Create your own shelf sign up

Together we find better books

[−]
  • Procurar Conteggio caratteri ISBN valido ISBN non valido Codice a barre valido Codice a barre non valido loading search

Rebecca

Por

Editor: Galaxia gutenberg

4.3
(1612)

Language:Português | Number of Páginas: 400 | Format: Mass Market Paperback | Em outros idiomas: (outros idiomas) English , French , Italian , Spanish , German , Dutch , Danish , Swedish , Farsi , Hungarian , Polish , Slovenian

Isbn-10: 9722341030 | Isbn-13: 9789722341035 | Data de publicação: 

Também disponível como: Others

Category: Fiction & Literature , Mystery & Thrillers , Romance

Do you like Rebecca ?
Junte-se ao aNobii para ver se os seus amigos já o leram, e descubra livros semelhantes!

Registe-se gratuitamente
Descrição do livro
Sorting by
  • 5

    “Rebecca, sempre Rebecca. Non mi sarei mai liberata di Rebecca.”

    “Last night I dreamt I went to Manderley again.”

    Tornare a Manderley, l'amatissima Manderley, varcare ancora una volta la soglia, ed essere di nuovo a casa, come allora... Ma poi sopraggiunge il giorn ...continuar

    “Last night I dreamt I went to Manderley again.”

    Tornare a Manderley, l'amatissima Manderley, varcare ancora una volta la soglia, ed essere di nuovo a casa, come allora... Ma poi sopraggiunge il giorno, e con esso i ricordi, la malinconia, l'inesorabile certezza che ormai Manderley non esiste più, che di tutta la sua bellezza non restano che le spoglie, le fredde rovine inghiottite dai rovi e dall'oblio.
    Con queste memorabili immagini, sospese tra sogno e realtà, ha inizio il romanzo più famoso di Daphne Du Maurier, vera perla della letteratura del Novecento consacrata all'immortalità, nel 1940, dalla celebre trasposizione di Alfred Hitchock, dove una giovanissima Joan Fontaine ed un tormentato Laurence Olivier, vestivano impeccabilmente i panni dei protagonisti.
    Pare proprio di vederla Manderley, quella sfarzosa tenuta sulle coste della Cornovaglia, con i sentieri fioriti, l'imprescindibile rito del tè delle cinque, i pomeriggi estivi all'ombra del vecchio castagno, e in sottofondo, il rumore del mare che s'infrange sugli scogli, ora quieto, ora furioso. E per chiunque abbia letto Jane Eyre, e ne conservi intatto il ricordo, è inevitabile tornare col pensiero alla Thornfield di Mr Rochester, percepire la medesima atmosfera gotica, gli inconfessabili segreti celati tra le mura, lo stesso infausto destino che seppellisce il passato e concede finalmente, sia pure a caro prezzo, la tanto agognata libertà.

    Tutto ha inizio in un albergo di Monte Carlo dove, durante una vacanza, la giovane dama di compagnia di una ricca signora americana fa la conoscenza dell'affascinante Maxim de Winter, facoltoso proprietario della sopracitata Manderley, non ancora ristabilitosi dalla prematura scomparsa della moglie Rebecca, avvenuta l'anno prima in circostanze drammatiche.
    Dopo un'amicizia di appena un paio di settimane, Maxim, senza troppi convenvoli, chiede all'incredula ragazza di sposarlo, e lei, perdutamente innamorata, accetta.
    Giunta a Manderley, però, la novella e frastornata Cenerentola, si accorge che la sua fiaba non è tutta rose e fiori, e che tra lei e la felicità familiare si frappone un ostacolo insormontabile: Rebecca.
    Ogni cosa a Manderley parla di lei: il profumo delle azalee, l'arredamento delle stanze, l'inconfondibile firma impressa sui vecchi biglietti, con la grande R inclinata che sovrasta le altre lettere, come per ribadire la propria supremazia. Rebecca rivive costantemente nei ricordi di chi l'ha conosciuta, negli oggetti che ha posseduto, nelle abitudini della quotidianità, ma soprattutto nell'ambigua e raggelante presenza della signora Danvers, la governante - uno dei personaggi più odiosi, malevoli ed inquietanti in cui mi sia mai imbattuta - che coi suoi sguardi sinistri e penetranti sembra ansiosa di trafiggere la nuova arrivata.
    Troppo introversa per confidarsi con Maxim - che intanto pare sempre più distante - e tormentata dal proprio senso di inadeguatezza rispetto all'inarrivabile rivale, la neo signora de Winter precipita presto nel vortice della gelosia, conscia che dall'inevitabile confronto con Rebecca, lei, così giovane e inesperta, non potrà che uscire sconfitta.

