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Rebecca

By Daphne du Maurier

(199)

| Paperback | 9781844080380

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Book Description

"Last Night I Dreamt
I Went To Manderley Again."

So the second Mrs. Maxim de Winter remembered the chilling events that led her down the turning drive past ther beeches, white and naked, to the isolated gra Continue

"Last Night I Dreamt
I Went To Manderley Again."

So the second Mrs. Maxim de Winter remembered the chilling events that led her down the turning drive past ther beeches, white and naked, to the isolated gray stone manse on the windswept Cornish coast. With a husband she barely knew, the young bride arrived at this immense estate, only to be inexorably drawn into the life of the first Mrs. de Winter, the beautiful Rebecca, dead but never forgotten...her suite of rooms never touched, her clothes ready to be worn, her servant -- the sinister Mrs. Danvers -- still loyal. And as an eerie presentiment of evil tightened around her heart, the second Mrs. de Winter began her search for the real fate of Rebecca...for the secrets of Manderley.

279 Reviews

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  • 2 people find this helpful

    Rilettura.........

    L'immagine della governante, la signora Danvers, che si illumina d'immenso nel raccontare delle mutande con merletto, dei capelli scuri e dei piedi piccini di questa Rebecca maledetta...
    Mentre là fuori, oltre la finestra, il vento scompiglia le ros ...(continue)

    L'immagine della governante, la signora Danvers, che si illumina d'immenso nel raccontare delle mutande con merletto, dei capelli scuri e dei piedi piccini di questa Rebecca maledetta...
    Mentre là fuori, oltre la finestra, il vento scompiglia le rose di Manderley...
    Ansia.

    Gran bel romanzo. Introspezione psicologica ad altissimi livelli.

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    Libricciola (con gatto Camillo. Siamo in fase no) said on Oct 28, 2014 | 4 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    Non credete che i morti vengano a vedere cosa fanno i vivi?

    In un’atmosfera onirica, la dimora di Manderley è invasa dall’erica e le ortiche ne hanno sbarrato la strada. Una voce narrante, senza nome, attraversa il cancello che dà sui viali. C’è lo scorcio di un paradiso silente e segreto che porta con sé una ...(continue)

    In un’atmosfera onirica, la dimora di Manderley è invasa dall’erica e le ortiche ne hanno sbarrato la strada. Una voce narrante, senza nome, attraversa il cancello che dà sui viali. C’è lo scorcio di un paradiso silente e segreto che porta con sé una storia di ombre, la rivalità tra il presente ed un passato che tarda a scivolare nell’oblio. La nuova signora De Winter, oltre a non sembrare un’autorevole padrona di casa, perché vinta dalla paura e sopraffatta da un senso di inferiorità, è costretta a convivere con una presenza impalpabile che perseguita le sue giornate. La stessa che ritrova nelle parole dei camerieri e i nuovi parenti pronti a confrontarla con chi l’ha preceduta, e nello sguardo accigliato di una governante vestita di nero, Danny Danvers , la donna che nutre l’inesorabile astio verso colei che ha sostituito la signora di un tempo.

    Per un effetto di suggestioni, molto ben riuscito, lo spirito di Rebecca, la prima moglie del conte Maxim, sembra aleggiare per le stanze, affacciarsi dalla scala, nascondersi dietro sbuffi di tende mosse dal vento, presagi che danno la raggelante impressione di un ritorno inaspettato con l’intento di perseguitare chi ha occupato il suo posto. Anche gli oggetti, lasciati con l'ordine intatto di una volta, fanno quasi credere che Rebecca abbia messo in scena una farsa, nascondendosi in qualche angolo remoto. Si respira la tensione di una lotta impari per l’assenza di un affronto contro carne e sangue perché ad imperare è solo l’astrazione impossibile da combattere, percepita da una mente in cui si fa spazio il dramma del disagio psicologico. Ricorrendo a descrizioni di luoghi e stati d’animo, accurate e piene di trasporto, Daphne Du Maurier rivela una grandissima capacità di saper coinvolgere il lettore, come se quasi riuscisse ad ascoltare, in sottofondo, la voce serafica dell’io-narrante. La costa frastagliata della Cornovaglia, la grande casa e i suoi corridoi, il fitto bosco intorno, sono ambienti che conferiscono al romanzo quel classico aspetto affascinante e buio che lo rende avvincente e ricco di mistero, elementi che si dissolvono quando, sul finire, viene inferto un clamoroso colpo di scena alla storia. Un noir riuscito in modo magistrale e che conquistò la vena artistica di Hitchcock per cui ne produsse una riduzione cinematografica da premio Oscar, con Joan Fontain e Laurence Olivier , nel 1940.

