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Resurrection

By

Publisher: Penguin Books Ltd

4.1
(951)

Language:English | Number of Pages: 560 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Italian , German , French , Spanish

Isbn-10: 0140424636 | Isbn-13: 9780140424638 | Publish date: 

Translator: Anthony Briggs

Also available as: Hardcover , Mass Market Paperback , Others , eBook

Category: Fiction & Literature , History , Romance

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Book Description
Conceived on an epic scale, this novel is both a trenchant denunciation of government, aristocracy, the judicial system, and the Church as well as a highly ...
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  • 5

    Splendido

    capolavoro di Tolstòj, questo libro parla del cammino esteriore di Nehliudov, il protagonista, riflesso di quello interiore. Un uomo, dal passato peccaminoso, che giunge al perdono verso se stesso e gli altri. Il libro è lungo, ma coinvolgente e scorrevole. Merita arrivare in fondo per gustare le ...continue

    capolavoro di Tolstòj, questo libro parla del cammino esteriore di Nehliudov, il protagonista, riflesso di quello interiore. Un uomo, dal passato peccaminoso, che giunge al perdono verso se stesso e gli altri. Il libro è lungo, ma coinvolgente e scorrevole. Merita arrivare in fondo per gustare le ultime pagine, intense di significato e di commozione.

    said on 

  • 3

    Ultimo romanzo di Tolstoj, ispirato a un fatto realmente accaduto, parzialmente autobiografico, il libro racconta la storia di Ljubaša o Katjuša Maslova e di Dmitri Ivanovic Necljudov (accidenti quanti nomi!), sullo sfondo della società russa di fine Ottocento e del sistema giudiziario e penitenz ...continue

    Ultimo romanzo di Tolstoj, ispirato a un fatto realmente accaduto, parzialmente autobiografico, il libro racconta la storia di Ljubaša o Katjuša Maslova e di Dmitri Ivanovic Necljudov (accidenti quanti nomi!), sullo sfondo della società russa di fine Ottocento e del sistema giudiziario e penitenziario dell’epoca, descritto nella sua ingiustizia, crudeltà e corruzione. Superata l’immediata impressione di intento educativo dell’opera, piano piano sono stata presa dalla vicenda e dal mutamento interiore dei due personaggi principali. La registrazione dei loro pensieri mostra il percorso tutt’altro che lineare del cambiamento (dubbi, rimorsi, rimozioni, determinazione, paura, cedimenti, autocompiacimento, rabbia, convenienza, orgoglio, vergogna, compassione…) e lo rende in modo autentico e credibile, sia nella “caduta” che nella “redenzione”. I tagli purtroppo si sentono e probabilmente mancano alcuni passaggi nella trasformazione di Katiuscia che, avendo letto la trama, era la parte che mi interessava di più. Delusione per il finale, quando Necljudov, leggendo il “Discorso della montagna”, pare che trovi finalmente la strada da percorrere, quando in realtà si è già incamminato su quella strada da un pezzo e ci è arrivato attraverso un lavorio della coscienza tutto umano e tutto suo. Sembra quasi un pezzetto appiccicato a posteriori, per accontentare chissà quale esigenza. Mi è capitato di osservare in alcuni religiosi cristiani molto modesti e che stimo molto la ferrea determinazione nell’attribuire a un ente superiore tutto ciò che di giusto e buono l’uomo può compiere, onde evitare la vanità e l’adorazione di santi che distoglie da Dio (un riferimento alle recenti canonizzazioni? nooooooooo). Potrebbe essere una spiegazione. Ma se un Dio doveva esserci, io avrei comunque preferito il Dio che agisce attraverso la coscienza, che attraverso le sacre scritture. La Mandracchia è brava, l’ho sentita in altre letture e mi è piaciuta ma, personalmente, trovo il suo stile più adatto a testi meno profondi e cupi. [I classici della letteratura. Il terzo anello. Ad alta voce. Legge Manuela Mandracchia. Traduzione di Emanuela Guercetti. Tempo 7 ore e mezza. Sicuramente una riduzione.]

