Rebecca

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Publisher: Rebound by Sagebrush

4.2
(1856)

Language: English | Number of Pages: 380 | Format: School & Library Binding | In other languages: (other languages) French , Chi traditional , Italian , Spanish , German , Catalan , Portuguese , Dutch , Danish , Swedish , Farsi , Hungarian , Polish , Slovenian

Isbn-10: 0808514520 | Isbn-13: 9780808514527 | Publish date: 

Also available as: Paperback , Hardcover , Audio Cassette , Audio CD , Unbound , Others , Mass Market Paperback , Library Binding , eBook

Category: Fiction & Literature , Mystery & Thrillers , Romance

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Book Description

"Last Night I Dreamt
I Went To Manderley Again."

So the second Mrs. Maxim de Winter remembered the chilling events that led her down the turning drive past ther beeches, white and naked, to the isolated gray stone manse on the windswept Cornish coast. With a husband she barely knew, the young bride arrived at this immense estate, only to be inexorably drawn into the life of the first Mrs. de Winter, the beautiful Rebecca, dead but never forgotten...her suite of rooms never touched, her clothes ready to be worn, her servant -- the sinister Mrs. Danvers -- still loyal. And as an eerie presentiment of evil tightened around her heart, the second Mrs. de Winter began her search for the real fate of Rebecca...for the secrets of Manderley.

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  • 4

    La traduzione in cui sono incappata non ha retto la prova del tempo, è terribilmente datata, il libro invece sì. Rebecca, presenza silenziosa, ma fortissima, Mrs Danvers, psicopatica ed inquietante e ...continue

    La traduzione in cui sono incappata non ha retto la prova del tempo, è terribilmente datata, il libro invece sì. Rebecca, presenza silenziosa, ma fortissima, Mrs Danvers, psicopatica ed inquietante e Manderley che sembra vivere di vita propria. Il resto dei personaggi sbiadisce al loro confronto. Il dramma è contorto, si rifà in pieno allo stile dell'epoca, ma prende e si finisce rapidamente.

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  • 5

    Rebecca è un romanzo che mi ha catturata sin da subito; sin dall'apparizione della futura signora de Winter, una giovane dama di compagnia che si trova in vacanza a Montecarlo. L'incontro con il genti ...continue

    Rebecca è un romanzo che mi ha catturata sin da subito; sin dall'apparizione della futura signora de Winter, una giovane dama di compagnia che si trova in vacanza a Montecarlo. L'incontro con il gentiluomo inglese Maxim de Winter, affascinante e misterioso, aprirà alla ragazza un nuovo mondo, basta poco, qualche chiacchierata, qualche gita in auto e una cena intima e i due presto si scoprono innamorati l'uno dell'altra e quale miglior occasione per lasciare da parte la vedovanza di lui durata oltre un anno e riscoprire la felicità con una nuova donna al proprio fianco? Ecco che i due si sposano ma dopo un felice luna di miele in Italia è tempo di tornare nella tenuta dei famiglia, quella Manderley così fascinosa e antica da incutere timore nella nuova padrona di casa.

