Ragazzi di vita

Di

Editore: Garzanti

4.0
(3240)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 256 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Tedesco

Isbn-10: A000011940 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Prefazione: Alberto Moravia

Disponibile anche come: CD audio , Altri , Copertina rigida , Tascabile economico , Cofanetto , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Scienze Sociali , Adolescenti

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Descrizione del libro
Il romanzo che con scandalo e forza di denuncia rivelò la realtà "diversa" del sottoproletariato romano.
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  • 4

    Un affresco potente del degrado romano negli anni post-bellici

    Protagonisti del romanzo sono il Riccetto e i suoi amici, cresciuti nelle borgate e abituati a vivere di sotterfugi per cercare di tirare avanti, senza una famiglia alle spalle o qualsivoglia punto di ...continua

    Protagonisti del romanzo sono il Riccetto e i suoi amici, cresciuti nelle borgate e abituati a vivere di sotterfugi per cercare di tirare avanti, senza una famiglia alle spalle o qualsivoglia punto di riferimento.
    Pasolini ne segue la crescita ed è commosso dalla vitalità di queste creature, che ispezionano il mondo cercando di tirarne fuori il meglio. Al tempo stesso, però, ne osserva il loro programmatico destino, che li porta ad asservirsi a un modello di sviluppo che li esclude dal suo orizzonte.
    L’assunzione del “parlato” dei personaggi come lingua aiuta a rendere ancora più realistiche le loro avventure, ma a volte il dialetto risulta un po' ostico per il lettore che fa fatica a seguire certi dialoghi e certe situazioni, soprattutto quando non è in scena il Riccetto e l'attenzione cala.
    Un libro da leggere assolutamente, ma non certo sotto l'ombrellone.

    ha scritto il 

  • 4

    Una realtà scabrosa, fatta di vite spezzate e di miseria che diventa quotidianità e ragion d'essere. Il linguaggio gergale immerge il lettore nei sobborghi romani, rendendolo partecipe delle avventure ...continua

    Una realtà scabrosa, fatta di vite spezzate e di miseria che diventa quotidianità e ragion d'essere. Il linguaggio gergale immerge il lettore nei sobborghi romani, rendendolo partecipe delle avventure del Riccetto e dei suoi compagni. La descrizione delle scene è quanto mai concreta, rende gli odori reali, al punto che sembra di sentirli nelle narici: quello del fumo o della polvere e della terra che non si staccano dai vestiti.
    Un romanzo che riporta alla mente i versi che De Andrè scrisse nel ricordo della morte di Pasolini :"storia diversa, per gente normale. Storia comune, per gente speciale". È la realtà scabrosa del dopo guerra, quando per rialzarsi è stato inevitabile partire dal punto più basso.

    Consiglio l'ascolto della lettura del romanzo fatta da Massimo Popolizio, disponibile sul sito del programma Rai " Ad alta voce".

    ha scritto il 

  • 0

    "Riccetto e dintorni"

    "Il tentativo di dar voce diretta, non mediata dall’autore, a una classe sociale geneticamente esclusa dalla letteratura, ha dato origine a una scrittura sperimentale"(*)
    Pasolini registra il linguagg ...continua

    "Il tentativo di dar voce diretta, non mediata dall’autore, a una classe sociale geneticamente esclusa dalla letteratura, ha dato origine a una scrittura sperimentale"(*)
    Pasolini registra il linguaggio del borgataro e facendo un lavoro di cesello lo rende letteratura. La lingua, i modi di dire idiomatici, l'assenza di contenuti, la povertà della comunicazione che si fa sostanza di un modo di vivere.

    "L’assunzione del «parlato» dei personaggi come lingua è dichiaratamente un uso verghiano del dialetto, adozione dell’indiretto libero che porta il narratore a regredire nei personaggi e a imitarne il modo di parlare. Pasolini usa quella lingua «regredita» per raccontare le disavventure del Riccetto e dei suoi amici, e così si impedisce una posizione super partes , psicologica e morale."
    Quasi una rappresentazione in presa diretta. Assolutamente cinematografico.

