Ragazzi di vita

Di

Editore: CDE su licenza Einaudi

4.0
(3098)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 347 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Tedesco

Isbn-10: A000073158 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: CD audio , Paperback , Altri , Tascabile economico , Cofanetto , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Scienze Sociali , Adolescenti

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Descrizione del libro
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  • 3

    Ragazzi di vita è un romanzo di Pier Paolo Pasolini pubblicato la prima volta nel 1955 da Garzanti.
    Sintesi: «Il romanzo è composto di otto capitoli attraverso i quali non emerge una vicenda né la sto ...continua

    Ragazzi di vita è un romanzo di Pier Paolo Pasolini pubblicato la prima volta nel 1955 da Garzanti.
    Sintesi: «Il romanzo è composto di otto capitoli attraverso i quali non emerge una vicenda né la storia di un solo personaggio, ma la rappresentazione della vita del sottoproletariato delle borgate romane. Essi raccontano la vita di un gruppo di pischelli di Pietralata, quartiere dell’infernale periferia romana degli anni ’50. Il Riccetto, Marcello, Alduccio, il Caciotta, il Lenzetta, Genesio, il Begalone, il Pistoletta sono i “ragazzi di vita”. Il Riccetto (nella prima parte del romanzo è la figura principale) abita con la famiglia in una scuola divenuta centro di raccolta per sfollati. Vive come molti suoi coetanei di espedienti, aggirandosi nei bassifondi della città popolati di ladri, truffatori e prostitute. La sua formazione avviene attraverso furti di vario genere, il gioco d’azzardo e l’incontro con la prostituta Nadia. Riesce sempre a cavarsela tranne una volta in cui accusato di un furto non commesso viene condannato a tre anni di galera. Il Riccetto è capace però anche di slanci di generosità, come quando si tuffa nelle acque del Tevere col rischio di annegare per salvare una rondine. Nell’avviarsi alla maturità il Riccetto sceglie il lavoro e si integra nella società consumistica. Gli altri ragazzi di vita, che nella seconda parte del romanzo acquistano maggiore risalto, sono destinati al carcere, alla prostituzione e alla morte precoce. Alduccio è alle prese con una famiglia disgraziata: padre alcolizzato, madre epilettica, sorella incinta con manie suicide. Marcello muore sotto le macerie di un edificio, Amerigo si uccide, il Begalone è gravemente ammalato. Il Piattoletta muore bruciato al palo della tortura durante un gioco feroce; Genesio, il più taciturno, annega nelle acque dell’Aniene. Il Riccetto assiste alla tragedia, ma non interviene perché ora che ha un lavoro vuole evitare guai».
    Sicuramente un libro che non lascia indifferenti, o ci entri subito in confidenza o lo detesti (e di certo le espressioni gergali romane non aiutano la lettura!), che racconta la storia vissuta da questi ragazzotti senza una meta, sbandati, tra vizi, alcol, e gioco d’azzardo. Il libro ha il pregio di trasmettere estrema verità nei fatti che narra, si sente proprio tra le pagine il marciume di questa società, e il lettore legge, ascolta, riflette, e pensa che tanto di tutto ciò oggi – forse – non è cambiato, solo poco si vede, e poco si sente (o forse più spesso – molti – fanno finta di non vedere/sentire).

    ha scritto il 

  • 4

    Voi nasconnete ’a polvere sotto ar tappeto? E io vo ’o sollevo!