    Protagoniste assolute del romanzo sono le tre figure che si muovono nella storia: la nuova signora de Winter, Rebecca e la signora Danvers.
    Delle tre è proprio la nuova moglie forse la figura femminile più debole: è una giovane donna con poca esperienza, non conosce il mondo, è goffa e timida. Il nome della protagonista non verrà mai rivelato al lettore, una scelta che forse punta a sottolineare proprio l'importanza della figura di Rebecca e la differenza tra le due, d'altra parte è come se non ci fosse spazio per entrambe ma per una sola signora de Winter. La protagonista ha tutte quelle sfaccettature che rendono la sua persona oggetto di derisioni da parte anche della servitù, capitana dalla diffidente e arcigna signora Danvers, la governante di Manderley e vecchia amica di Rebecca. Una donna così inesperta, insicura e goffa, senza quasi particolari attrattive, non può competere con il ricordo della vecchia padrona di casa, una donna al contrario affascinante e sofisticata, acuta ed intelligente, perfetta nel saper gestire ogni aspetto concerne l'antica dimora.
    Questo rapporto turbolento metterà a dura prova il carattere dolce e gentile della protagonista a cui la signora Danvers non risparmierà frecciatine, confronti impietosi, insulti celati e infine uno scherzo davvero di cattivo gusto. La vecchia governante è sicuramente uno dei personaggi meglio riusciti alla penna della Du Maurier, legata ma perlopiù ossessionata dal ricordo della vecchia padrona, ogni minimo gesto è compiuto in onore di Rebecca, ogni vecchia disposizione vige come regola, stanze chiuse e tenute immacolate come se i giorni non fossero passati. E' una donna ambigua e, anche nel proprio aspetto, inquietante che continua nel proprio proposito di scogliere le già poche sicurezze della ragazza.
    Ho trovato ancor più meraviglioso il quadro di Rebecca, la Du Maurier dimostra il suo incredibile talento soprattutto nel tratteggiare un donna che di fatto non c'è ma che si percepisce come una presenza costante; Rebecca è concreta e viva, è una presenza inquietante e costante in tutto il romanzo, la protagonista stessa si sente addosso gli occhi e il respiro di questa donna a cui vorrebbe assomigliare ma sa in partenza che non ne reggerebbe il confronto.
    Nonostante la presenza ingombrante di Rebecca però non si può che parteggiare per la nuova signora de Winter, ammetto di non aver particolare simpatia per nessuna delle tre, ma nonostante il carattere un po' troppo debole per i miei gusti della protagonista la situazione che vive è talmente assurda e insopportabile che mi sono arresa e ho tifato per lei.
    A dispetto di ciò sono tre figure magnificamente caratterizzate, fortemente protagoniste e nettamente superiori alle figure maschili che in questo romanzo fanno una figura ben misera, né Maxim de Winter né Jack Favell, insopportabile cugino di Rebecca, reggono il confronto con le donne.

    Una buona parte del libro è dedicata anche all'elemento descrittivo, in particolare quello di Manderley: un'antica dimora inglese, immersa nella più selvaggia natura ma a due passi dal mare, un lungo viale a presentarcela e ricche aiuole fiorite, l'interno è ammobiliato in maniera elegante, dipinti alle pareti, lunghi tavoli, legni pregiati, stanze illuminate da grandi finestre; il tutto è dipinto nei minimi dettagli dalla penna di una donna che ha trasportato nel proprio libro quella che diventerà la sua amata Menabilly.
    Calarsi in queste pagine è stato come fare uno splendido viaggio nella verde Cornovaglia.

    Rebecca la prima moglie è un romanzo che non può rientrare in un unico genere perchè nella storia c'è di tutto, si potrebbe pensare al romanzo gotico, al giallo, al romanzo psicologico o ancora a quello sentimentale; i temi trattati anche sono tanti, si parla d'amore, di lealtà, di tradimento, di paura e di sofferenza ma tutto è gestito in maniera perfetta, ogni casella va al proprio posto, non ci sono elementi portati all'esagerazione, ogni colpo di scena è ben congeniato e il lettore non può che rimanere incatenato al libro dalla prima all'ultima pagina.
    Sin da subito di nota una certa influenza, le immagini che mi hanno riportata alla mente Thornfield sono tante e la stessa sensazione d'angoscia l'ho provata nella storia della prima moglie; certo qui il tutto è ad altissimi livelli, la suspense pervade la storia appena si arriva a Manderly fino all'ultima terribile immagine, l'inquietudine e il mistero non lasciano mai il lettore, la curiosità nel vedere svelata la verità porta a voler divorare le pagine ed è quello che ho fatto io. Lo stile della scrittrice, elegante e scorrevole, aiuta il lettore e nonostante il ritmo della narrazione cambi in alcune situazioni l'attenzione non ha né il tempo né la necessità di calare. Rebecca è un capolavoro della letteratura, un mix di elementi incastrati perfettamente tra di loro dalla raffinata penna di un'autrice che vale assolutamente la pena conoscere e approfondire.

