Ragazzo negro

Di

Editore: Einaudi

4.0
(893)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 307 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Tedesco , Spagnolo , Danese , Svedese , Ceco

Isbn-10: A000059973 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri

Genere: Biografia , Narrativa & Letteratura , Storia

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Descrizione del libro
Un racconto aggrappato alla realtà, "vissuto alla giornata": la lenta maturazione d'un giovane solo e arrabbiato, avido di conoscere, affamato di parole e di libri. Ragazzo negro, quasi un romanzo di formazione, è l'autobiografia simbolica di Richard Wright, scrittore negro nativo del Mississippi, dapprima sguattero, spazzino, spalatore, poi impiegato alle poste, agente di assicurazioni, disoccupato, infine narratore di brevi racconti pagati pochi dollari a cartella. L'esperienza di vivere nelle cose, scoprire le parole come arma di liberazione: il coraggio di progettare la propria esistenza proiettandola verso il viaggio dell'utopia come scelta d'una fuga che non è più passiva sconfitta.
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  • 4

    "Da dove avevo tratto questo senso della libertà in mezzo all'oscurità del Sud?"

    Quest'autobiografia racconta la vita dell'autore partendo dall'infanzia più tenera per arrivare ai vent'anni circa. È la storia di una presa di coscienza di sé e soprattutto della propria condizione “ ...continua

    Quest'autobiografia racconta la vita dell'autore partendo dall'infanzia più tenera per arrivare ai vent'anni circa. È la storia di una presa di coscienza di sé e soprattutto della propria condizione “negra” all'interno di una società fondata sulla segregazione razziale, attraversata da odi, pregiudizi e ignoranza, nonostante fosse passato più di mezzo secolo dalla fine della guerra civile che aveva insanguinato e dilaniato il paese, arrivando solo a una ricomposizione formale dei conflitti, ma incapace di diffondere in tutto il paese e fare propri i valori di uguaglianza e tolleranza incarnati dalla figura di Abram Lincoln.
    Le vicende ivi narrate sono ambientate nel profondo sud, tra lo stato del Mississippi e il Tennessee, nei primi del '900, quando ancora imperversava l'odio razziale professato dal Ku Klux Klan e ai neri non venivano concessi gli stessi diritti dei loro concittadini bianchi.

    Se da bambino Richard imparerà semplicemente a capire che lì, da qualche parte, esistevano dei signori chiamati “bianchi” – caratterizzati da una pelle chiara e lattiginosa e dal fatto di vivere distanti e separati dalla comunità nera – crescendo egli apprenderà, attraverso esperienze amare e umilianti, le regole sottese a questa artificiosa divisione razziale, basata unicamente sul colore della pelle.
    L'indole ribelle, unitamente a un'intelligenza acuta e osservatrice, porterà il ragazzo a ravvisare, senza mai accettarla, la forte gerarchizzazione insita nella società, criticando invece la muta accettazione di questa da parte dei suoi fratelli di colore, il cui paradosso risiederà in una sottomissione formale alle regole svantaggiose imposte dal potere bianco, connivente però con la sprezzante volontà di aggirarle attraverso forme di auto-riscatto perpetrate nell'ombra, come furtarelli occasionali, azioni illecite, contrabbando. Richard si rende conto che è come se “i negri” avessero scelto una forma implicita e arrendevole di ribellione, non portata però a coscienza come chi invece aveva deciso di combattere alla luce del sole per i propri diritti negati, sapendo appunto di andare incontro, in questo modo, alla messa al bando da una società ingiusta e violenta, che permetteva ai “negri” di vivacchiare, di sopravvivere, ma non certo di riscattarsi né di condurre con dignità e pienezza la propria esistenza.

    Il nostro autore, sin da molto giovane, scoprirà la sorda sofferenza insita nella vita, il vano lottare per sopravvivere di fronte all'assurdità di un'esistenza costellata di pene, violenza e dolori, senza che questi trovino riscatto in un senso più grande in grado di racchiuderli e dar loro un significato compiuto.
    Lontano dalla fede, egli la vedrà – attraverso il suo occhio critico – come semplice strumento consolatorio, necessario alla sopportazione delle ingiustizie del mondo e a suo modo anche perverso mezzo attraverso il quale accettare passivamente l'ordine costituito in vista di una salvazione superiore.

