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Radical chic

Il fascino irresistibile dei rivoluzionari da salotto

Di

Editore: Castelvecchi

3.5
(126)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 135 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8876150951 | Isbn-13: 9788876150951 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: T. Lo Porto

Genere: History , Social Science

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Descrizione del libro
Negli anni Sessanta e Settanta diventò estremamente di moda, per gli intellettuali newyorchesi ricchi e affermati, ospitare nei propri salotti ogni possibile rivoluzionario radicale, dalle Pantere Nere agli antimilitaristi agli hippy psichedelici. In questo libro Tom Wolfe mette in ridicolo quegli ambienti (di cui esiste anche una versione italiana), descrivendo una serie di serate mondane all'insegna di "Invita-una-Pantera-Nera-al-Cocktail". Quando il libro apparve per la prima volta nel giugno del 1970 sul "New York Magazine", lo scandalo fu grande: fu una dura e sana presa in giro della Buona Coscienza Progressista, tuttora attuale.
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  • 3

    Chi sono i Radical Chic?

    Il libro non è altro che l’articolo con cui Tom Wolfe coniò la definizione di “Radical Chic”. Una specie di lungo saggio che descrive sarcasticamente questa categoria di persone – anche note in Francia col termine di Gauche caviar – raccontando a titolo esemplificativo quello che accade il 14 gen ...continua

    Il libro non è altro che l’articolo con cui Tom Wolfe coniò la definizione di “Radical Chic”. Una specie di lungo saggio che descrive sarcasticamente questa categoria di persone – anche note in Francia col termine di Gauche caviar – raccontando a titolo esemplificativo quello che accade il 14 gennaio 1970 a New York (Manhattan) durante un party organizzato in casa da Leonard Bernstein e sua moglie per raccogliere fondi da destinare al movimento delle Black Panther. (foto)
    Ma chi sono i Radical Chic, come e dove sono nati? Mi permetto di usare una buona definizione trovata in un altra recensione dello stesso libro «curioso fenomeno sociale, sorto alla fine degli anni Sessanta negli Stati Uniti, del corteggiamento da parte dell’élite newyorkese di ogni possibile rivoluzionario radicale, dagli antimilitaristi agli hippy psichedelici».
    Lettura un po’ ostica per quanti non conoscono con precisione la biografia dei tanti personaggi citati da Wolfe nel volume perché presenti all’evento mondano.
    La seconda parte del libro descrive e analizza il fenomeno noto come “Mau-mauizzazione”, ossia quella pratica con cui piccoli gruppi di uomini in rappresentanza di alcune minoranze (neri, latini, ecc.) organizzavano improvvisi incontri sfrontati e violenti (ma solo verbalmente e prossemicamente) con i rappresentanti delle istituzioni locali, o meglio con i loro “Parapalle”, ove con “Parapalle” si deve intendere burocrati di secondaria importanza, mandati a prendere insulti e rimostranze in vece del principale rappresentante dell’istituzione.

    Devo ammetterlo in tutta sincerità: la curiosità per questo articolo m’è scattata dopo aver letto il libro “Aristodem” di Daniela Ranieri, ossia la tagliente analisi sui Radical Chic italiani.

    ha scritto il 

  • 5

    Altro che inattuale! cambiano i nomi ma la spocchia rimane!

    Ci sono delle giornate in cui ti senti depresso, in cui vorresti che il peso della quotidianità fosse sommerso dalla leggerezza, in cui la crisi, la politica fossero annullati da un ironico sorriso.
    Se siete in quelle giornate potete leggervi i due racconti di Tom Wolfe racchiusi sotto il t ...continua

    Ci sono delle giornate in cui ti senti depresso, in cui vorresti che il peso della quotidianità fosse sommerso dalla leggerezza, in cui la crisi, la politica fossero annullati da un ironico sorriso.
    Se siete in quelle giornate potete leggervi i due racconti di Tom Wolfe racchiusi sotto il titolo Radical Chic. Siamo negli anni sessanta, in una strepitosa New York, nel pieno del fermento giovanile, in quello che banalmente chiamiamo '68. Le Black panther compaiono nel panorama americano dopo anni di lotte sui diritti civili, dopo Martin Luther King, dopo Malcom X, dopo Kennedy e prima di Reagan.
    Essere liberal era uno status simbol, appoggiare cause sociali, gruppi rivoluzionari era, ed è, un ottimo modo per lavarsi la coscienza. É così che nascono i radical chic. In un vortice paradossale di discorsi rivoluzionari,
    tartine al caviale e champagne, domestici bianchi e ospiti negri tutta l'ipocrisia del bel mondo occidentale si palesa in un crescendo di incomprensioni e nuovi party dedicati a nuove cause da sostenere.
    Se poi la giornata è ancora lunga ed il libro è breve e avete ancora un po' di depressione dal mondo circostante, leggete il secondo racconto. I Mau Mau, ultimi guerriglieri di un colonialismo morente, diventano paradigmatici del metodo nonviolento. Siamo in California, punta avanzata del '68 americano, piano degli interventi statali per combattere la povertà, l'esclusione sociale, la perdita di lavoro e la ghettizzazione. Siamo un po' come oggi ma con più speranza.
    Qui i veri protagonisti sono i funzionari statali, i parapalle, che devono erogare posti di lavoro, creare leader di comunità nera, essere i mediatori fra comunità dei ghetti e Stato.
    Anche in questo caso l'apparenza inganna e i disperati sono degli abili manipolatori dei pregiudizi che subiscono. Si presentano cattivi e violenti,
    senza mai alzare un dito ovviamente, bastano sguardi, atteggiamenti, vestiti e colore della pelle. La paura del parapalle bianco è assicurata, così come il posto estivo a spese del governo. Il libro finisce con un magistrale colpo di teatro: una masnada di bambini urlanti e un leader vestito da magnaccia...
    Buona lettura.

