Radical Chic

Il fascino irresistibile dei rivoluzionari da salotto

Di

Editore: Castelvecchi

3.5
(143)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 135 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8876150951 | Isbn-13: 9788876150951 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Tiziana Lo Porto

Genere: Narrativa & Letteratura , Umorismo , Scienze Sociali

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Descrizione del libro
Negli anni Sessanta e Settanta diventò estremamente di moda, per gli intellettuali newyorchesi ricchi e affermati, ospitare nei propri salotti ogni possibile rivoluzionario radicale, dalle Pantere Nere agli antimilitaristi agli hippy psichedelici. In questo libro Tom Wolfe mette in ridicolo quegli ambienti (di cui esiste anche una versione italiana), descrivendo una serie di serate mondane all'insegna di "Invita-una-Pantera-Nera-al-Cocktail". Quando il libro apparve per la prima volta nel giugno del 1970 sul "New York Magazine", lo scandalo fu grande: fu una dura e sana presa in giro della Buona Coscienza Progressista, tuttora attuale.
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  • 4

    L'invenzione del termine "radical-chic"

    Tutti possono inventare parole, la fortuna dell'invenzione è proporzionale - oltre alla notorietà dell'inventore - a quanto il termine è evocativo.

    http://it.wikipedia.org/wiki/Parola_d%27autore

    L'att ...continua

    Tutti possono inventare parole, la fortuna dell'invenzione è proporzionale - oltre alla notorietà dell'inventore - a quanto il termine è evocativo.

    http://it.wikipedia.org/wiki/Parola_d%27autore

    L'attribuiscono a Montanelli, che fu invece solo quello che la portò in Italia, per meglio accapigliarsi colla Supersquinzia, visto che invece nacque in questo libro. Anche l'importatore ha dei meriti, specie se sceglie quale versione portare nel Paese. Ma così come ogni traduzione è infedele, anche le importazioni andrebbero interpretate.

    Già capobanda ricorda che alcuni "Radical-Chic" citati qui hanno - rispetto ai loro omologhi italiani - una differenza, va da sé, radicale. Si esponevano in prima persona. Ne aggiungo un'altra: erano chic.

    Se scorriamo le due liste, il carisma ed il fascino dei nostri (tipo la sinistra di Capalbio o i progressisti televisivi) è taroccato a Saigon via Gioia Tauro. Moralmente equivalgono a Briatore ma con meno soldi.

    Ma di che parla il libro? Di una seratina a casa Bernstein dove il malcapitato se la trovò infestata dalle Pantere Nere - Ah! i Fieri Combattenti Per La Causa Delle Persone Di Colore! Tuona Simplicio dentro la sua bella maglietta col viso barbuto ricordando i suoi quindici anni, età che non ha mai lasciato, nonostante ne abbia oramai sessantuno trascorsi con una colite cronica.

    Non esattamente: «Ci piacerebbe portare i bambini in gita nei quartieri dei bianchi, tipo Scarsdale e posti così, e far vedere come vivono i loro oppressori... Non so se mi spiego... Ma al momento non abbiamo i soldi per realizzare questi programmi e venire incontro ai bisogni della comunità. Gli unici soldi che abbiamo sono quelli che ci danno i negozianti della comunità nera quando gli chiediamo un contributo, e devono darceli, perché loro sfruttano la comunità nera...»

    Parla uno di loro e i negozianti sono sia quelli del quartiere che i pusher. In pratica le P.N. chiedevano il pizzo come la camorra, e con metodi simili vista la quantità di denunce che i baluba si beccarono per traffico d'armi. E chiedono pure il pizzo in casa Bernstein, chiamandolo "contributo".

    E gli altri vips ospiti si lasciano taglieggiare? Sì, allora faceva figo. Poi piano piano hanno incominciato a capire, negli USA, anche grazie a Tom Wolfe, ma soprattutto perché in fondo l'élite da quelle parti è meritocratica.