    Privo di fede, dotato di un'intelligenza acuta e combattiva, Richard troverà nella lettura la sua arma per riscattarsi dalla sua condizione di sudditanza – innanzitutto psicologica, e poi sociale – all'ordine bianco.
    Egli si butterà a capofitto nei libri, entrerà in contatto con nomi sino a prima sconosciuti, con idee e concetti mai sentiti o espressi prima, iniziando così la sua ribellione al mondo bianco attraverso l'allenamento al pensiero, maturando un'attitudine alla riflessione, tanto imperscrutabile dall'esterno quanto non manipolabile dai detentori del potere.
    I libri (proibiti alla gente di colore per via dell'interdizione al prestito bibliotecario) diventano così un prezioso strumento di riscatto umano; pullulano di parole che sanno affondare nella carne nel nemico come un'arma, offrendo al lettore la vertigine di aprire scenari sempre nuovi, mostrando la complessità del mondo da un'angolazione inedita e in grado di destrutturare quelle rigide credenze di cui ogni uomo è vittima, in quanto figlie di un ambiente socio-culturale ben preciso.
    E saranno i libri a confermare nella mente di Richard le sue idee di uguaglianza e di dignità della persona come valori irrinunciabili e non cedibili per un misero tozzo di pane.

    Il romanzo è interamente percorso da un vibrante fremito di dignità, accompagnato da un forte senso di sofferenza, descritto però con la forza appassionata di chi - con fatica, senso della rinuncia e caparbietà – ha raggiunto piena consapevolezza di sé e di ciò che la società è e vorrebbe da lui come uomo nero, affrancandosene attraverso la libera scelta di cosa pensare e di cosa fare del proprio destino.

    «Che cos'era che mi faceva pensare in questo modo? Che cosa era che mi rendeva conscio delle possibilità? Da dove avevo tratto questo senso della libertà in mezzo all'oscurità del Sud? (…) Era stato soltanto attraverso i libri che m'ero ingegnato di tenermi vivo, in un modo negativamente vitale. Ogni volta che il mio ambiente aveva mancato di sostenermi o di nutrirmi, mi ero afferrato ai libri; per conseguenza la mia fede nei libri derivava più da un senso di disperazione che da una ferma convinzione del loro valore essenziale. (…)Erano state le mie letture occasionali di opere di fantasia e di critica letteraria a suscitare in me vaghe immagini delle possibilità della vita. (…) Il Sud bianco diceva di conoscere i “negri” ed io ero ciò che il Sud bianco chiamava “negro”. Bene, il Sud bianco non mi aveva mai conosciuto, non aveva mai saputo quello che pensavo, quello che sentivo. Il sud bianco diceva che io avevo un posto nella vita. Bene, ma io non avevo mai sentito il mio posto, o piuttosto, i miei istinti più profondi mi avevano sempre fatto respingere il posto al quale il Sud bianco mi aveva assegnato. (…) Io ero stato ciò che il mio ambiente aveva preteso, ciò che la mia famiglia – conformandosi agli ordini dei bianchi che lo sovrastavano – esigeva da me, e ciò che i bianchi avevano detto che io dovevo essere. Non essendo mai personalmente in grado di essere me stesso, avevo poco a poco imparato che il Sud poteva riconoscere soltanto una parte di un uomo, poteva accettare soltanto un frammento della sua personalità, e tutto il resto – le cose migliori e più profonde del cuore e della mente – era perduto in cieca ignoranza e in odio. (…) Non lasciavo il Sud per dimenticare il Sud, ma per potere un giorno o l'altro comprenderlo».

    ha scritto il 

  • 3

    Nonostante l'argomento decisamente serio e "adulto", l'unica pecca che riesco a trovare a questo libro è che l'ho sentito molto "da ragazzi".
    Ciò detto ho trovato la storia dolorosamente attuale (la d ...continua