    A narrare la storia, molti anni più tardi, è la voce della stessa protagonista, di cui - peculiarità del romanzo - non ci viene mai svelato il nome, quasi a voler rimarcare il netto contrasto con quel "Rebecca" che risuona martellante per l'intera lettura.
    Fin dal primo istante in cui la incontriamo, la ragazza ci appare come un'autentica anti-eroina: è goffa, spaesata, priva di particolari attrattive, ed afflitta da una disastrosa timidezza cui fanno da contrappeso una spiccata sensibilità ed un'immaginazione fervida e in perenne tumulto: due qualità che, come si vedrà, non tarderanno a rivelarsi pericolose armi a doppio taglio.
    Ben poco ci viene svelato del passato di questa "anonima" fanciulla: appena qualche flash della sua infanzia felice, e dei brevi riferimenti ai suoi defunti genitori; ciò che però impariamo a conoscere da vicino è il suo mondo interiore: i suoi sentimenti, le sue paure, e quell'amore appassionato e assoluto per il suo sposo, su cui si allunga, cupo e opprimente, il fantasma di un passato avvolto nel mistero, e tuttavia vivo come non mai.
    Quante volte verrebbe voglia di scuoterla, di destarla dai suoi sogni ad occhi aperti, di spronarla a farsi valere e a prendere possesso del ruolo che le spetta... E quante volte, con la sua ritrosia e l'assenza di autostima, ella mette a dura prova la nostra pazienza!
    Eppure a me, quest'ingenua fanciulla che ama fantasticare, dedicarsi al disegno, e che sogna d'imbottigliare i ricordi per riviverli quando se ne ha voglia, è piaciuta proprio tanto.
    Mi è piaciuta la sua profondità psicologica, mirabilmente tratteggiata dall'autrice; la sua genuinità; il suo essere così imperfetta e quindi così umana, con la piena consapevolezza dei propri limiti e nel contempo la totale mancanza di leziosità. Mi è piaciuto inoltre il tono spontaneo e confidenziale con cui ci apre il suo cuore senza riserve, permettendoci di conoscerla a fondo e di accedere alle sue più intime riflessioni, nelle quali, personalmente, non ho faticato per niente ad immedesimarmi.
    Il racconto, filtrato dalla lente distorta della sua soggettività, non passa solo attraverso l'esperienza, ma si serve in primo luogo dell'immaginazione: le scene del passato, l'assillante figura di Rebecca, i timori destinati a tramutarsi in incubi - elementi centrali del romanzo - li vediamo solo grazie alle immagini prodotte dalla sua fantasia. La sua angoscia è la nostra. Le sue impressioni le percepiamo anche noi. E quella tensione che si fa strada pian piano tra le pagine del libro, finiamo, quasi senza rendercene conto, per sentircela scorrere addosso come fossimo noi a provarla.
    Proprio in questo risiede la bravura di Daphne Du Maurier: ella riesce a farci "sentire" il personaggio in modo davvero singolare, e lo fa, tra l'altro, senza mai sacrificare il piacere della lettura, nè appesantire la prosa: sobria, ma elegante e coinvolgente.