    Vedete un po' la presa di coscienza di Bernstein un po' stufo dello show e di farsi menare per il naso:

    Bernstein dice: «Don, quello che più preoccupa la maggior parte di noi è l’attrito che c’è tra le Black Panthers e la comunità nera integrata».
    Non c’è problema. Cox dice: «Prendiamo atto del fatto che in questo Paese non ci sia solo un conflitto razziale, ma anche una lotta di classe.! Le classi non sono strutturate allo stesso modo nella comunità nera, ma anche noi abbiamo della gente con una mentalità molto booooooorghese - e lo dice come di solito lo dicono quelli della Nuova Sinistra: booooooorghese - gente con una mentalità piccolo booooooorghese... ' Chiaro?... E hanno lo stesso tipo di mentalità booooooorghese che si trova nelle strutture di potere dei bianchi».
    «Sì», dice Bernstein, «ma molti di noi sono preoccupati da cose tipo le minacce di morte contro i capi della comunità nera integrata»

    Eccetera: tipo sveglio Lenny, anche se per il quadretto non completamente lusinghiero, s'incazzò per un po' con Wolfe, poi capì: senza Wolfe sarebbe rimasto solo (lo sapevano tutti) quel fesso che si prese in casa le PN, Wolfe fece vedere che reagì benissimo.

    Curiosità, alla festa doveva partecipare Bayard Rustin che funge nella parte di sé stesso come personaggio chiave di secondo piano nella politica del ricatto tra mafia e FBI in "Sei Pezzi da Mille" dell'immenso JE.

    E il Don Cox? Poi fuggì dagli USA inseguito da accuse di omicidio e traffico d'armi morendo poi in Francia, che a quei tipi lì un tetto e una pagnotta in quegli anni non gliela negava mai. Del resto vantava una grande competenza in merito ad armi ed esplosivi, tanta da pavoneggiarsi contemporaneamente col soprannome di "feldmaresciallo" e adontarsi perché l'FBI (insospettita dal soprannome) gli stesse dietro al culo.

    Sagace no?
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    La seconda parte è meno nota, non esistendo vips da perculare squinzie da sedurre e articoli scoop, ma altrettanto interessante: la distanza siderale tra le idee degli assistenty socialy e "da ghettou". Questa è riportabile paro paro in Francia Italia UK Germania ecc. stessi errori, stesso spreco himalayano di danaro e stesse conseguenze nefaste.

    Che Obama non sia venuto fuori da programmi simili dovrebbe far capire bene che minchiate sono, che Obama ben sapendolo non sia riuscito che a sterzarli di poco, dovrebbe far capire che quando su un errore ci campano milioni, provare a risolverlo è una dichiarazione di guerra.

    ha scritto il 

  • 0

    Mi è venuta voglia di riprenderlo in mano, infastidita dall'abuso dell'appellativo di “radical chic” per gli accusatori della vil razza del giorno (i vongolari di Gorino).

    In effetti il concetto non è ...continua

    Mi è venuta voglia di riprenderlo in mano, infastidita dall'abuso dell'appellativo di “radical chic” per gli accusatori della vil razza del giorno (i vongolari di Gorino).

    In effetti il concetto non è applicabile ai solidarizzanti nostrani, per due motivi:

    1- A differenza delle Pantere, coloro che dovevano essere ospitati a Gorino paiono più poveri disgraziati che portatori di particolari progetti politici di sovversione del Sistema

    2- A differenza dei solidarizzanti nostrani, Bernstein&Friends aprivano le porte della loro, di casa.

    ha scritto il 

  • 1

    Raramente mi capita di abbandonare un libro: sarà capitato un paio di volte in tutto. Questo libro è riuscito nell'impresa: al netto di una prosa più giornalistica che letteraria, il testo risulta mal ...continua

    Raramente mi capita di abbandonare un libro: sarà capitato un paio di volte in tutto. Questo libro è riuscito nell'impresa: al netto di una prosa più giornalistica che letteraria, il testo risulta mal scritto. Ma, soprattutto, esso è del tutto incomprensibile a chi non abbia una solida preparazione della cultura americana degli anni '60, visti gli interminabili riferimenti a protagonisti ed eventi risalenti a quell'epoca, perlopiù ignoti a chi non sia cresciuto in quell'ambiente o non lo abbia studiato. Poteva, forse, andare bene per gli Stati Uniti di quel periodo, ma oggi no.

