccapriccio e di orrore; una volta comparsi, li rende partecipi dell’azione drammatica e il lettore non è sicuro di essere un semplice spettatore. Il raffinato vecchio signore sa bene come tenerci avvinti al suo particolare mondo soprannaturale, su quali emozioni fare leva, quali orrori suscitare. Nulla di ciò che è più terribile nell’umana esperienza viene dimenticato; nelle sue pagine possiamo scorrere un intero campionario di situazioni inquietanti: il potere della gelosia, la crudeltà del destino, il male che sopravvive oltre la vita, i dissidi familiari capaci di influire sull’ambiente che li ha visti deflagrare, il senso di colpa, le esperienze extrasensoriali, la doppia personalità, il potere dell’inconscio, il senso inestinguibile del passato, il ricordo opprimente dei morti, il rimpianto per le occasioni perdute, l’impossibilità di distinguere il bene dal male, l’inconsistenza della fama, la nostalgia per il mondo perfetto dell’infanzia, l’interazione tra il mondo dei vivi e quello dei morti, le esigenti presenze spirituali, l’ossessione del successo e, infine, l’orrore di non riconoscere se stessi. James parla direttamente all’esperienza privata dell’orrore di ogni suo lettore, delinea i tratti del suo fantasma personale, fedele alla sua convinzione: “Rendi abbastanza intensa nel lettore la visione del male … e la sua propria esperienza, la sua propria immaginazione … gli forniranno più che abbondantemente tutti i particolari. Fa’ che lui pensi il male, fa’ che sia lui a pensarci da solo, e tu sarai sciolto dall’impegno di fiacche descrizioni particolareggiate”.

    ha scritto il 

  • 3

    I fantasmi bonari e solitari di Henry James

    E’ così, i fantasmi di Henry James sono atipici, non sono urlanti, non si trascinano dietro catene come nei racconti tradizionali, non appaiono a mezzanotte con indosso un lenzuolo bianco, ma sono esclusivamente il frutto delle emozioni, delle paure più recondite che si nascondono nell’animo di o ...continua

    E’ così, i fantasmi di Henry James sono atipici, non sono urlanti, non si trascinano dietro catene come nei racconti tradizionali, non appaiono a mezzanotte con indosso un lenzuolo bianco, ma sono esclusivamente il frutto delle emozioni, delle paure più recondite che si nascondono nell’animo di ogni essere umano.
    Per questo motivo questa raccolta di racconti potrà sembrare noiosa a molti, non c’è sangue, non ci sono apparizioni sovrannaturali, non ci sono personaggi che rimangono atterriti davanti alla loro presenza, ma solo una serie di racconti poco spettacolari, molto dettagliati e descrittivi e molto profondi e introspettivi.
    Si tratta di una lettura molto piacevole, ma come scritto sopra se siete alla ricerca di storie paurose, beh, sappiate che non fa assolutamente per voi, di terrificante c’è ben poco, i fantasmi scarseggiano, così come gli eventi misteriosi, ma questa è una prerogativa di Henry James(basti leggere una delle sue “ghost-story” più famose, “Giro di vite”, tra l’altro presente in questa lunga raccolta), che per spaventare il lettore non usa mai “effetti speciali” come sangue e apparizioni violente, ma una sottile profondità e spiritualità(per questo molti suoi racconti vertono più sul romantico che sull’”horrorifico”, a riprova della natura di Henry James, profondamente sensibile e romantica).
    Una raccolta di racconti raffinata ed elegante, profonda e introspettiva, più adatta a un pubblico alla ricerca di storie evocative che a un pubblico alla ricerca di storie paurose legate al mondo del soprannaturale…in parole povere, di balzi sulla poltrona e di brividi lungo la schiena ne avrete ben pochi, in cambio però troverete tanta eleganza e tanto romanticismo.