    Rebecca è un'opera appassionante e di grande intensità che, proprio come un classico film di Hitchcock, non avvince dal principio, ma conquista poco per volta, facendo leva essenzialmente sulle sensazioni più profonde e sulle inquietudini latenti del lettore. La storia parte quasi sottovoce, con toni lievi e ambientazioni da tradizionale novel of manners; poi, proprio quando i tempi si dilatano e la narrazione, focalizzata sulla routine di Manderley, sembra apparentemente sul punto di arenarsi, ecco che la commedia iniziale cede il passo ad un magistrale thriller psicologico che sfocia poi, negli ultimi capitoli, in un giallo incalzante dagli inaspettati colpi di scena.
    In questo ineccepibile congegno narrativo, così sapientemente occultato sotto una parvenza di perfetta naturalezza, anche il ritmo del racconto - ora pacato, ora serrato, e talvolta lento fin quasi all'esasperazione - diventa una componente necessaria poiché riflette fedelmente, in ogni sua variazione, gli stati d'animo della protagonista, e contribuisce a ricreare quell'atmosfera suggestiva a cui il romanzo deve gran parte del suo fascino.
    Su tutto, merita di essere menzionata l'abilità della scrittrice nel ritrarre, in uno dei momenti di maggiore pathos, l'istintiva reazione tipica di una mente in fibrillazione, di fissarsi ossessivamente su questioni futili e dettagli insignificanti, nel tentativo d'ingannare l'attesa divenuta insostenibile, e sviare il corso dei pensieri dalla consapevolezza di un pericolo imminente.
    Tuttavia, da buona inglese, la Du Maurier, non ci nega i dovuti momenti di leggerezza ed ironia, regalandoci talvolta perfino dei brillanti attimi di comicità, grazie alla presenza di un antagonista dotato di innegabili risvolti umoristici come il detestabile Jack Favell.
    I personaggi, non ultimo il fedele cagnolino Jasper, restano facilmente impressi nella memoria, e se è vero che quelli maschili - ciascuno a modo suo inerme di fronte alla seduzione o alla crudeltà della femme fatale di turno - si rivelano a conti fatti l'effettivo "sesso debole" del romanzo, a dominare la scena, con la loro personalità e le loro azioni, sono indiscutibilmente le figure femminili, siano esse in carne ed ossa, o ahimè già passate a miglior vita.
    La vera vincitrice, però, è lei: la seconda signora de Winter: quella fanciulla di appena ventun anni che conosciamo come una ragazzina romantica e insicura, intimorita dalla servitù e a disagio tra l'alta società; quella stessa donna che, nel momento della crisi, impara finalmente a combattere i suoi demoni, diventando una moglie, una compagna, un'irrinunciabile ancora di salvezza per quel marito tormentato dal passato e senza prospettive per il futuro.
    Rebecca, dopotutto, è la sua storia: una storia d'amore, di gelosia, di delitti, di verità troppo a lungo celate, ma in fondo, la storia di una ragazza che, per mezzo dell'amore, ha trovato il coraggio, la determinazione e, più semplicemente, la propria identità.
    Una storia che, nel raccontarci ciò, ci costringe a soffermarci sulle molte facce della vita matrimoniale: la differenza di età, il dialogo, la fiducia, l'uguaglianza, il passato e il presente delle relazioni umane... Il tutto senza avere la pretesa di dare insegnamenti, ma lasciandoci, a fine lettura, un gran bel bagaglio di riflessioni.

    Le ultime pagine del romanzo, dominate da un'insolita quiete che prelude all'ennesimo e spiazzante colpo di scena, ci riportano quasi obbligatoriamente al capitolo iniziale, in cui, alla luce di una nuova consapevolezza, troviamo la vera conclusione della vicenda.
    Intanto, dopo che tutti i misteri sono stati svelati e che la nostra immaginazione ha colmato le zone d'ombra volute dall'autrice, lasciarci Manderley alle spalle diventa anche per noi un'impresa assai ardua, mentre la pur confortante cognizione di ciò che sarà, non basta a dissipare il senso d'inquietudine evocato dalle ultime frasi, né a restituire alla cara e indimenticabile Manderley il suo ormai perduto splendore.

    “La strada per Manderley si stendeva davanti a noi. Non c'era la luna e il cielo sopra di noi era nero come inchiostro. Ma, all'orizzionte, era attraversato da lampi di porpora simili a schizzi di sangue. E il vento salmastro del mare ci soffiava la cenere in faccia.”

    dito em 

  • 4

    La narrazione parte in sordina... All'inizio ho fatto un po' fatica a prendere piede con la lettura, ma superato lo scoglio iniziale il romanzo si legge tutto d'un fiato. Le numerose e dettagliate des ...continuar

    La narrazione parte in sordina... All'inizio ho fatto un po' fatica a prendere piede con la lettura, ma superato lo scoglio iniziale il romanzo si legge tutto d'un fiato. Le numerose e dettagliate descrizioni paesaggistiche ricordano vagamente i romanzi ottocenteschi. Sicuramente la Du Maurier è un'abile scrittrice, vale la pena di leggere qualcosa di suo.