    ha scritto il 

  • 3

    Probabilmente epocale, ma superato

    Concordo con gli altri giudizi: all'epoca probabilmente questo pamphlet dovette essere epocale, ma oggi risente decisamente del tempo. Il radical chic non è morto, ma ha assunto forme diverse da quelle di quarant'anni fa, ragion per la quale è difficile appassionarsi a questo libro a meno che, pe ...continua

    Concordo con gli altri giudizi: all'epoca probabilmente questo pamphlet dovette essere epocale, ma oggi risente decisamente del tempo. Il radical chic non è morto, ma ha assunto forme diverse da quelle di quarant'anni fa, ragion per la quale è difficile appassionarsi a questo libro a meno che, per altre ragioni, non si conoscano bene i personaggi coinvolti.

    ha scritto il 

  • 4

    Due brevi, molto riusciti e classici pezzi di Wolfe. Nel primo - Radical chic - si narra di un party nel lussuoso appartamento dei Bernstein, a New York, sul finire degli anni Sessanta, un party più surreale di quello di Sellers; invitate le più sofisticate e progressiste élite liberal e i leader ...continua

    Due brevi, molto riusciti e classici pezzi di Wolfe. Nel primo - Radical chic - si narra di un party nel lussuoso appartamento dei Bernstein, a New York, sul finire degli anni Sessanta, un party più surreale di quello di Sellers; invitate le più sofisticate e progressiste élite liberal e i leader delle Black Panther. Wolfe si diverte a notare come le élite emergenti abbiano ogni volta bisogno di crearsi molteplici strati di falsa coscienza e contorti sistemi di legittimazione. L'esito del party sarà comunque del tutto imprevisto, per quanto il grottesco e inascoltato sogno rivelatore di Lenny Bernstein con cui il pezzo di Wolfe si apre l'avesse anticipato. Nel secondo articolo - Mau-Mauing the Flak Catchers, Mau-maumizzare i Parapalle - che forse è persino più acuto del primo ed è ambientato negli stessi anni, Wolfe descrive le politiche assistenziali promosse dalla burocrazia federale a favore delle minoranze e l'effetto perverso che questi programmi provocavano, la mau-mauizzazione: «Andare in centro a mau-mauizzare i burocrati cominciò a diventare un'abitudine a San Francisco. Era il programma povertà a spingerti ad andare in giro a mau-mauizzare. Era inevitabile. I burocrati del Comune e dell'Ufficio Opportunità Economiche parlavano tutto il tempo di "ghetti", ma di quello che stava succedendo nella Western Addition, a Hunters Point, a Potrero Hill, a Mission, a Chinatown o a sud di Market Street non ne sapevano più di quanto ne sapessero di Zanzibar. Non sapevano dove guardare. Non sapevano nemmeno a chi chiedere. E così, che potevano fare? Beh... usufruivano del Servizio Etnico a Domicilio…».

    ha scritto il 

  • 4

    Letto molti anni fa, mi fu d'aiuto per avere un'idea di un fenomeno "storico" ma ancora molto attuale, nelle menti e negli atteggiamenti delle persone. Specie quelle che amano discutere nei propri salotti.

    ha scritto il 

  • 2

    Gauche caviar

    Mah...credevo meglio. I tanti riferimenti a un'attualità americana degli anni 70 preclude da gran parte del divertimento chi a quel tempo non era sul posto, o - nel mio caso - non era ancora in nessun posto. Peccato

    ha scritto il 

  • 3

    mah.
    dopo aver letto qualche articolo dell'epoca del new york di clay felker, mi aspettavo qualcosa in più. qua e là prende ritmo, ma in generale un po' fiacco per essere opera di wolfe

    ha scritto il 

  • 3

    non sapevo bene se dargli due o tre stelle, ma mi sa che sono più vicina alle due.
    un libretto notevolmente veritiero, intelligente e spassoso: è solo che mal si adatta alla forma libro e magari avrei preferito, chessò, leggerlo a puntate su di una rivista. o una cosa così.

    ha scritto il