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Rebecca la prima moglie

Di

Editore: Il Saggiatore

4.2
(1734)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 384 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Chi tradizionale , Spagnolo , Tedesco , Catalano , Portoghese , Olandese , Danese , Svedese , Farsi , Ungherese , Polacco , Sloveno

Isbn-10: 8856500035 | Isbn-13: 9788856500035 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Marina Morpurgo

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , Tascabile economico

Genere: Fiction & Literature , Mystery & Thrillers , Romance

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Descrizione del libro
Una giovane dama di compagnia in vacanza a Montecarlo; Maxim de Winter, un affascinante vedovo che le propone di sposarlo; Manderley, un'inquietante castello della Cornovaglia che sembra vivere nel ricordo di Rebecca, defunta moglie del giovane sposo, la cui inquietante presenza incombe sulla nuova coppia ogni giorno di più. Ma il racconto è soprattutto l'indimenticabile storia di una giovane donna consumata dall'amore e alla disperata ricerca della sua identità.
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  • 5

    Rebecca ha i suoi anni ma continua a stregare. In parte è l'atmosfera: la Cornovaglia, la bellissima e fiabesca tenuta Manderley, ma anche la Montecarlo 'vintage' dei primi capitoli. In parte è l'iden ...continua

    Rebecca ha i suoi anni ma continua a stregare. In parte è l'atmosfera: la Cornovaglia, la bellissima e fiabesca tenuta Manderley, ma anche la Montecarlo 'vintage' dei primi capitoli. In parte è l'identificazione con la protagonista, insieme all'esasperazione che suscita: una giovane donna, che non a caso rimane anonima per tutto il romanzo, che deve affrontare il fantasma di una prima moglie perfetta e le aspettative di una vita ben lontana dalla sua esperienza. Certo, come fa notare il saggio Curarsi con i libri, la mancanza di autostima della protagonista è esasperata (il romanzo viene infatti consigliato a chi soffre dello stesso problema) ma allo stesso tempo realistica.
    Non dimentichiamo poi la tensione, che cresce pagina dopo pagina, reggendosi su quasi nulla (un'inquietante governante, la famosissima signora Danvers, un'atmosfera pesante...) ma che funziona benissimo. Ricordiamo che la trama di Rebecca è semplice ma straordinariamente efficace.

    Riassumo la trama? Una giovane donna di cui non sapremo mai il nome languisce a Montecarlo, costretta dalla mancanza di una famiglia e di denaro a fare la dama di compagnia per un donna di mezza età ricca, ma volgare e pettegola. Un'improvvisa malattia la lascia libera di frequentare l'affascinante Max de Winter, un uomo di mondo bello, ricco e vedovo che, proprio come un principe azzurro, la salva dal suo triste destino sposandola e portandola in luna di miele in Italia. Dopo la luna di miele, però, è ora di tornare a Manderley, la tenuta della famiglia de Winter, e di fare la signora di casa. Compito particolarmente difficile per la timida e inesperta seconda moglie, che non è aiutata né dall'impietoso confronto con la brillante prima moglie Rebecca, né dalla malevola governante che trama nell'ombra per umiliarla. Eppure la nostra eroina dovrà accettare che questi problemi sono solo la punta dell'iceberg e che ben altre nuvole oscurano il suo orizzonte...

    ha scritto il 

  • 5

    Questo ha tutto ciò che cerco in un libro, una scrittura magnifica, una storia appassionante, la sensazione di perdermi nelle ambientazioni descritte, personaggi indimenticabili e la voglia di sbrigar ...continua

    Questo ha tutto ciò che cerco in un libro, una scrittura magnifica, una storia appassionante, la sensazione di perdermi nelle ambientazioni descritte, personaggi indimenticabili e la voglia di sbrigarmi per vedere come va a finire e invece ridurmi a centellinare le ultime pagine per farlo durare di più. Se esiste una storia perfetta, forse è questa e secondo me, è uno dei rari casi in cui da un bellissimo libro è stato tratto un film altrettanto bello.

    ha scritto il 

  • 5

    Protagonista senza nome

    Annessi e connessi

    Cercavo questo libro già da un po’, ma ero stata sfortunata nelle mie ricerche. E così un paio di mesi dopo ho deciso di chiederlo in prestito ad una mia amica che lo aveva acquista ...continua

    Annessi e connessi

    Cercavo questo libro già da un po’, ma ero stata sfortunata nelle mie ricerche. E così un paio di mesi dopo ho deciso di chiederlo in prestito ad una mia amica che lo aveva acquistato anni fa. Come pensavo questo libro è uno dei più bei libri che mi è capitato di leggere quest’anno. Si tratta di un romanzo scritto nel 1938 ‘Rebecca, la prima moglie’. Ancora una volta siamo in Gran Bretagna.

