Resurrezione

Di

Editore: Arnoldo Mondadori (Oscar classici, 212)

4.1
(1206)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 605 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Chi semplificata , Chi tradizionale , Inglese , Tedesco , Francese , Spagnolo

Isbn-10: 8804556404 | Isbn-13: 9788804556404 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Anton Maria Raffo , Maria Rita Leto ; Curatore: Maria Rita Leto ; Postfazione: Romain Rolland

Disponibile anche come: Altri , Tascabile economico , Copertina rigida , Rilegato in pelle , Cofanetto , eBook

Genere: Criminalità , Narrativa & Letteratura , Religione & Spiritualità

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Descrizione del libro
Basato su un episodio realmente accaduto al procuratore Koni, amico di Tolstòj, Resurrezione narra la vicenda del giovane aristocratico Nehjiudov che, giurato a un processo, si trova di fronte la donna che lui ha sedotto, provocandone la caduta e spingendola sulla via del crimine. Divorato dal rimorso, abbandona la propria vita agiata per seguirla durante la deportazione, dona le terre ai contadini e le propone di sposarla ma, respinto, si rifugia nel Vangelo. Pubblicato a partire dal 1898 ma a lungo meditato, Resurrezione è il romanzo della crisi spirituale di Tolstoj che, ormai settantenne, arriva a rinnegare gli scritti precedenti e legittima la letteratura solo se suscita sentimenti di fratellanza e amore.
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  • 5

    Questo romanzo segue la perfetta logica dell’assurdo: la parola futuro regna alla fine; s’intitola Resurrezione pur essendo l’ultimo romanzo di Tolstoj. E la sua penna non poteva assopirsi su scritto ...continua

    Questo romanzo segue la perfetta logica dell’assurdo: la parola futuro regna alla fine; s’intitola Resurrezione pur essendo l’ultimo romanzo di Tolstoj. E la sua penna non poteva assopirsi su scritto migliore. La straordinaria capacità di sintesi dei principi di verità e fede inseguiti da Tolstoj in vita, si adagiano semplici su quest’ultimo romanzo.
    Non nascondendo la mia ammirazione alla fine di questo libro, per me semplicemente superbo, non voglio celare neanche la mia fatica nel terminarlo; Tolstoj ha questa cosa, questo talento, contro cui egli lottò per gran parte della sua vita; di saper scandagliare ogni minimo dettaglio delle disposizioni d’animo dei suoi personaggi; eppure qui i segreti più intimi di Nehljudov (e di Katjuša) si inceppano negli innumerevoli incontri che ostacolano il nostro umile eroe al raggiungimento del suo arduo obiettivo; levarsi dal petto il cuore di pietra e curare un cuore di carne.
    Tuttavia devo dire anche un’altra cosa; questo romanzo è stato per me una guida in un momento particolarmente difficile. Forse senza questa lettura avrei messo a tacere la mia coscienza. Avrei cominciato a non credere in me stessa e a credere negli altri. Probabilmente senza Nehljudov mi sarei persa. Questo libro, fin da subito, mi ha comunicato il suo messaggio. Tolstoj forse è l’unico che riesce a penetrare così profondamente nella mia vita (neanche fossi uno dei suoi personaggi la cui anima si offre come mistero svelato da scandagliare!). Era successo leggendo il suo capolavoro di “Guerra e Pace”; è ricapitato leggendo questo libro. Le parole di Tolstoj prendono vita nella mia quotidianità, si insinuano nelle mie riflessioni, nei miei sorrisi e nelle mie impressioni. Dunque all’autore risorto non posso non offrire il mio grazie, per avermi fatto dono della sua verità.

    ha scritto il 

  • 3

    In alcuni momenti il libro è molto bello ed emozionante (Tolstoj è pur sempre Tolstoj), però si sente troppo la tesi di fondo che lo scrittore vuole sostenere e mancano quelle meravigliose sfumature c ...continua

    In alcuni momenti il libro è molto bello ed emozionante (Tolstoj è pur sempre Tolstoj), però si sente troppo la tesi di fondo che lo scrittore vuole sostenere e mancano quelle meravigliose sfumature che fanno la grandezza di Guerra e Pace o di Anna Karenina.