    Nonostante l'argomento decisamente serio e "adulto", l'unica pecca che riesco a trovare a questo libro è che l'ho sentito molto "da ragazzi".
    Ciò detto ho trovato la storia dolorosamente attuale (la discriminazione esiste tuttora e temo esisterà sempre...) e per tutto il libro ho provato una sorta di stupore per l'incomprensibilità di pensieri ed atteggiamenti dettati dal colore della pelle di una persona, pensieri ed atteggiamenti, tra l'altro, non solo legittimati dalla società bianca ma accettati senza proteste dalla società nera.
    Ma Richard, aggiungerei fortunatamente, ci fa capire che non tutti i neri sono disposti a subire in silenzio...
    Bello.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Esemplare testimonianza di una situazione sociale

    Ragazzo negro è un'autobiograzia dove Richard Wright si ritrae partendo più o meno dall'età si 4 anni, la sua è una vita travagliata la povertà, i prolemi in famiglia, dove lui viene considerato pazzo ...continua

    Ragazzo negro è un'autobiograzia dove Richard Wright si ritrae partendo più o meno dall'età si 4 anni, la sua è una vita travagliata la povertà, i prolemi in famiglia, dove lui viene considerato pazzo, i problemi sociali, che sono quelli che maggiormente colpiscono, poichè Richard è un "ragazzo negro"che si trovava al sud degli USA, costantemente posto davanti ad eventi plateali e bruti di razzismo. La vita di Richard è testimonianza di come fosse difficile per un ragazzo di colore, non solo di provare a sfondare nel lavoro o negli studi, ma come sia difficile vivere. Costretto a fuggire per inseguire un sogno, per riuscire ad affrontare la vita. Consiglio la lettura perchè al suo interno ci sono spunti interessantissimi ed è al contrario di quello che può sembrare un libro che agevola la lettura e la rende molto interessante.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Mi mancherai, Richard

    Un libro scorrevole, profondo, ricco di spunti di riflessioni che spesse volte sono riusciti a toccarmi dentro come raramente è accaduto con altri testi, forse perché pareva parlassero della mia vita. ...continua

    Un libro scorrevole, profondo, ricco di spunti di riflessioni che spesse volte sono riusciti a toccarmi dentro come raramente è accaduto con altri testi, forse perché pareva parlassero della mia vita.
    Questa è la storia di un diverso, e non di certo per il colore della sua pelle. In un contesto stagnante e degradante come quello vissuto dal nostro protagonista, intriso di razzismo, povertà e violenza, chiunque avrebbe ceduto. Chiunque. Ma non lui. La sua spiccata intelligenza, sensibilità, il suo sguardo sempre lucido ed oggettivo sul mondo gli hanno concesso di salvarsi, se non dalla fame, dal quel conformismo e quella mentalità tipici della sua comunità, atteggiamenti chiaramente conseguenti al modo in cui dalla comunità bianca veniva trattata. Se è vero che la cosiddetta "razza pura" ha generato e diffuso il terrore tra "i negri", questi, a loro volta, hanno chinato il capo, lasciandosi plasmare da questo odio immotivato che li ha portati ad incattivirsi, a cancellare in loro ogni traccia di umano, a vivere pensando solo ed esclusivamente a sopravvivere. E questo Richard lo sa sin dai primi anni della sua vita, e lo sa perché nonostante il suo ambiente abbia notevolmente influenzato gran parte del suo essere, la sua forza d'animo e la SPERANZA di credere che la vita vera sia un libro ancora da scrivere e che non si limiti ai confini della squallida Jackson, non gli permetteranno mai di spegnersi, di omologarsi a quella comunità, alla sua comunità così apparentemente vicina, ma così profondamente lontana.
    Richard è una fiaccola che non si spegne mai. Non si è spenta quando la sua famiglia ha tentato più volte, e con metodi spesse volte poco ortodossi, di plasmarlo e di conformarlo ai canoni a cui ogni buon 'negro' dovrebbe aderire; e non si è spenta neppure in età adulta, quando entrando in contatto diretto coi bianchi, ha sperimentato sulla propria pelle cosa significhi sentirsi disumanizzati, annientati, privati di ciò che ci rende nel profondo realmente uomini: la nostra dignità.
    Richard sopravvive, e ci riesce grazie alla cultura, ai libri, che se da bambino gli hanno concesso di evadere in mondi lontani, una volta adulto gli donano finalmente la consapevolezza di comprendere quanto poco si conoscesse e conoscesse il mondo in cui è sempre vissuto e di cui credeva di conoscere le principali dinamiche. La consapevolezza lo rende libero. La consapevolezza che bianchi e neri volevano non acquisisse mai, lo rende pienamente padrone della sua esistenza.
    Sarà dura dirti addio, Richard! Grazie per avermi reso partecipe della tua toccante storia. Grazie per aver aperto il tuo cuore ad un semplice estraneo che porterà sempre vivo dentro di sé il ricordo della tua vita!

