Hooray! You have added the first book to your bookshelf. Check it out now!
Create your own shelf sign up
[−]
  • Search Digit-count Valid ISBN Invalid ISBN Valid Barcode Invalid Barcode

Racconti romani

By Alberto Moravia

(313)

| Others | 9788845248979

Like Racconti romani ?
Join aNobii to see if your friends read it, and discover similar books!

Sign up for free

Book Description

30 Reviews

Login or Sign Up to write a review
  • 1 person finds this helpful

    Raccolta di racconti tutti ambientati a Roma e tutti narrati in prima persona. Moravia grande conoscitore dei sentimenti umani presenta al lettore personaggi quotidiani che sembra di conoscere o di aver incontrato un giorno per le vie della capitale.

    Is this helpful?

    Stek Ka said on Aug 27, 2014 | Add your feedback

  • 5 people find this helpful

    Se gli anni'50 furono gli anni ideologici per antonomasia, per Moravia furono l'impulso irrefrenabile di raccontare faccende d'ogni giorno, vite quotidiane, storie legate col mondo circostante della società; unico modo, a suo vedere, di entrare davve ...(continue)

    Se gli anni'50 furono gli anni ideologici per antonomasia, per Moravia furono l'impulso irrefrenabile di raccontare faccende d'ogni giorno, vite quotidiane, storie legate col mondo circostante della società; unico modo, a suo vedere, di entrare davvero nella riflessione sociale, politica e civile. Così, partendo dai sonetti di Gioacchino Belli e dalla poesia dialettale, l'autore riflettendo sull'Italia dei dialetti arriva al neorealismo del cinema, anzi, si confonde e da ispirato diventa ispiratore. Questo per dire che Moravia, sebbene completamente assorbito da analisi e dibattiti dell'area marxista e attento critico del nuovo cinema italiano e della funzione dell'intellettuale, non vide mai nelle correnti artistiche del dopoguerra se non un passaggio obbligato, continuando di per sé quella ricerca su temi esistenziali più che storici. Già con queste brevi trame di gente del'54 si sente alla distanza il loro inveire, il loro aver fame, la ricerca vana di una giornata diversa di opachi personaggi, di ragazze un tempo oneste ma sradicate e costrette dai bisogni primari, di gentaglia vivace sempre ai limiti della legalità ma anche bravi piccolo-borghesi alla ricerca di emozioni da due soldi, e ovunque rivoli di bimbetti, polvere, risate e stracci. E' il sottoproletariato romano, da tutti malvisto, anche dal Partito. Da tutti tranne che dall'abile intreccio narrativo di Moravia, che con una padronanza stilistica e un'ampia varietà di formule narrative, traccia questa parabolica tra piazze, mercati, imbrogli e saltimbanchi, amori e passioni di un popolo che, indipendentemente dall'ambiente variegato, mantiene le ormai storiche componenti di fondo per cui, tra il popolano e il borghese, tra barboni e arricchiti, è un mondo tutto desolatamente uguale: con una sterilità spirituale e un'assenza di orizzonti che non riescono a varcare il muro dell'abitudine: denaro, sesso, e una drammatica farsa in cui ognuno mai riesce ad essere se stesso e mai vivrà una giornata autentica con rapporti autentici...e se la fame è tanta, sicuramente non c'è solamente carenza di cibo. "Racconti Romani"che arriva ad un atmosfera gergale e a un linguaggio volutamente "basso" e aggressivo, è un modo per sottolineare una crisi, una spaccatura tra le parti sociali dopo il disastro del fascismo e della guerra. Alberto Moravia, con il suo realismo forte e squadrato come un porfido, non concede niente a nessuno...i suoi racconti quindi hanno una trama singola, ma un significato più ampio, un 'analisi lucida quanto drammatica e pessimistica, che si scorge dietro al rancore e al pessimismo di una moltitudine. Quella che ha visto nel 1922 sti bellimbusti occupare la loro città e che ha vissuto vent'anni da burattini di uno spettacolo troppo grande, quello della guerra...è quindi proprio quel gergo poco rassicurante dei romani a segnare una profonda frattura con la classe dirigente; a Roma è così, "all'uso del dialetto corrisponde sempre da noi una crisi del linguaggio colto e dunque della classe dirigente, l'uso del dialetto in questi ultimi anni sta a indicare l'insanabile ferita della catastrofe del fascismo e della guerra. Alcuni scrittori dialettali lo usano, più che per un significato filologico, per esercitare una presa maggiore, soprattutto su certe realtà popolari, più preparate e pronte. E' evidente, infine, che la lingua è il linguaggio della cultura e il dialetto quello della necessità, ma si direbbe che oggi da noi molto spesso necessità e cultura siano una sola cosa, e che quindi l'uso del dialetto sia legittimo anche dal punto di vista culturale. Il che poi vuol dire che la nostra classe dirigente è incapace di cultura, allo stesso modo che la nostra cultura non ha la possibilità di imporre le proprie ragioni alla classe dirigente...direi che il mio primo racconto non fu una questione di Neorealismo, ma da quella vibrazione provocatoria di cui Roma e tutt'Italia era pervasa..." Racconti Romani dunque è un continuo e ricchissimo dualismo, un fiume in superfice come il Tevere fatto di esistenze. Sarà invece quello carsico più difficile da individuare, o meglio, si allontanerà per formare lo sbocco al mare, in cui riprendeva Svevo, Tozzi, Cerami e il romanzo esistenziale, che di lì a poco vedrà un successo sorprendente in Sartre, De Beauvoir, Zolla, Volponi e molti altri...senza lasciare mai l'analisi psicologica ma discutendola e criticandola...ancora oggi infatti, molto di Alberto Moravia, sembra offrire tra pensieri, saggi, discussioni stimolanti ed accattivanti, una base vastissima per molte riflessioni.

