Rayuela

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Publisher: RBA (Autores de lengua española,12)

4.3
(1530)

Language: Español | Number of Pages: 599 | Format: Hardcover | In other languages: (other languages) Chi simplified , English , Italian , Portuguese

Isbn-10: 8447301354 | Isbn-13: 9788447301355 | Publish date:  | Edition 1

Also available as: Paperback , Mass Market Paperback , Others

Category: Fiction & Literature , Philosophy , Romance

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Book Description
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  • 5

    Gente che gioca e gente che balla (che racconta bugie)

    Questo gioco non ha un inizio, o meglio, potete iniziare da dove vi pare, più o meno.
    E' un gioco del mondo che non è mai esistito o c'è sempre stato, da qualche parte. D'altronde non esiste niente a ...continue

    Questo gioco non ha un inizio, o meglio, potete iniziare da dove vi pare, più o meno.
    E' un gioco del mondo che non è mai esistito o c'è sempre stato, da qualche parte. D'altronde non esiste niente al mondo che qualcun altro non abbia già pensato prima di voi.
    Wallace aveva proposto una teoria dell'evoluzione nello stesso periodo di Darwin; Leibniz aveva formulato il calcolo infinitesimale contemporaneamente a Newton e addirittura Von Ohain, Campini e Whitlle avevano sviluppato il motore a reazione simultaneamente e indipendentemente l'uno dall'altro. Figuriamoci quindi se qualcuno di voi non aveva già pensato al gioco di Cortàzar ancor prima di leggerlo.
    Ad ogni modo, se volete giocare anche voi, se volete leggere questo Cortazar, provate a immaginare una bestia dieci volte più grossa di un lupo.
    Ora dovete sapere che questa bestia in realtà è esistita veramente. L'hanno chiamata Andrewsarchus mongolienis, ed è stato il più grosso mammifero carnivoro mai vissuto sulla Terra. Ha l'aspetto di un lupo, ma non potrebbe essere più diverso. Era più simile a una pecora o a una capra. Una smisurata pecora ipercarnivora che avrebbe potuto tranciare un uomo in due con un solo morso, se ci fossero stati uomini al tempo in cui è vissuta.
    E' un perfetto esempio di convergenza evolutiva, per cui una specie finisce per somigliare a un'altra specie con cui però non ha nulla a che fare.
    L'Andrewsarchus si è estinto da più di trenta milioni di anni. Il suo habitat era l'odierna Mongolia e la Cina occidentale. Non aveva veri e propri artigli alle zampe, ma una specie di zoccoli, proprio come una capra.
    In quell'epoca gli animali erano giganteschi perché i livelli di ossigeno nell'aria erano maggiori rispetto a quelli attuali (35% invece dei 20 di oggi) e ciò permetteva agli animai di crescere a dismisura. Così come un uomo cresciuto in campagna o in montagna ha probabilmente un pene più grosso di un uomo nato e cresciuto tra lo smog di una grande città.
    Se vi state domandando cosa abbia a che fare quel che scrivo con il libro di Cortazar, vi può forse essere d'aiuto sapere che fino a poco tempo fa se cercavate su Google Search la parola "ricorsione" vi sarebbe apparsa la dicitura "forse cercavi: ricorsione". Tipico umorismo da programmatori: infatti, ricorsione è quando il risultato di un'operazione è l'operazione che si ripete e il suo risultato, e così via. Nel mondo dell'arte, ma non solo, questo termine si usa quando un'immagine si ripete all'infinito.

    E un'immagine che si ripete all'infinito vista da prospettive diverse diventa una ricerca affascinante e ricca di stimoli come questo romanzo di Cortàzar, che smonta e ricostruisce ripartendo da un inizio diverso rispetto a prima (e anche a dopo!). Che tuttavia non è possibile consigliare indiscriminatamente. Poiché ad alcuni lettori potrebbe apparire "unheimlich", che è un termine tedesco per esprimere qualcosa di estraneo, di ignoto. E ad altri lettori invece "Hygge", che è un termine che mi è stato spiegato un giorno da una collega danese con due tette così, ad indicare la sensazione che si prova o l'atmosfera che si crea quando rendi la tua casa un luogo accogliente e ti rilassi in compagnia dei tuoi familiari o dei tuoi amici.
    Pertanto, se leggerete Il gioco del mondo di Cortàzar lo troverete "unheimlich" oppure "hygge". Nessuna via di mezzo.
    E a proposito di mezzo, aspettatevi la fine del gioco, ma non una conclusione.
    Cortàzar da buon conoscitore di storie sapeva bene che * la sciocchezza consiste nel voler concludere. *

    said on 

  • 4

    Ci sarebbero decine di cose da poter dire su un libro-mondo di 600 pagine, probabilmente già affrontate e discusse approfonditamente da tanti lettori prima di me. Mi limiterò a un giudizio (personale) ...continue

