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Ragazzi di vita

Di

Editore: Archimede

4.0
(2934)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 270 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Francese , Tedesco

Isbn-10: 8879520512 | Isbn-13: 9788879520515 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rigida , Tascabile economico , Cofanetto

Genere: Fiction & Literature , History , Social Science

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Descrizione del libro
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  • 5

    Uno dei capolavori letterari di Pasolini.Una Roma fatta di periferie fetide,maleodoranti,dove vige solo la legge della sopravvivenza,dove i protagonisti si vendono per sfuggire alla miseria.E' una terra senza sogni nè speranze,una Roma che è esistita davvero e che oggi esiste solo in misura molto ...continua

    Uno dei capolavori letterari di Pasolini.Una Roma fatta di periferie fetide,maleodoranti,dove vige solo la legge della sopravvivenza,dove i protagonisti si vendono per sfuggire alla miseria.E' una terra senza sogni nè speranze,una Roma che è esistita davvero e che oggi esiste solo in misura molto limitata.Ma quella fauna umana la si può incontrare anche ai giorni nostri,magari non saranno più i ragazzi di borgata romana ma saranno immigrati senegalesi o giovani filippini ma la sostanza non cambia,l'emarginazione non ha terre nè lingue nè confini.

    ha scritto il 

  • 2

    Ragazzi di vita: una serie di episodi di miseria e delinquenza giovanile vengono messi in fila pour epater le bourgeois e poco altro.


    Senz'altro la prosa ci cala con efficacia nel degrado delle borgate romane ma per il resto tutto tende al basso, allo squallido.


    Chi ha il gusto dell ...continua

    Ragazzi di vita: una serie di episodi di miseria e delinquenza giovanile vengono messi in fila pour epater le bourgeois e poco altro.

    Senz'altro la prosa ci cala con efficacia nel degrado delle borgate romane ma per il resto tutto tende al basso, allo squallido.

    Chi ha il gusto dello squallore fine a se stesso potrà apprezzare, io non ci riesco benché il libro inizialmente mi piacesse.

    ha scritto il 

  • 5

    Ma lui non riusciva ad attraversare quella striscia che filava tutta piena di schiume, di segatura e d'olio bruciato, come una corrente dentro la corrente gialla del fiume. Ci restava nel mezzo, e anziché accostarsi alla riva, veniva trascinato sempre in giù verso il ponte.
    Il precariato, predato ...continua

    Ma lui non riusciva ad attraversare quella striscia che filava tutta piena di schiume, di segatura e d'olio bruciato, come una corrente dentro la corrente gialla del fiume. Ci restava nel mezzo, e anziché accostarsi alla riva, veniva trascinato sempre in giù verso il ponte. Il precariato, predatore sia fisico che concettuale, esisteva già nel 1955 e Pier Paolo Pasolini ce ne fa prendere atto descrivendo le avventure dei suoi "Ragazzi di vita". Il Riccetto, Agnolo, Marcello e i numerosi altri protagonisti del celebre romanzo sono tutti precari e non solo dal punto di vista lavorativo: il precariato affettivo è insidioso almeno quanto il suo gemello più conosciuto. Esprimere pareri o giudizi su "Ragazzi di vita" o sulla scrittura di Pier Paolo Pasolini è un’impresa non solo fuori portata per chiunque, ma anche inutile e pericolosa, per questo motivo mi limiterò a condividere gli spunti di riflessione e le emozioni che mi ha suscitato la sua lettura. Roma è irriconoscibile, lontana: le sue borgate del dopoguerra sono enormi distese di prati spelacchiati, terra e fango, disseminate di baraccopoli lungo il corso dei fiumi Tevere ed Aniene. Intere famiglie sono costrette a vivere all’interno di un’unica stanza o in alloggi improvvisati e i soldi per sfamarsi non bastano mai, nemmeno se si riesce a lavorare in bottega, al mercato o al servizio di qualcuno. Padri perennemente ubriachi e madri urlanti spesso spingono i figli, ancora adolescenti, a dormire fuori casa in cerca di fortuna o, più spesso, di sfortuna. I ragazzi di vita per sopravvivere sono costretti ad atteggiarsi a bulli, a rubare, a prostituirsi e tutti i pochi spiccioli di cui entrano in possesso vengono immediatamente spesi in sigarette, prostitute, gioco d’azzardo: non riescono a dare alcuna possibilità al futuro. Gli unici momenti di svago sono quelli trascorsi sulle rive dei fiumi romani a giocare, cantare, fare il bagno nell’acqua sporca, ma anche l’Aniene è un bullo che reclama la sua parte e se la prende, freddo ed implacabile come i peggiori delinquenti, a spese del piccolo Genesio in una delle pagine più toccanti del romanzo.

    ha scritto il 

  • 2

    Al di là del valore contenutistico (prima vera descrizione delle terribili condizioni della Roma borgatara di allora), l'opera tanto osannata di Pasolini mi ha deluso tantissimo, soprattutto per il modo quasi saggistico in cui viene approcciata la narrazione, che toglie ritmo all'intreccio, di fa ...continua