    ha scritto il 

  • 5

    Resurrezione è un saggio travestito da romanzo

    Il libro ha come titolo "Resurrezione" ma l'edizione che ho io delle ed. Paoline riporta il titolo "Risurrezione".
    Resurrezione cronologicamente è l'ultimo dei tre più famosi romanzi di Tolstoj, essen ...continua

    Il libro ha come titolo "Resurrezione" ma l'edizione che ho io delle ed. Paoline riporta il titolo "Risurrezione".
    Resurrezione cronologicamente è l'ultimo dei tre più famosi romanzi di Tolstoj, essendo stato pubblicato nel 1899, vale a dire trent'anni appresso "Guerra e pace (1863-69) e 22 anni dopo Anna Karenina.
    Resurrezione è la storia della resurrezione spirituale di Nechljudov, principe e latifondista russo che trova la forza di cambiare la propria vita quando, a dieci anni di distanza, rivede il suo primo amore: Katiuscia Maslova.
    Resurrezione è un saggio travestito da romanzo, davvero ben scritto, con risvolti psicologici profondi e stimolanti, sulle pietose condizioni di vita dei detenuti e dei contadini, l’ingiustizia del mondo (i ricchi troppo ricchi e i poveri troppo poveri), la crudeltà dell’uomo e del tribunale dell’uomo, e via di seguito. Con qualche frecciata alla Chiesa (a volte meritate) e una serie di interpretazioni del Vangelo. Più che la coppia Nechljudov-Maslova e sul loro processo di redenzione, a me paiono più interessanti socialmente dei due protagonisti, i principi, i generali, le zie, i contadini, i detenuti, i secondini.

    Nel 1988 l'amico Koni cede a Tolstoj il soggetto di una novella, tratto dalla sua pratica giudiziaria: la storia di un giurato che riconobbe in un'accusata una fanciulla che egli aveva sedotta in gioventù. Era diventata una prostituta, era malata, ora era accusata di furto e destinata di sicuro alla deportazione. Il giurato volle sposarla, per scontare la propria colpa giovanile, ma la donna morì in carcere. A varie riprese Tolstoj aveva cercato di costruirne un romanzo; nel 1895 ci si mette d'impegno, ha già il titolo, "Resurrezione", e vuole farne un affresco dell'immoralità dell'apparato giudiziario. Va a visitare carceri, tribunali, ospedali, per raccogliere materiale. In luglio termina una prima stesura. In settembre comincia a riscriverlo daccapo, in novembre accantona anche questa stesura e ne avvia una terza., ma per fermarsi quasi subito: è presto ancora, l'idea di "Resurrezione" non ha ancora raggiunto quell'intensità, quel «grado di pressione» necessario a mettere in moto tutte le energie che il vecchio romanziere ha stabilito di dedicarvi.

    Nel marzo 1889 «Nivà» comincia a pubblicare a puntate "Resurrezione". Di puntata in puntata è una marcia trionfale: se ne parla come del «romanzo del secolo». È un'opera feroce, non risparmia nessuno, dai giudici e generali e ministri fino ai più umili ingranaggi dello Stato: tutti sono complici di un inutile, rabbioso inferno sconfinato che non ha né consolazione né soluzione, solo balenii di speranza che nulla sostiene. Anche la «resurrezione» interiore del protagonista Nechljudov è uno sforzo senza direzione: il Vangelo che egli sfoglia alla fine, come estrema consolazione, non è che un'estrema condanna dell'umanità del secolo XIX. E incidentalmente, proprio nel dicembre 1899 Tolstòj mette la parola Fine alla stesura definitiva del romanzo. Fine. Da lì, davvero, sembra che cominci il secolo nuovo.