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    Martin Eden said on Oct 24, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Romanzo veramente "hitchcockiano" (non a caso ha ispirato il grande regista, leggendo sembra di vedere i fotogrammi dei suoi film con le tipiche esitazioni sui dettagli e le pause prolungate ad arte per creare suspence).
    Molto godibile la prima parte ...(continue)

    Romanzo veramente "hitchcockiano" (non a caso ha ispirato il grande regista, leggendo sembra di vedere i fotogrammi dei suoi film con le tipiche esitazioni sui dettagli e le pause prolungate ad arte per creare suspence).
    Molto godibile la prima parte con un'introspezione psicologica portata ad altissimi livelli. L'eccessiva lunghezza e il finale sfumato (comunque chiaro se si rileggono i primi due capitoli dopo aver terminato la lettura dell'ultimo) tolgono qualcosa al romanzo nel complesso.
    Per certi aspetti ha il canovaccio di certi romanzi gotici ottocenteschi: la fanciulla indifesa, l'oscuro maniero (qui sostituito da un'elegante villa), il marito che nasconde un mistero, il "fantasma" della prima moglie...
    La Du Maurier riesce però a "novecentizzare" bene questo materiale d'annata, e anche a infondergli, a tratti, una sottile ironia noir.
    Lettura adatta per chi ama i thriller del grande Alfred e qui può esaminare una delle sue fonti.

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    Ariano Geta said on Oct 20, 2014 | 3 feedbacks

  • 3 people find this helpful

    Costruzione magistrale, in cui ogni evento, ogni descrizione e ogni dettaglio - che altrove potrebbero sembrare inutili divagazioni - si rivelano funzionali alla (singolarmente ininterrotta) tensione del romanzo.
    Nel suo genere, esemplare.

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    Marvivio said on Oct 14, 2014 | 2 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    Un'ombra che incombe dal passato

    L’ambientazione del romanzo ha luogo tra Montecarlo, solo all’inizio, e la Cornovaglia, per la rimanente gran parte della vicenda. La protagonista è una giovane e modesta “signorina” di 21 anni che vive facendo da dama di compagnia per una non certo ...(continue)

    L’ambientazione del romanzo ha luogo tra Montecarlo, solo all’inizio, e la Cornovaglia, per la rimanente gran parte della vicenda. La protagonista è una giovane e modesta “signorina” di 21 anni che vive facendo da dama di compagnia per una non certo simpatica signora che la tratta in malo modo trovando mille occasioni per umiliarla a causa di qualsivoglia motivo. Il caso vuole che, nel contesto monegasco, la protagonista riesca a conoscere un ricco e giovane vedovo, Maxim de Winter, il quale le chiede di sposarlo e di trasferirsi nella sua magione di Manderley in Cornovaglia.

    Tutto sembra procedere secondo le migliori tradizioni riguardanti la famosa favola della sventurata che il destino vuole incontri un uomo ricco e la faccia vivere negli agi e nella prosperità. Ma non appena la giovane donna entra a far parte della famiglia de Winter, e inizia a vivere e frequentare la grandiosa magione del marito Maxim, ecco che inizia l’ossessione per la defunta prima moglie Rebecca. Tutta la vita diuturna si svolge come se l’ombra della stessa Rebecca fosse sempre presente, poiché, a cominciare dalla austera e inquietante governante, la signora Denvers, tutti coloro che collaborano all’amministrazione della splendida dimora, ricordano costantemente, e con estremo rispetto, la prima signora de Winter come se non fosse mai morta.

    Per la novella seconda moglie iniziano gli incubi e le sofferenze, provocate ad arte dalla imperscrutabile governante, che le rendono la vita impossibile. Si rende subito conto che non può minimamente fronteggiare l’algido carisma della sua predecessora e, di conseguenza, la sua mente si avvita addentrandosi in una specie di nevrosi. Ma come mai succede tutto questo? È un segreto ben custodito di cui il lettore potrà rendersene conto sfogliando le pagine del libro fino alla fine e che riserva diversi “coups de théatre”.

    Da questo romanzo sono stati tratti diversi film e serie televisive, tra cui quello famoso del 1940 diretto da Alfred Hitchcock.

    Una peculiarità: il nome della protagonista non viene mai menzionato nella narrazione.