    Ci sarebbero decine di cose da poter dire su un libro-mondo di 600 pagine, probabilmente già affrontate e discusse approfonditamente da tanti lettori prima di me. Mi limiterò a un giudizio (personale) complessivo, o meglio, al mutamento progressivo di questo stesso giudizio in corso di lettura. Perché se il primo impatto mi era sembrato folgorante (libro giusto al momento giusto, libro epifania, eccetera), l'entusiasmo iniziale si è successivamente mitigato in qualcosa del tipo "comunque un libro del genere qualcosa deve lasciarlo per forza". Poi ho cominciato a coglierne i difetti, la pedanteria, un eccessivo didascalismo troppo narcisistico, che sembra voluto e imposto dall'autore, ma che si perpetua con tale costanza, segnando un fossato talmente profondo tra il buono e il cattivo del racconto, che si stenta a credere sia solo finzione narrativa, e non l'idea comunicativa dell'autore stesso. Per carità, mai rinnegato il valore artistico del lavoro, che però mi sembrava a un certo punto così poco spontaneo, così poco genuinamente letterario, da diventare a tratti irritante.

    Eppure, folgorante come l'inizio, è arrivata la riconciliazione del finale. Che mi ha disarmato abbastanza, e ha fatto decedere il giudzio razionale pervadendomi di quel senso di emozione conclusiva che suscitano certe cose importanti della vita quando le guardi nella loro compiutezza. Una fruizione letteraria poco ragionata, lo ammetto, che pure c'entra poco con il libro stesso in realtà, che fa di dialettica e processi dialettici (anche di giudizio) uno dei suoi cardini fondamentali. Ma mentre si apriva il portellone della metro a Policlinico e io chiudevo il libro in perfetta coincidenza sulle sue ultime (?) parole, pensavo che davvero, sì, questo è un libro che necessariamente lascia qualcosa; o che sapevo, avevo capito, fin da subito, l'avrebbe fatto con me.

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  • 5

    "Quello che mi piacerebbe essere se non fossi quello che sono."

    Rayuela... evocazione della mia infanzia, quando nel cortile si giocava alla ria. Così chiamavamo noi ragazzi il gioco della Campana. Non ci serviva granché: un gessetto, un sasso piatto e tanto impeg ...continue

    Rayuela... evocazione della mia infanzia, quando nel cortile si giocava alla ria. Così chiamavamo noi ragazzi il gioco della Campana. Non ci serviva granché: un gessetto, un sasso piatto e tanto impegno. Poi, saltello dopo saltello, di casella in casella iniziava la sfida personale puntando più in alto possibile.
    Non era facile, ma tra gioco e divertimento, si affrontava il rischio di ruzzolare; si teneva in conto la sconfitta; si cresceva e si acquistava maggiore padronanza. Quando finalmente eravamo diventati esperti equilibristi, zac... addio purezza di quell' incanto infantile... inizio di pensieri e gesti della "serietà".
    E' alla luce di questi ricordi che mi sono imbarcata in una lettura che via via ho scoperto essere una avventura da vertigini assicurate; non adatta ad un "lettore-femmina", afferma Cartàzar. E qui c' è da tirargli le orecchie per l' infelice asserzione : la passività di lettura non è questione di sesso.
    Comunque si è avvisati...
    o si riesce ad agganciare nella complicità empatica con l' autore il filo della matassa per non perdersi in un labirinto di pensieri, citazioni, elucubrazioni; per non finire in un "imbuto" che porta chissà dove; o si rimane ingarbugliati nella ragnatela ordita dalla spola dei continui rimandi avanti e indietro... se si sceglie il suggerimento di lettura dell' autore e non quello lineare, capitolo dopo capitolo.
    Personalmente ho seguito prima l' uno, poi l' altro sistema. Non so se sono riuscita pienamente a cogliere tutte le sfumature di una scrittura "folle", talvolta irritante, ma "magica" e divertente... comunque singolare: una sinfonia intrisa di simbolismi e allusioni spirituali; di sapori, sonorità jazzistiche e spericolati giochi linguistici. Le parole danzano con abile destrezza libere dalla gabbia logica della razionalità, piegate ad esprimere ciò che rasenta l' indicibile, l' assurdo o la massima intimità tra innamorati.
    E sia!
    saliamo sulla giostra con Horacio Oliveira e la Maga, figure emblematiche di intelligenza l' uno, di saggezza l'altra, vagolando in lungo e in largo per Parigi.
    Horacio è uno di quegli artisti-intellettuali riuniti nel Club del Serpente, piegato su se stesso, perso in una continua dialettica metafisica... roba filosofica con substrato spirituale.
    La ricerca costante è la sua "attività mentale" preferita.
    "Cercare era il mio destino, l' emblema di coloro che escono la notte senza alcuna precisa intenzione, lo scopo degli assassini di bussole."
    La meta? Qualcosa che lui chiama in modo indeterminato "Centro", come il centro del mandala.
    Simile ad un pazzo malinconico, Horacio cerca la chiave che glielo faccia raggiungere, liberandolo di orpelli e sovrastrutture; una chiave che lo indirizzi verso quel "luogo" che possa offrirgli una visione unitaria di tutti i frammenti del suo essere... il Kibbutz del desiderio.
    Ma gira e gira poco si stacca da Terra, chiuso nelle meditazioni "ruminate" in continuazione, incapace di vivere la vita, che sfiora appena "con la punta del piede", pronto subito a sfuggirla.
    Di tutt' altra stoffa è la Maga, figura poetica, terribile specchio per Horacio.
    "Non ha bisogno di sapere come me, può vivere nel disordine senza che alcuna coscienza d' ordine la trattenga. Quel disordine è... quella boheme del corpo e dell' anima che le spalanca le vere porte."
    "Un canneto di parole" si frappone fra loro due, ma la Maga, nonostante la sua "massa viola", è convinta di saper interpretare il sistema zen..."chiude gli occhi e fa centro".
    Aperta alla vita ne sa cogliere con naturalezza l' essenzialità... non è nella testa il suo "centro", ma nel cuore. E' la sola a saper conciliare realtà e sogno.

