Red Mist

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Publisher: Putnam Adult

3.4
(419)

Language: English | Number of Pages: 512 | Format: Others | In other languages: (other languages) Spanish , Italian , Dutch , French

Isbn-10: 1101552182 | Isbn-13: 9781101552186 | Publish date: 

Also available as: Hardcover , eBook , Audio CD , Paperback , Softcover and Stapled

Category: Crime , Fiction & Literature , Mystery & Thrillers

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Book Description
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  • 5

    Ottimo crime thriller, nonostante una certa mancanza di originalità rispetto al precedente della serie

    Ultimamente la Cornwell sta prendendo l’insana abitudine di uccidere un personaggio ricorrente per libro, o almeno questo è ciò che è accaduto negli ultimi due che ho letto. Spero che si dia una calma ...continue

    Ultimamente la Cornwell sta prendendo l’insana abitudine di uccidere un personaggio ricorrente per libro, o almeno questo è ciò che è accaduto negli ultimi due che ho letto. Spero che si dia una calmata, altrimenti non ne resteranno molti!
    Ma veniamo al libro.
    Parte con ritmo molto lento nella prima parte, tanto che il primo cadavere arriva molto tardi. Mi è comunque piaciuto il modo in cui l’autrice costruisce tutta la storia dal solo punto di vista della Scarpetta, sfruttando i dialoghi con altre persone, e la chiude nel giro di poco più di un giorno.
    A mio parere, però, la scelta di questo approccio per questo romanzo presenta due problemi. Il primo è che per gran parte del libro, che è abbastanza lungo, ci sono solo lei e pochi altri personaggi, rendendo lo sviluppo della trama ancora più statico. Per fortuna c’è Marino, ma Lucy e Benton arrivano tardi e sembrano quasi insignificanti nell’ambito della storia. Il secondo è che la Cornwell ha usato una struttura molto simile nel libro precedente, quindi si ha la sensazione che quest’ultimo manchi di originalità.
    D’altra parte non mi dispiace affatto che il caso sia strettamente connesso al libro precedente, poiché dà continuità alle sottotrame, che diventano perciò preponderanti. Ciò rende il libro fruibile solo da chi ha letto almeno il precedente, ma in tal mondo le continue spiegazioni riferite a esso diventano inutili e contribuiscono alla lentezza del libro.
    È molto difficile se non impossibile capire l’identità del colpevole. Col senno di poi ci si renda conto di alcuni dettagli che potevano essere notati dal lettore, solo che si perdono nella marea di informazioni che la Cornwell mette nei suoi libri, la maggior parte delle quali non ha una reale rilevanza nell’economia della trama.
    Ho invece trovato molto sfizioso l’elemento scientifico utilizzato per spiegare gli omicidi. Una biologa come me non ha potuto fare a meno di apprezzarlo!
    Anche stavolta la risoluzione finale mi ha fregato. Arriva in un singolo capoverso, anzi in un singolo periodo. Per la fretta di sapere cosa sarebbe accaduto, non ho letto bene l’ultima proposizione e poi al capoverso successivo ho scoperto che il colpevole era stato colpito, ma io non me n’ero accorta. Per l’ennesima volta sono dovuta tornare indietro a rileggere. Non c’è niente da fare: succede sempre così.
    Il capitolo finale di epilogo serve unicamente per unire tutti i punti e uccide di nuovo il ritmo che si era creato, portando a una conclusione senza infamia e senza lode.
    Vi chiederete perché ho dato 5 stelle nonostante tutti questi difetti? Be’, perché, preso singolarmente, questo è un libro costruito ottimamente e ben scritto (sebbene io non ami certe scelte stilistiche della Cornwell, ma apprezzo la sua coerenza nell’utilizzarle). Di certo avrebbe avuto un impatto maggiore su di me, se il precedente non avesse presentato una struttura così simile.
    So che la Cornwell preferisce scrivere in prima persona dal punto di vista della Scarpetta. Ammetto che, invece, io preferisco i suoi libri in terza persona, poiché le storie sono più aperte e meno statiche, e perché così lei ha l’opportunità di esplorare dei punti di vista diversi da quelli di Kay Scarpetta che, diciamocelo, non è proprio simpaticissima!

    said on 

  • 0

    Incipit

    La ferrovia taglia l’asfalto screpolato della strada che porta in quella regione degli USA chiamata Low country.....

    http://www.incipitmania.com/incipit-per-titolo/n/nebbia-rossa-patricia-cornwell/ ...continue

    La ferrovia taglia l’asfalto screpolato della strada che porta in quella regione degli USA chiamata Low country.....

    http://www.incipitmania.com/incipit-per-titolo/n/nebbia-rossa-patricia-cornwell/

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  • 4

    tre stelle e mezzo

    Ogni tanto mi decido a dare un'altra chance a Patricia; finora i risultati sono stati deludenti ma stavolta qualche segnale positivo c'è..
    Tolte le prime 160 pagine in cui non succede NULLA (troppo pe ...continue

    Ogni tanto mi decido a dare un'altra chance a Patricia; finora i risultati sono stati deludenti ma stavolta qualche segnale positivo c'è..
    Tolte le prime 160 pagine in cui non succede NULLA (troppo per un thriller degno di tal nome) nella parte centrale si riprende e va migliorando
    I bei tempi di kay Scarpetta sono però ancora lontanucci..purtroppo!

