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Racconti romani

Di

Editore: Bompiani

3.9
(423)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 408 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Tedesco

Isbn-10: 8845235386 | Isbn-13: 9788845235382 | Data di pubblicazione:  | Edizione 2

Disponibile anche come: Altri , Tascabile economico , Copertina rigida

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Social Science

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Descrizione del libro
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  • 3

    Raccolta di racconti tutti ambientati a Roma e tutti narrati in prima persona. Moravia grande conoscitore dei sentimenti umani presenta al lettore personaggi quotidiani che sembra di conoscere o di aver incontrato un giorno per le vie della capitale.

    ha scritto il 

  • 5

    Se gli anni'50 furono gli anni ideologici per antonomasia, per Moravia furono l'impulso irrefrenabile di raccontare faccende d'ogni giorno, vite quotidiane, storie legate col mondo circostante della società; unico modo, a suo vedere, di entrare davvero nella riflessione sociale, politica e civile ...continua

    Se gli anni'50 furono gli anni ideologici per antonomasia, per Moravia furono l'impulso irrefrenabile di raccontare faccende d'ogni giorno, vite quotidiane, storie legate col mondo circostante della società; unico modo, a suo vedere, di entrare davvero nella riflessione sociale, politica e civile. Così, partendo dai sonetti di Gioacchino Belli e dalla poesia dialettale, l'autore riflettendo sull'Italia dei dialetti arriva al neorealismo del cinema, anzi, si confonde e da ispirato diventa ispiratore. Questo per dire che Moravia, sebbene completamente assorbito da analisi e dibattiti dell'area marxista e attento critico del nuovo cinema italiano e della funzione dell'intellettuale, non vide mai nelle correnti artistiche del dopoguerra se non un passaggio obbligato, continuando di per sé quella ricerca su temi esistenziali più che storici. Già con queste brevi trame di gente del'54 si sente alla distanza il loro inveire, il loro aver fame, la ricerca vana di una giornata diversa di opachi personaggi, di ragazze un tempo oneste ma sradicate e costrette dai bisogni primari, di gentaglia vivace sempre ai limiti della legalità ma anche bravi piccolo-borghesi alla ricerca di emozioni da due soldi, e ovunque rivoli di bimbetti, polvere, risate e stracci. E' il sottoproletariato romano, da tutti malvisto, anche dal Partito. Da tutti tranne che dall'abile intreccio narrativo di Moravia, che con una padronanza stilistica e un'ampia varietà di formule narrative, traccia questa parabolica tra piazze, mercati, imbrogli e saltimbanchi, amori e passioni di un popolo che, indipendentemente dall'ambiente variegato, mantiene le ormai storiche componenti di fondo per cui, tra il popolano e il borghese, tra barboni e arricchiti, è un mondo tutto desolatamente uguale: con una sterilità spirituale e un'assenza di orizzonti che non riescono a varcare il muro dell'abitudine: denaro, sesso, e una drammatica farsa in cui ognuno mai riesce ad essere se stesso e mai vivrà una giornata autentica con rapporti autentici...e se la fame è tanta, sicuramente non c'è solamente carenza di cibo. "Racconti Romani"che arriva ad un atmosfera gergale e a un linguaggio volutamente "basso" e aggressivo, è un modo per sottolineare una crisi, una spaccatura tra le parti sociali dopo il disastro del fascismo e della guerra. Alberto Moravia, con il suo realismo forte e squadrato come un porfido, non concede niente a nessuno...i suoi racconti quindi hanno una trama singola, ma un significato più ampio, un 'analisi lucida quanto drammatica e pessimistica, che si scorge dietro al rancore e al pessimismo di una moltitudine. Quella che ha visto nel 1922 sti bellimbusti occupare la loro città e che ha vissuto vent'anni da burattini di uno spettacolo troppo grande, quello della guerra...è quindi proprio quel gergo poco rassicurante dei romani a segnare una profonda frattura con la classe dirigente; a Roma è così, "all'uso del dialetto corrisponde sempre da noi una crisi del linguaggio colto e dunque della classe dirigente, l'uso del dialetto in questi ultimi anni sta a indicare l'insanabile ferita della catastrofe del fascismo e della guerra. Alcuni scrittori dialettali lo usano, più che per un significato filologico, per esercitare una presa maggiore, soprattutto su certe realtà popolari, più preparate e pronte. E' evidente, infine, che la lingua è il linguaggio della cultura e il dialetto quello della necessità, ma si direbbe che oggi da noi molto spesso necessità e cultura siano una sola cosa, e che quindi l'uso del dialetto sia legittimo anche dal punto di vista culturale. Il che poi vuol dire che la nostra classe dirigente è incapace di cultura, allo stesso modo che la nostra cultura non ha la possibilità di imporre le proprie ragioni alla classe dirigente...direi che il mio primo racconto non fu una questione di Neorealismo, ma da quella vibrazione provocatoria di cui Roma e tutt'Italia era pervasa..." Racconti Romani dunque è un continuo e ricchissimo dualismo, un fiume in superfice come il Tevere fatto di esistenze. Sarà invece quello carsico più difficile da individuare, o meglio, si allontanerà per formare lo sbocco al mare, in cui riprendeva Svevo, Tozzi, Cerami e il romanzo esistenziale, che di lì a poco vedrà un successo sorprendente in Sartre, De Beauvoir, Zolla, Volponi e molti altri...senza lasciare mai l'analisi psicologica ma discutendola e criticandola...ancora oggi infatti, molto di Alberto Moravia, sembra offrire tra pensieri, saggi, discussioni stimolanti ed accattivanti, una base vastissima per molte riflessioni.