    ha scritto il 

  • 4

    Radical Chic

    Certe parole o espressioni, per chi si sollazza nel baluginante mondo dei libri, è bene conoscerle. Le si sente ovunque, inevitabilmente ci si scontra, e allora esse andrebbero riportate, con tanto di ...continua

    Certe parole o espressioni, per chi si sollazza nel baluginante mondo dei libri, è bene conoscerle. Le si sente ovunque, inevitabilmente ci si scontra, e allora esse andrebbero riportate, con tanto di schemi e rimandi ipertestuali, in un ipotetico manuale di autodifesa contro i molteplici e nemmeno troppo sorprendenti vezzi dell’intelligencija.

    Radical Chic è espressione di quelle che nell’abuso si logorano, perdono la loro possanza semantica, rischiano lo svuotamento — desemantizzazione o sovrasaturazione semantica, si dice —, ma ancora oggi essa significa, si usa, dice, o meglio, “etichetta”. Sempre meno forte, eppur resiste.

    CONTINUA QUI:
    https://correzionedibozze.wordpress.com/2015/06/11/radical-chic/

    ha scritto il 

  • 3

    Molto istruttivo. Perché è sempre bene sapere da dove provengono e quando furono adoperati ed eventualmente da chi furono coniati per la prima volta termini che sono entrati ormai così profondamente ...continua

    Molto istruttivo. Perché è sempre bene sapere da dove provengono e quando furono adoperati ed eventualmente da chi furono coniati per la prima volta termini che sono entrati ormai così profondamente nell'uso comune da venire spesso utilizzati anche a sproposito.
    Fu Tom Wolfe a coniare il termine Radical Chic, e lo fece con questo lungo articolo (più un pamphlet che un vero e proprio libro) in cui --- attraverso una descrizione al vetriolo di un elegante party dato dal grande direttore d'orchestra Leonard Bernstein e sua moglie --- cerca di mostrare le contraddizioni di certi ambienti della ricca e sofisticata élite intellettuale dell'America anni '60.
    Che Tom Wolfe scriva benissimo lo sappiamo, e la scrittura, qui, è all'acido solforico e a tratti divertentissima.
    Alcune idee di fondo risultano ancora attualissime, perché --- come hanno già fatto notare altri --- i personaggi possono cambiare, ma lo scenario si ripete.

    Detto questo, una personalissima notazione: per quanto mi riguarda, Leonard Bernstein fu e rimarrà uno dei più grandi direttori d'orchestra del mondo. Che poi fosse o meno un "radical chic" non mi fa dimenticare nemmeno per mezzo secondo la sua grandissima statura di artista.

    Nel volume c'è anche un altro articolo intitolato "Mau-maumizzare i Parapalle" ma io non l'ho letto (mi interessava il primo) dunque le mie stelline si riferiscono esclusivamente al testo sui Radical Chic.

    ha scritto il 

  • 0

    Radical Chic di Tom Wolfe (Richmond 1931-) titolo originale Radical Chic & Mau-Mauing the Flak Catchers, Castelvecchi editore, nella traduzione a cura di Tiziana Lo Porto

    raccoglie due testi: il racco ...continua

    Radical Chic di Tom Wolfe (Richmond 1931-) titolo originale Radical Chic & Mau-Mauing the Flak Catchers, Castelvecchi editore, nella traduzione a cura di Tiziana Lo Porto

    raccoglie due testi: il racconto lungo Radical Chic che dà il nome al libro uscito in una prima versione nel 1970 creando di sicuro non poco scalpore e l’altro racconto “Mau-Mauizzando i Parapalle” non celebre come il primo ma altrettanto pungente, ed irriverente nei confronti dell’odiata burocrazia.

    Wolfe in questo testo, pietra miliare del New Journalism (neologismo coniato da Wolfe stesso), matura uno stile narrativo nato negli anni ‘60 in cui uno degli obiettivi primari è proprio quello di mostrare gli avvenimenti al lettore come se li vedesse da dietro il mirino di una telecamera.