    Raccontando le vicende di alcuni ragazzi delle borgate romane del dopoguerra, con Riccetto come protagonista/trait d’union, Pasolini ci offre un’opera di straordinaria potenza narrativa oltre che un - ...continua

    Raccontando le vicende di alcuni ragazzi delle borgate romane del dopoguerra, con Riccetto come protagonista/trait d’union, Pasolini ci offre un’opera di straordinaria potenza narrativa oltre che un - come chiamarlo? - reperto, resoconto, testimonianza di un luogo e di un periodo storico allo stesso tempo prossimo e lontanissimo. La miseria nella quale quei ragazzini razzolavano alla disperata ricerca di un barlume di gioia - promessa di un futuro migliore -, quel loro modo di azzannare la vita masticando a bocca aperta e fregandosene beatamente di imbrattarsi il muso impolverato e le camice sbrindellate; oltre che il loro modo incolto di parlare, furono le ragioni per le quali il libro fu messo sotto processo dal tribunale di Milano e aspramente criticato da tutto l’arco parlamentare (quando ancora questa espressione aveva un senso … oggi dovremmo parlare di retta parlamentare). Pur non avendo contatti diretti con quel luogo e quel periodo, nel corso della lettura ho sempre avuto l’impressione che ogni pagina di “Ragazzi di vita” trasudasse realismo, verità; e si sa, la verità fa male. Certo che fece male alla società benpensante del ’55, certo che fa male anche oggi, sessant’anni dopo, quando Pasolini viene tirato per la giacca ogni volta che una protesta finisce con qualche poliziotto contuso (che poi, io ancora non capito come cazzo sia possibile che i celerini con caschi, scudi e protezioni varie, si facciano male manganellando studenti, lavoratori, pensionati o financo fancazzisti a capo scoperto) ma viene ancora guardato in un certo modo un po’ obliquo perché, pare, gli piacessero i ragazzi. Più citato dalla destra reazionaria che dalla sinistra (… momento di silenzio … no, però, a pensarci bene non mi pare che Papa Francesco lo abbia mai citato, in effetti…), Pasolini è un autore da riscoprire in quanto scrittore e illuminato conoscitore del suo tempo e della società che ipocritamente gli si muoveva attorno; “Ragazzi di vita”, con il suo romanesco poeticamente sguaiato e violentemente tenero, è un romanzo che tutti dovremmo leggere per capire dove siamo passati per arrivare fino a qua… nel bene e nel male.

    Io so che “Ragazzi di vita” è un libro che mi è piaciuto molto, ne conosco le ragioni più nascoste, ma non posseggo le parole adatte per rendervele comprensibili, quindi, se non lo avete ancora fatto, leggetelo.

    ha scritto il 

  • 4

    Il riccetto e i suoi amici

    Una scorribanda senza respiro, un quadro violento, grottesco e tragico spezzettato dai salti temporali dei capitoli e reso coeso dal tour de force nella lingua dialettale. Personaggi caratterizzati su ...continua

    Una scorribanda senza respiro, un quadro violento, grottesco e tragico spezzettato dai salti temporali dei capitoli e reso coeso dal tour de force nella lingua dialettale. Personaggi caratterizzati sulla superficie, sui corpi e nella camminata, e non per questo meno memorabili. Pasolini riesce perfettamente a descrivere la miseria e l'eroismo negativo dei suoi personaggi.

    ha scritto il 

  • 2

    Deludente, a malincuore

    Avevo riposto molte speranze in questo romanzo che desideravo leggere da un po', quindi mi dispiace dirlo, ma ha deluso pienamente le mie aspettative. Il punto di forza dell'opera è sicuramente il con ...continua

    Avevo riposto molte speranze in questo romanzo che desideravo leggere da un po', quindi mi dispiace dirlo, ma ha deluso pienamente le mie aspettative. Il punto di forza dell'opera è sicuramente il contesto, ovvero il sottoproletariato romano del secondo dopoguerra, nel quale si dipanano le vicende dei vari protagonisti, peraltro tutte uguali, ripetitive ed è anche difficile ricordare i vari nomi, cosa che di mio non tollero quando leggo un libro. Inoltre mi aspettavo forse un linguaggio un po' più "immediato" e con digressioni più brevi e "mirate".
    In conclusione salvo solo l'idea ed il contesto.

    ha scritto il 

  • 4

    4 +

    Una voce che abbraccia, trascina, riempie, rigira, inebria per una cronaca sospesa della provvisorietà, della fatiscenza, della perdita delle radici culturali.
    Tra lepida farsa, avventura e sordida tr ...continua