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    ha scritto il 

  • 1

    Se si potesse fare una passeggiata tra i capolavori della letteratura russa del diciannovesimo secolo, come tra i dipinti musicati da Musorgskij, e volessimo riprendere il fiato dopo aver ammirato i v ...continua

    Se si potesse fare una passeggiata tra i capolavori della letteratura russa del diciannovesimo secolo, come tra i dipinti musicati da Musorgskij, e volessimo riprendere il fiato dopo aver ammirato i virtuosismi prospettici dell'Anna Karenina, i bruegeliani tormenti di Delitto e Castigo, i drammatici chiaroscuri dei Demoni, le fresche e vivaci pennellate de Le anime morte, dovremmo sederci in una saletta lievemente discosta. A malapena illuminate, lì farebbero pudicamente mostra di sé quelle opere, a volte meri schizzi preparatori, a volte pretenziosi quanto malformati settimini, che costituiscono il rovescio della medaglia di un'epoca con pochi eguali nella storia. Ecco dunque le epopee di umiliati e offesi dostoevskiani, prototipo di tutte le Sof'je Marmeladove che, eteree e didascaliche, sono pronte a introdurre l'incauto lettore nel giolito del castigo; belluine e virili fanno altrove capolino le fiere teste dei cosacchi al servizio di Taras Bul'ba, che per difender la causa ortodossa dal polacco infedele sono pronte a sfoderare tutto quel che c'è di più delirante nella concezione gogoliana della vita. Ed ecco infine, lì tra gli angeli suggellati di Leskov e gli stantii comizi romanzati di Černyščevskij, ergersi Resurrezione. Opera tarda di un Tolstoj sempre più votato alla definizione della sua banale dottrina cristiana infarcita di elementi pagani (che troverà la sua espressione nelle Tre morti), Resurrezione è un feuilleton che sembra continuare il discorso iniziato col mediocre La sonata a Kreutzer. In esso, Tolstoj dà sfogo a tutti i motivi che già in parte zavorravano l'Anna Karenina e che davano modo a Nabokov di biasimare l'incapacità da parte di Tolstoj di "capire come la bellezza dei riccioli bruni sul tenero collo di Anna fosse artisticamente più importante delle opinioni di Levin sull'agricoltura". Se nel capolavoro di Tolstoj questi motivi erano incapaci di scalfire la straordinarietà di uno dei più grandi romanzi di tutti i tempi, in Resurrezione sono essi stessi protagonisti, situazioni, trama e discorsi. Le insulse marionette di Nechljudov e Katja si muovono docilmente tra le mani di questo grande moralista, senza che il minimo barbaglio di vitalità arrivi a dare interesse a una vicenda didascalica e fastidiosamente esemplare. La critica sociale, similare nella sostanza ma ben più raffinata nella forma di Anna Karenina, qui diventa una banalissima condanna dell'ipocrisia e degli infingimenti di una società che si allontana da una sincera spiritualità cristiana. Qualche ammiccamento socialisteggiante (ivi compresa l'attenzione per le condizioni dei detenuti) ha contribuito a tener desto un certo interesse per un'opera degna solo del ripostiglio della letteratura russa.

    ha scritto il 

  • 5

    Dire che Tolstoj è grande è una banalità, tutti lo dicono, e lo dico anch'io, quindi lo ripeto. Lev Tolstoj è veramente grande. Con Anna Karenina mi ero già accorta di quanto l'autore riesca a descriv ...continua

    Dire che Tolstoj è grande è una banalità, tutti lo dicono, e lo dico anch'io, quindi lo ripeto. Lev Tolstoj è veramente grande. Con Anna Karenina mi ero già accorta di quanto l'autore riesca a descrivere la personalità di ogni personaggio, ad andare nel profondo rivelandone ogni turbamento emotivo, rivelandone i conflitti interiori, la psiche, ma con questo romanzo, Resurrezione, sono andata oltre. Di Nechljudov l'autore ne descrive la coscienza, e la descrive così bene che ai nostri occhi questo protagonista diventa trasparente. Non può nasconderci più nulla. Non può nasconderci il turbamento, la conflittualità interiore di chi ormai ha squarciato il velo ed è in grado di vedere l'ipocrisia della società in cui vive, gli ingranaggi, il sistema, la trappola in cui ognuno di noi casca. Dice Lev ognuno di noi nasce puro, con le proprie idee sane pulite, ma, con il crescere si uniforma, si amalgama agli altri dimenticando i suoi valori, i suoi puri principi (perdonatemi, lo sto dicendo con parole mie, queste non sono le parole dell'autore). Lev Tolstoj è un illuminato, è una persona che ricerca nella sua vita la spiritualità e questa ricerca lo salva, lo salva dal suicidio, dalla catastrofe, in Resurrezione affiora questa spiritualità libera, personale, profonda, che, pur nascendo dagli insegnamenti cristiani, si discosta dai dogmi cattolici, e dalle religioni in genere. Ed affiora la denuncia verso una società che nutre i ricchi dimenticando chi non ha niente, verso un sistema corrotto, cieco ('come possono gli altri non vedere ciò che vedo io tanto chiaramente?'), verso l'insostenibile e disumano modo di trattare i detenuti nelle carceri.