    Ambientazione

    I primi capitoli del volume sono ambientati a Montecarlo dove Maxim De Winter, uomo dal carattere schivo e solitario per una serie di coincidenze incontra e chiede in moglie una giovane dama di compagnia. La ragazza molto più giovane dell’uomo, con questo matrimonio tenta di sfuggire da un futuro incerto dato dalla sua condizione di solitudine. Sa poco del passato dell’uomo che sta per sposare, di lui, conosce probabilmente soltanto la tragica morte della prima moglie. Ma tutto viene deciso rapidamente, senza troppi pensieri ma con molte speranze. Dopo una breve, felice luna di miele i due tornano nella storica dimora dei De Winter in Cornovaglia.
    E qui, un veloce cenno, perché è la prima volta che ritrovo in un libro la Cornovaglia, e devo essere sincera, ne sono stata decisamente contenta. Si dice che per descrivere la magione di Manderley, l’autrice si fosse ispirata alla proprietà di Menabilly, dove in seguito si ritirerà a vivere. E Manderley è proprio il luogo cui ci si potrebbe pensare, se si pensa alla Cornovaglia. Basta chiudere gli occhi, è davanti a noi avvolta nella nebbia una grande villa bianca immersa nel verde scuro ed umido del bosco, volgendo lo sguardo un po’ più in la, l’azzurro- grigio del mare, e le piccole baie avvolte da scogli appuntiti e pericolosi. Bianco della nebbia, il grigio degli scogli e l’azzurro- blu del mare. Ecco, vi sarete fatti un idea.

    In questo luogo pieno di suggestioni la giovane moglie viene a scontrarsi per la prima volta con il fantasma della prima moglie di Maxim, Rebecca. Di Rebecca, la ragazza conosce ben poco, oltre la sua tragica fine. Rebecca, che a detta di tutti che sa dire le cose giusto nel momento giusto, è esuberante e simpatica, praticamente perfetta. L’eterno confronto con la donna, ben presto inizierà a destabilizzarla, mettendo ben presto in difficoltà anche il suo rapporto con Maxim.
    L’atmosfera umida ed ovattata della Cornovaglia avvolgerà ben presto la nostra protagonista. Le abitudini diventeranno consuetudini per il lettore, il thè quotidiano nella biblioteca, la lettura della posta nella stanza di Rebecca, la passeggiata in giardino con il cane, le tante visite si annebbiano e dissolvono mentre la protagonista scivola nella depressione.

    E qui, mi devo fermare.

    Che cosa ne penso

    Come già detto, penso sia uno dei più bei libri che mi è capitato di leggere quest’anno. Le descrizioni dei luoghi sono eccezionali quasi come la trasposizione dei sentimenti e dei pensieri della nostra protagonista. La nostra protagonista, che lungo tutto il romanzo non viene mai chiamata per nome. Si parla di Rebecca, della parlantina di Rebecca, della sua calligrafia allungata ma non viene dato spazio nemmeno per indicare il nome della protagonista. Maxim dichiarerà alla ragazza che pensa il suo sia realmente un bel nome, ma non viene detto.
    Una donna che vive in una casa di cui non è padrona, che cammina in spazi pensati e voluti da altri, senza nemmeno un nome. Probabilmente è proprio questa la caratteristica fondamentale del romanzo. La capacità dell’autrice di estraniare dal romanzo la protagonista. Della donna vengono raccontati i pensieri e le paure, la forza ritrovata ed il coraggio ma la protagonista è quella che da il titolo al romanzo ‘Rebecca’. Ed è quasi certamente questo l’elemento che più colpisce il lettore.

    ha scritto il 

  • 4

    Sono stata molto indecisa sul numero di stelline, diciamo che sarebbero state perfette 3 e mezzo, ma gliene do 4 per il finale altamente coinvolgente. L'inizio del libro è un po' sottotono, la storia ...continua

    Sono stata molto indecisa sul numero di stelline, diciamo che sarebbero state perfette 3 e mezzo, ma gliene do 4 per il finale altamente coinvolgente. L'inizio del libro è un po' sottotono, la storia fatica un po' a decollare.
    I personaggi sono ben definiti (anche se la "seconda moglie" non viene mai chiamata per nome dall'autrice) e il loro carattere viene rivelato man mano.
    Forse mi sarei aspettata qualcosa in più, ma è comunque un bel libro.

    ha scritto il 

  • 5

    This was a gripping book about identity as the nameless new wife tries to make sense of her place at Manderley, believing that she could never replace the memory of Rebecca. I enjoyed reading this boo ...continua

    This was a gripping book about identity as the nameless new wife tries to make sense of her place at Manderley, believing that she could never replace the memory of Rebecca. I enjoyed reading this book and seeing the 1940 Hitchcock film version starring Laurence Olivier, Joan Fontaine and Judith Anderson.

    ha scritto il 

  • 5

    “Rebecca, sempre Rebecca. Non mi sarei mai liberata di Rebecca.”