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  • 5

    Resurrezione

    Titolo: Resurrezione
    Autore: Lev Tolstoj
    Anno di pubblicazione: 1899
    Genere: Romanzo
    Voto: 5/5


    Suggerirei di incominciare dal titolo, per due semplici ragioni : voler iniziare da un qualsiasi punto che sia convenzionalmente accettato come un punto da cui iniziare (Temo di aver perduto la c ...continue

    Titolo: Resurrezione Autore: Lev Tolstoj Anno di pubblicazione: 1899 Genere: Romanzo Voto: 5/5

    Suggerirei di incominciare dal titolo, per due semplici ragioni : voler iniziare da un qualsiasi punto che sia convenzionalmente accettato come un punto da cui iniziare (Temo di aver perduto la capacità di scrivere, tant'è che non mi ci sforzo) , e in secondo luogo, voler esprimere quanto più possibile ci sia da aggiungere su un termine di tale portata, in connessione con i contenuti del romanzo. Tralasciando i particolari che vedono me stessa "risorta" dal letargo dei mesi critici per uno studente, si tratterebbe più propriamente di una personale resurrezione morale non ancora completamente compiuta ma in progressiva via di sviluppo all'unisono con il personaggio principale dell'opera: Necliudov. Solo Necliudov, senza nomi di battesimo; anzi, principe Necliudov, per la precisione.

    La caratteristica peculiare che maggiormente mi colpisce di questo testo, è che non sia possibile spendere ulteriori parole. La lettura del testo basta ad innescare un forte meccanismo di riflessione profonda, impregnata di un religioso silenzio, destinato ad ostacolare ogni tentativo di espressione delle sensazioni provate, dei pensieri scaturiti dalla lettura delle parti in cui è fortemente ripudiato l'uso della violenza nelle carceri, ma non solo : sulla categoria umana in generale, su animali, su cose, sulla coscienza impalpabile della gente. La violenza, fisica e morale che sia, quella che definirei il più alto tradimento che la vita abbia potuto riservarci, è narrata alla luce di una "resurrezione", di un risveglio morale dalle tenebre dell'ingiustizia, dell'iniquità, delle usurpazioni della classe dei possidenti nei confronti di chi non ha. In molti punti è visibile il contrasto tra le classi ricche e la sterminata massa di contadini che si estende sul vasto territorio russo, dominato dalla povertà delle campagne, sfruttate dai latifondisti. Oltre al retroscena politico tolstoiano, ovvero una spiccata tendenza socialista, è ravvisabile un desiderio umanitario di proporzioni immani. Non scambiate un tale nobile tentativo di rabbonire gli animi umani ed estirparvi i fattori che viziano il riavvicinamento al valore supremo della Fede per una storia d'amore finita male. Comprendete che possa essere una metafora, la grande metafora della conflittualità tra giusto e ingiusto, tra rettitudine e immoralità.

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  • 3

    Polveroso e soporifero

    Momento di panico quando, spulciando il link relativo ai miei libri in lettura, ho trovato Resurrezione. Che in effetti ho finito da un bel po' di mesi ma di cui ricordo poco e niente, se non che è la storia fumosa e pesantissima di un tipo che in passato ha fatto del male a una tipa e ora vuole ...continue

    Momento di panico quando, spulciando il link relativo ai miei libri in lettura, ho trovato Resurrezione. Che in effetti ho finito da un bel po' di mesi ma di cui ricordo poco e niente, se non che è la storia fumosa e pesantissima di un tipo che in passato ha fatto del male a una tipa e ora vuole metterci una pezza. Intendiamoci, io amo follemente Tolstoj e il suo Guerra e Pace troneggia al numero 1 nella classifica dei miei libri preferiti di tutti i tempi e i luoghi. Ho amato Anna Kerenina e La sonata a Kreutzer, ho ammirato la perfezione stilistica di La morte di Ivan Il'ic, ho letto con discreto interesse L'adolescente e non vedo l'ora di gustare Felicità familiare. Ma Resurrezione no: ho letteralmente arrancato sulle sue pagine, polverose e buie e soporifere.