    "- Come mai allora ci son tante religioni? - chiese Nechljudov.
    - Perché sono tutte la stessa cosa, e uno crede negli altri e non in se stesso. Anch'io credevo nella gente e mi ci sono smarrito come in una tajgà; mi sono tanto smarrito che non riuscivo a raccapezzarmi. E vecchi credenti e nuovi credenti, e flagellanti e subbotniki e popotvzi ecc... Tutti convinti di essere gli unici nel vero. E si trascinano da una parte all'altra come cuccioli ciechi. Le religioni sono molte, ma lo spirito uno solo. Dentro di me, di te, di lui. Allora se ciascuno crede nel suo spirito tutti saranno uniti. Se ciascuno sta con se stesso, tutti saranno come uno solo.
    - E' molto tempo che andate predicando in questo modo? - gli chiese Nechljudov.
    - Io? Certo, un bel pezzo. Sono ventitré anni che mi perseguitano.
    - Come vi perseguitano?
    - Mi perseguitano come hanno perseguitato Cristo. Mi sbattono davanti ai giudici, davanti ai preti, davanti agli scribi e ai farisei; mi hanno cacciato in manicomio. Ma non possono farmi niente perché io sono un uomo libero. "Come ti chiami?" mi chiedono. Credono che io mi attribuisca un nome. Ma io non ce l'ho. Ho rinunciato a tutto, non ho nome non ho una residenza non ho una patria. Non ho niente. Solo me stesso. "Come ti chiami?" Uomo. "E quanti anni hai?" Rispondo che non li conto e non posso contarli, perché ci sono sempre stato e sempre sarò. "Di chi sei figlio" mi chiedono. Non ho né padre né madre, tranne dio e la terra. E lo zar, mi chiedono, lo riconosci? E perché no? lui è l'imperatore di se stesso, e io di me".

    ha scritto il 

  • 5

    Like a rolling stone

    Ho iniziato la lettura di questo romanzo ignorando il cinico che è in me. Ed ho scoperto un racconto moralista si, ma anche una delle più belle storie che io abbia letto. Si tratta di una critica alle ...continua

    Ho iniziato la lettura di questo romanzo ignorando il cinico che è in me. Ed ho scoperto un racconto moralista si, ma anche una delle più belle storie che io abbia letto. Si tratta di una critica alle religioni organizzate ed alle ingiustizie del diritto penale. Vi si narra di un giovane nobile che, mentre fa parte di una giuria, riconosce in una donna imputata di omicidio la cameriera che egli ha rovinato in gioventù. Per colpa di errori di distrazione, mancanza di flessibilità istituzionale ed apatia la donna viene condannata ai lavori forzati in Siberia. Ed il romanzo diviene la storia di un viaggio, quello che compie Nechljudov ( il giovane principe) per abbandonare la sua vecchia vita fatta di superficialità, ricchezza, proprietà e classe per seguire la sfortunata donna in Siberia. E del riscatto dal suo passato ed il risveglio alla realtà. Di come lo stato schiaccia con la burocrazia gli innocenti ed i poveri, di come le religioni organizzate trascurano gli anni iniziali e fondamentali del cristianesimo, ed hanno perso di vista l’idea di base di amare le altre persone, indistintamente. Poteva essere un insopportabile racconto moralista e predicatorio. Invece l’ho trovato un libro sapienziale.