    ha scritto il 

  • 4

    Richard è un bambino di 4 anni, di colore, nato a Natchez, Mississippi, nei primi anni del Novecento. Il suo primo scontro con il mondo è dettato dal silenzio; così, quando sua madre gli intima di sta ...continua

    Richard è un bambino di 4 anni, di colore, nato a Natchez, Mississippi, nei primi anni del Novecento. Il suo primo scontro con il mondo è dettato dal silenzio; così, quando sua madre gli intima di star zitto per via della nonna malata, Richard cerca un modo per dar adito alla sua energia di bambino, dando accidentalmente fuoco alla casa in cui vive. Un inizio violento che presagisce una costante della sua vita: la ribellione al silenzio, in tutte le sue forme.
    Scritto nel 1945, Ragazzo negro è il romanzo autobiografico di Richard Wright, in cui il percorso dall’infanzia alla giovinezza sembra essere perennemente scandito dagli echi del silenzio, della fame e della violenza.

    Qui, la mia recensione completa:
    http://ildilemmadelporcospino.wordpress.com/2014/09/03/la-storia-del-mercoledi-ragazzo-negro/

    ha scritto il 

  • 4

    uno sguardo approfondito sul Sud degli Stati Uniti

    all'inizio del secolo scorso. Fa riflettere (molto) e lascia perplessi (molto). Rivelante, coinvolgente, letto d'un fiato!

    P.S. mi è molto piacuta all'inizio del libro la serie di "vi fu..." che racco ...continua

    all'inizio del secolo scorso. Fa riflettere (molto) e lascia perplessi (molto). Rivelante, coinvolgente, letto d'un fiato!

    P.S. mi è molto piacuta all'inizio del libro la serie di "vi fu..." che raccontano la fanciullezza di Richard ;-)

    ha scritto il 

  • 3

    Mah... Io non so se sono una voce fuori dal coro, ma questo supposto classico a me non è che sia piaciuto tanto...
    L'autore racconta poco più di dieci anni della sua vita, quelli dell'infanzia e della ...continua

    Mah... Io non so se sono una voce fuori dal coro, ma questo supposto classico a me non è che sia piaciuto tanto...
    L'autore racconta poco più di dieci anni della sua vita, quelli dell'infanzia e della prima adolescenza, nel girare di città in città e di casa in casa dopo l'abbandono del padre. In tutto questo, la presa di coscienza del suo essere nero in un paese dove vige la legge del bianco e la forza della cultura e della letteratura, come mezzo di riscatto, insieme alla volontà di non annullarsi mai nella propria personalità, nonostante i notevoli rischi del vivere in alcune zone degli Stati Uniti del sud negli anno 10-20 del '900.
    Ma la noia... i concetti detti e stradetti... lo stile così obsoleto! Ho letto da poco "Il buio oltre la siepe", in cui è affrontato lo stesso tema della segregazione razziale, ma con quale poesia, con quale forza e allo stesso tempo con quanta delicatezza! Un romanzo che, rispetto a questo di Wright, sembra scritto oggi. Povero Wright... Avrà forse pagato lo scotto di essermi venuto in lettura dopo Atticus Finch e Boo Radley, che non mi si tolgono di mente.

    ha scritto il 

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