Ragazzi di vita

Di

Editore: Archimede

4.0
(3255)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 270 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Tedesco

Isbn-10: 8879520512 | Isbn-13: 9788879520515 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: CD audio , Paperback , Copertina rigida , Tascabile economico , Cofanetto , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Scienze Sociali , Adolescenti

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Descrizione del libro
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  • 5

    “Cominciava a schiarire. Sopra i tetti delle case si vedevano striscioni di nubi, sfregati e pestati dal vento, che, lassù, doveva soffiare libero come aveva soffiato al principio del mondo.”

    “Ragazzi di vita”, edito nel 1955, è il primo dei due romanzi che Pier Paolo Pasolini dedicherà a Roma e alle sue borgate in costruzione, fissando per la capitale in maniera indelebile un momento stor ...continua

    “Ragazzi di vita”, edito nel 1955, è il primo dei due romanzi che Pier Paolo Pasolini dedicherà a Roma e alle sue borgate in costruzione, fissando per la capitale in maniera indelebile un momento storico, critico e irripetibile.
    Roma è la protagonista assoluta, essendo utilizzata da Pasolini anche come metafora eccellente dei guasti che si produrranno con la speculazione edilizia selvaggia e sfrenata che in quegli anni la faranno somigliare a una bolgia dantesca.
    È in questa bolgia, in violenta trasformazione, che si muove un’umanità, per quanto disperata, comunque vitale, il cui unico fine è la sopravvivenza, con qualunque mezzo e a qualunque costo. Pasolini la riporta nel romanzo tale e quale per come l’ha osservata, vista muoversi e studiata, lui stesso.
    Di questa umanità Pasolini ne definisce i contorni attraverso un gruppo di ragazzi che, muovendosi in una Roma tracciata fino allo sfinimento nei suoi toponimi, non solo quelli più conosciuti, compiono una parabola temporale che porterà alcuni di loro a integrarsi in un sistema già avviato decisamente verso i primi guasti del consumismo. Sono loro i cosiddetti “ragazzi di vita” che alla fine preferiranno un avvenire sicuro, una volta inseriti nel sistema, a fronte di una realtà coatta che non garantisce assolutamente nulla.
    L’uso del dialetto, cosi come l’uso maniacale dei toponimi, danno un’impronta schiettamente verista al romanzo che, pure se con qualche difficoltà, permettono al lettore un’interazione totale con la storia raccontata.
    Quello che Pasolini vede e descrive, nelle infernali periferie romane in costruzione, è una specie di mondo primordiale dove si aggira un’umanità vitale, ma senza prospettive a lungo termine e senza aspettative che non siano quelle elementari di sopravvivenza, che passano anche attraverso la delinquenza nelle sue varie forme, senza mancare la prostituzione, per cui Pasolini, con questo libro, tanto per cambiare, ebbe anche una denuncia per istigazione.
    Particolare cura è prestata nella descrizione di ambienti ormai definitivamente compromessi dall’inquinamento e dall’incipiente avanzare dei palazzoni con intere borgate che sorgeranno dove prima spadroneggiava la campagna, il costo da pagare per tutto questo sarà altissimo e difficilmente quantificabile, visto le conseguenze che se ne pagano ancora oggi, e non si parla certamente del solo lato economico.
    Un Pasolini profetico per certi aspetti, ma per altri decisamente proiettato in una realtà di cui da subito capì le grandi potenzialità espressive, umane e sociali, non per niente, dopo i due romanzi scritti, sentendosi limitato in queste possibilità, passò a un altro mezzo che gli permise di continuare il racconto dell’incredibile realtà delle borgate romane: il cinema, ma, quella di Pasolini con il cinema, è decisamente un’altra storia…

    ha scritto il 

  • 4

    Un affresco potente del degrado romano negli anni post-bellici

    Protagonisti del romanzo sono il Riccetto e i suoi amici, cresciuti nelle borgate e abituati a vivere di sotterfugi per cercare di tirare avanti, senza una famiglia alle spalle o qualsivoglia punto di ...continua

    Protagonisti del romanzo sono il Riccetto e i suoi amici, cresciuti nelle borgate e abituati a vivere di sotterfugi per cercare di tirare avanti, senza una famiglia alle spalle o qualsivoglia punto di riferimento.
    Pasolini ne segue la crescita ed è commosso dalla vitalità di queste creature, che ispezionano il mondo cercando di tirarne fuori il meglio. Al tempo stesso, però, ne osserva il loro programmatico destino, che li porta ad asservirsi a un modello di sviluppo che li esclude dal suo orizzonte.
    L’assunzione del “parlato” dei personaggi come lingua aiuta a rendere ancora più realistiche le loro avventure, ma a volte il dialetto risulta un po' ostico per il lettore che fa fatica a seguire certi dialoghi e certe situazioni, soprattutto quando non è in scena il Riccetto e l'attenzione cala.
    Un libro da leggere assolutamente, ma non certo sotto l'ombrellone.