    Una voce che abbraccia, trascina, riempie, rigira, inebria per una cronaca sospesa della provvisorietà, della fatiscenza, della perdita delle radici culturali.
    Tra lepida farsa, avventura e sordida tragedia, una testimonianza dell'eterno concorrere tra istinto barbaro e dignità.

    ha scritto il 

  • 4

    ... Mmhh... sto impiegando mesi a terminare quest'audiolibro!
    Ma come si fa a smettere d'ascoltare Gifuni? A liquidarlo in quattro e quattr'otto mentre anima questo "pasolini", regalandogli mille voci ...continua

    ... Mmhh... sto impiegando mesi a terminare quest'audiolibro!
    Ma come si fa a smettere d'ascoltare Gifuni? A liquidarlo in quattro e quattr'otto mentre anima questo "pasolini", regalandogli mille voci, mille vite.
    Lo avete mai visto a teatro? Gifuni, intendo! Non perdete il suo "Eros e Priapo"... se avete occasione.

    ha scritto il 

  • 4

    Una scrittura che riesce ad essere insieme poetica e spietata,dove fiorita e dove asciutta, aulica e scabra. Incredibile poi la padronanza e scorrevolezza del dialetto, soprattutto da parte di un fri ...continua

    Una scrittura che riesce ad essere insieme poetica e spietata,dove fiorita e dove asciutta, aulica e scabra. Incredibile poi la padronanza e scorrevolezza del dialetto, soprattutto da parte di un friulano!Al di là dei ragazzi, protagonista è Roma, desolata e verminosa, tormentata da implacabili estati, piagata dalla guerra e dalla ricostruzione selvaggia e infestata da una popolazione composita, senza storia e senza cultura e proprio per questa eterna. La gioventù perduta che ieri si ritrovava nelle borgate della Capitale, oggi si ritrova nelle Vele di Scampia o allargando lo sguardo nelle immense periferie di Rio o Mumbai, lì dove fianco a fianco stridono lusso e necessità e si va avanti giorno dopo giorno per espedienti, esercitandosi a spegnere la propria capacità di sognare , manifestare sentimenti, provare pietà.Un romanzo attualissimo, che potrebbe benissimo essere un docufilm girato per le strade di alcune nostre periferie. Niente donne di spessore, il mondo femminile è fatto solo di figurette marginali, serve e vittime di un mondo fatto di sopraffazione, che premia i più forti e i più astuti, ed anche loro non per sempre, perchè la fortuna gira...Bambini, animali, vecchi, fanno buona compagnia alle femmine in questo limbo di sofferenza e insofferenza. Eppure i "ragazzi di vita", questi giovinetti disposti a tutto per qualche "piotta ", orfani non di genitori ma di un qualsivoglia modello , riescono a cogliere sprazzi di coscienza nell'ottenebramento in cui vivono, magari di fronte alla tenerezza di un cucciolo , all'ingenuità di un bambino, alla bellezza di un paesaggio...sprazzi di umanità da ricacciare indietro appena possibile, debolezze pericolose di cui vergognarsi , per rivestire subito una maschera strafottente e crudele .

    ha scritto il 

  • 4

    Breve e coinvolgente, il romanesco di solito mi innervosisce, ma questo non poteva essere scritto diversamente. Le descrizioni sono efficaci: non c'è né una parola di più né una parola di meno di quel ...continua

    Breve e coinvolgente, il romanesco di solito mi innervosisce, ma questo non poteva essere scritto diversamente. Le descrizioni sono efficaci: non c'è né una parola di più né una parola di meno di quelle che servono. Mi avrebbe fatto piacere sapere come andavano a finire le storie dei vari personaggi, ma forse avrebbe fatto troppo telenovela ...
    Infine - anche a distanza di anni - e con il mondo e Roma radicalmente diversi all'esterno - l'ho trovato di una attualità sconcertante.

    ha scritto il 

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