    ha scritto il 

  • 5

    E' la storia che narra le vicende di un giovane aristocratico che chiamato giurato in un processo riconosce nell'imputata la donna che un tempo aveva sedotto ed abbandonato causando la sua rovina. Pen ...continua

    E' la storia che narra le vicende di un giovane aristocratico che chiamato giurato in un processo riconosce nell'imputata la donna che un tempo aveva sedotto ed abbandonato causando la sua rovina. Pentito decide di fare di tutto per aiutarla, rendendosi disponibile a sposarla e seguirla in Siberia, rifiutato si rifugierà nel Vangelo e incominciare una nuova vita. Forte della sua posizione e del suo capitale, Nechljudov si propone come salvatore degli oppressi, o almeno ci prova. Ma le sue soluzioni – prendere in sposa la Maslova, cedere i terreni ai contadini – non vengono accolte con l’entusiasmo che si aspettava. Questo perché Nechljudov sa cos’è il bene e cos’è il male, ma non tiene conto della libertà degli uomini. Anche quella di rifiutare la felicità. Quindi: nessuno può diventare strumento di salvazione per qualcun altro, ognuno è responsabile per sé (e se la vede con le proprie colpe), e bisogna salvarsi da soli, in questo mondo e, se c’è, anche nell’altro. Se con questa intuizione Tolstoj è davvero grande, il rammarico che il resto non sia all’altezza lo è ancora di più. Anche se il romanzo mi è piaciuto mi ha lasciato l'impressione d'incompiutezza e frettolosità che si riscontra soprattutto nel personaggio di Nehljudov in cui il pentimento e soprattutto la voglia di riscatto è troppo repentina. Resurrezione è quindi un romanzo che, se anche ha dei suoi punti deboli e un protagonista non molto convincente, è comunque un grande romanzo proprio per le figure di Katjusa e dei personaggi minori, nonchè per alcune pagine di grande poesia.

    ha scritto il 

  • 5

    rifiuto di risorgere

    hanno fatto una legge che non si può più fumare e poi un'altra che non si possono buttare le cicche in mezzo la via. si pentano i lettori dei romanzi dell'ottocento che al futuro cercavano di spianare ...continua

    hanno fatto una legge che non si può più fumare e poi un'altra che non si possono buttare le cicche in mezzo la via. si pentano i lettori dei romanzi dell'ottocento che al futuro cercavano di spianare l'animo e il cervelletto. nel 2015 il bel romanzo sul pentimento che il dire mi ha fatto entrare nell'espiazione. butterò cicche'ncielo dove non c'è legge.

    in letteratura non ci (o)è regola, continuerò a respirare, a cantare, a dire, continuerò a sentire come l'arancio spremuto, come l'anima di leone, come i suoi personaggi che danno succo e voce su me di me quando sputo n'terra.

    voglio continuare e mai smettere.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Da inguaribile romantica non nascondo la mia delusione nell’apprendere che tra Nechljudov e la Maslova non finirà con un bel matrimonio. Non poteva essere così semplice. Tolstoj fa compiere ai due pro ...continua

    Da inguaribile romantica non nascondo la mia delusione nell’apprendere che tra Nechljudov e la Maslova non finirà con un bel matrimonio. Non poteva essere così semplice. Tolstoj fa compiere ai due protagonisti un cammino difficile, pieno di dubbi, ricadute e alla fine, giustamente, i due si separano. Ma tutti e due non sono più gli stessi: finalmente lei si libera dal suo passato, riacquista la fiducia in se stessa e perdona Nechljudov; scegliendo di sposare un altro chiede perdono al suo antico amore, forse consapevole che, pur amandolo ancora, non avrebbe mai potuto essere felice con lui. Sceglie la via più scomoda, forse anche per liberarlo da obblighi morali da un lato e dall’altro per giungere a scontare lei stessa gli errori passati.
    Per Nechljudov il discorso è diverso: attraverso il suo cammino Tolstoj mette tutto se stesso, ci racconta la sua lunga vita, a partire dalle sue nobili ed agiate origini, dalla scoperta del mondo degli oppressi, delle ingiustizie, dei soprusi, della terribile condizione dei condannati. Il Principe vuole assolutamente salvare più gente possibile, cerca di migliorarne le condizioni, rischia in prima persona, si espone, si libera dei propri beni e alla fine è sereno; la Resurrezione, credo, sia proprio la sua. Scopre che seguendo le semplici regole dettate dal Vangelo si può costruire una società giusta, dove non c’è bisogno di prigioni. Basta avere Fede e perdonare sempre tutti; molto semplice, ma quanto mai utopistico.
    Ho apprezzato molto questo libro per il coraggio e la fiducia che ripone nell’Uomo.