    ha scritto il 

  • 4

    Una realtà scabrosa, fatta di vite spezzate e di miseria che diventa quotidianità e ragion d'essere. Il linguaggio gergale immerge il lettore nei sobborghi romani, rendendolo partecipe delle avventure ...continua

    Una realtà scabrosa, fatta di vite spezzate e di miseria che diventa quotidianità e ragion d'essere. Il linguaggio gergale immerge il lettore nei sobborghi romani, rendendolo partecipe delle avventure del Riccetto e dei suoi compagni. La descrizione delle scene è quanto mai concreta, rende gli odori reali, al punto che sembra di sentirli nelle narici: quello del fumo o della polvere e della terra che non si staccano dai vestiti.
    Un romanzo che riporta alla mente i versi che De Andrè scrisse nel ricordo della morte di Pasolini :"storia diversa, per gente normale. Storia comune, per gente speciale". È la realtà scabrosa del dopo guerra, quando per rialzarsi è stato inevitabile partire dal punto più basso.

    Consiglio l'ascolto della lettura del romanzo fatta da Massimo Popolizio, disponibile sul sito del programma Rai " Ad alta voce".

    ha scritto il 

  • 0

    "Riccetto e dintorni"

    "Il tentativo di dar voce diretta, non mediata dall’autore, a una classe sociale geneticamente esclusa dalla letteratura, ha dato origine a una scrittura sperimentale"(*)
    Pasolini registra il linguagg ...continua

    "Il tentativo di dar voce diretta, non mediata dall’autore, a una classe sociale geneticamente esclusa dalla letteratura, ha dato origine a una scrittura sperimentale"(*)
    Pasolini registra il linguaggio del borgataro e facendo un lavoro di cesello lo rende letteratura. La lingua, i modi di dire idiomatici, l'assenza di contenuti, la povertà della comunicazione che si fa sostanza di un modo di vivere.

    "L’assunzione del «parlato» dei personaggi come lingua è dichiaratamente un uso verghiano del dialetto, adozione dell’indiretto libero che porta il narratore a regredire nei personaggi e a imitarne il modo di parlare. Pasolini usa quella lingua «regredita» per raccontare le disavventure del Riccetto e dei suoi amici, e così si impedisce una posizione super partes , psicologica e morale."
    Quasi una rappresentazione in presa diretta. Assolutamente cinematografico.

    "Il Riccetto è un protagonista-pretesto, una figura di servizio per la descrizione delle borgate e del sottoproletariato romano."(*)
    L'evoluzione del Riccetto, un borgataro per tutti.
    Prima ripresa scenica: Riccetto si lancia senza indugio per aiutare una rondinella che sta per affogare.
    Ripresa finale: Riccetto indurito che non fa nulla per salvare un ragazzino che annega.
    Sintesi dell'evoluzione di una vita di espedienti, vita da sbandato senza guida o educazione, ragazzino lasciato crescere allo stato brado in un mondo dove l'imperativo è arrangiarsi, sopravvivere, fregare il prossimo.

    "Con il senno di poi si può dire che a far scandalo non fu tanto il lessico forte del libro, ma l’idea stessa di rendere protagonista, con il suo dialetto e la sua cultura, il popolo delle borgate. La dignità letteraria che veniva conferita alla parte più bassa e disonorevole della nostra società offendeva i benpensanti e l’idea che essi avevano della letteratura."(*)
    E questo è l'indubbio valore del libro.

    Ho apprezzato l'idea. La scelta linguistica. La volontà di rendere senza alcuna retorica la vita del ragazzino di strada.
    Ma la lettura è abbastanza complessa e, nonostante riesca a cogliere la bellezza e l'originalità del prodotto finale, non ne sono rimasta affascinata.
    Dubito leggerò altro di Pasolini.

    (*)Dalla prefazione di Vincenzo Cerami - Garzanti editore

    ha scritto il 

  • 5

    Pasolì, sei grande!!

