Racconto d'autunno

Di

Editore: Rizzoli (BUR)

4.0
(328)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 154 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Catalano

Isbn-10: A000031795 | Data di pubblicazione: 

Prefazione: Carlo Bo

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Copertina rigida

Genere: Narrativa & Letteratura

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Descrizione del libro
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  • 3

    Non aprite quella porta...

    Una narrazione interessante e peculiare, che mi è piaciuta per la capacità -un po' noir un po' gotica un po' misteriosa- di tener desta l'attenzione per buona parte del racconto, nonostante i pochi av ...continua

    Una narrazione interessante e peculiare, che mi è piaciuta per la capacità -un po' noir un po' gotica un po' misteriosa- di tener desta l'attenzione per buona parte del racconto, nonostante i pochi avvenimenti della storia e lo stile linguistico ricercato. La parte finale mi è piaciuta poco e mi ha fatto togliere una stella, cosicché da 4 sono passato alle 3 finali. Ho un po' rivalutato quest'ultima parte grazie alla postfazione, che getta luce su tutto il testo e sull'opera dell'autore, senz'altro particolare, ma resta comunque un giudizio che "scende" leggermente per la seconda parte del racconto.

    ha scritto il 

  • 5

    Applausi a scena aperta

    Io su Landolfi so essere poco obiettivo, quindi il voto è 5 stelle. Poi va detto sono stelle meno pesanti rispetto a quelle di «A caso» e che il libro è troppo diverso da «La pietra lunare» e ancor pi ...continua

    Io su Landolfi so essere poco obiettivo, quindi il voto è 5 stelle. Poi va detto sono stelle meno pesanti rispetto a quelle di «A caso» e che il libro è troppo diverso da «La pietra lunare» e ancor più da «Dialogo dei massimi sistemi» per poter rendere le sfumature di giudizio con un voto da uno a cinque.
    Si tratta comunque di un bellissimo romanzo che, al di là dello stile e delle scelte narrative molto landolfiane, che possono piacere o meno, possiede un' atmosfera tanto potente che anche dopo anni, appena la stagione volge al grigio, non posso fare a meno di ricordarmi di «Racconto d'autunno».

    ha scritto il 

  • 3

    "Racconto d'autunno" si potrebbe paragonare ad un sogno tetro. Sogno, non incubo; perchè il linguaggio di Landolfi è tanto caldo e sicuro, che è impossibile sentirsi abbandonati. Così, si passa la pri ...continua

    "Racconto d'autunno" si potrebbe paragonare ad un sogno tetro. Sogno, non incubo; perchè il linguaggio di Landolfi è tanto caldo e sicuro, che è impossibile sentirsi abbandonati. Così, si passa la prima metà del libro immersi in un clima di piacevole "compassione" del protagonista, senza smettere mai di meravigliarsi dello stile elegante, che ormai si ritrova in pochi scrittori.
    Ciò che delude è la seconda parte. Inverosimile, esagerata, confusionaria.
    Sicuramente, però, è da leggere.

    ha scritto il 

  • 4

    l'autunno, anima di Tommaso Landolfi.

    L'esperienza resistenziale e la fuga sono solo un pretesto per far perdere l'orientamento sia al protagonista che al lettore. In "Racconto d'autunno" infatti, ci si trova tra i boschi e le luci di gio ...continua

    L'esperienza resistenziale e la fuga sono solo un pretesto per far perdere l'orientamento sia al protagonista che al lettore. In "Racconto d'autunno" infatti, ci si trova tra i boschi e le luci di giornate sempre più corte dove il passo del fuggitivo va lentamente trasformandosi nell'umida atmosfera lunare e nella ricerca di qualcosa che, grazie allo stile di Landolfi, prende forma con metodo dove l'uso di un linguaggio ricercato e di moduli sintattici ottocenteschi(molte volte con grande ironia)riportano al racconto breve, tra il gotico e il decadente demodé fino ad estremi davvero singolari per il periodo. "Racconto d'autunno" pubblicato nel 1947, comincia con una realistica fuga di un partigiano da un rastrellamento nazifascista, fino ad arrivare in un maniero antico e diroccato abitato da un vecchio e da sua figlia ma anche pregno di atmosfere inquietanti in cui la cognizione del tempo e degli accadimenti si mescolano tra il fantastico e un'ambivalenza marcata tra visione onirica e desiderio, sensualità e ripugnanza, curiosità e paura. E partono proprio dalle esperienze all'interno del castello i simbolismi e le varianti o meglio ancora i differenti livelli di lettura: e se il ritratto della donna sconosciuta, fulcro centrale dell'immaginario del protagonista, è la parte meno riuscita del narrare, efficace è la trasfigurazione della grande casa in un vero e proprio labirinto di stanze, camere, sale e sottotetti, soffitte e scantinati; una casa la cui visione completa il protagonista non avrà mai, e in cui dovrà sempre affidarsi all'intuito e ai sensi, per arrivare nel luogo dove risiede la donna misteriosa e dove il tono del romanzo comincia ad alzarsi, confondendo e mischiando periodi di razionale ragionamento, con incontri e travestimenti come occultazioni dell'io, oppure sono solo voci interiori dove mancano quasi completamente le descrizioni somatiche, il volto reale e in carne ed ossa del nostro protagonista...è qui che si intuisce Kafka, Gogol, alcuni surrealisti(Landolfi raffinato traduttore e grande conoscitore di letterature straniere)...anche se poi sono accostamenti relativi mentre molto più sorprendente è il percorso artistico dell'autore il quale, partendo da una realtà tanto vasta quanto poco conoscibile e che può trasformare una banale quotidianità verso zone misteriose, in realtà parallele(il maniero) frutto di questioni inspiegabili o della propria forza immaginaria, o dei propri sensi acuiti, predisposti a realtà,interiori o meno, di allucinazione, incubo, assurdo e dove la ragione è spinta al limite della follia...non troppo incline alla psicoanalisi, Landolfi sembra concepire nei suoi racconti anche le malattie nervose, dove le ossessioni, gli attacchi di panico, i traumi infantili sono tutto un mondo interiore dualistico: o la folle esperienza ricca di simboli e priva d'identità o invece il dirottamento della vita di ogni momento, in una dimensione di gioco, con ruoli, prove, mondi dagli esiti non sempre divertenti e a volte fatali. Dal racconto d'autunno in poi spiccherà in Landolfi una componente metafisica dalla struttura assai complessa. Resta a mio parere uno dei pochi autori"iniziatici". "Racconto d'autunno" è quasi privo di psicologismi nel senso più comune del termine, l'autore infatti tra le molte cose non rivelate o appena accennate, rende per il lettore attento ancor più particolare e specifico l'impianto narrativo; Landolfi non svela nemmeno i propri stati d'animo poiché, riteneva già esauriente la molteplicità delle sfumature del bosco in autunno, le atmosfere tanto calde quanto malinconicamente colorate che crea quel periodo dell'anno..."che erano altrettante figure della mia anima".

