Radical Chic

Il fascino irresistibile dei rivoluzionari da salotto

Di

Editore: Castelvecchi

3.5
(140)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 135 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8876150951 | Isbn-13: 9788876150951 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Tiziana Lo Porto

Genere: Narrativa & Letteratura , Umorismo , Scienze Sociali

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Descrizione del libro
Negli anni Sessanta e Settanta diventò estremamente di moda, per gli intellettuali newyorchesi ricchi e affermati, ospitare nei propri salotti ogni possibile rivoluzionario radicale, dalle Pantere Nere agli antimilitaristi agli hippy psichedelici. In questo libro Tom Wolfe mette in ridicolo quegli ambienti (di cui esiste anche una versione italiana), descrivendo una serie di serate mondane all'insegna di "Invita-una-Pantera-Nera-al-Cocktail". Quando il libro apparve per la prima volta nel giugno del 1970 sul "New York Magazine", lo scandalo fu grande: fu una dura e sana presa in giro della Buona Coscienza Progressista, tuttora attuale.
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  • 1

    Raramente mi capita di abbandonare un libro: sarà capitato un paio di volte in tutto. Questo libro è riuscito nell'impresa: al netto di una prosa più giornalistica che letteraria, il testo risulta mal ...continua

    Raramente mi capita di abbandonare un libro: sarà capitato un paio di volte in tutto. Questo libro è riuscito nell'impresa: al netto di una prosa più giornalistica che letteraria, il testo risulta mal scritto. Ma, soprattutto, esso è del tutto incomprensibile a chi non abbia una solida preparazione della cultura americana degli anni '60, visti gli interminabili riferimenti a protagonisti ed eventi risalenti a quell'epoca, perlopiù ignoti a chi non sia cresciuto in quell'ambiente o non lo abbia studiato. Poteva, forse, andare bene per gli Stati Uniti di quel periodo, ma oggi no.

    ha scritto il 

  • 4

    Radical Chic

    Certe parole o espressioni, per chi si sollazza nel baluginante mondo dei libri, è bene conoscerle. Le si sente ovunque, inevitabilmente ci si scontra, e allora esse andrebbero riportate, con tanto di ...continua

    Certe parole o espressioni, per chi si sollazza nel baluginante mondo dei libri, è bene conoscerle. Le si sente ovunque, inevitabilmente ci si scontra, e allora esse andrebbero riportate, con tanto di schemi e rimandi ipertestuali, in un ipotetico manuale di autodifesa contro i molteplici e nemmeno troppo sorprendenti vezzi dell’intelligencija.

    Radical Chic è espressione di quelle che nell’abuso si logorano, perdono la loro possanza semantica, rischiano lo svuotamento — desemantizzazione o sovrasaturazione semantica, si dice —, ma ancora oggi essa significa, si usa, dice, o meglio, “etichetta”. Sempre meno forte, eppur resiste.

    CONTINUA QUI:
    https://correzionedibozze.wordpress.com/2015/06/11/radical-chic/

    ha scritto il 

  • 3

    Molto istruttivo. Perché è sempre bene sapere da dove provengono e quando furono adoperati ed eventualmente da chi furono coniati per la prima volta termini che sono entrati ormai così profondamente ...continua

    Molto istruttivo. Perché è sempre bene sapere da dove provengono e quando furono adoperati ed eventualmente da chi furono coniati per la prima volta termini che sono entrati ormai così profondamente nell'uso comune da venire spesso utilizzati anche a sproposito.
    Fu Tom Wolfe a coniare il termine Radical Chic, e lo fece con questo lungo articolo (più un pamphlet che un vero e proprio libro) in cui --- attraverso una descrizione al vetriolo di un elegante party dato dal grande direttore d'orchestra Leonard Bernstein e sua moglie --- cerca di mostrare le contraddizioni di certi ambienti della ricca e sofisticata élite intellettuale dell'America anni '60.
    Che Tom Wolfe scriva benissimo lo sappiamo, e la scrittura, qui, è all'acido solforico e a tratti divertentissima.
    Alcune idee di fondo risultano ancora attualissime, perché --- come hanno già fatto notare altri --- i personaggi possono cambiare, ma lo scenario si ripete.

    Detto questo, una personalissima notazione: per quanto mi riguarda, Leonard Bernstein fu e rimarrà uno dei più grandi direttori d'orchestra del mondo. Che poi fosse o meno un "radical chic" non mi fa dimenticare nemmeno per mezzo secondo la sua grandissima statura di artista.