    dito em 

  • 4

    per me sono 4stelle e mezzo, mezza stellina se l'è persa in quell'inizio lentissimo che sembrava non andare da nessuna parte, neanche a Manderley..

    dito em 

  • 4

    Splatter ma commovente

    Non è il mio genere, ma ammetto che mi ha preso e anche commosso: l'ho finito in un pomeriggio. Qualche citazione: https://it.wikiquote.org/wiki/Daphne_du_Maurier#Rebecca
    Avvincente, ma non per la tra ...continuar

    Non è il mio genere, ma ammetto che mi ha preso e anche commosso: l'ho finito in un pomeriggio. Qualche citazione: https://it.wikiquote.org/wiki/Daphne_du_Maurier#Rebecca
    Avvincente, ma non per la trama in sé quanto per il personaggio.

    Il romanzo in sé si basa sull'ingenuità della protagonista che non riconosce segni abbastanza chiari. Quindi per quasi metà la storia procede lenta o per nulla, poi verso il capitolo 20 si potrebbe chiudere, ma l'autrice decide di rafforzare l'elemento thriller e quindi in cento pagine si susseguono continui ribaltamenti fino alla "rivelazione" delle ultime righe che richiama quella delle prime righe dell'incipit... Forse se ne poteva fare a meno.

    Però l'ho letto perché è un classico del genere, e non mi pento perché davvero costa poca fatica.

    dito em 

  • 4

    Ah questi romanzi inglesi, che si dilungano nelle descrizioni dei giardini fioriti. Ah questi romanzi inglesi, cosi attenti alle condizioni atmosferiche. Ah questi romanzi inglesi, in cui non succede ...continuar

    Ah questi romanzi inglesi, che si dilungano nelle descrizioni dei giardini fioriti. Ah questi romanzi inglesi, cosi attenti alle condizioni atmosferiche. Ah questi romanzi inglesi, in cui non succede mai niente. Ah questi romanzi inglesi, mi ingannano sempre!
    ***
    Libro lento e anche un po'noioso, si solleva nelle ultime 50 pagine.
    Il dettaglio che piu mi tormenta e' la completa assenza del nome della protagonista.

    dito em 

  • 4

    Sono rimasta stregata da Rebecca. Dire che la Du Maurier ti coinvolge è poco! L'immedesimazione è inevitabile e completa, ma... sono suggestionata o la protagonista non viene chiamata mai per nome? Si ...continuar

    Sono rimasta stregata da Rebecca. Dire che la Du Maurier ti coinvolge è poco! L'immedesimazione è inevitabile e completa, ma... sono suggestionata o la protagonista non viene chiamata mai per nome? Si potrebbe definire un romanzo ciclico perché appena terminato si può ricominciare daccapo, anzi si deve per far combaciare i tasselli mancanti. Almeno una rilettura è d'obbligo.

    dito em 

  • 5

    La ricca signora Van Hopper e la sua giovane dama di compagnia si trovano a passare una vacanza a Montecarlo.
    Nell'albergo dove alloggiano incontrano Maxim de Winter, un ricco e affascinante vedovo c ...continuar

    La ricca signora Van Hopper e la sua giovane dama di compagnia si trovano a passare una vacanza a Montecarlo.
    Nell'albergo dove alloggiano incontrano Maxim de Winter, un ricco e affascinante vedovo che dopo qualche giorno di frequentazione propone alla dama di compagnia della ricca signora di sposarlo e di andare con lui a Manderley, la sua splendida residenza in Cornovaglia.
    Un castello immerso nel verde di una lussureggiante tenuta vicino al mare.
    La ragazza vede così trasformata tutta la sua esistenza in una meravigliosa favola: da dama di compagnia a castellana di Manderley.
    Sembra tutto perfetto ma qui, tutti sembrano vivere nel ricordo di Rebecca, la defunta prima moglie del giovane sposo, la cui inquietante presenza incombe ovunque.