    Al di là del valore contenutistico (prima vera descrizione delle terribili condizioni della Roma borgatara di allora), l'opera tanto osannata di Pasolini mi ha deluso tantissimo, soprattutto per il modo quasi saggistico in cui viene approcciata la narrazione, che toglie ritmo all'intreccio, di fatto ridotto a meri episodi, e altera in qualche modo anche lo stile. Non posso dire che la lettura mi abbia entusiasmato.

    ha scritto il 

  • 4

    il poeta nella borgata

    Colpisce ogni volta la lucidità disarmante, quasi spietata con cui il grande poeta sa guardare il sublime e il tragico del sottoproletariato romano. Il suburbio è descritto come un luogo senza speranze, dove anche la morte perde ogni gloria epica o ogni dramma esacerbante diventando solo un accid ...continua

    Colpisce ogni volta la lucidità disarmante, quasi spietata con cui il grande poeta sa guardare il sublime e il tragico del sottoproletariato romano. Il suburbio è descritto come un luogo senza speranze, dove anche la morte perde ogni gloria epica o ogni dramma esacerbante diventando solo un accidente della giornata che sia per un crollo o per un affogamento. La famiglia è uno spazio devastato e devastante, gli spazi sociali sono inquinati, l'unica libertà rimane la fuga, lo smarrimento di questi ragazzi che non possono che restare negli unici spazi conosciuti e tornano continuamente nei luoghi delle proprie tragedie. L'elemento più nascosto di questo libro è però la struttura, estremamente complessa - il libro è composto da capitoli che possono sembrare passaggi di una evoluzione narrativa (la vita del Riccetto) ma che costituiscono entità molto autonome, quasi racconti a sé stanti dedicati a personaggi ed eventi ben precisi - in effetti il Riccetto più che che protagonista può essere visto come massimo comun denominatore di questo che è in effetti un affresco della borgata romana del dopoguerra, più che un racconto unitario di un solo personaggio. Il romanesco, dialetto ostico e anti-poetico, è la giusta lingua per una atmosfera che è oltre la disperazione, perché non c'è mai stata neanche l'idea di una speranza. E anche in questo la cura di PPP è assoluta con una precisione filologica e culturale incredibile, ben aiutato dal compagno Sergio Citti, citato al termine del libro.

    ha scritto il 

  • 4

    Impossibile

    Impossibile commentare alcuni autori. Da leggere, da studiare, da riflettere. A me ha lasciato un sorriso dolce-amaro, chissà cosa penserebbe il maestro oggi osservato questa borgata ancora uguale a 60 anni fa, ancora con le stesse dinamiche.

    ha scritto il 

  • 4

    Sembra di essere finiti su Marte, un mondo diverso da quello che viviamo, ma solo per le abitudini, le parlate ed gli intrecci umani ed urbani. La vita sociale è semplice, forse anche povera. Roma sembra essere finita sul pianeta Rosso, i suoi abitanti, i Romarziani usano un gergo che si perde ne ...continua

    Sembra di essere finiti su Marte, un mondo diverso da quello che viviamo, ma solo per le abitudini, le parlate ed gli intrecci umani ed urbani. La vita sociale è semplice, forse anche povera. Roma sembra essere finita sul pianeta Rosso, i suoi abitanti, i Romarziani usano un gergo che si perde nella notte dei tempi, anche qui a Roma. Cosa fa un ragazzo povero e nullatenente? Nulla, ruba o bighellona per la città. I Fiumi di Roma sono vivi, non sono ancora il risultato di anni di profondo inquinamento. Pasolini descrive la città senza fare troppi complimenti, tutto è sporco, bruciato o decadente. Non c'è nessuna espressione positivista, tutto è fortemente caduco e negativo, semplicemente e teneramente negativo. Gli slippi! La pimpinara. Cerioca..... Incredibile Pasolini, grande Pasolini!

    ha scritto il 

  • 3

    Romanzo, romanzo a episodi, raccolta di racconti: le definizioni si sprecano, ma la sua natura rimane sempre quella, caotica eppure fluida insiemistica di degrado sociale e giovanile tra le borgate romane. Nell'intenzione dell'autore, un autentico esperimento stilistico, anzi linguistico, ma sare ...continua

    Romanzo, romanzo a episodi, raccolta di racconti: le definizioni si sprecano, ma la sua natura rimane sempre quella, caotica eppure fluida insiemistica di degrado sociale e giovanile tra le borgate romane. Nell'intenzione dell'autore, un autentico esperimento stilistico, anzi linguistico, ma sarebbe forse più opportuno dire proprio "glottologico". L'artificiosità tecnica mi pare il fortissimo limite di questo libro, sebbene Pasolini stesso si ritenesse soddisfatto dell'opera, in cui aveva raggiunto un perfetto equilibrio tra una "componente sensuale-stilistica" e una più "naturalistico-documentaria". Se è esattamente quel che cercate in questo libro, rimarrete soddisfatti, altrimenti vi scivolerà addosso, come è successo a me, anestetizzato e insensibile all'effetto documentario e per lo più indifferente al profilo linguistico. Tolti questi componenti, non è che rimanga molto, un leggero velo di tragicità, deformata dall'incoscienza (letterale) di questi giovani scapestrati e una cangiante dimensione temporale: siamo alla fine della seconda guerra mondiale, ci sono i ragazzi che acorrono a fare festa ai carri armati statunitensi, ma sembra ieri e sembra anche oggi.

    ha scritto il 

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