    ha scritto il 

  • 0

    Sono squarci di vita di Roma, persone normali, povera gente, tutti romani, romanacci che s’arrabbattano per tira’ a campa’ nel migliore dei modi possibile. Le vicende sono sempre raccontate dall’ottica del personaggio, bella o brutta che sia; alcuni racconti sono ironici, qualcuno fa ridere, altr ...continua

    Sono squarci di vita di Roma, persone normali, povera gente, tutti romani, romanacci che s’arrabbattano per tira’ a campa’ nel migliore dei modi possibile. Le vicende sono sempre raccontate dall’ottica del personaggio, bella o brutta che sia; alcuni racconti sono ironici, qualcuno fa ridere, altri raccontano la povertà, la furbizia, l’amicizia (vera o finta), ragazzi al bar o in gita al mare, giovani che vogliono far soldi o trovare un lavoro, famiglie che non si sopportano più nell’afa dell’estate, pignoli, mammaroli, deboli…

    ha scritto il 

  • 4

    Non sono amante dei racconti ma questi sono degli affreschi di una Roma sparita talmente ben scritti che non possono non piacere. Tanti personaggi semplici talmente ben inquadrati in un contesto tradizionale reale del dopoguerra che sembrano essere esistiti veramente.

    ha scritto il 

  • 5

    sulla bontà letteraria di Moravia niente da dire, ma sulla estrema bontà di questi "racconti romani" c'è invece un mondo da spalancare (ma io non sono in grado di farlo). I "racconti" constano di un centinaio di episodi brevi, esposti in prima persona, narrati con un equilibrio linguistico matura ...continua

    sulla bontà letteraria di Moravia niente da dire, ma sulla estrema bontà di questi "racconti romani" c'è invece un mondo da spalancare (ma io non sono in grado di farlo). I "racconti" constano di un centinaio di episodi brevi, esposti in prima persona, narrati con un equilibrio linguistico maturato - così pare - a seguito di laboriose limature. L'autore indulge talvolta in qualche termine appena appena romanizzato (non romanesco, sia chiaro), fa uso di locuzioni neppure troppo obsolete (mi intriga molto l'uso del verbo "capare") e dissemina i racconti di proverbi, modi di dire, cantilene tratte dal luogo comune, più che dalla fantomatica saggezza popolare. Ne vengono fuori dei cortometraggi, più che dei quadretti narrativi, vividi e concreti; il popolino di Roma, ritratto nella spietatezza del secondo dopoguerra, non è in realtà così diverso dall'attuale.

    ha scritto il 

  • 4

    Come nei racconti dei miei nonni

    E' stata una piacevole scoperta ed è uno di quei libri che ancora oggi riapro e rileggo di tanto in tanto. Ci sono storie di una Roma che non si trova più neppure nei quartieri più caratteristici, personaggi buffi, insoliti, "ingenuamente furbi", costretti a ricorrere a mille espedienti per arriv ...continua

    E' stata una piacevole scoperta ed è uno di quei libri che ancora oggi riapro e rileggo di tanto in tanto. Ci sono storie di una Roma che non si trova più neppure nei quartieri più caratteristici, personaggi buffi, insoliti, "ingenuamente furbi", costretti a ricorrere a mille espedienti per arrivare a fine giornata con lo stomaco pieno. Ho trovato descritti luoghi che mi sono familiari, espressioni conosciute da chi, come me, è nato e vive nella Capitale. Una nota affettiva... leggendolo mi sembra di rivivere i racconti che i miei nonni materni mi facevano dei loro tempi e della loro giovinezza. Forse anche per questo mi piace.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    E' stata una piacevolissima scoperta, come, a suo tempo, lo furono i RACCONTI ROMANI.
    La lingua è semplice ed immediata, caratterizzata quindi da una freschezza che mai si supporrebbe nell'autore de GLI INDIFFERENTI.
    Raccolta eterogenea. I racconti di apertura sembrano essere il ricor ...continua

    E' stata una piacevolissima scoperta, come, a suo tempo, lo furono i RACCONTI ROMANI.
    La lingua è semplice ed immediata, caratterizzata quindi da una freschezza che mai si supporrebbe nell'autore de GLI INDIFFERENTI.
    Raccolta eterogenea. I racconti di apertura sembrano essere il ricordo di studi ginnasiali; altri, molto suggestivi, ampliano il novero delle "città invisibili" di Calvino; altri ancora alludono all'incomunicabilità esistente fra le classi sociali o a scenari fantapolitici.
    Ma è nei racconti surrealisti che Moravia raggiunge risultati notevoli: PAESE SENZA MORTE (sarebbe piaciuto al Saramago de "L'intermittenza della morte"), L'EPIDEMIA, LA VITA E' UN SOGNO, FELICITA' IN VETRINA, I PAPARI.
    Bellissimo il racconto LA VITA E' UN SOGNO. Se qualcuno pensasse a Calderon della Barca, sarebbe fuori strada. Inquietante protagonista del racconto è il Chruuurrr, un mostro nato dall'innaturale unione della figlia del re dell'Isola dei Sogni con una talpa. Morto il re, il Chruuurrr gli succede sul trono come legittimo erede e da quel momento regna perpetuamente dormendo o, meglio, perptuamente sognando la storia dei suoi sudditi. Ogni sua esperienza onirica, bella o brutta, si traduce in fatto, in accadimento reale, in vita da vivere per gli isolani, i quali, nel terrore, attendono il prossimo sogno del loro signore.

    ha scritto il 

  • 4

    Racconti da uno spaccato d'Italia del dopoguerra. Vite quotidiane, banali ma interessantissime per noi osservatori di un altro tempo. Ragazzi di borgata, piccoli artigiani e negozianti, famiglie borghesi, vita, vita, vita...

    ha scritto il