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    Ferruccio said on Oct 13, 2014 | 1 feedback

  • 2 people find this helpful

    “Tempo e marea non aspettan nessuno”

    Si dice che nella vita ci si può innamorare diverse volta, ma solo una volta si può amare veramente. E quando questo succede, per colei o colui che arriva dopo, che deve in qualche modo “sostituire” quella persona nel cuore dell’altro o dell’altra, è ...(continue)

    Si dice che nella vita ci si può innamorare diverse volta, ma solo una volta si può amare veramente. E quando questo succede, per colei o colui che arriva dopo, che deve in qualche modo “sostituire” quella persona nel cuore dell’altro o dell’altra, è un dilemma.
    La gelosia è umana, tutti la proviamo, chi più e chi meno, ma si può essere gelosi di un’entità astratta che non esiste? Si può essere gelosi del passato del proprio partner, di ciò che questo ha rappresentato per lui? Si può vivere una storia d’amore nell’ombra di ciò che è stato? Sono gli interrogativi che mi sono posta appena terminata la lettura di questo romanzo di Daphne Du Maurier.
    Montecarlo. Una giovane dama di compagnia è in vacanza con una anziana signora di cui si prende cura. Incontra un affascinante vedovo, Maxim, di cui subitaneamente si innamora e che sposa di lì a poco.
    La novella coppia dopo il matrimonio si trasferisce nella immensa tenuta di lui, Manderely, dove a ogni angolo recesso sembra nascondersi lo spirito di Rebecca, la prima moglie di Maxim.
    Per la giovane sposa ha inizio una sorta di incubo, tutto sembra ricordarle la donna, la stanza dove lei ha dormito, gli oggetti che lei ha custodito, tutto le ricorda Rebecca, lei è sempre lì, presente, un fantasma che distrugge la sua quiete e il suo sistema nervoso.
    A poco a poco nell’anima della ragazza comincia a crescere un turbamento sempre maggiore, un insicurezza tale, esasperata anche dalla presenza della governante tanto legata a Rebecca e che non perde un’occasione per mettere in mostra questo attaccamento verso la defunta signora De Winter, che la porta quasi sull’orlo della follia.
    Nella sua mente comincia a insinuarsi l’idea che Rebecca era una donna perfetta, una donna inarrivabile, l’unica donna che suo marito abbia mai amato e che ama tuttora…comincia a idealizzarla, ogni giorno sempre di più…ma la verità verrà fuori ben presto, una verità amara, cruda, una verità che ci fa comprendere come molto spesso l’insicurezza che proviamo nei confronti di noi stessi ci porta a demonizzare troppo noi stessi e a incensare troppo gli altri…
    Avevo già visionato anni fa il film di Alfred Hitchcock, uno dei massimi capolavori del grande cineasta, un film carico di suspense recitato divinamente dai due grandissimi attori protagonisti, un giovane Laurence Oliver, all’epoca nel culmine della sua bellezza e del suo fascino e una giovanissima ed eterea Jane Fontaine e devo dire che il romanzo non è assolutamente da meno(di solito rimango delusa dai romanzi da cui vengono tratti dei veri capolavori cinematografici, mi viene in mente “Shining” di Stephen King ma anche “Picnic a Hanging Rock” di Joan Lindsay), un thriller/noir con un leggerissimo tocco di gotico, un romanzo affascinante, oscuro, misterioso come lo scenario in cui è ambientato, il maniero di Menderley e i suoi reconditi segreti.
    E’ un romanzo molto descrittivo, l’oscura casa con i suoi lunghi e bui corridoi, i timori, le insicurezze, la gelosia che colpisce l’animo della giovane signora De Winter, la freddezza della governante, l’insofferenza del signor De Winter, la prima moglie Rebecca, una presenza misteriosa, silenziosa, ossessiva…tutto è raccontato dalla Du Maurier con grande maestria e grande sensibilità.
    E grande maestria ha dimostrato la Du Maurier anche nel creare una storia intrigante e affascinante dove amore, odio, gelosia, morte, dolore, rabbia, paura si mescolano indissolubilmente tra di loro.
    Un’unica cosa non mi è piaciuta rispetto al film, il finale, in questo caso piuttosto deludente mentre nel film pieno di pathos(anche la figura della signora Danvers viene maggiormente messa in risalto da Hitchcock), ma sono davvero delle bazzecole in confronto a un romanzo semplicemente meraviglioso, un romanzo dove passato e presente si intrecciano inesorabilmente(come spesso accade anche nella vita di ognuno di noi), che un’autentica opera d’arte che attrae il lettore e lo tiene incollato alla lettura pagina dopo pagina grazie anche a una scrittura elegante e raffinata.
    Una perla rara da non lasciarsi assolutamente sfuggire, una lettura intensa e viscerale che ti mozza quasi il fiato.
    Consigliatissimo, così come lo splendido film di Hitchcock.

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    Banshee said on Oct 12, 2014 | Add your feedback

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