    “Last night I dreamt I went to Manderley again.”

    Tornare a Manderley, l'amatissima Manderley, varcare ancora una volta la soglia, ed essere di nuovo a casa, come allora... Ma poi sopraggiunge il giorn ...continua

    “Last night I dreamt I went to Manderley again.”

    Tornare a Manderley, l'amatissima Manderley, varcare ancora una volta la soglia, ed essere di nuovo a casa, come allora... Ma poi sopraggiunge il giorno, e con esso i ricordi, la malinconia, l'inesorabile certezza che ormai Manderley non esiste più, che di tutta la sua bellezza non restano che le spoglie, le fredde rovine inghiottite dai rovi e dall'oblio.
    Con queste memorabili immagini, sospese tra sogno e realtà, ha inizio il romanzo più famoso di Daphne Du Maurier, perla della letteratura del Novecento consacrata all'immortalità, nel 1940, dalla celebre trasposizione di Alfred Hitchock, dove una giovanissima Joan Fontaine ed un tormentato Laurence Olivier, vestivano impeccabilmente i panni dei protagonisti.
    Pare proprio di vederla Manderley, quella sfarzosa tenuta sulle coste della Cornovaglia, con i sentieri fioriti, l'imprescindibile rito del tè delle cinque, i pomeriggi estivi all'ombra del vecchio castagno, e in sottofondo, il rumore del mare che s'infrange sugli scogli, ora quieto, ora furioso. E per chiunque abbia letto Jane Eyre, e ne conservi vivo il ricordo, è inevitabile tornare col pensiero alla Thornfield di Mr Rochester, percepire la medesima atmosfera gotica, gli inconfessabili segreti celati tra le mura, lo stesso infausto destino che seppellisce il passato e concede finalmente, sia pure a caro prezzo, la tanto agognata libertà.

    Tutto ha inizio in un albergo di Monte Carlo dove, durante una vacanza, la giovane dama di compagnia di una ricca signora americana fa la conoscenza dell'affascinante Maxim de Winter, facoltoso proprietario della sopracitata Manderley, non ancora ristabilitosi dalla prematura scomparsa della moglie Rebecca, avvenuta l'anno prima in circostanze drammatiche.
    Dopo un'amicizia di appena un paio di settimane, Maxim, senza troppi convenvoli, chiede all'incredula ragazza di sposarlo, e lei, perdutamente innamorata, accetta.
    Giunta a Manderley, però, la novella e frastornata Cenerentola, si accorge che la sua fiaba non è tutta rose e fiori, e che tra lei e la felicità familiare si frappone un ostacolo insormontabile: Rebecca.
    Ogni cosa a Manderley parla di lei: il profumo delle azalee, l'arredamento delle stanze, l'inconfondibile firma impressa sui vecchi biglietti, con la grande R inclinata che sovrasta le altre lettere, come per ribadire la propria supremazia. Rebecca rivive costantemente nei ricordi di chi l'ha conosciuta, negli oggetti che ha posseduto, nelle abitudini della quotidianità, ma soprattutto nell'ambigua e raggelante presenza della signora Danvers, la governante - uno dei personaggi più odiosi, malevoli ed inquietanti in cui mi sia mai imbattuta - che coi suoi sguardi sinistri e penetranti sembra ansiosa di trafiggere la nuova arrivata.
    Troppo introversa per confidarsi con Maxim - che intanto pare sempre più distante - e tormentata dal proprio senso di inadeguatezza rispetto all'inarrivabile rivale, la neo signora de Winter precipita presto nel vortice della gelosia, conscia che dall'inevitabile confronto con Rebecca, lei, così giovane e inesperta, non potrà che uscire sconfitta.