    "Il Riccetto è un protagonista-pretesto, una figura di servizio per la descrizione delle borgate e del sottoproletariato romano."(*)
    L'evoluzione del Riccetto, un borgataro per tutti.
    Prima ripresa scenica: Riccetto si lancia senza indugio per aiutare una rondinella che sta per affogare.
    Ripresa finale: Riccetto indurito che non fa nulla per salvare un ragazzino che annega.
    Sintesi dell'evoluzione di una vita di espedienti, vita da sbandato senza guida o educazione, ragazzino lasciato crescere allo stato brado in un mondo dove l'imperativo è arrangiarsi, sopravvivere, fregare il prossimo.

    "Con il senno di poi si può dire che a far scandalo non fu tanto il lessico forte del libro, ma l’idea stessa di rendere protagonista, con il suo dialetto e la sua cultura, il popolo delle borgate. La dignità letteraria che veniva conferita alla parte più bassa e disonorevole della nostra società offendeva i benpensanti e l’idea che essi avevano della letteratura."(*)
    E questo è l'indubbio valore del libro.

    Ho apprezzato l'idea. La scelta linguistica. La volontà di rendere senza alcuna retorica la vita del ragazzino di strada.
    Ma la lettura è abbastanza complessa e, nonostante riesca a cogliere la bellezza e l'originalità del prodotto finale, non ne sono rimasta affascinata.
    Dubito leggerò altro di Pasolini.

    (*)Dalla prefazione di Vincenzo Cerami - Garzanti editore

    ha scritto il 

  • 5

    Pasolì, sei grande!!

    C'è tutta la poesia (pur nella "monnezza") di Roma in questo libro di Pasolini che fruga nei sobborghi e quartieri della città infestati da una povertà degradante dei suoi abitanti, con la loro strafo ...continua

    C'è tutta la poesia (pur nella "monnezza") di Roma in questo libro di Pasolini che fruga nei sobborghi e quartieri della città infestati da una povertà degradante dei suoi abitanti, con la loro strafottenza, arroganza e furbizia, fin da piccoli, che sono le armi per affrontare il quotidiano. E d'altronde tutto è necessario per procurarsi qualcosa da mettere nello stomaco e soddisfare qualche vizietto...
    Ma che bella (e lunga!) questa passeggiata tra le vie di Roma! Quelle attraversate sono tante: da quelle che toccano il centro a quelle più periferiche, meno conosciute ma non meno belle. Ed è menzionata anche la zona dove sono nata e che a volte vado a rivedere perchè oggi vivo altrove. Mi è sembrato di essere lì e risentirne gli odori e la..."caciara".
    Pasolini ha reso meravigliosamente bene il tutto, perchè nonostante il tempo sia passato, quella miseria esiste ancora e oggi anzi è forse aggravata dalla droga...
    Bellissime le descrizioni dei paesaggi e indimenticabili 'sti ragazzini "zozzi" e senza scrupoli, con tutto il loro dialetto fortemente romanesco e sboccato che aggiunge, semmai ce ne fosse stato bisogno, bellezza e grandezza a questo capolavoro.

    ha scritto il 

  • 4

    I “ragazzi di vita” pasoliniani sono tutti figli del sottoproletariato, furbi e ingenui al tempo stesso. Si arrangiano per sopravvivere, sempre alla ricerca di denaro, senza nessuna regola o controllo ...continua

    I “ragazzi di vita” pasoliniani sono tutti figli del sottoproletariato, furbi e ingenui al tempo stesso. Si arrangiano per sopravvivere, sempre alla ricerca di denaro, senza nessuna regola o controllo da parte degli adulti della famiglia. Sono “ragazzi che la guerra fascista ha fatto crescere come selvaggi, analfabeti e delinquenti”. Il romanzo racconta in modo scarno le vicende della vita del Riccetto, di Marcello, di Agnolo, Rocco, Alvaro, Zambuia, Caciotta, Bengalone, Amerigo, Lenzetta, Genesio e degli altri personaggi che si alternano in un susseguirsi di episodi che crudamente raccontano una vita istintiva, che oscilla fra furti effettuati o subiti, imbrogli, angherie, violenze, le prime esperienze sessuali, la prostituzione e il carcere. Rispetto a “Una vita violenta”, questo romanzo è corale e cronachistico, ed è privo della valenza “pedagogica” del romanzo di formazione come potrebbe definirsi l’altro. In “Ragazzi di vita” ciascun capitolo è un racconto a sé stante, in cui le vicende dei protagonisti vengono descritte con un realismo quasi ossessivo, privo di qualsiasi giudizio morale e di possibilità di redenzione o riscatto, ed il dialetto romanesco, presente non solo nei dialoghi ma anche con singole parole nella narrazione, costituisce l’unico mezzo per riuscire a penetrare nella realtà quasi primordiale ai margini della società, in luoghi ai margini della periferia romana.