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  • *** This comment contains spoilers! ***

    5

    Spoiler importanti

    Bellissima lettura, che definirei romanzo psicologico. Considerando che è dell'anno 1938, si mostra molto attuale nella caratterizzazione dei personaggi. Altro aspetto che mi è piaciuto molto è la sus ...continue

    Bellissima lettura, che definirei romanzo psicologico. Considerando che è dell'anno 1938, si mostra molto attuale nella caratterizzazione dei personaggi. Altro aspetto che mi è piaciuto molto è la suspance sottile che permea tutta la narrazione, unita ad uno stile classico di scrittura che hanno reso magnetica la lettura.
    Vorrei sottolineare alcuni aspetti legati ai personaggi che rendono grande questo libro, secondo me. La prima grande protagonista è proprio la tenuta di Manderley, dove si svolgono gran parte delle vicende. Essa prende vita grazie alle parole di ammirazione di chi ci vive, e alle particolareggiate descrizioni fatte dall'autrice dei giardini, boschi, sale della villa. Inoltre è proprio la villa la protagonista del tragico finale...
    Altra cosa che sottolineo è il dualismo che caratterizza i personaggi principali. Il vedovo Maxim de Winter, inizialmente affranto dal dolore per la morte della moglie, in realtà patisce una disperazione che nasce dal suo senso di colpevolezza. Devo dire che quasi mai avevo parteggiato per un assassino come in questo romanzo! Ho quasi sperato che riuscisse ad evitare la pena... La signora de Winter, una ragazza semplice nella quale è facile immedesimarsi, molto innamorata di Maxim, ma costretta a scontrarsi con la presenza ingombrante del ricordo di Rebecca. Solo con la confessione del marito sembra acquistare nuova fiducia in sé stessa, finalmente riuscendo ad essere la nuova signora de Winter... E poi c'è Rebecca, da tutti amata in vita, ma le apparenze non sono quel che sembrano...Per tutto il romanzo lei è protagonista, seppur ormai da morta, e quel che ci chiediamo fino alla fine è: l'avrà vinta lei, o no?
    Infine la signora Danvers, un personaggio affascinante nel suo essere tetra e meschina, ma nel finale quasi penosa, con il suo ultimo atto di devozione a Rebecca

    Leggerò sicuramente altro della Du Maurier :)

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  • 5

    “Last night I dreamt I went to Manderley again.”

    Sin da bambina, ogni volta che sento il nome Rebecca aggiungo sempre l’espressione “la prima moglie”. Non so spiegare perché, come, dove o quando ho iniziato ad associarlo a questa frase, forse l’ho s ...continue