    A narrare la storia, molti anni più tardi, è la voce della stessa protagonista, di cui - peculiarità del romanzo - non ci viene mai svelato il nome, quasi a voler rimarcare il netto contrasto con quel "Rebecca" che risuona martellante per l'intera lettura.
    Fin dal primo istante in cui la incontriamo, la ragazza ci appare come un'autentica anti-eroina: è goffa, spaesata, priva di particolari attrattive, ed afflitta da una disastrosa timidezza cui fanno da contrappeso una spiccata sensibilità ed un'immaginazione fervida e in perenne tumulto: due qualità che, come si vedrà, non tarderanno a rivelarsi pericolose armi a doppio taglio.
    Ben poco ci viene svelato del passato di questa "anonima" fanciulla: appena qualche flash della sua infanzia felice, e dei brevi riferimenti ai suoi defunti genitori; ciò che però impariamo a conoscere da vicino è il suo mondo interiore: i suoi sentimenti, le sue paure, e quell'amore appassionato e assoluto per il suo sposo, su cui si allunga, cupo e opprimente, il fantasma di un passato avvolto nel mistero, e tuttavia vivo come non mai.
    Quante volte verrebbe voglia di scuoterla, di destarla dai suoi sogni ad occhi aperti, di spronarla a farsi valere e a prendere possesso del ruolo che le spetta... E quante volte, con la sua ritrosia e l'assenza di autostima, ella mette a dura prova la nostra pazienza!
    Eppure a me, quest'ingenua fanciulla che ama fantasticare, dedicarsi al disegno, e che sogna d'imbottigliare i ricordi per riviverli quando se ne ha voglia, è piaciuta proprio tanto.
    Mi è piaciuta la sua profondità psicologica, mirabilmente tratteggiata dall'autrice; la sua genuinità; il suo essere così imperfetta e quindi così umana, con la piena consapevolezza dei propri limiti e nel contempo la totale mancanza di leziosità. Mi è piaciuto inoltre il tono spontaneo e confidenziale con cui ci apre il suo cuore senza riserve, permettendoci di conoscerla a fondo e di accedere alle sue più intime riflessioni, nelle quali, personalmente, non ho faticato per niente ad immedesimarmi.
    Il racconto, filtrato dalla lente distorta della sua soggettività, non passa solo attraverso l'esperienza, ma si serve in primo luogo dell'immaginazione: le scene del passato, l'assillante figura di Rebecca, i timori destinati a tramutarsi in incubi - elementi centrali del romanzo - li vediamo solo grazie alle immagini prodotte dalla sua fantasia. La sua angoscia è la nostra. Le sue impressioni le percepiamo anche noi. E quella tensione che si fa strada pian piano tra le pagine del libro, finiamo, quasi senza rendercene conto, per sentircela scorrere addosso come fossimo noi a provarla.
    Proprio in questo risiede la bravura di Daphne Du Maurier: ella riesce a farci "sentire" il personaggio in modo davvero singolare, e lo fa, tra l'altro, senza mai sacrificare il piacere della lettura, nè appesantire la prosa: sobria, ma elegante e coinvolgente.

    Rebecca è un'opera appassionante e di grande impatto che, proprio come un classico film di Hitchcock, non avvince dal principio, ma conquista poco per volta, facendo leva essenzialmente sulle sensazioni più profonde e sulle inquietudini latenti del lettore. La storia parte quasi sottovoce, con toni lievi e ambientazioni da tradizionale novel of manners; poi, proprio quando i tempi si dilatano e la narrazione, focalizzata sulla routine di Manderley, sembra apparentemente sul punto di arenarsi, ecco che la commedia iniziale cede il passo ad un magistrale thriller psicologico che sfocia poi, negli ultimi capitoli, in un giallo incalzante dagli inaspettati colpi di scena.
    In questo ineccepibile congegno narrativo, così sapientemente occultato sotto una parvenza di perfetta naturalezza, anche il ritmo del racconto - ora pacato, ora serrato, e talvolta lento fin quasi all'esasperazione - diventa una componente necessaria poiché riflette fedelmente, in ogni sua variazione, gli stati d'animo della protagonista, e contribuisce a ricreare quell'atmosfera suggestiva a cui il romanzo deve gran parte del suo fascino.
    Su tutto, merita di essere menzionata l'abilità della scrittrice nel ritrarre, in uno dei momenti di maggiore pathos, l'istintiva reazione tipica di una mente in fibrillazione, di fissarsi ossessivamente su questioni futili e dettagli insignificanti, nel tentativo d'ingannare l'attesa divenuta insostenibile, e sviare il corso dei pensieri dalla consapevolezza di un pericolo imminente.
    Tuttavia, da buona inglese, la Du Maurier, non ci nega i dovuti momenti di leggerezza ed ironia, regalandoci talvolta perfino dei brillanti attimi di comicità, grazie alla presenza di un antagonista dotato di innegabili risvolti umoristici come il detestabile Jack Favell.
    I personaggi, non ultimo il fedele cagnolino Jasper, restano facilmente impressi nella memoria, e se è vero che quelli maschili - ciascuno a modo suo inerme di fronte alla seduzione o alla crudeltà della femme fatale di turno - si rivelano a conti fatti l'effettivo "sesso debole" del romanzo, a dominare la scena, con la loro personalità e le loro azioni, sono indiscutibilmente le figure femminili, siano esse in carne ed ossa, o ahimè già passate a miglior vita.
    La vera vincitrice, però, è lei: la seconda signora de Winter: quella fanciulla di appena ventun anni che conosciamo come una ragazzina romantica e insicura, intimorita dalla servitù e a disagio tra l'alta società; quella stessa donna che, nel momento della crisi, impara finalmente a combattere i suoi demoni, diventando una moglie, una compagna, un'irrinunciabile ancora di salvezza per quel marito tormentato dal passato e senza prospettive per il futuro.
    Rebecca, dopotutto, è la sua storia: una storia d'amore, di gelosia, di delitti, di verità troppo a lungo celate, ma in fondo, la storia di una ragazza che, per mezzo dell'amore, ha trovato il coraggio, la determinazione e, più semplicemente, la propria identità.
    Una storia che, nel raccontarci ciò, ci costringe a soffermarci sulle molte facce della vita matrimoniale: la differenza di età, il dialogo, la fiducia, l'uguaglianza, il passato e il presente delle relazioni umane... Il tutto senza avere la pretesa di dare insegnamenti, ma lasciandoci, a fine lettura, un gran bel bagaglio di riflessioni.