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  • 5

    http://antoniodileta.wordpress.com/2013/12/20/resurrezione-lev-nikolaevic-tolstoj/


    “D’un tratto nella sua mente sorse straordinariamente vivida l’immagine delle detenuta coi suoi occhi neri, lievemente strabici. Come aveva pianto dopo aver finito di parlare. Nervosamente egli schiacciò nel ...continue

    http://antoniodileta.wordpress.com/2013/12/20/resurrezione-lev-nikolaevic-tolstoj/

    “D’un tratto nella sua mente sorse straordinariamente vivida l’immagine delle detenuta coi suoi occhi neri, lievemente strabici. Come aveva pianto dopo aver finito di parlare. Nervosamente egli schiacciò nel portacenere la sigaretta che stava fumando, ne accese un'altra e si mise a camminare su e giù per la stanza. E uno dietro l’altro presero forma nel suo ricordo i momenti trascorsi con lei. Rammentò l’ultimo appuntamento, la passione che s’era impossessata di lui e la disillusione provata dopo aver soddisfatto i sensi...Ritrovò la propria immagine di un tempo...Enorme la differenza tra l’uomo che era stato allora e quello di adesso...allora egli era un uomo forte e libero, davanti al quale si aprivano possibilità infinite. Ora si sentiva impigliato ovunque nella rete di una vita sciocca, vuota, senza scopo, insulsa. Irretito com’era, non vedeva alcuna via di uscita e gli mancava quasi completamente la volontà di trovarne una. Si ricordò com’era fiero una volta della propria dirittura, come s’era fatto una norma di dir sempre la verità. E la diceva sempre. Ora invece era immerso completamente nella menzogna; nella più tremenda delle menzogne: quella che tutti gli uomini del suo ambiente prendevano per verità”. (Lev Nikolaevič Tolstoj, “Resurrezione”, Biblioteca Universale Rizzoli)