    Tanti altri personaggi popolano questo Gioco del mondo, figure maschili e figure femminili che , in fondo, sono riflessi di una stessa identità, che catturano l' altro di sé; ombre proiettate sullo scenario del gioco a fare da corollario e specchio.

    Questo è un libro che ti investe contutta la sua corrosiva complessità, ma offre anche tratti lumunosi, alcuni folgoranti, altri in equilibrio tra ponti immaginari, altri ancora svicolanto tra ricordi e riflessioni etiche.
    Dopo tutto la magia del mondo di un amaro, ironico e provocatorio Cortàzar è lo specchio della vita. Quella vita che affrontiamo, casella dopo casella, spingendo ciascuno il nostro sassolino per raggiungere l' agognato Cielo.
    Io intanto ho vinto la mia sfida con Cortàzar!

    said on 

  • 5

    Un nuovo modo di concepire la letteratura e la scrittura. Piaccia o non piaccia, è geniale. Io me ne sono innamorato. La letteratura ispanoamericana e' piena di scoperte meravigliose.

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  • 5

    Una coltellata lunga 600 pagine.

    No. Seriamente. Ho iniziato a leggerlo quasi un anno fa. Era un periodo a merda, e allora ho detto no, dai, nemmeno riesco a concentrarmi e è un peccato. Così lo lasci ...continue

    Una coltellata lunga 600 pagine.

    No. Seriamente. Ho iniziato a leggerlo quasi un anno fa. Era un periodo a merda, e allora ho detto no, dai, nemmeno riesco a concentrarmi e è un peccato. Così lo lascio tipo a un quarto. Vabbè. Un paio di mesi dopo, ci riprovo, ma sto ancora più a merda, e riabbandono.
    Settimana scorsa stavo ok. Non faccio nulla tutto il giorno, beata inoccupazione, cercando di relegare nei meandri della mia coscienza che cazzo fare della vita mia, e mi dico, dai, mo questo è un buon momento per leggere Rayuela, che i primi capitoli mi piacevano anche tanto.
    E niente. Ora sto qui, mezzo sbracato sul puf, con un dolore in corpo che voglio solo che morire.
    Grazie Cortàzar, eh.

    said on 

  • 5

    la felicità autentica

    Queste parole le ho scritte a un amico dopo pochi capitoli letti. Troppa l’urgenza di comunicargli la mia gioia.

    La felicità è autentica solo quando è condivisa.

    “Sto leggendo Rayeula e non so espri ...continue

    Queste parole le ho scritte a un amico dopo pochi capitoli letti. Troppa l’urgenza di comunicargli la mia gioia.

    La felicità è autentica solo quando è condivisa.

    “Sto leggendo Rayeula e non so esprimere quello che provo. E’ l’Incontro che si desidera da sempre, è amore, non so, è gioia della Scrittura, no, non solo quello, sono le immagini e le emozioni nascoste da sempre nelle pieghe dell’anima, e che ora ritrovo, e riconosco come mie. Sono sensazioni antiche e pure mi sorprendono, da tempo aspettavo che qualcuno le risvegliasse.
    Uno scrittore così è un dono incontrarlo.
    Sono una lettrice fortunata.”