    I racconti presenti nella raccolta:

    La romanzesca storia di certi vestiti
    De Grey: una storia drammatica
    L’ultimo dei Valerii
    L’inquilino fantasma
    Sir Edmund Orme
    Nona Vincent
    La vita privata
    Sir Dominick Ferrand
    Owen Wingrove
    L’altare dei morti
    Gli amici degli amici
    Il giro di vite
    La via giusta
    Il luogo benedetto
    Maud-Evelyn
    La terza persona
    La belva nella giungla
    L’angolo prediletto.

    ha scritto il 

  • 4

    Racconti:
    - La romanzesca storia di certi vecchi vestiti ****
    - De Grey: una storia drammatica ****
    - L'ultimo dei Valerii ****
    - L'inquilino fantasma ****
    - Sir Edmund Orme ****
    - Nona Vincent ***
    - La vita privata ****
    - Sir Dominick Ferrand ****< ...continua

    Racconti:
    - La romanzesca storia di certi vecchi vestiti ****
    - De Grey: una storia drammatica ****
    - L'ultimo dei Valerii ****
    - L'inquilino fantasma ****
    - Sir Edmund Orme ****
    - Nona Vincent ***
    - La vita privata ****
    - Sir Dominick Ferrand ****
    - Owen Wingrave ****
    - L'altare dei morti ****
    - Gli amici degli amici *****
    - Il giro di vite *****
    - La via giusta ****
    - Il luogo benedetto ****
    - Maud-Evelyn ****
    - La terza persona ****
    - La belva nella giungla *****
    - L'angolo prediletto ****

    ha scritto il 

  • 4

    Il soprannaturale jamesiano.

    Premessa
    Gli studi jamesiani erano così promimenti nel mio dipartimento di anglo-americano che ben tre degli esami del mio curriculm includevano Henry James: uno era monografico, mentre un secondo analizzava storia ed istituzioni degli States attraverso le opere dei fratelli James (n ...continua

    Premessa
    Gli studi jamesiani erano così promimenti nel mio dipartimento di anglo-americano che ben tre degli esami del mio curriculm includevano Henry James: uno era monografico, mentre un secondo analizzava storia ed istituzioni degli States attraverso le opere dei fratelli James (non mi dilungo). Ho quindi sviluppato un persistente e malcelato odio per il romanziere. A tutt'oggi non sopporto i suoi romanzi―ed alcune sue novelle. Conservo ancora, in compenso, un buon ricordo dei suoi racconti. James era un maestro della short story, degno erede di Poe e Hawthorne. Le sue storie, inoltre, hanno il vantaggio non secondario di offrire la complessità e la finezza della sua prosa in una dimensione abbordabile. Il che mi porta alle attuali (ri)letture, a lungo posticipate.

    The Beast in the Jungle (1903)
    Versione inglese: http://bit.ly/uhytgq

    Concepito e composto contemporaneamente alla celebrata major phase jamesiana e pubblicato nello stesso anno di The Ambassadors. La storia condivide fonte d’ispirazione e diversi temi con il primo romanzo della trilogia ad essere pubblicato, The Wings of the Dove: http://bit.ly/tVkXiv
    È la storia di John Marcher, un uomo convinto che il proprio futuro abbia in serbo per lui “qualcosa di raro e strano, probabilmente prodigioso e terribile” (577): un evento misterioso che lui definisce la Bestia nella Giungla della sua vita. Nel corso di una visita ad una casa di campagna dell’aristocrazia inglese, John rinnova la sua conoscenza di May Bartram—una giovane donna che aveva incontrato a Napoli dieci anni prima. In quell’occasione lui aveva, per la prima ed unica volta in vita sua, raccontato il proprio segreto; May confessa ora di non aver mai dimenticato quella rivelazione e si propone di ‘vegliare’ assieme a John l'arrivo della cosa.
    La storia diventa più ariosa e si allarga a coprire le loro vite. Grazie alla prosa di James, una meraviglia di sensibilità e delicatezza, diventa chiaro che, mentre la dedizione di May implica sentimenti più profondi dell’amicizia che nasce tra di loro, l’ego ossessivo di John gli impedisce in ultima analisi di vedere al di là della curiosità e della fermezza. La ‘veglia’ è la sua unica preoccupazione, e lo rende incapace di un serio impegno: “un uomo di cuore non si fa accompagnare da una signora durante una caccia alla tigre” (583).