    Nel volume c'è anche un altro articolo intitolato "Mau-maumizzare i Parapalle" ma io non l'ho letto (mi interessava il primo) dunque le mie stelline si riferiscono esclusivamente al testo sui Radical Chic.

    ha scritto il 

  • 0

    Radical Chic di Tom Wolfe (Richmond 1931-) titolo originale Radical Chic & Mau-Mauing the Flak Catchers, Castelvecchi editore, nella traduzione a cura di Tiziana Lo Porto

    raccoglie due testi: il racco ...continua

    Radical Chic di Tom Wolfe (Richmond 1931-) titolo originale Radical Chic & Mau-Mauing the Flak Catchers, Castelvecchi editore, nella traduzione a cura di Tiziana Lo Porto

    raccoglie due testi: il racconto lungo Radical Chic che dà il nome al libro uscito in una prima versione nel 1970 creando di sicuro non poco scalpore e l’altro racconto “Mau-Mauizzando i Parapalle” non celebre come il primo ma altrettanto pungente, ed irriverente nei confronti dell’odiata burocrazia.

    Wolfe in questo testo, pietra miliare del New Journalism (neologismo coniato da Wolfe stesso), matura uno stile narrativo nato negli anni ‘60 in cui uno degli obiettivi primari è proprio quello di mostrare gli avvenimenti al lettore come se li vedesse da dietro il mirino di una telecamera.

    Lo scrittore non solo conierà un neologismo, oggi molto in voga, ma descrive perfettamente una classe molto ristretta di intellettuali che in Italia chiameremmo di sinistra.

    Continua a leggere la recensione qui: http://www.rivistaunaspecie.com/2014/12/05/recensione-radical-chic-tom-wolfe/

    ha scritto il 

  • 3

    Libro divertente in cui Tom Wolfe fotografa con ironia un periodo americano ricco di eventi come quello della fine degli anni '60.
    Si tratta del racconto del famoso party avvenuto a Manatthan, in un a ...continua

    Libro divertente in cui Tom Wolfe fotografa con ironia un periodo americano ricco di eventi come quello della fine degli anni '60.
    Si tratta del racconto del famoso party avvenuto a Manatthan, in un attico di 13 stanze, a casa del direttore d'orchestra Bernstein. Il ricevimento fu organizzato per sostenere la causa del gruppo delle Pantere Nere, storica organizzazione rivoluzionaria contro la discriminazione dei neri.
    Più in generale si descrive il tentativo da parte della ricca classe sociale americana di avvicinare tutto ciò che rientrava nella categoria di rivoluzionario radicale.
    Racconto dai risvolti comici volti a smascherare l'ipocrisia di un atteggiamento portato avanti più che altro per mettere a tacere il senso di colpa della coscienza del ricco piuttosto che per una reale utilità pratica.

    ha scritto il 

  • 3

    Chi sono i Radical Chic?

    Il libro non è altro che l’articolo con cui Tom Wolfe coniò la definizione di “Radical Chic”. Una specie di lungo saggio che descrive sarcasticamente questa categoria di persone – anche note in Franci ...continua

    Il libro non è altro che l’articolo con cui Tom Wolfe coniò la definizione di “Radical Chic”. Una specie di lungo saggio che descrive sarcasticamente questa categoria di persone – anche note in Francia col termine di Gauche caviar – raccontando a titolo esemplificativo quello che accade il 14 gennaio 1970 a New York (Manhattan) durante un party organizzato in casa da Leonard Bernstein e sua moglie per raccogliere fondi da destinare al movimento delle Black Panther. (foto)
    Ma chi sono i Radical Chic, come e dove sono nati? Mi permetto di usare una buona definizione trovata in un altra recensione dello stesso libro «curioso fenomeno sociale, sorto alla fine degli anni Sessanta negli Stati Uniti, del corteggiamento da parte dell’élite newyorkese di ogni possibile rivoluzionario radicale, dagli antimilitaristi agli hippy psichedelici».
    Lettura un po’ ostica per quanti non conoscono con precisione la biografia dei tanti personaggi citati da Wolfe nel volume perché presenti all’evento mondano.
    La seconda parte del libro descrive e analizza il fenomeno noto come “Mau-mauizzazione”, ossia quella pratica con cui piccoli gruppi di uomini in rappresentanza di alcune minoranze (neri, latini, ecc.) organizzavano improvvisi incontri sfrontati e violenti (ma solo verbalmente e prossemicamente) con i rappresentanti delle istituzioni locali, o meglio con i loro “Parapalle”, ove con “Parapalle” si deve intendere burocrati di secondaria importanza, mandati a prendere insulti e rimostranze in vece del principale rappresentante dell’istituzione.