    Sin da bambina, ogni volta che sento il nome Rebecca aggiungo sempre l’espressione “la prima moglie”. Non so spiegare perché, come, dove o quando ho iniziato ad associarlo a questa frase, forse l’ho sentito da qualche parte e da allora al nome Rebecca faccio sempre seguire quest’espressione.
    Apparso per la prima volta nel 1938, il libro fu subito un successo tanto che solo due anni più tardi fu prodotta la trasposizione cinematografica, vincitore di due premi oscar, diretta da Alfred Hitchcock con Laurence Olivier e una giovane Joan Fontaine, cui deve gran parte della fama di cui gode ancora oggi.
    Subito dopo la sua pubblicazione, l’autrice Daphne du Maurier ha dovuto subire l’accusa di plagio mossagli da Elizabeth Von Arnim che la citò in giudizio per plagio, perché il romanzo sembrava copiato o ispirato ad una sua opera (Vera), ma i giudici l’assolsero dall’accusa.
    Non ho letto l’opera della Von Arnim, ma se anche le trame si somigliassero, penso che il mondo della letteratura ne sia pieno e credo che quasi tutti dovrebbero fare causa a qualcun altro con l’accusa di plagio.
    Sin dalle primissime frasi di Rebecca la prima moglie, il lettore è catapultato in un sogno, trasportato lungo i viali di un giardino inselvatichito, tra radici che spuntano in mezzo al sentiero e avviluppati da grandi e giganteschi rododendri cresciuti smisuratamente. Il sogno è quello della protagonista e voce narrante del libro che sogna di tornare a Manderley, di varcare la soglia della grande casa ancora una volta ma, ahimè, il sogno è destinato a terminare ogni volta che arriva il mattino. È con queste memorabili immagini, a metà tra sogno e desiderio, che ha inizio l’opera più conosciuta della Du Maurier e da cui partono i ricordi e le memorie della protagonista.
    Il principio del romanzo sembra l’inizio di una favola; narra la storia di una giovane ragazza inglese, rimasta orfana che, a causa della mancanza di una famiglia e di denaro, svolge l’attività di dama di compagnia per un’anziana e ricca signora americana, la sig.ra Van Hopper, donna di mezz’età, ricca ma volgare e pettegola. Durante una vacanza a Montecarlo le due incontrano Maxim de Winter, un ricco e malinconico uomo inglese, appena rimasto vedovo. Un’improvvisa influenza della sua padrona dona la possibilità alla giovane ragazza di stringere amicizia e frequentare l’affascinante e ombroso Maxim, di cui sa pochissimo e del suo passato conosce solo la tragica morte della moglie. L’opportunità di trascorrere qualche giornata con la ragazza rinfrancano lo spirito e l’umore di Maxim; tra gite in macchina, chiacchiere, e cene piacevoli, i due s‘innamorano. Questi brevi e spensierati momenti sono sufficienti per spingere Maxim de Winter a chiedere alla ragazza di sposarlo, proprio come vero principe azzurro arrivato per salvarla dal suo triste destino.
    Dopo una felice e spensierata luna di miele in Italia, arriva il momento di tornare a Manderley, antica tenuta della famiglia de Winter, e di fare la padrona di casa; un compito non facile per una ragazza giovane e inesperta come la protagonista. A Manderley, tutto sembra perfetto ma ben presto, la ragazza scopre che tutti quelli che ci abitano sembrano vivere nel ricordo della defunta prima moglie Rebecca. La sua inquietante presenza sembra incombere e ad aleggiare sulla casa, influenzando la vita di tutti coloro che la conoscevano, costringendo la seconda moglie a vivere come fosse un’intrusa e perennemente in competizione, mortificante e frustrante allo stesso tempo, con la precedente consorte. Man mano che le settimane passano, la protagonista si ritroverà a convivere con la presenza sempre più ingombrante di Rebecca che la conduce quasi sull’orlo della follia, fino a quando una rivelazione improvvisa e inaspettata sconvolgerà il corso degli eventi.
    A Manderley, infatti, non tutto è come sembra.