    A questo punto della sua carriera, James aveva raffinato la sua prosa fino a farne uno strumento in grado di registrare e riprodurre la più delicata delle emozioni, con una precisione che lascia basiti. Il suo tardo stile è al contempo famigerato per la sua complessità e giustamente celebrato per la sua accuratezza psicologica, “più vicino a Joyce che a Balzac” * come diceva uno dei miei professori—subito prima di aggiungere che una interpretazione di James come modernista ante-litteram ha senso solamente a posteriori, dal nostro punto di vista. La realtà è che James odiava il Modernismo. Eppure, a sessant’anni, lo anticipò con la sua trilogia novecentesca, la sua major phase secondo la definizione di Mathiessen. E indovinate, le sue storie sono lunghe 40 pagine anziché 400.
    E non è tutto. L’abilità di James nell’intessere i propri testi è impressionante. Un esempio fra i tanti potrebbero essere i vari riferimenti alle stagioni, a cominciare dai nomi stessi dei personaggi: May e Marcher (e se credete che James non fosse incline a giocare con i nomi, non avete mai letto testi come The Beldonald Holbein). Quando John e May s’incontrano nella casa di campagna è autunno. I loro ultimi incontri nella casa londinese di lei, in cambio, hanno luogo in primavera: "May si presentò a lui in quella luce lunga e fresca delle giornate morenti d’aprile che instilla spesso una tristezza più acuta delle più grigie ore d’autunno" (595). Nel mezzo, il freddo e sterile inverno che è stata la loro intera relazione: una lunga attesa per una fioritura che non avrà mai luogo, nemmeno tardivamente. E poi c’è il tocco jamesiano, il dettaglio che passa inosservato alla prima lettura: la casa di campagna dove loro s’incontrano si chiama Weatherend.

    * il laborioso progresso dal naturalismo al modernismo mi ricorda quello di Pirandello, che similmente da Verga era giunto a Ionesco.

    The Jolly Corner (1908)
    Versione inglese: http://bit.ly/rDpnMP

    L’ultima storia di fantasmi di Henry James, e la migliore dopo The Turn of the Screw, è anche la sua riflessione finale su alcuni dei suoi maggiori interessi: il tema internazionale, lo statunitense che torna in patria dopo un lungo periodo trascorso nel vecchio mondo e le sue impressioni di un paese in rapido mutamento, che al volgere del secolo si apprestava a diventare una potenza mondiale.

    Spencer Brydon, un newyorkese 56enne che ha vissuto in “Europa” [sic] per 33 anni, torna a casa per occuparsi delle sue proprietà: due edifici a NY, i cui affitti costituiscono la sua rendita e che ora saranno soggetti a rinnovo. Si scopre, conseguentemente, disponibile a supervisionare i lavori –cosa che mai avrebbe neppure sognato nei suoi anni europei– e rivela un talento prima dormiente. Brydon è quindi un tardo esempio del tema jamesiano della vita non vissuta, che aveva già attraversato la major phase, spesso nella forma di quel che avrebbe potuto essere di un personaggio se (non) avesse vissuto all’estero.
    Il tema, ad ogni modo, prende una piega peculiare in questo caso. Brydon, che ha acconsentito alla conversione di uno dei palazzi in appartamenti, è riluttante riguardo al secondo: la casa all’angolo (l’angolo prediletto) tra strada ed Avenue, dove lui e la sua famiglia avevano sempre vissuto. Nottetempo visita segretamente la casa, ora priva di arredamento ma per lui ancora colma di ricordi. Nel corso di queste visite notturne sviluppa la convinzione che la casa sia abitata dal suo senso di straniamento per la New York che ha trovato al suo ritorno, e che la vita che non vi ha vissuto sia impersonata in una figura umana, il suo alter-ego. Quest'ossessione cresce, fino a farlo superare la paura e ad intraprendere un’autentica caccia al fantasma: James qui rovescia il tradizionale tema della storia di fantasmi. Leon Edel ha dimostrato che quest’idea aveva origine in un’esperienza personale: tanto il padre quanto il fratello maggiore (Henry senior e William junior) avevano ad un certo punto della loro vita avuto allucinazioni di invisibili presenze malefiche; Henry James invece aveva sognato una situazione simile, ma nel suo incoscio era stato capace di reagire e di affrontare il fantasma, fino a metterlo in fuga. Vedi nota di p. 650: http://bit.ly/uMsAhl