    ha scritto il 

  • 4

    'E, in seguito, rividi quei luoghi nel crepuscolo lagrimoso, come la prima sera che vi ero giunto, o spesso e violaceo, come la prima volta che la avevo trovata, o colla pioggia diritta e insistente, ...continua

    'E, in seguito, rividi quei luoghi nel crepuscolo lagrimoso, come la prima sera che vi ero giunto, o spesso e violaceo, come la prima volta che la avevo trovata, o colla pioggia diritta e insistente, come quella notte, colla tempesta, col vento urlante come una creatura incatenata, colla nebbia sbrindellata sulle cime; in una delle mille figure di quella inebriante e malinconica stagione, che erano altrettante figure della mia anima. E le erbe, l'edera e le altre selvatiche rampicanti cominciavano a coprire e a invadere la casa, che da ultimo ammantarono del tutto, facendone un gran tumulo verde.'

    ha scritto il 

  • 4

    Secondo romanzo di Landolfi letto nel giro di poco tempo; si è rivelato la compagnia ideale per questi primi, umidi e freddi giorni dell’anno, e mi ha confermato le impressioni favorevoli suscitate da ...continua

    Secondo romanzo di Landolfi letto nel giro di poco tempo; si è rivelato la compagnia ideale per questi primi, umidi e freddi giorni dell’anno, e mi ha confermato le impressioni favorevoli suscitate da “La pietra lunare”, anche se ho la sensazione che la prosa di questo scrittore, con la sua musicalità incantatoria, sia più adatta ai racconti brevi, quelli che, come scrisse Poe, si possano leggere “..in una sola seduta..”, in cui “L’autore è in grado di attuare il suo pieno intento senza interruzione. Durante l’ora che dura la lettura, l’animo del lettore è sottomesso al suo controllo”
    Proprio al Poe de “La casa degli Usher” mi ha riportato questo Racconto d’autunno, al centro del quale stanno due elementi classici del genere gotico: un maniero sinistro e labirintico ed una figura romantica e fatale di donna “revenant”. La vicenda può essere collocata temporalmente durante la guerra di resistenza, ma viene presto calata in una dimensione claustrofobica e decadente che sta assolutamente fuori dal tempo e dalla storia; lo stile di Landolfi, ricercato ed infarcito di arcaismi, concorre a creare un suggestivo clima ottocentesco.
    Come ne “La pietra lunare”, ho trovato che le pagine più coinvolgenti e convincenti siano quelle in cui l’autore da voce ad un personaggio femminile cupo, crepuscolare, irraggiungibile ma affascinante per la forza con la quale sa raccontare il proprio vissuto morboso ed esprimere le proprie ossessioni. Questi capitoli finali riscattano il romanzo dal pericolo di cadere nel manierismo, ed il linguaggio di Landolfi da un preziosismo gradevole che rischia però, talvolta, di suonare un po’ vacuo e fine a sé stesso.

    ha scritto il 

  • 4

    Lettura consigliata. "Racconto d'autunno" è appassionante. Gotico, misterioso, terrificante (se pensiamo alla scena clou che non vi svelo) e allo stesso tempo intimo ed autobiografico. Un ulteriore pu ...continua

    Lettura consigliata. "Racconto d'autunno" è appassionante. Gotico, misterioso, terrificante (se pensiamo alla scena clou che non vi svelo) e allo stesso tempo intimo ed autobiografico. Un ulteriore punto di forza dell'opera risiede nella sperimentazione linguistica, mai noiosa o forzata.

    ha scritto il 

  • 5

    Anche io mi persi in un laberinto di stanze e di passaggi e ripostigli e corridoi e scale alcune palesi altre segrete perfetta fusione tra luogo e lingua, nell’archetipo affascinante dell’uomo che si ...continua

    Anche io mi persi in un laberinto di stanze e di passaggi e ripostigli e corridoi e scale alcune palesi altre segrete perfetta fusione tra luogo e lingua, nell’archetipo affascinante dell’uomo che si perde dei meandri della mente, che può essere un partigiano in fuga come uno stalker alla ricerca di ciò che più desidera e nello stesso tempo teme. Senza questo linguaggio, questa ricchezza lessicale come gli oggetti compassati della casa, non sarebbe lo stesso. Se fuori ci sono l’orrore della guerra e il freddo e il buio dell’autunno, cosa c’è dentro? Forse qualcosa di peggio, di cui non possiamo fare a meno.

    ha scritto il 

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