    Questo libro giaceva da qualche tempo sullo scaffale della mia libreria. Lo comprai diversi anni fa in una bancarella al mercatino dell’usato e da allora aspettava di essere letto; ho rimandato la lettura diverse volte ma finalmente ce l’ho fatta. Meglio tardi che mai!
    La storia in parte la conoscevo, ma leggerla è stata veramente una bellissima scoperta.
    Rebecca la prima moglie è sicuramente un libro che conquista il lettore. Sin dalle prime fulgenti pagine, Daphne du Maurier ci fa immergere in un’atmosfera onirica, che sembra l’inizio di una fiaba ma che, invece, si rivelerà tutt’altro.
    A narrare la storia è la protagonista del libro, di cui – caratteristica del romanzo – non si conoscerà mai il nome, quasi a voler a sottolineare l’anonimato della protagonista e indicare al lettore il conflitto e il contrasto con il nome della prima moglie, Rebecca, l’unica signora de Winter degna di questo nome.
    Fin dalla sua prima apparizione, la giovane protagonista, ci appare come una ragazza che ama disegnare, molto timida, goffa, spaesata, taciturna, insicura, ingenua, priva di particolari attrattive, dotata di una spiccata sensibilità e di una veemente immaginazione; queste due ultime caratteristiche si riveleranno ben presto un’arma a doppio taglio. Con queste caratteristiche la giovane non può certo competere con la sofisticata Rebecca, così diversa da lei. La giovane signora de Winter, infatti, ha appena ventuno anni, è una ragazza semplice, inesperta e non sa gestire (e non glielo ha mai insegnato nessuno) l’andamento domestico che una magione così prestigiosa richiede. Si sente giudicata da tutta la contea, dai parenti, dalla servitù, dalla governante; si trova sempre imperfetta ed è convinta di non poter reggere il confronto con la precedente padrona di casa.
    Poco per volta impariamo a conoscere il suo io interiore: i suoi sentimenti, le sue paure, i suoi tormenti, la sua gelosia e il suo amore per il marito, che sospetta sia ancora legato alla prima moglie, sentendosi sempre più come un rimpiazzo in quella grande casa. Una ragazza in cui personalmente mi sono riconosciuta molto e spesso mi sono immedesimata in lei; l’ho trovata umana nel suo sentirsi imperfetta, ma è stata anche capace provocare il mio sistema nervoso con la sua riluttanza, la sua mancanza d’autostima e la sua indecisione di prendere in mano la sua vita.
    La du Maurier è bravissima nel farci sentire l’ansia, l’angoscia, la sopraffazione della giovane ragazza. L’uso del narratore interno, di un tono confidenziale e spontaneo, facilita di certo l’immedesimazione in lei; ci permette di conoscerla fondo, di vedere e sentire i suoi pensieri, le sue impressioni, i suoi sentimenti, i suoi turbamenti. La tensione che permea in maniera sempre più crescente le pagine del romanzo, alla fine, ci sembra di sentircela addosso; veniamo anche noi divorati dalla gelosia, dai fantasmi interiori, e ossessionati dalla figura così perfetta di Rebecca.
    Nessuno dei personaggi è mai banale o prevedibile; sono pochi ma ben caratterizzati, definiti e si evolvono durante il racconto; tutti sono tratteggiati magistralmente, con cura, delineati in maniera minuziosa e intensa, accurata e profonda, riescono a restare facilmente nella memoria; la du Maurier nel rappresentare Rebecca mostra tutte le sue migliori capacità di cui è dotata, riuscendo a renderla concreta, articolata, viva e reale pur essendo ormai defunta. Rebecca è la co-protagonista della vicenda e pur non comparendo mai, è viva e presente in tutto il romanzo; una “presenza” inquietante, ingombrante, tangibile e costante in tutto il romanzo; anche se è morta, l’autrice riesce a farla rivivere attraverso gli oggetti che gli sono appartenuti, i luoghi che frequentava, le opinioni che gli altri avevano di lei. Donna dalle mille risorse e idee, sofisticata, raffinata, elegante, sicura di sé, dalla bellezza incomparabile, dal carattere vivace, fiero e risoluto, sicura delle sue scelte, capace di fare amicizie ovunque, ammirata e apprezzata da tutti, ancora viva e presente nella memoria di coloro che la hanno conosciuta. Il nome di Rebecca è assillante e onnipresente in ogni pagina del libro, tutti l’amavano e non c’è persona che non l’adorasse. Rebecca appare come il tipo di donna cui ogni altra dovrebbe ispirare di diventare.
    Come può una semplice e ingenua ragazza competere con una donna che incarna la perfezione? La sola e unica risposta sembra essere: non può!
    Rebecca è stato un dei personaggio che mi ha suscitato molta antipatia per tutta la durata del romanzo; mi è parsa un po’ una prima della classe: bella, perfetta e incomparabile ma come sempre, e anche il libro lo conferma, la perfezione non è di questo mondo.
    L’altro personaggio insieme a Rebecca che mi ha suscitato antipatia è quello della signora Danvers.
    Sin dalla sua prima apparizione, la fisionomia della Danvers mette soggezione alla protagonista e di conseguenza al lettore; con il suo abito nero, il suo viso bianco con gli zigomi ossuti, gli occhi neri e cupi che trasmettono subito un senso d’inquietudine, la sua mano gelida che pare di sentircela appoggiata al nostro braccio, la sua voce afona e monotona: sono tutte caratteristiche che fin da subito mi hanno messo addosso una strana inquietudine. Solo quando parla della sua defunta padrona sembra rianimarsi: sul viso appare una macchia di colore, la sua voce si anima, insomma acquista vita ed espressione.
    La perfida signora Danvers, fedele e inquietante governante, devota e ossessionata dalla sua defunta padrona fino all’ossessione, tiene la tenuta di Maderley come se fosse un mausoleo al ricordo di Rebecca e fa di tutto per mantenerne vivo il suo ricordo: continua ogni giorno a dare le stesse disposizioni alla servitù come voleva Rebecca, a riordinare meticolosamente i vestiti e la stanza da letto come se la sua padrona fosse ancora viva. Una donna inquietante, dall’ambigua e raggelante presenza, che non perde nessuna occasione per intimidire, umiliare e accentuare le insicurezze della giovane seconda moglie di Maxim de Winter.
    Un personaggio, quello della signora Danvers, angosciante e misterioso, imperscrutabile e ostile, che nutre astio e vede come un’usurpatrice colei che ha preso il posto di Rebecca; con i suoi sguardi malevoli e con il suo silenzio sembra voler “strozzare” la nuova arrivata.
    Una figura riuscitissima e molto interessante dal punto di vista psicologico; il fatto che l’autrice sia riuscita a farmela odiare sin dalla sua prima apparizione, è una grossa nota di merito nei suoi confronti.
    Le figure maschili, dall’affascinante e misterioso Maxim (che all’inizio appare un po’ antipatico, abbastanza spento e perso tra i suoi pensieri, per poi divenire tenero, affettuoso e devoto) allo sgradevole Jack Favell, si rivelano piuttosto “deboli”, schiacciati sulla scena dalla preminenza dei personaggi femminili, che con le loro personalità e azioni sono tratteggiati sicuramente meglio.
    Uno degli elementi che mi è piaciuto di questo romanzo è quello descrittivo, soprattutto quello degli ambienti, a parer mio perfetto. L’autrice descrive Manderley come se fosse un altro personaggio “umano” a tutti gli effetti. Mentre leggiamo Manderley ci appare davanti agli occhi: una grandiosa e fiabesca tenuta, selvaggia ed elegante allo stesso tempo, che si affaccia sulla costa della Cornovaglia, avvolta dalla nebbia, immersa nel verde scuro dei boschi con lo sguardo proteso verso il mare azzurro, con i sentieri fioriti, i lunghi corridoi, le stanze magnificamente ammobiliate; ci pare di sentire il profumo emanato dai rododendri e dalle rose che circondano la casa, sederci all’ombra dell’ippocastano a prendere il tè, ascoltare la pioggia che cade sul tetto del cottage sulla spiaggia e il rumore del mare che s’infrange sugli scogli, camminare lungo i corridoi e nelle stanze lussuose, passeggiare tra i fiori nella “Valle della felicità” accompagnati dal fedele cane Jasper. Tutto è di grande impatto, descritto incredibilmente bene dall’autrice inglese, dipinto fin nei minimi particolari; immagini che non sono inventate poiché la du Murier per rappresentarle s’ispiro alla sua casa in Cornovaglia dove viveva con il marito e i figli.

