Ragazzo

Storia di una vecchiaia

Di

Editore: Marsilio (I nodi)

3.8
(89)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 111 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: 8831792733 | Isbn-13: 9788831792738 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Altri

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Storia , Filosofia

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Descrizione del libro
Una spietata analisi, senza infingimenti, senza autoillusioni, senza autoinganni sulla vecchiaia, al di là delle ipocrisie e della retorica con cui oggi cerchiamo di abbellire ed edulcorare quella che chiamiamo eufemisticamente "la terza età" rendendola così, se possibile, ancor più crudele e beffarda. E, insieme, in un gioco di rimbalzi e di controspecchi, un appassionato inno alla giovinezza, "quella irripetibile età in cui ci chiamavano ragazzi". Animato da ricordi ed esperienze personali, nelle quali il lettore non farà fatica a riconoscersi perché Fini riesce a dare ai fatti che rievoca, ora con tenerezza, ora con ironia, ora con sarcasmo, a volte con lucida ferocia, significati e valenze universali. Il volume è anche una sorta di singolare autobiografia giocata solo sul filo del rapporto giovinezza/vecchiaia, sul cui sfondo domina, enigmatico e incontrastabile, il vero protagonista del libro: il Tempo.
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  • 4

    “Una lettura affascinante. Il 'ragazzo' mi spiega con fraterna sincerità cosa sono oggi”.

    G. Bocca.

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    Naturalmente è una ...continua

    “Una lettura affascinante. Il 'ragazzo' mi spiega con fraterna sincerità cosa sono oggi”.

    G. Bocca.

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    Naturalmente è una delle possibili forme che può prendere la vecchiaia, non l'unica ma non di certo la peggiore. Ah, in ogni caso è una versione maschile.

    ha scritto il 

  • 5

    Un'analisi lucida e spietata

    Premetto che adoro Massimo Fini e forse la mia recensione sarà troppo influenzata dalla stima che provo per lui, ma questo libro è eccezionale! L'ho letto in un giorno, è molto breve, ma sorprendentem ...continua

    Premetto che adoro Massimo Fini e forse la mia recensione sarà troppo influenzata dalla stima che provo per lui, ma questo libro è eccezionale! L'ho letto in un giorno, è molto breve, ma sorprendentemente descrive ogni sfumatura della vecchiaia, paragonata continuamente alla giovinezza, come se queste due età della vita di Fini facessero a gara per essere protagoniste del libro. Alla fine, però, il vero protagonista è il Tempo, proprio come viene scritto nella presentazione. Il Tempo non conosce compromessi, non sa cosa vuol dire avere vent'anni e non sa cos'è l'angoscia. Il Tempo non si piega alla modernità (e anche in questo libro compaiono i temi principali di cui l'Autore si è sempre occupato) e neanche alla tecnologia. Il Tempo se la ride della pratica dell'ibernazione o del botulino, ma nonostante tutto ci regala la cosa più angosciante e più preziosa che esiste: il ricordo.
    Consiglio la lettura di questo libro a chi vuole capire come ci si sente ad essere un sessantenne che ricorda in poche pagine di aver avuto vent'anni.

    ha scritto il 

  • 0

    La vecchiaia senza finzione

    "Ragazzo" di Massimo Fini può essere considerato un saggio sulla vecchia, ma molto riduttivamente, perché in realtà questo snello libretto sfugge alle etichette di genere. L’autore piuttosto dà forma ...continua