    Il mio rapporto con Tolstoj nacque sotto una cattiva stella, quella di “Anna Karenina”, romanzo letto in edizione troppo economica, forse tradotta male, certamente incapace di suscitare in me emozioni tali da indurmi a leggere altre opere dello stesso autore. Più tardi, “La morte di Ivan Il’ic” e “La sonata a Kreutzer” mi fecero capire perché le mie grandi aspettative su Tolstoj non fossero infondate. Un giorno affronterò anche “Guerra e pace”, ma intanto posso già affermare che “Resurrezione” ha confermato, anzi aumentato, la stima che ho verso questo grande scrittore. Spesso, per questioni territoriali e anagrafiche, si paragonano Tolstoj e Dostoevskij, come ad esempio fece Merezkovski nel libro che ho letto qualche mese fa. Personalmente non amo questo genere di paragoni (anche se ora lo sto facendo), ma premesso che Dostoevskij resta, per me, una spanna oltre tutti gli altri romanzieri, devo anche ammettere, oltre al ritardo nella riscoperta di Tolstoj, una sorta d’inconscio pregiudizio che mi teneva lontano da “Resurrezione”. Fuorviato dal titolo e dalla pigrizia che non mi aveva fatto indagare abbastanza, credevo fosse solo una storia di redenzione, magari troppo improntata a una religiosità che non sento mia. Peraltro, già sapevo che questo genere di pensieri sono abbastanza stupidi, perché proprio Dostoevskij mi aveva già ampiamente dimostrato, con “I fratelli Karamazov”, che l’argomento Dio, comunque la si pensi al riguardo, può essere oggetto di romanzi strepitosi, non apologetici né dogmatici. Tolstoj aveva settantuno anni quando scrisse, nel 1899, "Resurrezione", quindi la morte avrebbe potuto coglierlo da un momento all'altro (in realtà la morte può sempre coglierci da un momento all'altro, ma non c'entra con l’articolo, n.d.r.). Bene, se anche avesse scritto solo trenta pagine di questo romanzo, avrebbe comunque lasciato una grande opera, questo il pensiero che mi è venuto in mente dopo averne letto i primi capitoli. In realtà, lo completò con altre 460 paginette (dell’edizione che ho letto) e campò altri undici anni, alla faccia di questa mia gufata postuma. Dalla biografia è possibile capire come nella fase finale della sua vita egli si battesse per una religiosità lontana dagli stantii e falsi dogmi della chiesa ufficiale, per il miglioramento delle condizioni di vita degli umili e più in generale per un distacco dai beni materiali che culminò nella celebre fuga dalla famiglia poco prima della morte. Tolstoj riteneva che il romanziere dovesse, con la sua opera, assumersi un impegno non solo di tipo estetico, ma anche morale, etico. “Resurrezione”, sotto questo profilo, è uno specchio esemplare di una tale concezione artistica. La storia è prospettata, nelle sue grandi linee, sin dalle prime pagine, tanto che non temo, scrivendone, di rovinare la lettura agli eventuali lettori di quest’articolo. Il principe Necliudov fa parte della giuria popolare di una Corte d’Assise e deve giudicare, tra gli altri casi, anche quello di Katia Maslova, una prostituta accusata ingiustamente di aver derubato e avvelenato un ricco mercante suo cliente, in combutta con altri due ambigui personaggi. Necliudov riconosce, nella Maslova, una giovane che egli, oltre dieci anni prima, aveva sedotto e abbandonato, quando lei era appena diciottenne. La Maslova, orfana a soli tre anni, era stata cresciuta e bene educata nella casa di due zie del Necliudov. Lì egli l’aveva conosciuta. Ricco, dedito in gioventù a bagordi e poco incline all’amore romantico, il principe si era invaghito della Maslova ed essa, ingenua, aveva ceduto alla sua corte, restando anche incinta. L’abbandono da parte del principe, dedicatosi alla vita militare, il successivo infruttuoso peregrinare alla ricerca di un lavoro e la morte del piccolo avevano indotto la Maslova a diventare una prostituta. Al momento del processo, quindi, Necliudov si rende conto che è soprattutto per colpa sua se quella ragazza aveva abbracciato quella professione e se si trovava lì, con il rischio di essere mandata in Siberia. Il resto della trama lo lascio alla scoperta del lettore. Qualcosa di più posso aggiungerlo, invece, sui temi generali del romanzo. Il principale è certamente quello della redenzione morale di Necliudov e della stessa Maslova. Il principe, che anche al momento del processo è un ricco, stimato, bramato