    Devo ammetterlo in tutta sincerità: la curiosità per questo articolo m’è scattata dopo aver letto il libro “Aristodem” di Daniela Ranieri, ossia la tagliente analisi sui Radical Chic italiani.

    ha scritto il 

  • 3

    Interessante ma evidentemente non riesco a farmi piacere lo stile di scrittura di Tom Wolfe. E ci avevo già provato.
    Molto interessanti gli speech delle Panthers e la riflessione sulla borghesia intel ...continua

    Interessante ma evidentemente non riesco a farmi piacere lo stile di scrittura di Tom Wolfe. E ci avevo già provato.
    Molto interessanti gli speech delle Panthers e la riflessione sulla borghesia intellettuale ebrea newyorchese.

    ha scritto il 

  • 0

    Lettura istruttiva nell’epoca della politica spettacolo. Racconta, con ironia tagliente, ed in parte disprezzo, a partire dal party organizzato dalla famiglia Bernstein (il grande compositore e dirett ...continua

    Lettura istruttiva nell’epoca della politica spettacolo. Racconta, con ironia tagliente, ed in parte disprezzo, a partire dal party organizzato dalla famiglia Bernstein (il grande compositore e direttore d’orchestra) a New York nel gennaio del 1970 nel proprio appartamento su Park Avenue per raccogliere fondi per le Black Panther, la moda di quegli anni nella high society liberal e progressista, quando non dichiaratamente di sinistra, di organizzare ricevimenti e incontri, di lusso, per sostenere e sposare cause rivoluzionarie o persone socialmente deboli (i raccoglitori d’uva della California p.e.). Accanto alle tartine di roquefort e noci si parla di disperazione nera, di rivolta armata, oppure di diritti dei lavoratori e spesso i fondi raccolti sono meno delle spese sostenute dagli organizzatori. Sullo sfondo una società americana divisa, anche cattiva verso le minoranze, con culture contrapposte e solo lontanamente confrontabili con la dialettica politica europea. Una lezione che può essere anche attuale riferita ai salotti bene della nostra italietta, ai giornali "giusti", alle associazioni culturali impegnate, agli intellettuali con ambizioni personali che provano a sostenere (cosa bella e legittima) cause popolari ma senza nemmeno lontanamente immedesimarsi in ruoli e difficoltà oggettive (es. art. 18).
    Divertentissimo il secondo articolo del libro “la mau-mauzzazione dei parapalle” che descrive le strategie di rivendicazione dei diritti delle minoranze, soprattutto sulla costa orientale, ma anche il loro isolamento in pezzi di società sempre più distanti e identitari.

    ha scritto il 

  • 5

    Altro che inattuale! cambiano i nomi ma la spocchia rimane!

    Ci sono delle giornate in cui ti senti depresso, in cui vorresti che il peso della quotidianità fosse sommerso dalla leggerezza, in cui la crisi, la politica fossero annullati da un ironico sorriso.
    S ...continua

    Ci sono delle giornate in cui ti senti depresso, in cui vorresti che il peso della quotidianità fosse sommerso dalla leggerezza, in cui la crisi, la politica fossero annullati da un ironico sorriso.
    Se siete in quelle giornate potete leggervi i due racconti di Tom Wolfe racchiusi sotto il titolo Radical Chic. Siamo negli anni sessanta, in una strepitosa New York, nel pieno del fermento giovanile, in quello che banalmente chiamiamo '68. Le Black panther compaiono nel panorama americano dopo anni di lotte sui diritti civili, dopo Martin Luther King, dopo Malcom X, dopo Kennedy e prima di Reagan.
    Essere liberal era uno status simbol, appoggiare cause sociali, gruppi rivoluzionari era, ed è, un ottimo modo per lavarsi la coscienza. É così che nascono i radical chic. In un vortice paradossale di discorsi rivoluzionari,
    tartine al caviale e champagne, domestici bianchi e ospiti negri tutta l'ipocrisia del bel mondo occidentale si palesa in un crescendo di incomprensioni e nuovi party dedicati a nuove cause da sostenere.
    Se poi la giornata è ancora lunga ed il libro è breve e avete ancora un po' di depressione dal mondo circostante, leggete il secondo racconto. I Mau Mau, ultimi guerriglieri di un colonialismo morente, diventano paradigmatici del metodo nonviolento. Siamo in California, punta avanzata del '68 americano, piano degli interventi statali per combattere la povertà, l'esclusione sociale, la perdita di lavoro e la ghettizzazione. Siamo un po' come oggi ma con più speranza.
    Qui i veri protagonisti sono i funzionari statali, i parapalle, che devono erogare posti di lavoro, creare leader di comunità nera, essere i mediatori fra comunità dei ghetti e Stato.
    Anche in questo caso l'apparenza inganna e i disperati sono degli abili manipolatori dei pregiudizi che subiscono. Si presentano cattivi e violenti,
    senza mai alzare un dito ovviamente, bastano sguardi, atteggiamenti, vestiti e colore della pelle. La paura del parapalle bianco è assicurata, così come il posto estivo a spese del governo. Il libro finisce con un magistrale colpo di teatro: una masnada di bambini urlanti e un leader vestito da magnaccia...
    Buona lettura.

    ha scritto il