Requiem

Un'allucinazione

Di

Editore: Feltrinelli (Universale Economica)

4.0
(20)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 139 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8807884208 | Isbn-13: 9788807884207 | Data di pubblicazione:  | Edizione 19

Ti piace Requiem?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis

ACQUISTA LIBRO
Acquisto non disponibile
per questo libro
Descrizione del libro
Ordina per
  • 4

    Requiem

    La scrittura di Tabucchi è come la seta, morbida ti trascina nella sua bellezza. Requiem racconta di un sogno guidato dalla coscienza logica(?) del protagonista che lo porta ad incontri improbabili e ...continua

    La scrittura di Tabucchi è come la seta, morbida ti trascina nella sua bellezza. Requiem racconta di un sogno guidato dalla coscienza logica(?) del protagonista che lo porta ad incontri improbabili e strani (come il drogato od il suonatore), ed incontri più intimi (come il padre e l'amore perduto).
    Personalmente ho preferito "Sostiene Pereira", comunque consigliato.
    P.S.: Tabucchi ha il pallino del cibo!

    ha scritto il 

  • 3

    Tutti stranieri, anche gli italiani - 08 feb 15

    La prima sorpresa che mi ha dato la lettura di questo libro di Tabucchi è appunto quella che vedete nella riga soprastante. Il libro, il racconto è scritto in portoghese, sua lingua di adozione, perch ...continua

    La prima sorpresa che mi ha dato la lettura di questo libro di Tabucchi è appunto quella che vedete nella riga soprastante. Il libro, il racconto è scritto in portoghese, sua lingua di adozione, perché solo in questa lingua l’autore ritiene sia possibile dar vita e suono a quella sensazione di “saudade” che non sarebbe esprimibile in altri idiomi, quell’utilizzo del termine legato all’addio verso chi ci ha lasciato (adeusinho) che non è trasferibile dal portoghese in altre lingue. Tant’è che Tabucchi la traduzione in italiano ha voluto fosse fatta da altri, sempre per ribadire il concetto di inesprimibilità, e sottolineando quindi l’immancabile tradimento che una traduzione produce verso il testo. Quindi, seppur impoverito nel testo, ora ne seguiamo e ne leggiamo. Non per parlare di un romanzo (che spesso Tabucchi scrive ma non si riesce a catalogarne la scrittura), né tanto meno di un racconto lungo. In effetti, è un’allucinazione quella che cerca di descrivere. O meglio, una serie di sogni, di segni e di racconti, che fanno in modo e consentono all’autore di dire addio ad uno scrittore e ad un personaggio che tanta parte hanno avuto nella vita stessa di Tabucchi. Dopo aver contribuito alla riscoperta ed al rilancio in Italia di Ferdinando Pessoa, ora Tabucchi se ne deve staccare, deve proseguire la sua strada di letterato. Deve quindi rivolgere un Requiem a Pessoa, e lo fa in queste pagine, dove, mescolando sogno e realtà, parla di sé, ma anche di Pessoa. Parla con i personaggi di Pessoa, mischiati con amici e compagne della sua vita. Ma in definitiva è un libro intramabile, è talmente rarefatto negli accadimenti che narrarne vorrebbe quasi dire riproporlo per intero. Certo il personaggio che si muove per le pagine, e per Lisbona, fa alcune cose. Cerca un amico in un cimitero, sogna una donna, va in un Museo a vedere un quadro (con una descrizione che mi ricorda la mia ricerca della chiesa di Van Gogh al Museo d’Orsay), va in un bar (magari nella rua Garrett). I personaggi che si incontrano sono tanti e ognuno racconta qualcosa: essi riflettono insieme al protagonista sulla propria vita, su modi di pensare o costumi. Li si potrebbe definire suggestive figure di fantasia, divertenti. Al lettore piace guardarli e scoprirli nel corso della lettura come se fossero dei casi umani che stuzzicano la curiosità. Essi sono molto vari, ma hanno qualcosa in comune: sono romantici, quasi poetici. Persino la Vecchia Zingara, la Moglie del Guardiano del Faro o il Venditore di Storie hanno, pur nella loro semplicità, un fascino misterioso, forse dovuto alla profondità delle emozioni che trasmettono attraverso le loro parole. L'incontro fondamentale, quello al quale il narratore si prepara fin dal mattino, è l'ultimo della giornata, e ha come protagonista il grande poeta portoghese Fernando Pessoa (1888-1935), o forse il suo fantasma. Dal quale alla fine riesce a staccarsi, lì sul molo della città, ed a tornare alla propria vita. O al proprio sogno. Infatti, tutto è avvolto da quella atmosfera onirica che speso compare negli scritti di Tabucchi (soprattutto nei primi). Ed in realtà appunto non è la trama, quella che risalta alla fine, ma la scrittura, le piccole microstorie che compaiono (e che certamente un amante e conoscitore di Pessoa saprebbe collocare meglio di me nell’universo mondo dello scrittore portoghese), la ricerca e la necessità di accomiatarsi da qualcosa che per lungo tempo è stata vicina all’autore, e che adesso ne diventa un fardello. Come detto, ci riesce, riuscendo anche a regalarmi un ultimo sussulto di felicità, con quelle note finali, dedicate a cosa si è mangiato durante tutto il sogno: la feijoada (minestra di fagioli), i papos de anjos (dolcetti di uova e mandorle), i piatti di pane come le migas e l’açorda, la fresca bevanda di frutta chiamata sumol, l’arroz de tamburi (il riso alla rana pescatrice), l’ensopado de borreguinho (stufato di interiora di agnello). Per poi finire con il menu futurista della Mariazinha: zuppa “Amor de Perdiçao” (zuppa di coriandolo e pollo dal titolo di un libro di Camilo Castelo Branco), insalata “Mendes Pinto” (con avocado, gamberi e soia, dal nome del grande navigatore porto-ghese), cernia “tragico-marittima” (come dall’omonima Historia di naufragi del Seicento), so-gliola “intersezionista” (dal nome del movimento artistico creato da Pessoa nel 1914), anguille di Gafeira alla Delfino (luogo inventato dallo scrittore José Cardos Pires per il suo romanzo “O Delfim”) e baccalà allo “scherno e maldicenza” (così come venivano chiamate le liriche satiriche del Duecento portoghese). Con questa cena tutta intellettuale, Tabucchi lascia finalmente Pessoa perché “ero io ad aver bisogno di lei, però adesso vorrei smettere di avere bisogno”. Ecco una bella, agile, veloce lettura, intellettuale quanto basta, ma eponima della capacità e del bisogno di dire addio a qualcuno o a qualcosa. Un bisogno di adeusinho.
    “Non era possibile che ora il quadro fosse diverso solo perché i miei occhi lo avrebbero visto in un altro modo?” (73)

    ha scritto il 

Ordina per