    Lo scrittore non solo conierà un neologismo, oggi molto in voga, ma descrive perfettamente una classe molto ristretta di intellettuali che in Italia chiameremmo di sinistra.

    Continua a leggere la recensione qui: http://www.rivistaunaspecie.com/2014/12/05/recensione-radical-chic-tom-wolfe/

    ha scritto il 

  • 3

    Libro divertente in cui Tom Wolfe fotografa con ironia un periodo americano ricco di eventi come quello della fine degli anni '60.
    Si tratta del racconto del famoso party avvenuto a Manatthan, in un a ...continua

    Libro divertente in cui Tom Wolfe fotografa con ironia un periodo americano ricco di eventi come quello della fine degli anni '60.
    Si tratta del racconto del famoso party avvenuto a Manatthan, in un attico di 13 stanze, a casa del direttore d'orchestra Bernstein. Il ricevimento fu organizzato per sostenere la causa del gruppo delle Pantere Nere, storica organizzazione rivoluzionaria contro la discriminazione dei neri.
    Più in generale si descrive il tentativo da parte della ricca classe sociale americana di avvicinare tutto ciò che rientrava nella categoria di rivoluzionario radicale.
    Racconto dai risvolti comici volti a smascherare l'ipocrisia di un atteggiamento portato avanti più che altro per mettere a tacere il senso di colpa della coscienza del ricco piuttosto che per una reale utilità pratica.

    ha scritto il 

  • 3

    Chi sono i Radical Chic?

    Il libro non è altro che l’articolo con cui Tom Wolfe coniò la definizione di “Radical Chic”. Una specie di lungo saggio che descrive sarcasticamente questa categoria di persone – anche note in Franci ...continua

    Il libro non è altro che l’articolo con cui Tom Wolfe coniò la definizione di “Radical Chic”. Una specie di lungo saggio che descrive sarcasticamente questa categoria di persone – anche note in Francia col termine di Gauche caviar – raccontando a titolo esemplificativo quello che accade il 14 gennaio 1970 a New York (Manhattan) durante un party organizzato in casa da Leonard Bernstein e sua moglie per raccogliere fondi da destinare al movimento delle Black Panther. (foto)
    Ma chi sono i Radical Chic, come e dove sono nati? Mi permetto di usare una buona definizione trovata in un altra recensione dello stesso libro «curioso fenomeno sociale, sorto alla fine degli anni Sessanta negli Stati Uniti, del corteggiamento da parte dell’élite newyorkese di ogni possibile rivoluzionario radicale, dagli antimilitaristi agli hippy psichedelici».
    Lettura un po’ ostica per quanti non conoscono con precisione la biografia dei tanti personaggi citati da Wolfe nel volume perché presenti all’evento mondano.
    La seconda parte del libro descrive e analizza il fenomeno noto come “Mau-mauizzazione”, ossia quella pratica con cui piccoli gruppi di uomini in rappresentanza di alcune minoranze (neri, latini, ecc.) organizzavano improvvisi incontri sfrontati e violenti (ma solo verbalmente e prossemicamente) con i rappresentanti delle istituzioni locali, o meglio con i loro “Parapalle”, ove con “Parapalle” si deve intendere burocrati di secondaria importanza, mandati a prendere insulti e rimostranze in vece del principale rappresentante dell’istituzione.

    Devo ammetterlo in tutta sincerità: la curiosità per questo articolo m’è scattata dopo aver letto il libro “Aristodem” di Daniela Ranieri, ossia la tagliente analisi sui Radical Chic italiani.

    ha scritto il 

  • 3

    Interessante ma evidentemente non riesco a farmi piacere lo stile di scrittura di Tom Wolfe. E ci avevo già provato.
    Molto interessanti gli speech delle Panthers e la riflessione sulla borghesia intel ...continua

    Interessante ma evidentemente non riesco a farmi piacere lo stile di scrittura di Tom Wolfe. E ci avevo già provato.
    Molto interessanti gli speech delle Panthers e la riflessione sulla borghesia intellettuale ebrea newyorchese.

    ha scritto il