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  • 3

    delusione Scarpetta

    Non è la scrittura coinvolgente e scorrevole a cui mi aveva abituato la Cornwell, non è la dottoressa Scarpetta che mi piace...

    said on 

  • 2

    Torniamo ai nostri seriali - 23 mar 14

    Siamo alla diciannovesima storia di Kay Scarpetta, ed ormai si vivacchia un po’ sugli allori ri-prendendo i fili delle storie dall’ultimo romanzo, ed intorbidendo il tutto. Già da questo attacco capit ...continue

    Siamo alla diciannovesima storia di Kay Scarpetta, ed ormai si vivacchia un po’ sugli allori ri-prendendo i fili delle storie dall’ultimo romanzo, ed intorbidendo il tutto. Già da questo attacco capite che il romanzo non mi ha preso tanto. Da un lato è decisamente scontato, senza parti-colari novità sul fronte delle invenzioni (sia di trama che poliziesche). Dall’altro i personaggi sono decisamente incartati su loro stessi. Avevamo lasciato la dottoressa disorientata nell’ultimo libro dal presunto “tradimento” del suo secondo Jack, personaggio sin ora mai troppo chiarito, con una scena finale movimentata (solito schema) in cui Kay sta per soccombere a quella che pare essere la vera mente e la vera mano degli assassinii. Nella fattispecie la figlia di Jack e di tal Katherine. Qui cominciamo che, per mettere ordine alle vicende, Kay va a trovare Katherine in carcere e scopre nuovi baratri di coincidenze. Katherine era l’insegnante di Jack, avevano avuto una relazione “proibita” dalle leggi americane, per cui la donna era stata condannata alla prigione, dove aveva a poco a poco perso se stessa. Nella stessa prigione è anche rinchiusa una psicolabile in attesa nel braccio della morte per un omicidio perpetrato anni prima. E scopre che Jaime, ex-fiamma della nipote Lucy, diventata avvocato di difesa (era un tempo procuratore) vuole fare luce sulla vicenda. Ci mettiamo pagine su pagine per penetrare nella psicologia di Jaime, che cerca di far ruotare tutto per il suo interesse, coinvolgendo anche il buon Pete Marino, un tempo valido aiutante di Kay ed ex-poliziotto, nelle sue trame. Che sono piene di misteri, che coinvolgono servizi segreti, FBI, complotti ed altre amenità. Peccato che, ad una ad una, tutte le persone coinvolte vengano uccise in modo misterioso. Un modo che, tra l’altro, fa riprendere in mano altre morti avvenute nel penitenziario in questione, ed anch’esse mai chiarite. Muore Katherine. Muore Jaime. È in fin di vita, forse in coma irreversibile la figlia di Jack e Katherine. Insomma un’ecatombe. Kay si muove male in tutto ciò, oppressa da sensi di colpa per non aver capito in tempo alcuni sintomi delle malattie. Ed oppressa dalle difficoltà del suo rapporto con il marito Benton. Che lavora all’FBI e che lei sospetta non dirgli tutto. Insomma, tutto si avvolge pian piano nella nebbia, dove non si vede ad un passo, e dove ogni passo rischia di portare i nostri fuori strada. Ma l’anatomopatologa sa il suo mestiere e collega dettagli apparentemente lontani, per costruire ipotesi di soluzione. Purtroppo la soluzione è scadente sul punto innovativo. Non ci si meraviglierà scoprendo che dalla relazione adulterina giovanile di Jack e Katherine non nacque una bambina, ma una coppia di gemelle. Una è quella che tentò di uccidere Kay nel libro precedente. L’altra, ben nascosta e forse protetta dalle complesse leggi americane, è invece la mente di tutto questo guazzabuglio. La storia, una volta scoperti i veli, si avvia senza troppi sussulti verso la sua onesta fine. Colpevoli trovati e puniti. Nuova pace tra Kay e Benton. Lucy che rimane nel contorno della vicenda (anche se apprezziamo al solito le sue capacità informatiche). Marino che forse lascerà il gruppo (ormai è un personaggio un po’ troppo bollito). Insomma, non un gran libro. Leggibile certo, ma non proprio godibile. Appesantito, tra l’altro, da una prima parte forse un filo lunga. Dove seguiamo, ed un po’ ci annoiano, i tormenti esistenziali della nostra Scarpetta. Boh, vediamo se migliorerà nel prossimo, già uscito ma non ancora acquistato.
    “Chi può dire di non aver mai fatto del male alle persone che ama?” (138)
    “Devi vivere nel luogo in cui ti svegli al mattino, anche se è stato il sogno di qualcun altro a portarti lì.” (154)

    said on 

  • 3

    Deludente

    Ho letto tutta la serie con Kay Scarpetta e la seguivo con passione, ma gli ultimi due romanzi mi hanno davvero delusa.

    La prima metà del libro è lenta e noiosa e anche se la struttura dell'indagine è ...continue

    Ho letto tutta la serie con Kay Scarpetta e la seguivo con passione, ma gli ultimi due romanzi mi hanno davvero delusa.

    La prima metà del libro è lenta e noiosa e anche se la struttura dell'indagine è comunque ben articolata, la scrittura sfrutta troppo i clichè dei personaggi, banalizzandoli e ridicolizzandoli.

    Il livello è molto più basso rispetto ai best seller che hanno reso famosa Patricia Cornwell: è davvero necessario pubblicare un libro all'anno, se la qualità ne risente in questo modo?

    said on 

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