    “ E tutto ciò che leggeva gli pareva noto, pareva confermare, riportare alla coscienza quanto sapeva già da molto tempo, ma senz’esserne del tutto consapevole e senza crederci. Adesso invece ne era del tutto consapevole e credeva.”

    ha scritto il 

  • 4

    “Vattene da me. Io sono una forzata e tu un principe, e questo non è posto per te”

    Katiusha è una donna molto bella e affascinante. Lavora come serva presso una famiglia aristocratica e viene sedotta e abbandonata dal giovane Nehjiudov, dal quale ha anche un bimbo che nasce morto.
    T ...continua

    Katiusha è una donna molto bella e affascinante. Lavora come serva presso una famiglia aristocratica e viene sedotta e abbandonata dal giovane Nehjiudov, dal quale ha anche un bimbo che nasce morto.
    Trascorrono alcuni anni. Nehjiudov viene chiamato come giurato a un processo e si trova davanti proprio la Katiusha, accusata ingiustamente di aver avvelenato l’anziano marito.
    Divorato dal rimorso per ciò che ha fatto anni prima, abbandona la propria vita agiata, donando tutti i possedimenti terrieri ai poveri contadini, per seguirla durante la deportazione(viene condannata per quindici anni ai lavori forzati in Siberia).
    Una volta trovata le propone di sposarlo, ma lei, ancora ferita per ciò che le aveva fatto in passato, lo respinge. Disperato, l’uomo trova conforto nelle parole del Vangelo.
    Un romanzo molto complesso, scritto nel 1898 e frutto di una profonda crisi esistenziale e religiosa dello scrittore che, ormai giunto alla soglia dei settant’anni, arriva addirittura a rinnegare i suoi grandi capolavori.
    Un romanzo di redenzione, ma anche di amore, un amore che risveglia l’indolente principe Nehijudov che davanti al dolore della sua ex amante subisce una metamorfosi interiore, si trasforma da uomo ingordo ed egoista in uomo illuminato, profondo e libero dai vincoli che fin dalla nascita la sua famiglia borghese gli ha imposto.
    Si ritroverà a scontrarsi contro un mondo ancora non pronto alle sue idee rivoluzionarie come quello della Pietroburgo di fine Ottocento, comincerà a interessarsi alle sorte dei condannati, facendosi carico dei casi più difficili, quelli dove l’ingiustizia è palese, diventando così una sorta di paladino degli oppressi, alienandosi pian piano dal suo mondo, ma tutto ciò non gli porterà ciò che desidera, non riuscirà mai a fare breccia nel cuore della sua donna e questo rappresenterà per lui un grande dolore.
    Nonostante sia meno conosciuto di “Anna Karenina” e “Guerra e pace” è un romanzo che merita, soprattutto per la bellissima chiosa finale. Certo non è una lettura da affrontare superficialmente, ci vuole un po’ di pazienza e di una buona dose di convinzione, come per tutti gli scrittori russi.

    “Vattene da me. Io sono una forzata e tu un principe, e questo non è posto per te”, gridò trasfigurata dall’ira, strappando via la mano. “Vuoi salvarti per mezzo mio”, proseguì, affrettandosi a dire tutto quello che le si era levato nell’anima. “A mie spese te la sei spassata in questa vita, e adesso a mie spese vuoi salvarti all’altro mondo!”.

    ha scritto il 

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