    Non conoscevo questa storia, ne avevo mai visto il film di Alfred Hitchcock (1940), quindi per me è stata una vera sorpresa.
    La Du Maurier è bravissima nel descrivere, nel narrare … La conoscevo già, avevo già letto qualcosa di suo, ma senza dubbio in questo romanzo ha dato il meglio. Mi è piaciuta moltissimo.
    Le descrizioni di Manderley sono pura poesia.
    Anche i tempi della narrazione…..A tratti la trama sembra volutamente rallentare, poi cambia repentinamente e accelera, con colpi di scena inaspettati. Una suspense perfetta. Ogni volta rimanevo in trepidazione e sorpresa... Anche i personaggi sono davvero ben caratterizzati.
    Non posso che dire FANTASTICO !!!
    Dopo aver letto il romanzo ho anche visto una parte del film e ho ben compreso perché Hitchcock vinse l’Oscar… E‘ stato "Magistrale".
    Dovrebbero passarli più spesso in televisione film di questo genere, soprattutto per il pubblico più giovane che non lo conosce… ^_^

    dito em 

  • 4

    Rilettura.........

    L'immagine della governante, la signora Danvers, che si illumina d'immenso nel raccontare delle mutande con merletto, dei capelli scuri e dei piedi piccini di questa Rebecca maledetta...
    Mentre là fu ...continuar

    L'immagine della governante, la signora Danvers, che si illumina d'immenso nel raccontare delle mutande con merletto, dei capelli scuri e dei piedi piccini di questa Rebecca maledetta...
    Mentre là fuori, oltre la finestra, il vento scompiglia le rose di Manderley...
    Ansia.

    Gran bel romanzo. Introspezione psicologica ad altissimi livelli.

    dito em 

  • 5

    Non credete che i morti vengano a vedere cosa fanno i vivi?

    In un’atmosfera onirica, la dimora di Manderley è invasa dall’erica e le ortiche ne hanno sbarrato la strada. Una voce narrante, senza nome, attraversa il cancello che dà sui viali. C’è lo scorcio di ...continuar

    In un’atmosfera onirica, la dimora di Manderley è invasa dall’erica e le ortiche ne hanno sbarrato la strada. Una voce narrante, senza nome, attraversa il cancello che dà sui viali. C’è lo scorcio di un paradiso silente e segreto che porta con sé una storia di ombre, la rivalità tra il presente ed un passato che tarda a scivolare nell’oblio. La nuova signora De Winter, oltre a non sembrare un’autorevole padrona di casa, perché vinta dalla paura e sopraffatta da un senso di inferiorità, è costretta a convivere con una presenza impalpabile che perseguita le sue giornate. La stessa che ritrova nelle parole dei camerieri e i nuovi parenti pronti a confrontarla con chi l’ha preceduta, e nello sguardo accigliato di una governante vestita di nero, Danny Danvers , la donna che nutre l’inesorabile astio verso colei che ha sostituito la signora di un tempo.

    Per un effetto di suggestioni, molto ben riuscito, lo spirito di Rebecca, la prima moglie del conte Maxim, sembra aleggiare per le stanze, affacciarsi dalla scala, nascondersi dietro sbuffi di tende mosse dal vento, presagi che danno la raggelante impressione di un ritorno inaspettato con l’intento di perseguitare chi ha occupato il suo posto. Anche gli oggetti, lasciati con l'ordine intatto di una volta, fanno quasi credere che Rebecca abbia messo in scena una farsa, nascondendosi in qualche angolo remoto. Si respira la tensione di una lotta impari per l’assenza di un affronto contro carne e sangue perché ad imperare è solo l’astrazione impossibile da combattere, percepita da una mente in cui si fa spazio il dramma del disagio psicologico. Ricorrendo a descrizioni di luoghi e stati d’animo, accurate e piene di trasporto, Daphne Du Maurier rivela una grandissima capacità di saper coinvolgere il lettore, come se quasi riuscisse ad ascoltare, in sottofondo, la voce serafica dell’io-narrante. La costa frastagliata della Cornovaglia, la grande casa e i suoi corridoi, il fitto bosco intorno, sono ambienti che conferiscono al romanzo quel classico aspetto affascinante e buio che lo rende avvincente e ricco di mistero, elementi che si dissolvono quando, sul finire, viene inferto un clamoroso colpo di scena alla storia. Un noir riuscito in modo magistrale e che conquistò la vena artistica di Hitchcock per cui ne produsse una riduzione cinematografica da premio Oscar, con Joan Fontain e Laurence Olivier , nel 1940.

    dito em 

Sorting by
Sorting by