    La penna della du Maurier è magnifica; mi ha proprio conquistata con la sua scrittura chirurgica e intensa; inoltre ho notato molti punti in comune con Jane Eyre di Charlotte Brontë, di cui l’autrice inglese era una grande ammiratrice (e anch’io).
    Rebecca la prima moglie è un romanzo geniale e angosciante allo stesso tempo, che conquista un poco alla volta, in cui l’atmosfera e le sensazioni giocano un ruolo fondamentale. Con abilità l’autrice riesce ad intrecciare amore, mistero, dolore, rendendo reali le sensazioni d’angoscia, inferiorità e frustrazione provate dalla seconda signora de Winter; sentiamo il suo disagio, il suo desiderio di compiacere il marito, di gestire i rapporti con la terribile signora Danvers.
    Un meccanismo ineccepibile quello creato dall’autrice inglese, in cui la trama ci appare come un mosaico composto da tanti tasselli che insieme, poco alla volta, riescono a creare un’opera intrigante, coinvolgente, misteriosa, appassionante, angosciante allo stesso tempo, ma in cui non manca un pizzico d’ironia e di leggerezza.
    Nell’opera s’intrecciano vari tipi di romanzo: dal gotico al sentimentale, dal thriller al psicologico, dal giallo al drammatico. Dentro c’è tutto: sentimenti appassionati, amori infelici, misteri, pathos, sofferenza, tradimenti, gelosia, forza interiore, atmosfere avvolgenti e misteriose, colpi di scena improvvisi, una tensione palpabile, costante e crescente che tiene il lettore in sospeso sino all’ultima pagina, fino alla rivelazione finale dei misteri che animano la vicenda.
    Il ritmo del racconto è talvolta lento, ora pacato, ora serrato; lo stile scorrevole ed elegante, la prosa superba e raffinata, l’intreccio accurato, lineare e mai artificioso. Daphne du Maurier conosce i pensieri che agitano l’animo umano e gli descrive con maestria, portandoci nei meandri più profondi della mente umana. Un bel romanzo sulle ossessioni mentali, sulla gelosia, il senso d’inferiorità che si provano verso chi ci ha preceduto; un capolavoro di tensione e introspezione mentale; un vero dramma psicologico in cui l’autrice, grazie alle descrizioni vivide e reali, sia dei personaggi sia dei luoghi, alla grande capacità d’introspezione, riesce a coinvolgere il lettore a 360 gradi nella vicenda, trasmettendogli le emozioni dei personaggi, ma soprattutto quelle dell’anonima protagonista di cui impariamo a conoscere perfettamente la personalità.