    Le ultime pagine del romanzo, dominate da un'insolita quiete che prelude all'ennesimo e spiazzante colpo di scena, ci riportano quasi obbligatoriamente al capitolo iniziale, in cui, alla luce di una nuova consapevolezza, troviamo la vera conclusione della vicenda.
    Intanto, dopo che tutti i misteri sono stati svelati e che la nostra immaginazione ha colmato le zone d'ombra volute dall'autrice, lasciarci Manderley alle spalle diventa anche per noi un'impresa assai ardua, mentre la pur confortante cognizione di ciò che sarà, non basta a dissipare il senso d'inquietudine evocato dalle ultime frasi, né a restituire alla cara e indimenticabile Manderley il suo ormai perduto splendore.

    “La strada per Manderley si stendeva davanti a noi. Non c'era la luna e il cielo sopra di noi era nero come inchiostro. Ma, all'orizzionte, era attraversato da lampi di porpora simili a schizzi di sangue. E il vento salmastro del mare ci soffiava la cenere in faccia.”

    ha scritto il 

  • 4

    La narrazione parte in sordina... All'inizio ho fatto un po' fatica a prendere piede con la lettura, ma superato lo scoglio iniziale il romanzo si legge tutto d'un fiato. Le numerose e dettagliate des ...continua

    La narrazione parte in sordina... All'inizio ho fatto un po' fatica a prendere piede con la lettura, ma superato lo scoglio iniziale il romanzo si legge tutto d'un fiato. Le numerose e dettagliate descrizioni paesaggistiche ricordano vagamente i romanzi ottocenteschi. Sicuramente la Du Maurier è un'abile scrittrice, vale la pena di leggere qualcosa di suo.

    ha scritto il 

  • 4

    Splatter ma commovente

    Non è il mio genere, ma ammetto che mi ha preso e anche commosso: l'ho finito in un pomeriggio. Qualche citazione: https://it.wikiquote.org/wiki/Daphne_du_Maurier#Rebecca
    Avvincente, ma non per la tra ...continua

    Non è il mio genere, ma ammetto che mi ha preso e anche commosso: l'ho finito in un pomeriggio. Qualche citazione: https://it.wikiquote.org/wiki/Daphne_du_Maurier#Rebecca
    Avvincente, ma non per la trama in sé quanto per il personaggio.

    Il romanzo in sé si basa sull'ingenuità della protagonista che non riconosce segni abbastanza chiari. Quindi per quasi metà la storia procede lenta o per nulla, poi verso il capitolo 20 si potrebbe chiudere, ma l'autrice decide di rafforzare l'elemento thriller e quindi in cento pagine si susseguono continui ribaltamenti fino alla "rivelazione" delle ultime righe che richiama quella delle prime righe dell'incipit... Forse se ne poteva fare a meno.

    Però l'ho letto perché è un classico del genere, e non mi pento perché davvero costa poca fatica.

    ha scritto il 

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