    ******************************************************************************************

    Vado lenta nella lettura, troppo importanti le immagini, ci sono gesti minimi che spalancano storie, aprono il cancello sul Giardino Incantato e io desidero solo entrare e perdermici e pensare il non detto, la coltellata improvvisa della bellezza mozzafiato, così continuo a rileggere brani, leggo e riscopro e scopro ancora e ancora parole belle, stupita e grata di questo Incontro, da tempo desideravo un autore così.
    E' ciò che un lettore sogna da sempre, l’incontro col suo Scrittore, e qui voglio ringraziare La Gradiva per averlo proposto nel gruppo di lettura, perché altrimenti gli sarei stata alla larga, diffidavo, troppo acclamato, troppo celebrato, troppo esaltato Cortázar, e io stupida lo rifiutavo, come sempre si fa con le cose di cui si teme l'importanza.
    Belle le sue riflessioni, le sue elucubrazioni, spesso devo cercare su Wiki di chi cavolo stia parlando, è una raffica di nomi di personaggi di luoghi a me sconosciuti, mi sento ignorante eppure felice di esserlo, perché così ho occasione di apprendere sempre di più.

    Julio Cortazar: scrittore ragno, fanculo a te!, sono caduta nella tua tela e più mi dibatto più ne resto impigliata, fisso ipnotizzata i tuoi otto occhi d’ossidiana mentre ti avvicini lento, costruendo parole nere e lucide nelle quali mi avvoltoli, preciso e costante, serio e tenero, e mentre mi usi e mi pieghi come un’adolescente, mentre mi fai “bere il seme che scorre per la bocca come una sfida al Logos”, il ventre mi trema pallido come luna nel pozzo perché so (e so) che il sentirmi succhiare sarà dolce, un succhiare definitivo, senza possibilità di ritorno, benedico l’involucro trasparente che rimarrà di me perché anche quello ti ha conosciuto “in un ultimo atto di conoscenza che solo l’uomo può dare a una donna”. E piangerò anch’io di felicità, sto già piangendo, svuotata dalla tua forza magnifica, esaltata da squallida puttana a costellazione, e infine balzerò da una stella all’altra, e poi precipiterò, prendendo fuoco.

    Grazie infine per non rendermi la lettura facile, per costringermi a seguirti fiduciosa nel tuo labirinto, grazie Julio perché mi spiazzi, perché hai il coraggio di disgustarmi quando vuoi disgustarmi, perché sai far male, perché mi fai fare fatica su fatica, perché mi metti alla prova, perché mi sorprendi sempre, perché omaggi la mia intelligenza di lettrice, perché, in definitiva, non mi consoli.
    23 febbraio 2015

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  • 3

    Un libro dove vita e morte e tutto ciò che c'è in mezzo diventano frammenti di un caos componibile che il lettore può scegliere di seguire o tralasciare a proprio piacimento senza sentirsi in colpa. S ...continue

    Un libro dove vita e morte e tutto ciò che c'è in mezzo diventano frammenti di un caos componibile che il lettore può scegliere di seguire o tralasciare a proprio piacimento senza sentirsi in colpa. Secondo me Cortázar è uno dei geni americani del novecento dopo Borges.

    said on 

  • 0

    Chiudere in bellezza il 2015 iniziando "La campana" in spagnolo.
    Cada vez sospecho más que estar de acuerdo es la peor de las ilusiones.

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  • 4

    Un libro sperimentale, che percorre molte tracce linguistiche e narrative. Un Ulysses in chiave argentina. Sono opere lasciano a tratti perplessi per la congerie eccessiva di spunti, idee e personaggi ...continue

    Un libro sperimentale, che percorre molte tracce linguistiche e narrative. Un Ulysses in chiave argentina. Sono opere lasciano a tratti perplessi per la congerie eccessiva di spunti, idee e personaggi. Storicamente fu in anticipo nel mondo letterario. Nel rileggerlo, mi è sembrato, almeno in parte, datato.

    said on 

  • 1

    Ho fatto veramente fatica a portare a termine questo libro, che mi è parso parlasse del nulla. Il nulla con in mezzo continue citazioni di pittori, scrittori, musicisti e con protagonisti personaggi a ...continue

    Ho fatto veramente fatica a portare a termine questo libro, che mi è parso parlasse del nulla. Il nulla con in mezzo continue citazioni di pittori, scrittori, musicisti e con protagonisti personaggi antipatici. Mi sono annoiato molto. Non è il mio genere.

    said on 

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