    Daphne du Maurier si è rivelata una grande e meravigliosa scoperta, che mi ha coinvolto come pochi all’interno della vicenda che racconta, spingendomi ad andare avanti per vedere cosa succede in seguito ma allo stesso tempo di centellinare le pagine temendo che il libro finisca troppo presto. Un’autrice da cui spero d‘incontrare nuovamente in futuro per approfondirne la conoscenza.

    Rebecca, sempre Rebecca. Dovunque mettevo piede a Manderley, dovunque mi sedevo, persino nei miei sogni, incontravo Rebecca.
    […] Rebecca, sempre Rebecca. Mai mi sarei liberata di Rebecca.

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  • 4

    Suspence... dipinta di rosa... no di giallo... no di morte... no di...

    Non male, in effetti merita la fama che ha. Anche se rispetto all'altro libro che ho letto della stessa autrice, Il capro espiatorio, questo l'ho trovato un po' più lento e lungo in tutta la prima par ...continue

    Non male, in effetti merita la fama che ha. Anche se rispetto all'altro libro che ho letto della stessa autrice, Il capro espiatorio, questo l'ho trovato un po' più lento e lungo in tutta la prima parte. Ma senz'altro si dimostra una scrittrice di grande stile narrativo, e nella seconda parte il libro si tinge sempre più di giallo...

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  • 5

    Rebecca

    Uno di quei libri che vanno assolutamente letti. Bellissime descrizioni, ottima trama... la presenza di Rebecca si avverte in ogni pagina del libro, facendoci immedesimare completamente con la protago ...continue

    Uno di quei libri che vanno assolutamente letti. Bellissime descrizioni, ottima trama... la presenza di Rebecca si avverte in ogni pagina del libro, facendoci immedesimare completamente con la protagonista. Permettetemi anche una menzione al capolavoro di Hitchcock tratto dal libro, film imprescindibile per ogni appassionato di cinema.

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  • 5

    Che cosa posso dire di Rebecca? Questo libro è affascinante.
    La storia la conoscevo, ma leggerla è stata veramente una scoperta.
    E' un libro appassionante e scritto in maniera eccellente.
    Sono felice ...continue

    Che cosa posso dire di Rebecca? Questo libro è affascinante.
    La storia la conoscevo, ma leggerla è stata veramente una scoperta.
    E' un libro appassionante e scritto in maniera eccellente.
    Sono felice di aver scoperto questa scrittrice che mescola sentimento con il mistero.