    ha scritto il 

  • 2

    "A Pietralata, per educazione, non c’era nessuno che provasse pietà per i vivi, figurarsi cosa c... provavano per i morti."

    This is so a not-my-cup-of-tea situation, I am seriously wondering whether that phrase was invented solely to fit the eventuality of me reading this book. Probably, it was.
    My main problem with Ragazz ...continua

    This is so a not-my-cup-of-tea situation, I am seriously wondering whether that phrase was invented solely to fit the eventuality of me reading this book. Probably, it was.
    My main problem with Ragazzi di vita was that I wasn't capable, for the life of me, to tune in on the writing. Call it shallowness, if you will, but form, to me, is pivotal. With this, I'm not saying that the book is badly written; I'm saying it was not written for me. I am, to make it clear, fond (madly so) about 19th-century literature: fluid and full and armonious where Pasolini is fragmented and messy and matter-of-fact. It was the perfect, probably the only, way to write this story, but I found it insufferable.
    So, yes. Not my cup of tea.

    ha scritto il 

  • 0

    Ottima l'interpretazione di Gifuni, questo è un audiolibro. Il libro è di una attualità sorprendente, quello che facevano gli italiani indigenti negli anni della guerra e del dopoguerra ora lo fanno g ...continua

    Ottima l'interpretazione di Gifuni, questo è un audiolibro. Il libro è di una attualità sorprendente, quello che facevano gli italiani indigenti negli anni della guerra e del dopoguerra ora lo fanno gli zingari e gli extracomunitari, mancano solo i tedeschi e gli americani. Ma anche se non in presenza quelli si fanno sentire lo stesso con la loro influenza nefasta.

    ha scritto il 

  • 5

    La scrittura in romanesco rende questo libro pieno di stop e ripartite: è un tratto stilistico che per lo stesso autore ha rappresentato un lavoraccio (far scrivere la storia all'io narrante con la st ...continua

    La scrittura in romanesco rende questo libro pieno di stop e ripartite: è un tratto stilistico che per lo stesso autore ha rappresentato un lavoraccio (far scrivere la storia all'io narrante con la stessa lingua dei personaggi). Ci sono alcuni slittamenti di piani: talvolta non si capisce bene se il narratore è uno dei ragazzi di vita o un osservatore esterno, i commenti che inserisce sono ambigui, a volte disallineati dal piano grezzo dei ragazzi perché troppo poetici. Il testo è davvero troppo denso, Pasolini va poco a capo, quasi mai nei dialoghi, dopo un po' il linguaggio dialettale diventa claustrofobico. La forma e il lessico rivelano un grande lavoro di ricerca, una caratura stilistica, una scelta di poetica importante: ma il risultato è che la lettura è piena di ostacoli, di parole incomprensibili, di fermate inutili. Pasolini non voleva ricalcare la scrittura borghese-intimista ma, ahimè, ha scritto una storia che non avvicina, che scorre poco.
    La trama invece è rivoluzionaria: qui sta secondo me la genialità dello scrittore (tanto che fu processato a Milano per questo libro scandaloso): questa storia è più cruda di Verga, perché l'uomo è rivelato nel suo squallore al 100%, anche sessuale (prostitute, baldracche, parolacce, bestemmie, povertà da bestie: simbolica la scena del bagno dei ragazzini nel fiume schifoso, inquinato...). Il libro racconta uno spaccato di società che nessuno prima aveva mai osato sfiorare, e che forse nessuno ancora sfiora dopo di lui, i ragazzi che vivono di espedienti, anche sessuali (prostituendosi per due spicci), il degrado suburbano che oggi è esploso nelle borgate romane. Finendolo ho avuto l'impressione di aver letto un libro faticosamente meraviglioso.

    ha scritto il 

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