personaggio, si rende conto, nel corso del dibattimento ma soprattutto successivamente, che la sua esistenza era fondata su convincimenti egoistici, e il rimorso lo rode tanto da indurlo a provare nausea per tutto il mondo che frequenta. I ricevimenti in palazzi sontuosi, le relazioni mondane, la relazione con la moglie di un altro, tutto gli appare vuoto, adesso che ha scoperto la tremenda condanna che egli, con i suoi atteggiamenti, ha inflitto a un altro essere umano, alla Maslova, per giunta colei che lo amava. Necliudov, quindi, non solo prende a cuore la sorte della Maslova, ma anche quella di altri detenuti che, in qualche modo, riescono a mettersi in contatto con lui durante le visite che egli fa in carcere alla Maslova. Tolstoj denuncia la condizione inumana nella quale erano tenuti i detenuti, talvolta accusati di delitti inesistenti o messi dentro per motivazioni politiche, o ancora in attesa che la macchina burocratica dello stato si decida a esaminare i loro ricorsi. Prima ancora che della drammatica situazione carceraria, l’autore si sofferma sulla fase antecedente, cioè quella del giudizio. Necliudov, prima di entrare in crisi e decidersi ad agire, è paralizzato, in camera di consiglio non solleva obiezioni, non parla, sospeso tra i ricordi e la paura che la sua relazione con la Maslova possa venire alla luce. Per lui, quindi, decidono gli altri giudici, sia popolari che togati, e di questi Tolstoj ci dà un ritratto tragicomico. L’idea che passa è che la vittima, solo perché tale e indipendentemente da tutto, sia un esemplare di russo eroico, mentre la Maslova, se anche non fosse una ladra e assassina (come in effetti non è), sarebbe da biasimare per la sua disonorevole professione. Peccato, però, che nell’aula tutti la guardino con lascivia difficile da dissimulare. L’ipocrisia regna e Tolstoj non manca di rilevarla, con la sua penna lucida. Su un piano ancora più alto, Tolstoj c’induce a riflettere sul tema della giustizia, su come spesso la società nutra in sé stessa i germi del male, salvo poi lavarsi la coscienza con la punizione del reo, infine sul diritto che ci arroghiamo di giudicare il prossimo senza prima aver guardato a fondo in noi stessi. Altro argomento del romanzo è la questione della terra. Necliudov, convintosi ad abbandonare tutto per dedicarsi alla causa della Maslova, si reca in campagna, presso i suoi possedimenti, dove ha modo di verificare la condizione disagiata in cui versano i contadini che lavorano le sue terre. La proprietà gli appare così un furto e decide di regalare loro le terre, cercando un modo più equo di ripartire lavori e guadagni. Tema cardine del romanzo, però, è certamente la redenzione morale dei protagonisti. Necliudov vuole redimersi, prova schifo per tutto ciò che fino al processo lo aveva sorretto, ma deve scontrarsi con l’inevitabile necessità di rapportarsi ancora a certi personaggi potenti, se non altro per ottenere dagli stessi la revisione del processo alla Maslova e agli altri detenuti che ha preso a cuore. Tolstoj è abile nel rappresentarci il travaglio di quest’uomo dilaniato, che vorrebbe sbattere in faccia la sua nuova verità a tutti coloro che invece continuano a invitarlo a festini vari, ma che deve sopportare questo peso se vuole riscattare anche l’esistenza della Maslova. Le dinamiche psicologiche tra i due non è il caso di svelarle, ma anche sotto questo profilo il romanzo non si smentisce. Tolstoj si scaglia anche contro una religione divenuta ormai di facciata, dogmatica, in mano a predicatori che traviano il messaggio del Cristo, non necessitante, a suo parere, di alcun interprete che s’interponga tra l’uomo e Dio. Tutto questo scritto (e tradotto) in maniera impeccabile. A differenza della traumatica esperienza con la Karenina, che mi causò non pochi colpi di sonno (ma ripeto, mi riservo una rilettura), in questo romanzo non ho percepito momenti deboli sotto il profilo narrativo e quindi, nonostante la “soluzione” cui perviene Tolstoj (e il protagonista Necliudov) non mi convinca totalmente, ne devo riconoscere la grandezza artistica e di conseguenza chiudere quest’articolo con la mia personale redenzione su Tolstoj, che con questo romanzo mi ha definitivamente convinto delle sue qualità (ma non avevo molti dubbi, sebbene Dostoevskij...No! i paragoni sono stupidi!).