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  • 4

    Il primo capitolo è un capolavoro: varrebbe la pena leggere il libro solo per quello.
    E devo dire che l'elemento descrittivo è quello che più mi ha conquistata in questo romanzo che avevo sempre messo ...continue

    Il primo capitolo è un capolavoro: varrebbe la pena leggere il libro solo per quello.
    E devo dire che l'elemento descrittivo è quello che più mi ha conquistata in questo romanzo che avevo sempre messo da parte, avendo già visto il film da esso tratto.
    Mi sono dovuta ricredere: l'intreccio narrativo è sicuramente importante e sapere già come si evolva toglie un po' di valore alla lettura, ma il fascino della narrazione non ne è minimamente intaccato: io sono rimasta rapita dal dipanarsi della storia nonostante tutto.

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  • 4

    In un'epoca in cui ormai c'è abuso di self publishing e purtroppo ci si imbatte in troppi libri scritti male, leggere un classico di 80 anni fa, scritto così bene, è pura gioia.
    Vedo tanta gente regal ...continue

    In un'epoca in cui ormai c'è abuso di self publishing e purtroppo ci si imbatte in troppi libri scritti male, leggere un classico di 80 anni fa, scritto così bene, è pura gioia.
    Vedo tanta gente regalare 5 stelline a libri che, paragonati a classici come questo, ne meriterebbero mezza.

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  • 4

    "SI PUO' ANCHE DIRE CHE LA CASA SIA UNO DEI TRE PROTAGONISTI"

    Le prime pagine, folgoranti, mi immergono subito in un’atmosfera di sogno, trascinandomi per i viali del giardino inselvatichito di Manderley, avviluppata da grosse radici e sovrastata da giganteschi ...continue

    Le prime pagine, folgoranti, mi immergono subito in un’atmosfera di sogno, trascinandomi per i viali del giardino inselvatichito di Manderley, avviluppata da grosse radici e sovrastata da giganteschi rododendri cresciuti in modo abnorme.
    Manderley, protagonista del romanzo: favolosa residenza immersa nella campagna inglese, affacciata su una baia ora lieta e soleggiata ora tormentata da venti impetuosi, circondata dal bosco e dal giardino fiorito con la sua Valle Felice e il profumato roseto. Evocata fin dall’inizio, questa è una presenza costante durante tutta la narrazione: da essa prende le mosse il racconto e con essa si conclude, svolgendosi attraverso flash-back e inquietanti premonizioni, magistralmente costruito dall’abile penna della scrittrice nel suo stile appassionante. Un’atmosfera piuttosto gotica, tra Cime tempestose e Jane Eyre, un poco di Edgar Allan Poe, incombe su questa villa abitata dal tenebroso proprietario, Maxim de Winter, dalla sua seconda moglie, mai nominata, voce narrante dell’intera vicenda, dal fantasma della prima moglie, la più che nominata Rebecca, e dall’oscura governante, signora Danvers.
    Tra paure e sospetti, misteriose presenze ed eventuali delitti, barche affondate nella tempesta e cadaveri rinvenuti, arriviamo alla conclusione attraverso colpi di scena e falsi finali che tengono col fiato sospeso. Anche se tutto ciò sembra un pretesto per raccontare la storia fiabesca di una liberazione (psicologica) attraverso difficili prove che la protagonista-bambina deve affrontare e superare.
    Ovvio accennare al celebre film, girato negli USA da Alfred Hitchcock, il quale ammette che per le riprese esterne fece ricorso ad un plastico sia per la casa sia per la strada che ci arriva. Ah! Quel magnifico viale che conduceva alla visione della villa: “Ecco Manderley, la nostra Manderley, intima e silenziosa come era sempre stata: la pietra splendeva nella luce lunare del sogno, le finestre riflettevano i prati verdi e la terrazza. Il tempo non era riuscito a distruggere la simmetria perfetta di quelle mura, né il luogo in sé, un gioiello nel cavo di una mano”. Proprio come il plastico del film.

    Dall’intervista di Francois Truffaut a Alfred Hitchcock:
    F.T. -D’altra parte, ogni volta che si parla della casa, della tenuta di Manderley, e così pure tutte le volte che viene mostrata, c’è sempre qualcosa di magico…la nebbia, una musica evocativa…
    A.H. -Be’, da un certo punto di vista il film è la storia di una casa; si può anche dire che la casa sia uno dei tre protagonisti del film.

    said on 

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