    C'è tutta la poesia (pur nella "monnezza") di Roma in questo libro di Pasolini che fruga nei sobborghi e quartieri della città infestati da una povertà degradante dei suoi abitanti, con la loro strafo ...continua

    C'è tutta la poesia (pur nella "monnezza") di Roma in questo libro di Pasolini che fruga nei sobborghi e quartieri della città infestati da una povertà degradante dei suoi abitanti, con la loro strafottenza, arroganza e furbizia, fin da piccoli, che sono le armi per affrontare il quotidiano. E d'altronde tutto è necessario per procurarsi qualcosa da mettere nello stomaco e soddisfare qualche vizietto...
    Ma che bella (e lunga!) questa passeggiata tra le vie di Roma! Quelle attraversate sono tante: da quelle che toccano il centro a quelle più periferiche, meno conosciute ma non meno belle. Ed è menzionata anche la zona dove sono nata e che a volte vado a rivedere perchè oggi vivo altrove. Mi è sembrato di essere lì e risentirne gli odori e la..."caciara".
    Pasolini ha reso meravigliosamente bene il tutto, perchè nonostante il tempo sia passato, quella miseria esiste ancora e oggi anzi è forse aggravata dalla droga...
    Bellissime le descrizioni dei paesaggi e indimenticabili 'sti ragazzini "zozzi" e senza scrupoli, con tutto il loro dialetto fortemente romanesco e sboccato che aggiunge, semmai ce ne fosse stato bisogno, bellezza e grandezza a questo capolavoro.

    ha scritto il 

  • 4

    I “ragazzi di vita” pasoliniani sono tutti figli del sottoproletariato, furbi e ingenui al tempo stesso. Si arrangiano per sopravvivere, sempre alla ricerca di denaro, senza nessuna regola o controllo ...continua

    I “ragazzi di vita” pasoliniani sono tutti figli del sottoproletariato, furbi e ingenui al tempo stesso. Si arrangiano per sopravvivere, sempre alla ricerca di denaro, senza nessuna regola o controllo da parte degli adulti della famiglia. Sono “ragazzi che la guerra fascista ha fatto crescere come selvaggi, analfabeti e delinquenti”. Il romanzo racconta in modo scarno le vicende della vita del Riccetto, di Marcello, di Agnolo, Rocco, Alvaro, Zambuia, Caciotta, Bengalone, Amerigo, Lenzetta, Genesio e degli altri personaggi che si alternano in un susseguirsi di episodi che crudamente raccontano una vita istintiva, che oscilla fra furti effettuati o subiti, imbrogli, angherie, violenze, le prime esperienze sessuali, la prostituzione e il carcere. Rispetto a “Una vita violenta”, questo romanzo è corale e cronachistico, ed è privo della valenza “pedagogica” del romanzo di formazione come potrebbe definirsi l’altro. In “Ragazzi di vita” ciascun capitolo è un racconto a sé stante, in cui le vicende dei protagonisti vengono descritte con un realismo quasi ossessivo, privo di qualsiasi giudizio morale e di possibilità di redenzione o riscatto, ed il dialetto romanesco, presente non solo nei dialoghi ma anche con singole parole nella narrazione, costituisce l’unico mezzo per riuscire a penetrare nella realtà quasi primordiale ai margini della società, in luoghi ai margini della periferia romana.

    ha scritto il 

  • 2

    "A Pietralata, per educazione, non c’era nessuno che provasse pietà per i vivi, figurarsi cosa c... provavano per i morti."

    This is so a not-my-cup-of-tea situation, I am seriously wondering whether that phrase was invented solely to fit the eventuality of me reading this book. Probably, it was.
    My main problem with Ragazz ...continua

    This is so a not-my-cup-of-tea situation, I am seriously wondering whether that phrase was invented solely to fit the eventuality of me reading this book. Probably, it was.
    My main problem with Ragazzi di vita was that I wasn't capable, for the life of me, to tune in on the writing. Call it shallowness, if you will, but form, to me, is pivotal. With this, I'm not saying that the book is badly written; I'm saying it was not written for me. I am, to make it clear, fond (madly so) about 19th-century literature: fluid and full and armonious where Pasolini is fragmented and messy and matter-of-fact. It was the perfect, probably the only, way to write this story, but I found it insufferable.
    So, yes. Not my cup of tea.

    ha scritto il 

  • 0

    Ottima l'interpretazione di Gifuni, questo è un audiolibro. Il libro è di una attualità sorprendente, quello che facevano gli italiani indigenti negli anni della guerra e del dopoguerra ora lo fanno g ...continua

    Ottima l'interpretazione di Gifuni, questo è un audiolibro. Il libro è di una attualità sorprendente, quello che facevano gli italiani indigenti negli anni della guerra e del dopoguerra ora lo fanno gli zingari e gli extracomunitari, mancano solo i tedeschi e gli americani. Ma anche se non in presenza quelli si fanno sentire lo stesso con la loro influenza nefasta.

    ha scritto il 

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