    Is this helpful?

    LucBon71(de una Luna o una sangre o un beso al cabo) said on Aug 4, 2014 | 3 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    Sono squarci di vita di Roma, persone normali, povera gente, tutti romani, romanacci che s’arrabbattano per tira’ a campa’ nel migliore dei modi possibile. Le vicende sono sempre raccontate dall’ottica del personaggio, bella o brutta che sia; alcuni ...(continue)

    Sono squarci di vita di Roma, persone normali, povera gente, tutti romani, romanacci che s’arrabbattano per tira’ a campa’ nel migliore dei modi possibile. Le vicende sono sempre raccontate dall’ottica del personaggio, bella o brutta che sia; alcuni racconti sono ironici, qualcuno fa ridere, altri raccontano la povertà, la furbizia, l’amicizia (vera o finta), ragazzi al bar o in gita al mare, giovani che vogliono far soldi o trovare un lavoro, famiglie che non si sopportano più nell’afa dell’estate, pignoli, mammaroli, deboli…

    Is this helpful?

    Ludovica said on Feb 16, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    *** This comment contains spoilers! ***

    Letto al ginnasio su consiglio dell'insegnante di italiano...

    Is this helpful?

    Cristina Contilli said on Sep 26, 2012 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Non sono amante dei racconti ma questi sono degli affreschi di una Roma sparita talmente ben scritti che non possono non piacere. Tanti personaggi semplici talmente ben inquadrati in un contesto tradizionale reale del dopoguerra che sembrano essere e ...(continue)

    Non sono amante dei racconti ma questi sono degli affreschi di una Roma sparita talmente ben scritti che non possono non piacere. Tanti personaggi semplici talmente ben inquadrati in un contesto tradizionale reale del dopoguerra che sembrano essere esistiti veramente.

    Is this helpful?

    Dilwi said on Jul 22, 2012 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    sulla bontà letteraria di Moravia niente da dire, ma sulla estrema bontà di questi "racconti romani" c'è invece un mondo da spalancare (ma io non sono in grado di farlo). I "racconti" constano di un centinaio di episodi brevi, esposti in prima person ...(continue)

    sulla bontà letteraria di Moravia niente da dire, ma sulla estrema bontà di questi "racconti romani" c'è invece un mondo da spalancare (ma io non sono in grado di farlo). I "racconti" constano di un centinaio di episodi brevi, esposti in prima persona, narrati con un equilibrio linguistico maturato - così pare - a seguito di laboriose limature. L'autore indulge talvolta in qualche termine appena appena romanizzato (non romanesco, sia chiaro), fa uso di locuzioni neppure troppo obsolete (mi intriga molto l'uso del verbo "capare") e dissemina i racconti di proverbi, modi di dire, cantilene tratte dal luogo comune, più che dalla fantomatica saggezza popolare. Ne vengono fuori dei cortometraggi, più che dei quadretti narrativi, vividi e concreti; il popolino di Roma, ritratto nella spietatezza del secondo dopoguerra, non è in realtà così diverso dall'attuale.

    Is this helpful?

    edi said on May 31, 2012 | 2 feedbacks

Book Details

Improve_data of this book