    The Jolly Corner rielabora quindi temi che erano già emersi nel canone di James, ed è in effetti una rielaborazione del romanzo incompiuto The Sense of the Past. Numerosi sono i parallellismi con il racconto precedente: John Marcher è ossessionato quanto Spencer Brydon; con la differenza che la Bestia, l’evento che lui crede renderà eccezionale la propria vita, lo aspetta nel futuro (sempre nel futuro), mentre Brydon è perseguitato dal proprio passato—o meglio, dal fantasma del passato che non ha mai vissuto. I due racconti sono elaborazioni diverse dello stesso tema, quello della strada non percorsa: The Road Not Taken è in effetti il titolo di un poema di Robert Frost, di cui TJC è considerato una resa narrativa. Entrambi i protagonisti, oltretutto, sono egocentrici di mezza età, ciascuno affiancato tuttavia dalle cure premurose di una donna sensibile e altruista, il cui amore è l’agente della sua redenzione.
    Curiosamente, poi, in entrambi i casi è possibile un’interpretazione influenzata dalla queer theory e basata sull’omosessualità non dichiarata di James: il misterioso perturbante di entrambi i protagonisti sarebbe un impulso omoerotico non riconosciuto. L’ossessione per se stesso di Spencer Brydon (chi mai si sognerebbe di essere perseguitato dal fantasma di se stesso?) può quindi essere letto in termini narcisistici. E prima di bollare il tutto come improbabile, ricordate che sia il padre che la sorella di Henry James erano probabilmente closeted homosexuals.

    Come dicevo, TJC, specialmente nelle prime pagine, è una meditazione profonda sui rapidi cambiamenti degli USA nei primi anni del ventesimo secolo. Il tema aveva , ancora una volta, forti connotazioni autobiografiche: cf. citazioni a p. 702 http://bit.ly/uJShxb e 704 http://bit.ly/saUxVO
    A prescindere da tutto questo, tuttavia, rimane dopo The Turn of the Screw (che a questo punto dovrebbe essere, secondo logica, la mia prossima lettura) la più complessa ed emozionante delle storie di fantasmi di James, ricca di suspence e finezze psicologiche. Nonché il mio preferito tra i suoi racconti, finora.

    Questa raccolta
    Tales of the Supernatural (1970): selezione di 18 racconti curata da Leon Edel, il maggior esperto jamesiano contemporaneo (fidatevi: su queste cose mi sono fatto il c***) che ha scritto anche un'introduzione, qui pubblicata in coda, ed un approfondimento per ciascuno dei racconti. L'apparato critico è ottimo, dato che Edel sa tutto su James; il saggio iniziale di Virginia Woolf (!) al confronto fa una magra figura.
    Il mio unico problema con questa raccolta è che non tutte sono ghost stories. Nemmeno racconti di fantasmi senza un fantasma. James li aveva definiti 'ghostly tales', che è ben altra cosa. E Leon Edel aveva usato il termine 'soprannaturale' per il titolo, che è comunque stiracchiato ma meno fuori luogo che non 'di fantasmi'.

    Ah no, c'è un altro problema. Le traduzioni lasciano spesso a desiderare. E considerando l'importanza che la prosa di James ha nell'economia generale dell'opera...

    ha scritto il 

  • 4

    Quei fantasmi dentro di noi…

    Diciotto racconti fantastici , nell’accezione più completa del termine , in cui chi si aspettasse l’atmosfera sinistramente cupa e tenebrosa che caratterizza certa letteratura soprannaturale resterebbe notevolmente deluso .
    I fantasmi dei racconti di H.James , come già in quelli dei “grandi ...continua

    Diciotto racconti fantastici , nell’accezione più completa del termine , in cui chi si aspettasse l’atmosfera sinistramente cupa e tenebrosa che caratterizza certa letteratura soprannaturale resterebbe notevolmente deluso .
    I fantasmi dei racconti di H.James , come già in quelli dei “grandi maestri” come Poe e Lovecraft , anche quando essi si materializzano veramente non sono mai rappresentati in maniera tale da indurre allo spavento , bensì sono per lo più quelli molto più inquietanti che albergano dentro di noi, nel profondo del nostro essere , quelli che danno vita alle nostre piccole o grandi fobie , alle ansie ed alle paure che rendono a volte angosciosa ed insopportabile la nostra esistenza .
    Come sempre con questo scrittore , si tratta di un’opera di non facilissima lettura e quindi da affrontare con impegno , ma sicuramente ammaliante e di notevole e raffinato pregio stilistico .
    Al di là dei giustamente celebratissimi “Il giro di vite” e “La belva nella giungla , ai quali aggiungerei anche “Gli amici degli amici” , io ho particolarmente apprezzato “L’altare dei morti” che mi ha colpito per la sua appassionata e struggente attenzione al ricordo delle persone scomparse.

    ha scritto il 

  • 5

    Avete paura dei fantasmi

    Cosa c'é di più inquietante di un fantasma?.Tutte le nostre "sane" menti ne sono popolate,ogni tanto farebbero bene a prendere vita almeno avremmo l'opportunità di guardarci più profondamente e anche avere quel senso di inquietudine che,a mio parere,non guasta.

    ha scritto il 

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