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  • 5

    El relato arranca con la comparecencia del protagonista a un jurado, hecho que va a cambiar la vida de forma radical. Dura crítica a las instituciones tanto judicial como las prisiones, la iglesia, etc y de cómo el comportamiento de las personas es fruto de los condicionamientos de sus vidas y es ...continue

    El relato arranca con la comparecencia del protagonista a un jurado, hecho que va a cambiar la vida de forma radical. Dura crítica a las instituciones tanto judicial como las prisiones, la iglesia, etc y de cómo el comportamiento de las personas es fruto de los condicionamientos de sus vidas y esperanza en el ser humano. Mas que una resurrección se trata de una conversión y de un cambio radical del planteamiento vital de del marco de referencia de Nejliúdov. Entiendo que en esta obra, Tolstoi vierte todo su planteamiento vital.

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  • 5

    Invece di correggere si diffondeva il contagio di tutti i vizi..

    Tolstoj fino ad ora non delude, e la condanna alla società rimane il suo argomento di punta. In questo Romanzo è quasi impossibile riconoscersi e identificarsi in qualche personaggio. Ci si sente, come Necliudiov, spettatori di una realtà taciuta e purtroppo sempre attuale come l'abuso di potere ...continue

    Tolstoj fino ad ora non delude, e la condanna alla società rimane il suo argomento di punta. In questo Romanzo è quasi impossibile riconoscersi e identificarsi in qualche personaggio. Ci si sente, come Necliudiov, spettatori di una realtà taciuta e purtroppo sempre attuale come l'abuso di potere e la corruzione, in nome del bene di pochi, ricchi e potenti, e di un finto Dio della Chiesa, a discapito dei diritti imprescindibili di ogni essere umano. La "Resurrezione" del protagonista però non commuove, anzi dimostra che, senza soldi e un nome alle spalle, niente del bene che egli ha compiuto, sarebbe stato possibile!

    "Come conservare a tutti questi funzionari il loro stipendio e anzi premiarli purché si astengano dal fare ciò che fanno?" questa la domanda a cui non seguiterà mai una risposta..

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  • *** This comment contains spoilers! ***

    5

    Ogni volta che termino un'opera di Tolstoj, mi riempio di buoni propositi, d'elevarmi come i protagonisti del suo ingegno; tuttavia, basta un incontro casuale per cancellare ogni impressione. La società non può più esser corretta, la soluzione finale di "perdonare sempre e comunque" è anacronisti ...continue

    Ogni volta che termino un'opera di Tolstoj, mi riempio di buoni propositi, d'elevarmi come i protagonisti del suo ingegno; tuttavia, basta un incontro casuale per cancellare ogni impressione. La società non può più esser corretta, la soluzione finale di "perdonare sempre e comunque" è anacronistica, purtroppo. Del resto, non dovrei nemmeno indignarmi, poiché sono il primo a non seguire tali insegnamenti. Il solito capolavoro russo.

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  • 4

    Libro di un Tolstoj maturo -forse anche troppo- basato su una storia vera, raccontatagli da un amico.
    Il principe Nehlijudov, tipico personaggio altolocato dedito alla bella vita, presenziando come giurato, assiste alla condanna di quella che fu il suo amore giovanile, sedotta e abbandonata, Kat ...continue

    Libro di un Tolstoj maturo -forse anche troppo- basato su una storia vera, raccontatagli da un amico. Il principe Nehlijudov, tipico personaggio altolocato dedito alla bella vita, presenziando come giurato, assiste alla condanna di quella che fu il suo amore giovanile, sedotta e abbandonata, Katerina Maslova: ella è incolpata di aver ucciso e derubato un ricco mercante, mentre si intratteneva con lui. Nehlijudov, veduta la vita miserevole in cui ha condannato Katerina (ai tempi cameriera delle sue zie), dopo averla messa incinta, prende a cuore il caso e farà di tutto per farla scagionare. La vicenda della Maslova alla fine pare quasi un pretesto, perché assistiamo principalmente al cambiamento del principe, specchio forse dell'autore da giovane. Infatti, grazie a questo evento, egli comincerà a vedere con altri occhi e a capire l'ambiente ipocrita e superficiale di cui si era sempre circondato. Tolstoj, approfittando della "resurrezione" del principe stesso, ci mostra la situazione della Russia ottocentesca e le condizioni a cui dovevano sottostare i carcerati e i contadini, esprimendo le sue opinioni in più occasioni. Se la sua analisi di una società ipocrita, che si nasconde dietro la sua ipocrisia e persino condanna, è interessante, dopo un po' fa cascare le palle, perché lo ripete ogni quarto di pagina. Un po' troppo moraleggiante per i miei gusti: si sente che ci teneva molto alle sue idee e confidava nella sua fama di scrittore per diffonderle. Peccato che a volte sembra quasi volerti fare il lavaggio del cervello. Per il resto Tolstoj è Tolstoj -con i suoi personaggi romantici e passionali, sempre in preda a forti sentimenti- e nessuno gli toglierà tutti i meriti di essere uno dei più grandi scrittori russi del tardo '800.

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