    "Ragazzo" di Massimo Fini può essere considerato un saggio sulla vecchia, ma molto riduttivamente, perché in realtà questo snello libretto sfugge alle etichette di genere. L’autore piuttosto dà forma a un’opera che somiglia a un classico della contemporaneità per la sua scrittura perspicua e elegante, per la capacità di guardare ai fatti umani con una lucidità disarmante e cruda, per la filosofia distillata dall’esperienza di una vita. Ragazzo di Massimo Fini, sottotitolato ‘Storia di una vecchiaia’ è insomma un trattato, un saggio, un resoconto, un memoriale, un diario intimo. Il confronto con la realtà è dilacerante. L’autore si racconta alle soglie della vecchiaia e lo fa senza infingimenti. In esergo al testo una frase di Menandro ci introduce al tema: “Caro è agli dei chi muore giovane”, ma il pathos tragico è subito temperato dalla condizione di un contemporaneo che non può fare a meno dell’umorismo, dell’ironia anche nell’approssimarsi della fine: l’aforisma di Fini, responsoriale all’autore greco, recita così “Non salgo più su un autobus: ho il terrore che mi cedano il posto”. Le citazioni, numerosissime, fanno la ricchezza di questo testo così particolare. Da Jannacci a Pavese, da Tobagi a Seneca, da Giorgio Bocca a Cicerone, richiami che non sono mai gratuiti o estemporanei, ma sono iscritti nel percorso umano e di conoscenza del sessagenario autore. Fini ci racconta la vecchiaia amaramente perché letta in filigrana al suo contrario: la giovinezza lontana. E d’altronde è solo così che si può raccontare quell’età che i latini così concreti e disillusi chiamavano atra senectus, cupa vecchiaia. La vecchiaia è fatta soprattutto di ricordi e di rimpianti, di nostalgie, di ombre e di paure:

    “La vecchiaia è soprattutto buia. Si abbassano tutti gli orizzonti. Si fa sera. Cala la notte e non ci sarà una nuova alba”.

    ha scritto il 

  • 5

    Una lucida e spietata analisi, senza consolazioni o edulcorazioni, di quella parte della vita che ipocritamente e truffaldinamente viene definita "terza età". Fedele ritratto di una generazione, quell ...continua

    Una lucida e spietata analisi, senza consolazioni o edulcorazioni, di quella parte della vita che ipocritamente e truffaldinamente viene definita "terza età". Fedele ritratto di una generazione, quella del sessantotto, che per prima ha conosciuto il benessere economico e che si è dimostrata incapace di maturare e di accettare le responsabilità dell'invecchiare, Ragazzo non è nè un romanzo nè un saggio, ma un racconto, ora dolce e malinconico, ora cinico e disperato, con ampi spunti autobiografici, sulla vita, su tutte le vite, in quanto percorsi scanditi dall'incessante scorrere del signore e tiranno Tempo. La dicotomia giovinezza-vecchiaia attraversa tutto il libro: dai tuffi col mare in tempesta, le sbronze colossali e gli amori della gioventù, alla condizioni dei vecchi nelle moderne città, relitti abbandonati senza più un ruolo e una dignità sociale aggrappati al salva la vita beghelli, eletto sarcasticamente come simbolo della condizione odierna del vecchio in occidente. Non si salva nulla, neanche i ricordi dei bei tempi passati, lungi dall'essere una consolazione sono una maledizione, perchè danno ancora di più la dimensione della pena presente.

    Chi cerca consolazioni lasci perdere, ma se invece vi piaciono i racconti vivi, ancorchè spietati, avete l'occasione per passare un po' di tempo a riflettere su temi esistenziali, cosa di cui, mi pare, si senta sempre di più il bisogno, in un'epoca in cui il tempo è colonizzato dal produttivismo esasperante e dalla volgare banalità del tubo catodico.

    ha scritto il 

  • 5

    per chi sta affrontando la vecchiaia e' una lettera da farsi.
    doloroso,comico, utile perché la vecchiaia è di tutti quelli che non muoiono giovani e serve per non piangersi addosso, imparare a non lam ...continua

    per chi sta affrontando la vecchiaia e' una lettera da farsi.
    doloroso,comico, utile perché la vecchiaia è di tutti quelli che non muoiono giovani e serve per non piangersi addosso, imparare a non lamentarsi da bambini idioti, affrontare con responsabilita' quello che la vita è nella sua realtà, senza favole e da esseri responsabili.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    0

    Invecchiando: ciò che aspetta ognuno di noi, senza bugie, senza retorica, senza tentare di addolcire la pillola.

    ha scritto il 

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